la memoria corta degli italiani

Novembre 17, 2017

Di tanto in tanto vale la pena di ricordare un pò di dati , di occasioni, di eventi che non mi pare siano un punto forte non tanto degli uomini comuni ma soprattutto dei politici; di quelli che raccontano la storia a modo loro, di quelli che vogliono far passare idee che non corrispondono ai fatti rimestando e facendo cosi una violenza soprattutto al buon senso ed alla credulità della brava gente che tante notizie non ha e che non dispone di tanta cultura specifica per capire. Ma quel che è strano, ma tanto strano non è , è il silenzio di chi dovrebbe contraddire perchè pagato proprio per fare questo e non dico proprio contraddire ma almeno fare chiarezza.

E dopo aver ascoltato ieri alcune considerazioni sull’Euro mi son detto che forse valeva la pena di recuperare un po di dati e di notizie per offrirle alla lettura dei cittadini

.La memoria corta deglli italiani

La memoria corta degli italiani.

 

Ho inserito nel report che si apre cliccando sul titolo  ( La memoria corta deglli italiani  ) qualche dato che ricorda le ragioni per le quali dopo anni di ECU, di SME, di bande di oscillazione fu inevitabile la Unione Monetaria come prima tappa della nuova Europa immaginata da Altieri Spinelli.

Era certamente la prima tappa; quella che doveva spingere verso le altre superando gli egoismi delle diverse realtà nella consapevolezza che solo un assetto armonico ed ordinato potesse nel tempo sostenere l’architrave tecnica affidata alla Moneta.

Questi alcuni degli eventi economici e politici che precedettero l’introduzione della moneta euro.

Nel 1993 a seguito di turbolenze monetarie nello Sme i ministri delle finanze e i presidenti delle banche centrali decidono di ampliare la banda di oscillazione a più e meno 15.%  rispetto all’ECU.

Nel 1994 ha inizio lo stadio due dell’UME. Viene istituito l’Istituto monetario europeo IME precursore della Banca centrale. All’inizio del 1997 lime presente.

Nei giorni 16 17 giugno del 1997 si svolge ad Amsterdam il vertice degli ’11 capi di Stato e di governo per definire le regole del patto di stabilità che sono quelle riprese dal trattato di Maastricht del 1991.

Solo per dovere di cronaca andrebbe ricordato che l’obiettivo temporale della data fissata per i primi anni del nuovo millennio sembrava azzardata.

Molti paesi erano bel lontani dalle soglie dei valori del trattato di Maastricht, ma rinviare sarebbe stato pregiudizievole; cosi come va anche ricordato che l’opinione pubblica di diversi paesi tra cui Germania Austria e Regno unito, Danimarca, Svezia, Irlanda era scettica se non addirittura contraria al progetto dell’unione.

In particolare in Germania l’euro non godeva di grande fiducia in ragione del fatto che l’unione comportava la rinuncia al marco moneta di grande Stabilità vista dal popolo come un simbolo di prosperità e ricostruzione.

Più del 50% dei tedeschi intervistati riteneva che l’euro avrebbe portato ad una maggiore inflazione.

La data del 1 gennaio 99 viene messa spesso in discussione ; gli argomenti principali erano quelli connessi ai criteri di convergenza considerati troppo severi. Un limitato numero di partecipanti non avrebbe tratto benefici economici dal rivivo e tra questi in particolare la Germania.

D’altro canto ,però, veniva spesso ricordato che l’unione monetaria sarebbe stata in grado di generare effetti benefici per quanto attiene il completamento del mercato unico ed avrebbe sicuramente attratto paesi per le opportunità indotte dai nuovi rapporti.

Infine protrarre ulteriormente la fase di decisione avrebbe determinato una fuga di capitali dai paesi più deboli verso i paesi più attrattivi. Noi eravamo naturalmente nel cerchio dei paesi deboli.

Si valutava poi che l’ingresso nell’UME avrebbe indotto alcuni paesi leggeri nelle gestioni della politica di bilancio a serrare le fila , per rientrare in modelli di maggiore stabilità.

Come si capiva fin dall’inizio i punti deboli del processo UME erano rappresentati dai criteri di convergenza riguardanti i deficit di bilancio e il debito pubblico dei singoli paesi; la stessa Francia e Germania avevano valori superiori nel rapporto deficit Pil ,la Francia il 4,09 e la Germania 3,8

Nel 1996 la Francia aveva il rapporto debito Pil pari al 56% la Germania a 60,7%

Per capire quale fosse il grado di criticità nel quale versava il bel paese è apparso utile recuperare i grafici dell’economia disponibili alla data del 30 settembre 96, grafici ripresi da alcuni istituti finanziari , Morgan Stanley, Deutsche Bank;  grafici ed istogrammi leggendo i quali si capisce come tanti luoghi comuni e tanti racconti favolistici utilizzati spesso e in maniera ricorrente dalla politica del “contro” siano veramente commendevoli e non veritieri se non addirittura falsi e capaci di indurre a giudizi di disvalore inopportuni.

Andrebbe spiegato al popolo, se avesse la buona sensibilità e disponibiltà  ( c’è almeno un 40  % stando ai sondaggi , tra grillini e leghisti che non sentono da un orecchio ), che stenta a capire che in quella fase la medicina per l’Italia non poteva non arrivare da vincoli esterni; una volta assunta ci avrebbe impedito di continuare nelle politiche di aggiustamento episodico e non strutturale, mentre, una volta definito il rapporto lira euro, si sarebbe potuto contare su tassi molto più contenuti visto che quelli degli anni precedenti avevano già determinato forti dissesti della finanza pubblica a cagione di un debito pubblico che si aggirava sui mille miliardi di dollari.

Anche la favola sentita ieri sera in televisione del cambio non rapportato al valore della lira, cambio che ha determinato l’impoverimento della classe media , non risponde al vero non tanto per le conseguenze e gli effetti sul potere d’acquisto interno , quanto sul dato all’ epoca esistente: al 5 giugno del 1997 il valore di mercato rispetto all’ECU era di 1915.69, a fronte di una media di 2025 negli anni 95/96.

La parità centrale dello Sme era fissata in 1906,48 ed il tasso di mercato a fine 1996 era stato di 1.896,38.

Noi abbiamo ottenuto in sede di definizione della parità lira /euro 1936,26.

Senza andare in commenti di carattere socio e economico e politico sullo situazione italiana che già nel 1992 aveva subito le conseguenze della rovinosa svalutazione della lira del 30% circa e ad altre vicende che per ragioni di sintesi si omettono, tra cui i dissesti connessi alle indagini giudiziarie di mani pulite con la liquefazione di quasi tutti i partiti, è molto meglio far parlare i numeri ed i grafici delle slide che si aprono cliccando sul titolo che contiene in parte anche lo scritto.

Queste le note a latere dei  grafici e degli istogrammi che aprirete con il click sul link di cui copra

1)Il dato assolutamente insignificante del nostro mercato azionario rispetto al PI

  1. Il tasso di cambio lira Ecu del mercato già ci vedeva vicino alla soglia di 2000 lire rispetto all’ECU
  2. L’Italia veniva da una curva di tassi che pesava sui conti pubblici in maniera drammatica, nel 93 tassi del 14% , nel 1995 tassi del 14% e nel 1997 tassi dell’8%. Cioè tassi quasi prossimi a soglie da default
  3. Nei differenziali di rendimenti dei titoli di Stato solo Spagna e Portogallo esprimono dati uguali ai nostri.
  4. Ed i rating del bel paese la dicono lunga sull’apprezzamento dei nostri indicatori.
  5. Il debito pubblico è già vicino ai mille miliardi di dollari se si pensa che solo i titoli del debito pubblico in circolazione è pari a 859 miliardi di $.
  6. Solo con il rientro nella SME e con l’impiego del paniere dell’ECU il tasso di inflazione si è portato al 4%.
  7. Il debito pubblico è già al 120% del pil , mentre il saldo di bilancio è a più del 4% secondo solo a quello della Spagna.
  8. La falcidia dell’inflazione che ci narra di un valore al 15 % nell’84 , solo con lo Sme e l’ECU si porta su misure più contenute che vanno dal 10% dell’86 al 4% del 96.
  9. L’talia è ad un meno 25% rispetto al marco nel 1992, anno del crash.
  10. Nel 1995 paga tassi di interesse del 13%, vicini a quelli del Portagallo e Spagna molto più cari di quelli degli altri paesi.
  11. Questo il report del debito pubblico del 1996 /1997 cioè di soli 10 punti in meno rispetto a quello di oggi.
  12. La Pubblica amministrazione nei precedenti anni , a partire dal aveva già costruito un debito pubblico monstre , secondo solo a quello del Belgio e della Grecia.

La Bufala sostenuta spesso nei talk show e sulla rete da parte dei politici avversi all’EURO, sul tasso di cambio , sull’Unione Monetaria non trova sempre interlocutori attenti, capaci e consapevoli ai quali non si chiede loro di esprimere un parere, una opinione, un giudizio sul sistema monetario europeo, che potrebbe essere anche diverso e non favorevole , ma solo di raccontare i dati di cui sopra, cioè la storia ; dati per i quali andrebbero spiegate ai telespettatori le conseguenze disastrose alle quali il sistema  Italia si andava esponendo e preparando.  E forse anche indicare se c’erano altre soluzioni. Il default sicuramente era alle porte e non entrare nella moneta avrebbe significato  l’isolazionismo ed il resto.

La moneta e l’Unione Europea hanno decisamente contrastato, bilanciato molte di quelle discrasie sorreggendo i paesi meno forti e deboli con la soluzione strutturale, quella della moneta, portandoli per mano  ma anche con tanti altri provvedimenti economici e politiche che non possono essere commentati in questa sede.

Varrebbe la pena di riprendere il dibattito costruito sul sole 24 da un Opinionista Economico e studioso Zingales e rileggere le conclusioni alle quali sono arrivati non pochi economisti.

Se trovo un dossier o un link lo aggiungo al pezzo per una integrazione con il testo.

 

 

 

 

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