Stamane la lettura di un interessante articolo proposto sulla chat associativa di “Noi next open Innovation “, gruppo di innammorati della tecnologia che si impegna per curarne la diffusione e per mantenersi allineati sulle conoscenze piu attuali e di maggiore importanza , ha stimolato non poche riflessioni.
L’articolo riguardava il tema della AI ed il rapporto con la scuola dal titolo “Ai e l’istruzione: quali sono i nuovi orizzonti”? dagli EdGPT alla modalità “studia ed impara” .
Va anche detto a beneficio di chi legge che il pezzo rinviava ad testo dell’UNESCO cha ha affrontato la problematica ed ha prodotto un documento di significative indicazioni
Non poche scuole, anche in Italia, ne hanno già recepito gli orientamenti tanta è l’importanza che si assegna all’argomento.
L’AI può infatti contribuire alla crescita individuale e professionale ma anche generare nel settore scolastico non poche criticità a livello personale con forti impatti sul sistema sociale.
Di getto ho scritto questa breve nota che segue.
“E’ una lettura di grande valenza. Da sono sempre persuaso che in questo compito la scuola e gli educatori devono assumere un ruolo determinante.
Non si devono, però, scambiare il contenuto , i dati , le informazioni ,le conoscenze con le opportunità proposte dalle potenti innovazioni dell’IT ed occorre insistere sulla esigenza di padroneggiare prioritariamente la sostanza potenziandola con le grandi e proficue soluzioni di aiuto, di sostegno che possono derivare dallo sfruttamento delle nuove risorse.
Solo un mix ragionato e ben guidato può contribuire a non esacerbare le tante discrasie che un uso non sano ed intelligente dell’Ai può aver sui giovani.”
I rischi non sono quelli individuali ma piuttosto quelli di natura socio economica, di divisione tra chi può e non può, tra il nord e il sud, tra le classi sociali, tra le professioni, tra le imprese nelle società e nel mondo.
Questo è il vero problema. I miei nipoti di età non elevata (13/15 ) anni ne fanno già uso in maniera non istituzionale ma privata; io non ne sono molto d’accordo perchè occorrono, come viene sostenuto nei documenti citati, una preparazione di base ed una seria introduzione all’uso con guida consapevole, collettiva, che puo essere asicurata solo nella scuola.
Recuperando nella memoria ho fatto un salto indietro di ben 31 anni quando nella redazion del libro che è citato nel titolo mi sono all’epoca fatto carico di dire ai giovani che mentre il liceo assicurava loro tanti contenuti dovevano anche sentire il bisogno di aprirsi alla padronanza del nuovo e delle It descritte in maniera semplicistica nel pezzo da considerare strumentali e funzionali al potenziamento del loro mondo di cultura classica: oggi direi al potenziamento di tutti i gradi e livelli di conoscenza”.
Ho scannerizzato lo scritto risalente al 94, attuale nei contenuti e nelle idee, che ripropongo per affermare la forza delle sinergie tra saperi di base saperi operativi, costituiti dall’impiego di tutte le risorse ed anche dell’Ai comunque si chiami e qualunque sia l’azienda che la proponga.
si apre al link sottostante. Buona lettura.
https://www.federda.it/wp-content/uploads/2026/01/1742306766_AgendaDigitale-P4i-2025.pdf
https://www.federda.it/wp-content/uploads/2026/01/4.-Linee-guida-AI-Unesco-ita.pdf
i due link aprono due documenti. Un abstract del testo Unesco e una guida adottata da una scuola Italiana