Le poesie di Franco Pecora

LE POESIE DI FRANCO PECORA
Poeta in erba

Al compimento dei suoi 89 anni festeggiato da tutta la famiglia.

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A pagina 8 del giornale “Confidenze” del 17 giugno 2014 si legge la poesia “ IL BORGO”.poesia il Borgo di Franco Pecora pubblicata dal giornale Confidenze 001

A pagina 8 del giornale “Confidenze” del 17 giugno 2014 si legge la poesia “  IL BORGO”.

La poesia il “Borgo” ha un sapore ed un valore particolare. I suoi contenuti ci rimandano con la memoria alle immagini di qualche anno fa quando tutti i paesini, e questo in particolare dal nome di Agropoli, oggetti incancellabili della nostra mente e dei nostri ricordi, erano carichi di odori, di aria fresca, di respiri salubri e di profonde emozioni legate alla vista che offrivano fatta di squarci secolari, di cornici radiose di sole, di luce e di tanto mare.

Mare cilentano, mare di scogli, mare di profondità azzurre trafitte dai raggi del sole che egli ben conosce ed apprezza, perché chi ha scritto “il Borgo” è stato nei suoi anni giovanili un escursionista dei fondali che intorno ad Agropoli erano ricchi di pesci da inseguire, cacciare e portare in cucina e poi sulle tavole.

Forse per apprezzare di più il senso e l’intensità delle emozioni che traspaiono occorrerebbe conoscere questo giovane poeta dalla “severa età di anni 92” che da giovane si dilettava di pittura e che da qualche anno con mano ferma , scrittura precisa, puntuale, senza errori e senza incertezze, si diletta nell’arte più antica per affidare ai giovani messaggi e stimoli e per allietare nelle serate invernali , ma ancor di più, nelle serate estive, all’interno del suo meraviglioso giardino di Villa dei Leoni in Agropoli, la ricca cerchia dei familiari che ne ammira l’entusiasmo, le capacità e la grande vitalità intellettuale.

Alla luce di queste brevi note si può veramente capire cosa egli attraverso queste immagini e queste pennellate intende affidare alle future generazioni ed a noi tutti e quanto egli ha fissato nei cassetti della sua memoria che di tanto in tanto si aprono per riportare ad oggi eventi e sensazioni di alcuni decenni fa.

Grazie Franco.

Il Convegno sulla corruzione del Gruppo Legalità della Chiesa del Gesu

Guarire dalla corruzione: incontro/ dibattito

A chiusura delle iniziative dell’anno il “Gruppo Legalità”, del Centro Culturale della Chiesa del Gesù Nuovo (vedi www.gesunuovo.it ), ha organizzato per il giorno 13 prossimo il convegno che si terrà nell’annessa sala Valeriano ; sarà questo l’ultimo di una serie di incontri nei quali sono state sono affrontate e dibattute delicate tematiche con lo scopo di dare un contributo alla società civile ed anche alla nostra città.

Della “corruzione” tema del momento, per le vicende che ogni giorno si leggono e che disgustano la opinione pubblica, gli onesti e i benpensanti, parleranno autorevoli civils servants portatori di idee qualificate capaci di affrontare un argomento a cui la politica da anni non riesce a dare una svolta definitiva e per il quale non riesce a rassicurare non solo i suoi cittadini ma anche i paesi dell’Europa e di oltre oceano.

La “corruzione” non è solo questione di legislazione, condizione peraltro da anni sollecitata all’Italia da istituzioni mondiali ed europee ( ONU, FMI, Commissione Europea etc ), ma soprattutto di approccio culturale e morale della società che deve recuperare i valori della normalità e dell’etica a fondamento del contesto ambientale e socio economico nel quale devono muoversi gli apparati della pubblica amministrazione , quelli delle imprese e i cittadini tutti; nel quale occorre interagire ed operare alla luce del sole e con trasparenza.

Non sono bastati né bastano i codici etici adottati dalle organizzazioni di categoria d’impresa e delle professioni, né sembrano aver eretto argini idonei alcune legislazioni speciali e le più che elefantiache strutture di governance disseminate in ogni dove che pesano sui conti economici delle aziende e della pubblica amministrazione.

Il contrasto più determinato alla sua diffusione è stato solo di recente la conseguenza di forti ed incisive iniziative giudiziarie che hanno sollevato l’indignazione della pubblica opinione.

Non è un caso che il titolo del convegno sia stato focalizzato sulla parola “guarigione”, sulla guarigione cioè da un morbo, da una malattia endemica che prima di essere un elemento di debolezza strutturale del sistema politico è il sintomo di un malessere diffuso della società contaminata da anni di malcostume e di cattivi esempi non solo della politica.

Non vi è giorno dell’anno in cui le cronache giornalistiche e televisive non siano costrette a trattare vicende di malaffare.

La corruzione Inquina l’economia, i rapporti sociali, incide sulla valutazione che dell’Italia si fa da parte dei mercati internazionali, tanto da relegare il nostro paese da anni nei posti di retroguardia nella graduatoria della “Trasparency International” ( nel 2011 al 69 posto ) e da disincentivare gli investimenti dei fondi e delle imprese dei paesi esteri preoccupati della gestione di una complessità che, pur presente anche nei loro contesti, è però da noi a livelli a dir poco inaccettabili. Gli investimenti esteri in Italia hanno raggiunto il punto più basso, dopo l’anno mirabilis del 2007 in cui riuscimmo ad aggiudicarci 44 miliardi di risorse.

Il convegno arriva a valle del secondo anno di impegno del “ Gruppo Culturale ” che ha fatto della legalità e dei messaggi necessari ad suo ripristino un obiettivo che, come si capisce dalla locandina, è anche culturale, informativo e formativo, da diffondere tra i giovani, da far coltivare persino con lo studio e l’approfondimento di materie e discipline ad essa funzionali e persino nelle aule universitarie. Nella facoltà di Economia si è al secondo anno di corsi specifici sul tema della legalità organizzati dal Prof. Vona.

La presenza dell’ex Rettore dell’Università della Federico II, Prof Marrelli, cultore da sempre della materia, il profilo del Magistrato Cantone , che non ha bisogno di presentazione e che, a ragione del suo percorso professionale e del suo impegno di magistrato sul fronte della lotta alla criminalità , oggi ricopre la carica più importante nella Autority dell’Anticorruzione, la presenza del Vice Presidente della Camera dei deputati de Maio, portatore all’interno del gruppo in cui politicamente milita dei valori della legalità, danno all’incontro un significato ed un risalto particolare.

Ad introdurre il tema sarà Padre Liberti, che del gruppo legalità, in ragione della sua mission pastorale, è vivace e saggio stimolatore; a coordinare l’interessante parterre concorrerà il giornalista di SkyTV Chiariello, a concludere i lavori il Magistrato Conzo della DDA della Procura di Napoli, anch’egli strenuamente impegnato sul fronte della lotta alla criminalità organizzata.

Non è questa la sede per dare notizie tecniche ; qualche dato può però accendere stimoli e curiosità. Nel 2012 l’Italia è passata dal 69 al 72 posto nella graduatoria della Corruption Perception Index di Transparency International, dopo il Ghana e la Macedonia. Analoga percezione è espressa dagli indicatori della Banca Mondiale (Rating of control of corruption RCC). In circa 60 miliardi di euro all’anno vengono stimati dalla Corte dei Conti i danni economici arrecati alla Pubblica amministrazione dalla corruzione (relazione anno giudiziario 2012); nel 16% è stata stimata la perdita degli investimenti dall’estero negli ultimi 5 anni.

Il presidente del Senato Grasso al suo primo giorno di mandato parlamentare ha depositato un disegno di legge in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio con questa introduzione : “Onorevoli Senatori, la lotta alla corruzione è diventata una priorità nelle agende politiche internazionali, anche per effetto della profonda crisi che coinvolge le più avanzate economie mondiali: il diffondersi delle prassi corruttive, minando la fiducia dei mercati e delle imprese, determina, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività.. omissis”.

Pur dopo la adozione nel 2012 da parte del Governo Monti di una normativa generale egli ha sentito ed avvertito l’esigenza di concorrere alla risoluzione di in tema politico primario; nella sua funzione di magistrato inquirente e nella successiva posizione di Procuratore Nazionale Antimafia he speso energie su singole situazioni, senza poter incidere più di tanto a livello generale .

Viene da chiedersi come mai non sia stato possibile affrontare, nel ventennio della seconda Repubblica, la cura radicale di una malattia che sembrava debellata agli inizia degli anni 90. Certamente il Convegno potrà dare tante risposte . Una cosa è certa: è ora di voltare pagina. Parlarne e dibatterne è solo un buon inizio di terapia.

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Federico d’aniello

 

Comune di Napoli

il golfo più bello del mondo
il golfo più bello del mondo

Al solo scopo di non addentrarsi in complesse analisi ed argomentazioni si  acclude qui di seguito, per la lettura di quanti ne hanno voglia e curiosità, la relazione della Corte dei Conti che dà modo di fare, in ogni caso, alcune banali riflessioni. I numeri emersi sia nella documentazione dell’Ente che in quella esaminata dalla Corte dicono che da anni il Comune di Napoli versava in situazione di palese difficoltà di natura economica, di natura finanziaria e di natura patrimoniale. Relativamente al terzo segmento di natura patrimoniale/immobiliare, contrassegnato da una sopravvalutazione dei beni posseduti incapaci non solo  di produrre reddito  ma capaci di produrre solo costi e spese, se ne  ha conferma con la difficoltà di smobilizzo dei beni  non tanto perchè il mercato non risponde ma perché le  valutazioni appaiono  al di sopra del valore commerciale tanto più in un momento di caduta della domanda.  Il piano di rientro costruito anche sulla possibilità di fare cassa con la vendita dei beni , una volta radiato l’immane cespite dei residui attivi serviti  negli anni passati a generare gli equilibri della fase finanziaria ed economica, ritrova proprio in questa rappresentazione contabile uno dei punti di debolezza dell’intero progetto di riequilibrio, oltre che nella  mancate  decise iniziative concernenti il mondo delle aziende partecipate.  Questi i due macigni che pesano di più; sugli altri aspetti del progetto si può trovare una soluzione conveniente e si possono, con le politiche fiscali locali, proporre rimedi accettabili. Su questi due fonti l’amministrazione dovrà sicuramente ricucire con la Corte dei Conti.  Sarà chiamata ad un duro impegno.

Ciò detto, va  però svolta una considerazione di buon senso che ogni cittadino comune non può non fare.

Ma negli anni passati, non in quelli della amministrazione attuale cioè di De Magistris, gli Organi di Controllo, interni ed esterni, le funzioni responsabili dell’Ente dove erano ? cosa facevano ? cosa hanno fatto ?  E’ mai possibile che si debba arrivare ad un punto di non ritorno senza considerare le pesanti responsabilità di ordine amministrativo, politico, civilistico che appartengono a tutta la struttura di governance dell’Ente e degli organi preposti alle fasi di revisione interni ed esterni ?

La città si deve interrogare non solo sul futuro e su cosa potrà succedere, ma ancor di più sul passato  che consegna una ennesima brutta pagina alla storia.

 

 

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Outlook Italia nelle previsioni dell’OCSE

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Questo il grafico nell’Outlook Italia che tenteremo di commentare insieme ad altri per meglio rappresentare la situazione del nostro paese. L’Italia è il paese all’estrema sinistra rappresentata con un valore leggermente negativo o pari a zero nella media degli ultimi 10 anni.

l’OCSE ha  presentato il nuovo rapporto suggerito dall’emergere di errori previsionali nei quali è incorsa . Si segnala  il link dell’OCSE attraverso il quale si può accedere alla documentazione economica e tecnica per la lettura delle previsioni economiche. Il testo che segue tradotto da scrive è contenuto nella comunicazione Ocse con la quale è stato presentato il tema.

“La crisi economica ha offerto l’occasione per predisporre nuove metodologie per affrontare le previsioni. L’estrema volatilità registrata durante la crisi finanziaria globale ha complicato le previsioni economiche, inducendo ad  errori che sottolineano la necessità di migliori metodi e modelli e di nuovi approcci per metter in piedi e presentare le proiezioni : questo è quanto emerge dal rapporto dell’OCSE .

Le previsioni dell’OCSE durante e dopo la crisi finanziaria : un post- mortem dice che  le proiezioni economiche dell’Organizzazione hanno sotto valutato la profondità del crollo delle attività nel 2008 -09 e sovra- stimato il ritmo della ripresa negli ultimi anni. Il grado di errori di previsione osservato nel periodo 2007-12 è di dimensioni simili a quello visto intorno al primo shock petrolifero nel 1970

Il rapporto dell’OCSE analizza i fattori chiave che hanno prodotto gli errori di previsione traendo insegnamenti che possono essere utilizzati per migliorare le nuove previsioni e le analisi. “Abbiamo imparato molto dalla crisi ” ha detto il capo economista dell’OCSE Pier Carlo Padoan durante un evento di lancio  a Londra con la London School of Economics . “Abbiamo preso misure per migliorare i modelli di previsione a breve termine , per la costruzione di migliori indicatori delle condizioni finanziarie e per esplorare i rischi intorno le nostre previsioni  con un metodo più sistematico “, ha detto Padoan .L’analisi delle previsioni offre nuovi indizi su come la crisi economica globale ha influenzato i diversi paesi. Errori di previsione sono stati più grandi nelle economie più aperte  in termini di commercio e  finanza ed indicato che la globalizzazione ha aumentato l’esposizione a shock esterni e reso i paesi più connessi rispetto al passato Errori nelle proiezioni economiche sono stati  più grandi nei paesi con le norme del mercato del lavoro e del prodotto più rigorose nella fase pre-crisi , che hanno opposto  una resistenza più debole rispetto a quella delle economie più liberalizzate. I grandi e negativi degli errori sulla crescita, nei paesi con sistemi bancari deboli , confermano che ai fattori finanziari deve essere dato più peso nei modelli economici. ” L’approfondimento della crisi della zona euro del  debito sovrano ci ha colto di sorpresa, perché c’è stato un feedback più forte del previsto tra le banche e le debolezze del debito sovrano , e questo ha influenzato la sovrastima della crescita proiettata durante le prime fasi della ripresa. Forti accuse al  il consolidamento fiscale sono state mosse da alcuni  paesi per le conseguenze di una crescita più debole del previsto ; ma l’OCSE ritiene che questo possa valere solo in alcuni anni  e solo  sino a quando la Grecia sarà inclusa nell’analisi . ” L’OCSE non sottovaluta i moltiplicatori fiscali “, ha detto Padoan .”E ‘stata la supposizione ripetuta sul fatto che la crisi dell’euro si sarebbe diluita nel tempo  e che i differenziali di rendimento dei titoli sovrani si sarebbero ristretti la più importante fonte di errore . “La revisione delle previsioni è parte di un più ampio sforzo dell’OCSE per capire meglio la crisi globale e per usare le stesse come fonte per lo sviluppo di nuovi approcci alle sfide economiche”.

.http://www.oecd.org/eco/outlook/oecd-forecasts-during-and-after-the-financial-crisis-a-post-mortem.htm

Per maggiori informazioni , contattare l’ Ufficio stampa OCSE ( +33 1 4524 9700 )

Le immagini di Castel dell'Ovo dalla sala Posillipo del Royal sede del Club
la visione notturna

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Sei anni passati “invano”.

Commento ai dati del Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia di Febbraio contenente gli Indicatori monetari e finanziari al 31 12 2012. ( vedi sub link). Confronto di alcune voci con le analoghe al 31 12 2006.

Sei anni passati inutilmente senza crescita e senza aver assorbito neppure il deterioramento nominale della svalutazione, senza inglobare le rendite attese. I dati in molti casi sono addirittura peggiorati. La spiegazione macroeconomica  appartiene agli addetti ai lavori. Qui si fa solo una constatazione che rileva una severa  stasi dell’economia finanziaria che fa il pari con quella dell’economia reale.

 Le voci dei settori Istituzionali riguardano:  Società non finanziarie; Istituzioni finanziarie monetarie; Altri intermediari finanziari; Ausiliari finanziari; Imprese di assicurazione; Amministrazione pubblica: centrale e locale; Enti di Previdenza e assistenza; Famiglie e istituzioni senza scopo di lucro; Resto del Mondo; Totale.

Le voci degli strumenti finanziari sono  : Oro, monete e DSP; biglietti, monete e depositi a vista; altri depositi; titoli a breve termine; titoli a medio e lungo termine; derivati; prestiti a breve termine; prestiti a medio e lungo termine; azioni e altre partecipazioni; riserve tecniche di assicurazione; altri conti e dpositi ; totale

I dati più significativi.

Imprese

Le attività finanziarie del sistema delle imprese diminuiscono complessivamente di € 94 miliardi. La caduta maggiore si ha nelle voci dell’attivo per partecipazioni che passa da 811 del 2006 a 480 del 2012, segno di uno smobilizzo degli investimenti in assets patrimoniali di capitale a fronte di un rallentamento nella riscossione dei crediti che passano da 388  del 2006 a 647 del 2012.

Aumentano di ben 260 miliardi  le passività passate da € miliardi 3151 ( del 30 12 2006) a € miliardi 3411 ( del 30 12 2012).  L’aumento si registra per intero nella voce “altri conti attivi e passivi per crediti commerciali” segno di una maggiore tensione nelle poste debitorie in generale.

Sistema bancario e finanziario

Il sistema bancario e finanziario a fronte di una crescita dell’attivo di € 1461 miliardi vede aumentare il passivo di soli 875€ miliardi. La raccolta tradizionale e di altro genere tende a fermarsi; il deficit di provvista alla data del 31 12 2012 è di ben 526 miliardi. Questa una delle ragioni per le quali il credito bancario diventa sempre più scarso; ragione che si somma alle conseguenze del rigore delle regole sul patrimonio  di Basilea II e di Basilea III.

Un approfondimento della voce fa emergere una crescita di soli 352 miliardi di € dei prestiti a medio e lungo termine, a fronte di quella di soli 242 miliardi nei depositi attivi   , ( riserve di liquidità  mantenute in parcheggio e non impiegate) e di un aumento di 733 € miliardi nei titoli a medio e lungo termine passati da 326 a 1056, parte dei quali destinati all’assorbimento dei titoli del debito pubblico ( per circa 240 miliardi detenuti dalle  banche )

Il sistema bancario, dopo lo schok del 2008 , presenta un deficit di raccolta e mantiene cauta la politica degli impieghi dai quali è più difficile, per numerose ragioni ed in caso di crisi, attivare un rientro rapido cosa invece possibile, anche a rischio di perdite economiche, per i titoli.

Pubblica amministrazione

Naturalmente cresce di ben 469 € miliardi il debito pubblico delle amministrazioni centrali e di 44 miliardi quello delle amministrazioni locali. Una crecita di quasi 100 miliardi all’anno a cagione della voce degli interessi oltre che per la copertura del disavanzo annuo, nonostante manovre fiscali che in soli quattro anni   , periodo 2007/2011,  hanno portato alle casse dello Stato + 326 miliardi. 

C’è da chiedersi ragionevolmente come siano state allocate tante risorse e quali destinazioni abbiano avuto. Se parte di esse si  fosse tradotta in investimenti stabili e produttivi la situazione raccontata sarebbe potuta apparire leggermente diversa.

Settore famiglie ed Istituzioni senza scopo di lucro

Si mantiene stabile, quindi senza crescita, il saldo delle attività finanziarie e dei depositi del settore famiglia e istituzioni senza scopo di lucro, sempre consistente, pari a 3716 (ex 3676),  che  in ogni caso non capitalizza neppure il tasso di svalutazione e della rendita finanziaria;  di converso cresce il dato del debito ora di € miliardi 930 ( ex 680) che , pur mantenendosi tra i più bassi del sistema Europa, aumenta di 250 miliardi di Euro. La crescita si concentra per lo più nella voce prestiti a medio e lungo termine; il che può essere indicativo del ricorso a mutui per l’acquisto di immobili e di case per uso di abitazione.

Assicurazioni ed Enti di Previdenza ed assistenza

Assolutamente piatte le cifre delle attività di € miliardi 568 ( ex 596 ) e delle passività pari a 653 miliardi di € ( ex 650 ), indicative entrambi di una mancata crescita del settore, che esprime il suo grado di concretezza proprio attraverso le cifre della finanza; del tutto insignificanti i valori degli Enti di Previdenza ed assistenza che non superano i 197 miliardi ( attività al 31 12 2012) ex 153 (al 31 12 2006), segno del fatto che poco la Previdenza Privata contribuisce al sostegno del regime pensionistico, diversamente da quanto accade nei restanti paesi dell’OCSE.[1]

Qualche nota di commento a fronte dell’arido linguaggio dei numeri non guasta.

Quali conclusioni, sia pure affrettatamente, si possono trarre ?  Il sistema Italia è fermo non solo nel Pil che ha avuto una decrescita di qualche centinaia di milardi nell’ultimo decennio ; lo è anche  in tutti i dati di caratterizzazione delle dinamiche economiche cosi come nella produttività, nell’efficienza ed altro.

Non crescono del pari  i dati derivati della finanza apparsi discosti da quelli di altri paesi europei che non si presentano con  numeri cosi  severi, non in regressione e neppure stazionari se non nei quattro paesi sotto sorveglianza: Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo.  Di fatto si può dire che nel sistema finanziario Italia  c’è stata una decrescita pari almeno al 10% corrispondente  ad una svalutazione media dell’1,5°% sui sei anni sotto osservazione.

A fronte della decrescita dell’attivo si è avuta invece una crescita nei debiti: nelle imprese di 260 miliardi e cosi per i debiti del sistema privato, aumentati di altrettanto; i debiti del settore pubblico sono cresciuti del doppio, per una cifra vicina ai 500miliardi. Il tutto dà un dato complessivo di circa 1000 miliardi di debiti in più per tutto il sistema Italia rispetto al 31 12 2006.

Sarebbe bene che i commentatori politici impegnati , la stampa , gli economisti traessero le debite conseguenze e spiegassero un po’ a tutti gli italiani, nessuno escluso ed anche a chi è più capace di una lettura consapevole, che una situazione che si arrocca nella difesa ad oltranza dello statu quo è destinata prima o poi ad un tonfo precipitoso evitato drammaticamente non meno di due anni fa. E’ questo tra l’altro uno dei dati più critici che ci viene rimproverato, e non a torto, dall’Europa che, nel decennio passato, non è stata troppo attenta nel controllo dei parametri e su tante altre condizioni. La sola crescita del debito in Italia di certo non è stato un fattore di sviluppo, visto l’andamento della economia reale di questi anni. Quel che conta nel debito è, infatti, la natura della spesa sottesa . Nei casi virtuosi la spesa può ben esserci anche  legata ad un debito, come da anni si sostiene pur di  forzare i vincoli che ci vengono dall’Europa, se procura investimenti e pone le basi per una crescita ed un  sano sviluppo.

Sembra pertanto alquanto ottimistico il clima che si tende a creare con il richiamo alla modesta ripresa del Pil dell’ 0,4%/0,6% prevista per il 2014, ripresa che viene indicata come  giro di boa. E’ pur sempre un buon inizio ma è solo un  segnale flebile.

Il Ministro dell’economia che è persona di livello ha giustamente indossato il vestito della politica; forse deve recuperare con più determinazione anche quello del  suo ruolo di gran commis della Banca d’Italia, che ben conosce i dati, perché altrimenti in futuro rischierà di essere accostato ad un suo  predecessore che solo qualche anno fa negava la dura evidenza.

Non è solo con i pannicelli caldi che la situazione può essere sistemata.

L’Italia ha bisogno di ben altre scosse che forse  in questa fase non sono ancora possibili.  Ma va detto chiaramente agli italiani declinando anche i perchè. Forse le larghe intese non solo non favoriscono decisioni severe ma indeboliscono anche le iniziative serie che stavano timidamente anticipando segnali di cambiamento.[2] E’ noto ed arcinoto che il problema delle risorse in Italia ha tre punti nodali , recentemente  diventati anche argomento reiterato dei talk show: corruzione, economia sommersa ed evasione fiscale.  Fenomeni che alimentano risorse insane che incidono negativamente sulla finanza sana e sul riequilibrio delle finanze pubbliche.

Vanno affrontati come nodi strutturali prioritari.  Subito dopo, ma solo dopo, si possono anche agganciare  i grandi temi della riorganizzazione della società e dell’economia : tanti. I primi se non affrontati hanno il potere di generare a cascata un comodo alibi per quanti non intendono incidere con vigore sul tessuto organizzativo del nostro sistema sociale.

L’OCSE e le altre Istituzioni Europee ed Internazionali ci segnalano questi aspetti da anni ed in continuazione. I dati sono ormai arcinoti. Quanti  Italiani lo sanno ?

La lettura dei documenti Banca d’Italia che di fatto rassegnano la caduta del nostro sistema economico con l’esplosione dei dati non è operazione facile; una semplificazione descrittiva come quella che si sta tentando su queste pagine con il commento dei numeri più significativi potrebbe essere di aiuto e far capire ai cittadini la reale situazione del paese.

Le medicine da somministrare all’ammalato sono amare. Vanno date prima che  muoia ed in tempo. L’Italia è già in forte ritardo.

Ce lo ha ricordato di recente anche il Quarterly Outlook  della Commissione Europea:” I prossimi dieci anni saranno severi senza riforme che incidono sulla struttura della società “. Le riforme di cui si parla non riguardano, tra l’altro, pochi o determinati settori; sono di natura trasversale e riguardano il  tessuto complessivo  che non può più portare addosso  “se non nell’ottica di una solidarietà equa ” area di inefficienza, di improduttività ed a basso valore aggiunto” , aree di monopolio e  lobbysmi di ogni genere ora non più occulti ma portati ogni giorno alla luce del sole .

Il metro di confronto non sta dentro il territorio nazionale  ma nello spazio sovranazionale. E da qui occorre partire.

Link al volume della banca d’Italia

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimecf/2014/sb07_14/suppl_07_14.pdf


[1] In altra occasione commenteremo i dati dei fondi Privati nei paesi dell’OCSE

[2] Non è un caso la presa di posizione del Sost. Procuratore della Repubblica di Milano , dott Greco, all’assise finanziaria in svizzera sul tema dell’autoriciclaggio tema sul quale lavora da un anno per incarico del Governo: “ autoriciclaggio  sparito dal tema della voluntary disclosure”. http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-02-04/greco-autoriciclaggio-sparito-dl-voluntary-speriamo-dl-sicurezza-163854.shtml?uuid=ABNiERu&fromSearch.

permalink  http://federda.wordpress.com/2014/02/06/sei-anni-passati-invano

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I numeri non sono “chiacchiere”. Il disavanzo Patrimoniale reale dell’Italia e le sue conseguenze sul piano della giustizia sociale

Alla luce del pezzo di Valentina Melis, sul sole 24 ore del 27 1( vedi link qui sotto indicato) occorre fare delle rettifiche al dato di 450 miliardi  di deficit patrimoniale verso l’estero di qualche giorno fa. Esso, infatti, è legato ai valori ufficiali e noti dei flussi finanziari rilevati dalle statistiche della Banca d’Italia e non anche a quelli che lo studio citato determina con riferimento anche alle altre attività “nascoste”.  (  per ogni utile approfondimento http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_97). Almeno duecento miliardi, dice la Melis, rappresentati da nostri assets sui quali gli italiani continuano a non pagare le tasse. Basterebbero quelle tasse per risolvere tanti problemi di risorse che non si riescono a recuperare. Torna attuale il tema dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale fattori sui quali  20 anni di buon governo sembrano non aver prodotto nulla o quasi  al punto da far invocare alla Camusso il ricorso ad una patrimoniale e da far considerare prioritario nell’agenda di governo il tema delle pensioni come ancora di salvataggio per le dissestate casse della Pubblica amministrazione. Il saccheggio sistematico, fatto di alta ed ingegnosa alchimia, che ha prodotto un più 469 miliardi di passività dello Stato in appena 6 anni di governo ( € 2091  milioni-al 31 12 2012- contro  €1622 al 31 12 1996 come da statistiche Bollettino di Vigilanza del mese di febbraio n 6), avrà pur drenato risorse verso aree sbagliate tanto da aver prodotto le diseguaglianze note e le ingiustizie tra chi ha sempre osservato i suoi doveri di cittadino e chi si è arricchito “ proprio e solo” attraverso lo strumento elusivo ed evasivo. Forse questo dovrebbe essere l’unico tema sul quale concentrare l’iniziativa di Governo per dare fiducia agli Italiani onesti e veder ristabilito un nuovo ordine sociale. Ma sarà molto difficile sino a quando l’asticella verrà alzata solo per parlare di pensioni ingiuste , di legge elettorale , di  nuovi assetti dei partiti e di tante altre cose con le quali le televisioni per intere giornate assillano la buona pace degli Italiani e disorientano le famiglie.

 

Sole 24 ore Articolo di Valentina Melis

Caccia al rimpatrio di 200 miliardi di euro.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-27/caccia-200-miliardi-nascosti-064154.shtml

 

Caccia al rimpatrio di 200 miliardi di euro. È la stima (secondo alcuni per difetto) dei capitali “occultati” all’estero dagli italiani (si veda Il Sole 24 Ore del Lunedì del 28 ottobre). Questa dunque, la torta presunta su cui si dovranno recuperare le imposte evase e le sanzioni (anche se ridotte) a carico dei contribuenti che aderiranno alla voluntary disclosure. La stima delle ricchezze oltre confine si basa su uno studio della Banca d’Italia del 2011  («Alla ricerca dei capitali perduti: una stima delle attività all’estero non dichiarate dagli italiani», di Valeria Pellegrini ed Enrico Tosti), che quantifica tra 124 e 194 miliardi di euro i capitali sotto forma di titoli di portafoglio (fondi, azioni, obbligazioni) detenuti all’estero prima dell’ultimo scudo fiscale del 2009-2010. Secondo lo stesso studio, valevano 60 miliardi i titoli in portafoglio poi regolarizzati con lo scudo. Aggiungendo le altre tipologie di ricchezza (denaro contante, depositi in conto corrente, immobili) che si possono desumere dalla composizione dei 97 miliardi di euro rientrati con l’ultimo scudo, si arriva a stimare le attività non dichiarate in una forchetta tra 157 e 197 miliardi di euro. Una fotografia delle ricchezze all’estero che sono invece già in regola con il Fisco arriva dalle statistiche del Dipartimento delle Finanze. Il dato più aggiornato riguarda le dichiarazioni dei redditi 2012, riferite ai redditi 2011, e parlano di un “tesoretto” di appena 35 miliardi. ( dato ufficiale desunto dalle dichiarazioni dei redditi ) È una somma che riguarda gli investimenti all’estero, monitorati tramite il quadro RW, e i beni mobili e immobili oltre confine indicati dai contribuenti nel quadro RM delle dichiarazioni per il pagamento dell’Ivie (imposta sul valore degli immobili situati all’estero) e dell’Ivafe (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero). I conti correnti e depositi esteri valgono 3,6 miliardi e sono stati dichiarati da 42.966 contribuenti. Le attività finanziarie estere valgono 12,8 miliardi. Sono più di 103mila, poi, i contribuenti che hanno denunciato al Fisco di avere una casa, un appartamento o un terreno all’estero. Il valore totale del patrimonio immobiliare degli italiani all’estero è di 17,2 miliardi (mediamente il valore degli immobili si attesta sui 166mila euro).

 

Link al volume della Banca d’Italia : Questioni di economia e finanza Luglio 2011 n. 97 Autori  Valerio Pellegrini e Enrico Tosti

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_97

 

Qualche considerazione sulla tenuta della nostra bilancia dei pagamenti e sulla posizione patrimoniale sull’estero.

Qualche considerazione sulla tenuta della nostra bilancia dei pagamenti e sulla posizione patrimoniale sull’estero.

 

E’ appena uscito il supplemento al bollettino statistico degli indicatori monetari e finanziari della Banca d’Italia. Il periodo sotto osservazione è l’anno: dodici mesi, da novembre 2012 a novembre 2013.

Non è fuor di luogo di tanto in tanto far conoscere  ai cittadini , e possibilmente commentarli,   alcuni dei dati positivi della economia nazionale ed internazionale , non certo per generare facili ottimismi ma solo per lumeggiare alcuni punti di forza del nostro paese  da valorizzare , aiutando a far crescere le imprese che producono i  buoni risultati che contribuiscono ad aiutare la nostra fragile economia.

Lavorare sui punti di forza costituisce una della indicazioni antiche ma sempre valide ed attuali che , tra l’altro,  sentiamo ripeterci  dalle società di consulenza strategica non solo per agire con più efficacia e nei tempi brevi ma anche con l’obiettivo di non disperdere le energie.

Il risultato virtuoso di tali iniziative può, talvolta, anche contribuire ad aprire la riflessione sui punti di debolezza per i quali occorrono, invece, azioni più strutturate e di lungo periodo comportanti impegni di risorse economiche, finanziare e di lavoro più robusti.

E veniamo ai dati rassegnati sul volume numero 6 del 28 Gennaio 2014.

Il risultato dei dodici mesi a Novembre 2013 della bilancia dei pagamenti è di un + 12,9 miliardi (  contro un – 7,8 del 2012 ), dato che nasce da un più 35,7 miliardi di surplus delle merci rispetto ad un – 25,3 miliardi per redditi e trasferimenti usciti. In altre parole mentre la bilancia commerciale ci dà un interessante risultato di 35,7 miliardi  , ascrivibile quasi tutto alle aziende manufatturiere ( bassa è l’incidenza dei servizi pure in avanzo di 1,3 miliardi ) i residenti, al contrario, continuano a trasferire all’esterno risorse finanziarie in termini di redditi ed altro per 25,3 miliardi.

Il conto commerciale dà il segno della vitalità del nostro sistema  , nonostante tutte le criticità note , vitalità confermate dagli indicatori di competitività di cui in appresso; il dato di natura finanziaria attinente il conto degli “investimenti diretti e degli investimenti di portafoglio” si presenta di contro con un deludente segno meno per un valore di -14,9 miliardi. Anche le riserve ufficiali si abbassano di 1,5 miliardi circa.

 

Le transazioni che riguardano titoli azionari ed obbligazionari vedono acquisti dei nostri residenti all’estero per 5 miliardi ed acquisti dei non residenti sul sito patrio per 40 miliardi , con un saldo positivo di 34 miliardi in entrata ( dato molto interessante, perchè segna l’ apprezzamento degli altri mercati verso il valore delle nostre aziende, che si esprime sia con acquisti di quote azionarie che di obbligazioni  ) annullato dal dato negativo di 33 miliardi costituito dall’accensione di crediti commerciali, prestiti, depositi ed altre transazioni.

In sintesi i due dati positivi sono costituiti dall’afflusso di risorse per la bilancia commerciale per 35,7 miliardi e dall’afflusso di risorse per investimenti pari a 40 miliardi , entrambi annullati dal movimento negativo di redditi e trasferimenti, nel primo caso, e dall’accensione di prestiti commerciali, prestiti in genere , depositi ed altre transazioni nel secondo caso. Su quest’ultimo ha certamente pesato la restrizione del credito da parte delle banche italiane.

L’indicatore di competitività con base 100 al 1999 eretto per misurare il settore pone in buona luce l’Italia  (Anno 2013) 102,8  (Anno 2010) ex 102,6,  rispetto a Germania 93,4 ( ex 94,4), Stati Uniti 99.6 ( ex 96,4), Giappone 72,6 ( ex 88,8 ), Francia 96,1 (ex  96), Spagna 113,2 (ex 111 ) Paesi Bassi 121,9 ( ex115,2), Belgio 115,2 ( ex 112,8), Cina 94,6 (ex 91,8), Brasile 191,9 ( ex 208,7), Corea del Sud 99,2 ( ex 91,5 ), Turchia 125,7 ( ex139,9 ) Polonia 102,1 ( ex 103,3 ).

Leggendo i dati, nel loro dispiegarsi temporale e nel confronto con gli altri paesi in rassegna, la situazione sembra mantenersi in equilibrio sostanziale.

 

LA POSIZIONE PATRIMONIALE ed il RAPPORTO CON IL DEBITO PUBBLICO

 

Il dato costituito dalla differenza tra le attività e le passività nostre verso il resto del mondo da un lato può consolarci, giacchè vede crescere gli strumenti del debito pubblico nelle mani dei non residenti, passati dai 643 miliardi del secondo semestre 2012 ai 700 del terzo trimestre 2013, ( segno di una confermata fiducia verso di il sistema Italia che non esclude la liquidabilità al primo stormir di fronda ) dall’altro lato deve preoccuparci .

Infatti al dato complessivo patrimoniale di 2.357 miliardi di Euri di passività corrisponde un dato complessivo dell’attivo di soli 1.907 miliardi ed una conseguente posizione netta debitoria di – 450 miliardi, cresciuta di ben 78 miliardi  dagli ex 382 a settembre 2012 .

In altri termini se in linea teorica si dovesse realizzare la liquidazione dell’azienda Italia tra attivo e passivo faremmo registrare un deficit di 450 miliardi.

CONCLUSIONI

Questi dati dovrebbero indurre a rigorose riflessioni sulla gracilità del nostro sistema; esso  è  esposto, sotto gli occhi di tutti e non solo di noi italiani ( tutto il mondo lo sa e tutti i mercati non lo ignorano ) , alla turbolenze finanziarie ed economiche ed agli orientamenti degli investitori che, come detto sopra, detengono ben 700 miliardi di quei titoli del macigno che opprime la nostra economia e la nostra collettività frutto della spensierata gestione della nostra cosa pubblica di un ventennio.

Il collante che può sostenerci è dato solo dalla fiducia e dal valore che riusciamo a creare come paese giorno per giorno in attesa di soluzioni serie che tardano ad arrivare.

Per dare qualche ulteriore indicazione di riflessione ai benpensanti, il cui numero sembra ridursi sempre di più ascoltando i talk show, leggendo i giornali ed assistendo al teatrino della politica, non è inopportuno ricordare  a tutti noi per le cose innanzi dette ( bilancia commerciale, finanziaria, deficit patrimoniale ) che nel 2014 verranno a scadenza 141 miliardi di BOT, 108,2 di BTP 81 miliardi di CCT e 2,5 miliardi di altri titoli. . Il tutto per un totale di 333,7 miliardi.

Il tasso dei BTP in scadenza va dal 2,15 dei titoli emissione 2003 al 6 % dei titoli emissione novembre 2011, mese ed anno del fatidico Crash politico che portò alle dimissioni del Governo Berlusconi.  A bon entendeur peu de mots.

 

Weblografia con il bollettino della Banca d’Italia e con i link al Mef per la lettura del debito pubblico.

 

http://www.bancaditalia.it/statistiche/rapp_estero/pimebp/2013/sb68_13/suppl_68_13.pdf

http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html

http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/composizione_titoli_stato/Composizione_dei_Titoli_di_Stato_in_Circolazione_al_31-12-2013.pdf

http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/scadenze_titoli_suddivise_per_anno/Scadenze_Titoli_di_Stato_suddivise_per_anno_xaggiornamento_al_31.12.2013x.pdf

 

 

 

La vicenda del Monte dei Paschi vissuta all’ombra della politica.

Il clima elettorale, le incaute trasmissioni televisive nelle quali si tenta di far capire cose complesse con il ricorso alle voci di politici faziosi mossi da un acceso spirito di campagna elettorale che fanno audience, le accuse al momento non ancora provate, le parole in libertà che ogni giorno si pubblicano su certa carta stampata che fiancheggia la politica senza severi approfondimenti stanno trasformando una vicenda bancaria frutto di un risiko in un disegno criminoso di cui non si sono ancora capite le origini, le ragioni di fondo, gli obiettivi truffaldini ed i destinatari dei vantaggi delle presunte attività illecite. Ciò che si tenta di far passare in maniera distorta è solo un aspetto: che ci sono responsabilità esterne ( politiche ) dietro ogni evento di gestione della Banca come se a guidarla in tutte le decisione ci sia stata solo la mano faziosa della politica di vicinanza prodiga, attraverso quelle operazioni, di sistematici e continui benefici diffusi a pioggia sul territorio. Le cose potrebbero non stare cosi; gli accertamenti della vigilanza (1 apri il link ) e della magistratura, che pure non aiuta alla comprensione quando ricorre a qualificazioni roboanti divenute conclusioni dei giornali, scopriranno leggerezze, operazioni avventate, incapacità gestionali, silenzi frutto della paura e degli errori, comportamenti tutti condotti con il solo obiettivo e la presunzione di sempre di rimanere soli e di dominare non il territorio ma lo spazio derivante dall’accreditamento di terza galassia bancaria italiana in una fase storica in cui altri molog avevano dovuto fare passi indietro perchè incapaci di mantenere una competizione divenuta dura e complessa. Siena si è sentita sempre migliore e più forte di Comit,Credito Italiano, di Banca di Roma etc etc banche che nel 1997 anno di redazione di un documento EBR ( European Banking Report ) figurano cosi: Cassa di Risparmio di Roma Holding al 30 posto, Cariplo al 33 , Credit al 34, Comit al 36, Nazionale del Lavoro al 40, Montepaschi al 51 con un attivo in $ di appena 85 miliardi. La prima banca della lista del Report EBR è la Dresdner con 536 miliardi di $.
Il Monte dei Paschi ha un peccato di origine, figlia delle decisioni della Fondazione e della sua territorialità: la Senesità non ha mai accettato matrimoni. L’orgoglio della nascita le ha fatto disdegnare abbracci ed innamoramenti; l’esperienza di circa 15 anni di evoluzione del sistema bancario sembra non aver insegnato nulla al management di quella azienda ed agli uomini di quella contrada. Una azienda bancaria che dalla lettura dei suoi bilanci al 2011 lascia trasparire una operatività lineare e semplice ed allo stesso tempo poco avvezza ad una più robusta opera di sostegno dell’imprenditoria, visto che nella sezione dell’attivo sono ben 82 i miliardi per mutui e molto meno i miliardi impiegati in operazioni che ne avrebbero tipizzato una indole più orientata al rischio ed alla vera bancarizzazione ( sono appena 79000 come si legge dai giornali qualificati i clienti del settore corporate ), probabilmente avrebbe fatto meglio a continuare a gestire depositi e titoli, come faceva da cassettista negli anni 80 e 90, e non ad imbarcarsi in sofisticate operazioni di finanza derivata per le quali sembrava non sussistessero neppure le misure organizzative ed informatiche atte a presidiarne i rischi, come è dato capire dalla lettura del severo documento della Banca di Italia e dalla lettura di stampa qualificata. In ciò sta la prima e vera responsabilità degli Organi di Governance ,tutti, nessuno escluso; nel non aver valutato la inadeguatezza della struttura organizzativa complessiva che avrebbe dovuto tenere a bada i nuovi rischi e le operazioni che non erano mutui ma ben altro. Questa si è una responsabilità seria, è una responsabilità tipica del management che disegna voli pindarici senza tenere i piedi saldi a terra; sarà però difficile che la vicenda abbia radici in un penale specifico ( associazione a delinquere, truffa) , figlia di una sorta di disegno criminoso, come si vuol far credere, che avrebbe protagonisti fuori, dentro, che si avvalevano di altri personaggi che facevano per mestiere operazioni dalle quali traevano utilità personali. Potrebbe anche emergere che si siano concretizzati, indirettamente, ritorni individuali ma non si potranno far derivare solo da queste specificità le ragioni della messa in piedi di operazioni che ora , mutatis mutandis, sono considerate truffaldine ma che forse qualche anno fa avevano una articolazione più lineare come tante, orientata a costruire una diversa dimensione dell’azienda facendo anche maquillages a bilanci non troppo brillanti. Chi ha letto il recente libro di Mucchetti si è fatta una idea delle vicende nazionali. Nel periodo in questione il prezzo degli sportelli era nella media di circa 8,8 miliardi ; Montepaschi acquista per 8,2 anche se Santander qualche mese prima li aveva pagati 6,5 e cioè meno della media. Per tutte le iniziative non lecite e non legittime per fortuna ci sono istituti penali specifici e previsioni di legge altrettanto chiare portatrici di finalità istituzionali miranti a tutelare la integrità del sistema bancario e finanziario e la difesa del risparmio.
Non si sta facendo, pertanto, un buon servizio al paese ed al sistema bancario italiano che è solido che non ha avuto i problemi degli altri nei quali la finanza l’ha fatta da padrona. In Italia non sono fallite banche, nè si sono registrati crack , come è accaduto in gran parte dei paesi Europei e in quello dello Zio Tom ove le banche sono cadute come birilli a centinaia. I peccati del nostro sistema bancario sono ben altri; pure ci sono stati e ci sono tuttora e pure qualche rischio lo hanno generato. Le nostre banche, quando sono diventate grandi, hanno eluso il sano principio del “poco a molti” sostituendolo con quello del “molto a pochi “, sovvenendo aziende e famiglie industriali talvolta con il risultato di perdite ingiustifcate ma non sino al punto da creare premesse disastrose. Hanno anche sostenuto poi, soffrendone le conseguenze, il debito pubblico ( circa 30 miliardi di titoli di Stato nel bilanco del Montepaschi sono ancora il retaggio da cassettista ) per ragioni diverse; ma non hanno esasperato la finanziarizzazione. Mediobanca ha di recente elaborato il peso dei derivati nei bilanci bancari europei; su un totale di 5853 miliardi di € di derivati attivi ne hanno accertatto solo 169 mila € in capo al San Paolo e all’Unicredit, pari cioè al 2,8% del complessivo delle banche Europee. In quelle Usa la cifra è di 4953 miliardi di $. Ed allora per concludere occorre dire: il Montepaschi attraverso una dirigenza non adeguata, pur di creare una massa critica di attivo e passivo da terzo polo bancario, per numero di addetti (più 10000 circa) e numero di sportelli (più 1000 circa), nel 2008 fa una operazione che al momento, l’unica possibile, è sembrata, pur con il rischio immaginabile ed immaginato, avventurosa ma anche piena di attese. Una serie di leggerezze tipiche dei manager che non hanno consapevolezza dei doveri verso la collettività ( si sentono dei padreterni ed intoccabili ) e verso i risparmiatori oggi li fanno apparire portatori di un disegno crimonoso ab ovo. In realtà è più probabile che dopo aver messo in piedi l’operazione e dopo essersi accorti delle “fesserie”, quella governace, per non essere scoperta ed anche per non far emergere errori e decisioni avventate, abbia proseguito sulla strada delle improvvida e negligente operazione di lifting del bilancio, confidando sulla consulenza degli uomini di finanza senza prevedere che dietro l’angolo Basilea 3 ed Eba avrebbero poi fatto una radiografia spietata, modificando le regole sul debito sovrano ed esasperando le criticità. Le perdite ora quantificate sullo specifico del risiko Ambroveneto valgono € 500 milioni; si aggiungono purtroppo ai bisogni di capitale per ricostituire il patrimonio di vigilanza e portano a 3,9 la richiesta dei Monti Bond ( di cui 1,9 per la sostituzione dei Monti Bond).
Ma qual’è il vero problema che le polemiche non devono aggravare e che la politica faziosa di chi vuol trarre vantaggio nella competizione elettorale, in maniera indegna di un paese civile, non deve esasperare ? Non tracimare tutto nel dubbio e nel sospetto e far trasparire nel paese e soprattutto all’estero, e solo per fini di campagna elettorale, che la banca sia sul punto di crollare; il che non è affatto vero anche se il progetto di risanamento richiederà impegni e sacrifici severi. Da oggi in avanti ci saranno scadenze di bond, sarà necessario contare su una raccolta che quanto meno non deve diminuire, sarà necessario portare avanti operazioni di aumenti di capitale, sarà necessario far camminare un piano industriale ( apri sotto i link con i documenti sociali ) che prevede un efficientamento doloroso di circa 8000 risorse in un arco di 5 anni. Per fare ciò non si deve minare la credibilità del nuovo management , la fiducia dei circa 6 milioni di clienti e la tranquillità di circa 30mila dipedenti che devono continuare a lavorare ancor di più , stringere i denti sapendo di non aver colpe e senza sentirsi minacciati. Il delicato equilibrio in queste fasi deve essere sorretto da fermezza di intenti e da solidarietà di sistema. Le cassandre e gli avvoltoi ad ogni costo che pur di trarre qualche vantaggio ne stanno facendo un cavallo di Troia si ricordino di altri casi che hanno lasciato sul campo lacrime e sangue e, una volta tanto, pensino al bene nazionale. La distruzione del sistema bancario del SUD di qualche anno addietro non ha, sotto sotto, contribuito a peggiorare i dati macroeconomici del mezzogiorno ? La politica antimeridionalista dal 92 in avanti che ha nomi , cognomi e paternità politiche all’epoca ha buttato a mare il bambino e l’acqua sporca. E’ bene non erigersi a giudici anzitempo. Poi quando arriveranno le decisoni e gli accertamenti finali, con le sanzioni e le sentenze, non mancheranno, come è già avvenuto proprio con la scalata Ambrovenento, le soddisfazioni per le punizioni morali , amministrative e penali che colpiranno manager sprovveduti e gli incauti controllori ( sindaci, società di revisione ) rei di peccati nostrani e di superficialità di provincia, per aver messo a rischio la tenuta del sistema per gli effetti “alone a cascata” che in simili contesti rischianno di sprigionarsi. Speriamo che questa ennesima lezione valga a far capire che non c’è più spazio per le iniziative spregiudicate e che occorre, come in economia, ritornare alla cura dei fondamentali ed abbassare il livello della finanza innovativa che, quando è buona e non spregiudicata, ha una sua ratio ed una sua utilità. Quando al contrario è solo strumentale ad altre finalità nel tempo chiede conto a chi la mette in piedi lasciando nella impunità chi la suggerisce e ne trae i maggiori guadagni. Che, guarda caso, sono tutti di origine anglosassone come le BANCHE E LE FINAZIARIE CHE LE alimentano.
http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/INterventi-MPS/Interventi_MPS3.pdf
http://www.mps.it/NR/rdonlyres/706F93A4-CC58-4FB1-842D-31ED6825D8AD/54008/CS_Piano_Industriale_20112015.pdf
http://www.mps.it/NR/rdonlyres/A41CB51B-C6B6-4880-B2FD-AD1ED51672A8/63872/CSPianoIndustriale27062012ITA1.pdf
http://www.mps.it/Investor+Relations/Dati+di+Sintesi/2012+3Q.htm?pn=0

Un commento a caldo, subito dopo le prescrizioni BCE di due anni fa, pubblicato a posteriori.

CIRCOLAZIONE e VITA RESIDUA DEL DEBITO PUBBLICO AL 30 settembre 2011. Fonte MEF Dipartimento TESORO

Al 30 sett 2011 BOT  BTP CCT CTZ

2011

201,6

87,78

30,05

37,3

356,73

pil nel Mildi € debito %

2012

92,7

121,6

25,8

46,2

286,3

2007

1546

1602

103,6

2013

117,8

14,3

16,9

149

2010

1548

1843

119,8

2014

84,9

26,6

111,5

2015

101,8

16,97

118,77

con un tasso di   crescita al 2% sarebbe stato on ogni caso cosi:

2016

50,85

14,8

65,65

nel 2010 1639

1843

112,4

2017

62,19

8,05

70,24

2018

47,9

9,8

57,7

2019

85,7

85,7

2020

67,9

67,9

Fonte: Ministero   dell’Economia e delle Finanze –

2021

83,35

83,35

notifica del   deficit pubblico inviato alla Commissione Europea ex Reg CE 3605/93

2022

3,8

3,8

2023

52,29

52,29

2024

0,66

0,66

2025

19,2

19,2

2026

28,4

28,4

2027

26,03

26,03

2029

27,4

27,4

2031

29,8

29,8

2033

15,45

15,45

2034

21,4

21,4

2035

15,6

15,6

2037

24,8

24,8

2039

18,7

18,7

2040

20,01

20,01

2041

6,7

6,7

294,3

1222

146,37

100,4

1763,1

Ci stiamo lamentando un po’ tutti per le prescrizioni che sono venute dall’Europa per risanare il nostro squilibrio finanziario che è arrivato a livelli assurdi: debito al 119% del PIL ; ci siamo sentiti offesi, lesi nella dignità , nel sentimento di nazione, mortificati per l’atteggiamento tutoriale delle due nazioni, Francia e Germania che hanno irriso il Presidente del Consiglio, e che ci ha messo alla corda per condurci sulla dritta strada. Era ora!

Gli italiani che sono caratterialmente votati all’ascolto della buona musica, che prediligono le fiction e le trasmissioni ove si fa chiasso e si animano dibattiti,  non sono molto sensibili ed attenti alla lettura dei grigi e severi numeri , specie quando essi esprimono valori dell’economia. Conoscono bene le statistiche calcistiche , sono edotti in tanti settori, ma rifuggono dall’approfondire i rudimenti della matematica , tanto più quando essa ha attinenza con la moneta e la finanza.

Senza andare troppo lontano nel tempo , utilizzando i dati disponibili sul sito del Tesoro messi li per tutti( Link  Dipartimento del Tesoro – Scadenze Titoli Suddivise per Anno ), con la loro semplicistica rappresentazione si può avere la sensazione del baratro nel quale ci stavamo dirigendo ( speriamo di esserci fermati seriamente ) a dispetto della pur encomiabile ma altrettanto antipatica azione del Ministro Tremonti che sa di dover fare il cerbero; non sa invece di dover sistematicamente comunicare agli italiani il grado di pericolosità al quale siamo stati portati. Forse per non scontentare l’elettorato, il suo mentore ed anche per accontentare tutti e per sottacere la circostanza di  aver fatto degenerare la spesa pubblica oltre ogni limite. [1]

Come si sia potuto far vivere nella tranquillità i cittadini e far sapere loro che va tutto bene è poi è altra cosa; appartiene al senso di responsabilità o di irresponsabilità che dovrebbe qualificare l’operato del buon padre di famiglia.

Per dare i driver della nostra situazione è sufficiente leggere quattro numeri delle tabelle: nel 2007 il pil è stato di € miliardi  1547 nel 2010 è stato di € miliardi 1548. Crescita zero. Nello stesso periodo il debito pubblico è passato invece dalla modica cifra di € miliardi 1602 a € miliardi 1843, con un delta che fa venire i brividi solo a dirlo e cioè più € 243 miliardi in soli quattro anni , con un overflow di circa 60 miliardi all’anno ed una spinta tendenziale da voragine.[2]

In altra sede andremo ad analizzare le ragioni di questa follia gestionale e ad individuare anche le fonti di spesa, che avranno pur avuto ragioni economiche e politiche, ma che lasciano intendere come anche Tremonti, che ha fatto il duro e che ora si è arroccato sull’intransigenza più assoluta, avrebbe dovuto strillare al mondo intero la degenerazione dei  fondamentali del bilancio dello Stato e/o dimettersi platealmente per richiamare l’attenzione di tutti se aveva capito cosa ci aspettava. Si può anche opinare che era in buona federe e che non lo avesse capito.In un solo caso poteva essere giustificato: se quelle somme fossero state destinate ad investimenti sani con ritorni certi per l’economia e non anche in spesa corrente.Naturalmente la situazione non piace a tanti: non piace ai sindacati, alle lobby , alle corporazioni, non piace neppure a chi pratica la politica del nimby, ma è davvero prossima all’implosione se non si provvede. La terza camera ,” il salotto di Vespa”, che ci fa edotti su tanti argomenti, di tanti omicidi, di indagini di costume che gli Italiani seguono con attenzione assidua,  sacrificando un po’ di audience, avrebbe fatto cosa gradita all’OCSE che lamenta il basso tasso di conoscenza e di informazione della cittadinanza sulle dinamiche finanziarie e dell’economia, se, utilizzando Giannino ed altri comunicatori, avesse anche preparato due tavole con i numeri che contano e, senza mettere la mano benevola sulla spalla dei suoi ospiti, li avesse invitati alla ragione ed avesse  loro detto  “cosa aspettate”? Il crack ?Meno male che lo Stato Italiano non ha speso, come invece è successo a Francia, Germania e Inghilterra che si sono svenate , una lira melius un euro per sostenere le banche durante la crisi del 2008; chè, anzi, sono state le banche a fare da cassa di compensazione per tutti i write off ( le cancellazioni dei crediti per perdite ) di non poche aziende italiane che hanno presentato i libri in tribunale.Un esempio per tutti , recente : gli ospedali San Raffaele di  Milano di Don Verzè , il prete finanziere d’assalto, cui va il merito di aver creato un polo salutistico di eccellenza ma anche il demerito di operazioni che nulla avevano di etico e di religioso, richiederanno un ulteriore  sacrificio per le banche di parecchi milioni.Ed ancora sempre per dire bene delle nostre banche va segnalato che esse non hanno rimpinguato i portafogli di titoli Greci e Portoghesi a tassi elevati per far quadrare il conto economico ,come hanno fatto Parigi e Berlino a spese della Grecia; pertanto, non soffriranno per la riduzione del debito Greco al 50% misura resa necessaria per il salvataggio.[3]E i “Grechi” come dice una illetterata onorevole smettano di scioperare; ricomincino a fare sul serio prima che qualche golpe li rimetta nel barrèe. Questo vale e varrà anche per noi per le cose che si dirà in proseguo.Tremonti all’epoca nel 2008, con le banche, ci ha provato per far entrare lo Stato in quel capitale ; per fortuna l’operazione non gli è riuscita. Grazie banche; oggi forse il debito pubblico avrebbe avuto altri compagni di cordata.E concludo.Il piano di attività presentato  dal Governo Berlusconi alla Ue costituisce in tempi di crisi la somma di iniziative cui qualsiasi impresa che voglia rimanere sul mercato è costretta a guardare , pena la sua espulsione ; ha tempi medio lunghi ed effetti che si spalmano anch’essi nel tempo medio lungo.Occorre ben altro ; qualcosa di più di una  patrimoniale. Occorre anche una iniziativa emblematica e forte che elimini, con ogni consentita urgenza, almeno una parte del debito senza la quale, come si evince dal piano delle scadenze più prossime dei titoli di Stato ( 2012 e 2013), non si annulla il rischio di default visto che tutti i Fondi che lavorano sulla piazza di Milano e molti operatori “hedge found”, istituzionali e non, si sono alleggeriti di buona parte del portafoglio investito in nostri titoli negoziandoli nei dark pool ( pozzi neri) per non farsi identificare e per sottrarre le informazioni al mercato, nel durante, relativamente ai prezzi ed alle quantità.Quindi è certo che non saranno più compratori. L’alleggerimento è stato di circa 300 miliardi ; ad esso non sono state estranee le consorelle bancarie di Francia, Germania ed Inghilterra, che, pur dopo le operazioni di riduzione del rischio Italia, saranno comunque abbisognevoli di significativi aumenti di capitale. E questo la dice lunga sul clima di sospetto e di solidarietà. Peccato che le banche e Banca d’Italia non siano in grado di far sapere, con una  settorizzazione  spinta dei dati, quanta parte del debito è in mani improvvide. Ciò è la conseguenza dei molti mercati paralleli a quelli ufficiali.Una raccomandazione agli investitori nazionali per la difesa della italianità: liberatevi di tutti i bond acquistati per esterofilia. Se ciò avvenisse e fosse possibile non avremmo bisogno di nessuno. La ricchezza complessiva della nostra nazione come emersa dal report mondiale recente di Credit Suisse è sufficiente ed adeguata quanto basta. Se ciò accadesse la nottata rappresentata dal 2012 e dal 2013 passerebbe come dice Eduardo senza pene.Nel frattempo è augurabile e si spera che l’Italia ritrovi il buon senso e, se non lo ritrova, ci si augura che tutti provvedimenti necessari, quelli del piano del Governo presentato all’Europa, vengano assunti a dispetto di tutte lamentele, proprio tutte, purchè le risorse reimmesse in circolo vadano verso i giovani e le sole imprese meritevoli: quelle che costruiscono ed aggiungono valore. Ai sacrifici occorre prepararsi per il patto di solidarietà con le nuove generazioni.  Non possiamo farne a meno.

Continua perché subito dopo è successo di più.

Il pezzo è stato scritto all’indomani delle prescrizioni di Monaco , cioè più di due anni fa e non venne pubblicato da un giornale che fu destinatario dello scritto. Ora capisco anche il perchè. Richiede aggiornamenti alla luce di quanto è successo nel biennio e del nuovo che è successo in Europa.  Ci facciano il piacere quelli che non sanno leggere i numeri di evitare di continuare a fare promesse a parole. Ora è il momento della serietà e delle decisioni che contano: si va anche a votare e lo spettacolo al quale ci stiamo preparando della rincorsa di tanti schieramenti certamente non fa bene all’Italia , giacchè si da l’idea che non ci siano poi formazioni in grado di assumere una visione responsabile globale nella governance del nostro sistema. Due costole dall’Idv, due, tre o anche più dal Pdl , il movimento arancione, etc etc ognuna portatrice di istanze pur importanti ma specifiche e particolari rompono il quadro d’insieme e soprattutto ci fanno fare un salto indietro di anni. Forse anche per questo motivo non si è fatta la riforma elettorale che mette dei paletti e degli sbarramenti. Ma chissà che gli Italiani questa volta non abbiano capito dove cosa occorre fare.

 ( federico d’aniello pubblicista 111525)


[1] Ora a distanza di poche settimane, dopo gli approfondimenti fatti, ho maturato una diversa convinzione, ancora più dura. Siamo stati governati da un ragioniere che conosce bene i dati della contabilità ma non conosceva affatto né l’economia delle aziende né la macroeconomia e che non conosce ancor di più la finanza che ha solo demonizzato e criticato ma di cui non immagina e preconizza eventi ed evoluzioni. Ma si è mai messo sott’occhio i dati finanziari per capire in quali mani stavano i nostri titoli e su quale grado di affidabilità poteva contare ?

[2] Ho ora organizzato altri dati che danno una visione più complessiva delle evoluzioni storiche e che diverranno il contenuto di altri approfondimenti.

[3] E in ogni caso vengono bastonate da tutti perché non sono state prone nella gestione della finanza cattiva e sono state invece solo nazionaliste nel sostenere la politica del governo con l’acquisizione in portafoglio di titoli del debito pubblico.