PNRR

L’idea che si propone questa pagina è quella di fare un repository dei documenti relativi al Piano Nazionale Strategico e di raccordarli con tutti i documenti originari pubblicati sulle pagine della Commissione e del Consiglio Europeo per consentire a quanti ne abbiano voglia di capire cosa significa il progetto Europeo e la presenza di Draghi.

Scrivo nel momento in cui la Ministra Carfagna, Ministro per la coesione Territoriale, sta parlando ad un convegno di eccezionale ed elevato livello per partecipazione e contenuti che si è tenuto nella Villa Nitti, sede della omonima fondazione, a Maratea, organizzato insieme alla Fondazione Merita che già da due anni sta curando una serie di eventi informativi e formativi per preparare la società.

Chi ha l’opportunità di seguire ed essere presente in queste occasioni ha la fortuna di sentire dalla viva voce dei protagonisti le idee che accompagnano le iniziative ed i progetti.

Personalmente penso anche che i cittadini devono avere se possono la disponibilità e l’umiltà di avvicinarsi ai testi fondamentali per capire cosa succederà nel paese nei prossimi anni e capire dove andiamo e quale è lo scenario che è deputato ad accoglierci.

Prendo lo spunto da un dibattito che si è tenuto ieri sera su una stazione televisiva importante nella quale veniva posta la domanda sul ruolo che dovrebbero svolgere i partiti, o le associazioni presunte tali, che è quello di trasferire al paese, con la mediazione del loro processo valoriale, proprio tante notizie, informazioni ed orientamenti per rendere i cittadini partecipi del cambiamento e farli sentire partecipi della strategia ma soprattutto consapevoli degli obiettivi e dei target cui la nostra collettività deve tendere.

E si anche detto che tutto ciò accade raramente ed in maniera incompleta.

In questa primo approccio gli allegati che seguono sono tutti i documento del PNRR approvati, valutati dall’Europa e che hanno riscosso l’approvazione dell’Europa.

L’obiettivo del lavoro tende a risalire alle fonti ed ai documenti per capire le idee socio economico dell’Europa.

Le riflessioni rotariane sul tema della depressione.

Nel corso della conviviale dedicata al tema della riflessione al di la degli aspetti puramente medici e di organizzazione della sanità in genere ho pensato fosse utile fare una serie di approfondimenti sui dati macro ed ho sviluppato una presentazione affidando alla lettura dei presenti numeri e dati e considerazioni indicativi del fenomeno

 

Pensieri in liberta ma non troppo

Questo è il pezzo che avevo scritto dopo aver letto la relazione della Corte dei Conti sulla Pa e dopo aver in parte letto la documentazione predisposta dal piano Colao, manager che Conte aveva chiamato nel consesso di studio e che, dopo aver elaborato una serie di report sulle cose da fare, prima della epidemia ed ancor prima dell’entrata in campo dell’Europa, lo stesso Conte si vide costretto ad allontanare per non guastare il clima politico già ansimante e compromesso oltre che dalla instabilità ma soprattutto dalla incapacità di governance della accoppiata 5stelle /PD.

L’ho rinchiuso e messo nel cassetto ; oggi lo rileggo alla luce della Govenance Draghi che ha trasformato in azioni, nel fare e nel concludere le tante ipotesi progettuali alle quali mancavano non pochi tasselli senza dei quali le chiacchiere sarebbero rimaste tali e non si sarebbe capito quale è l’unico possibile scenario nel quale il paese di può muovere.

Il tutto ha avuto due leve che sono le condizioni che forse potrebbero far cambiare volto al Paese: la disgrazia del Covid che ha sollecito processi accantonati e tenuti in sordina e, purtroppo, l’altra iniziativa, il purtroppo sta nel fatto di doverne riconoscere il merito,  della spallata di Renzi che ha permesso la discesa in campo di Draghi le cui idee e il cui approccio strategico era chiaramente tracciato nei suoi interventi sui quali sono stati fatti tanti commenti utili. I risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti

Negli ultimi 2:/3 mesi sono stati pubblicati a decine documenti di analisi, report di società di consulenza, della pubblica amministrazione, tutti intesi ad individuare le priorità verso le quali si dovrebbe muovere il piano strategico nazionale diretto a sostenere la ripresa e la crescita dell’Italia, a valle delle conseguenze indotte dalla pandemia ex Covid 19, spendendo le somme assegnate dall’Ue di cui al noto recovery Fund.

Non so quante associazioni quante istituzioni, centri studi, giornali si sono fatti carico di sciorinare idee, piani teorici e non si ha idea su quanti milioni di caratteri siano stati spesi per presentare in maniera puntuale il fabbisogno del paese Italia.

E’ stato ed è tuttora uno sforzo apprezzabile che sta a dimostrare quante idee ci siano , quanti siano i centri di attenzione e quanta cura abbia la parte pensante dell’Italia , gli intellettuali e gli organismi di rappresentanza delle diverse categorie e classi sociali, nel segnalare ed evidenziare i grandi deficit organizzativi, soprattutto, strutturali che questo paese presenta dai parecchi anni. Sono tutti ben noti, forse arcinoti.

Se si prova a fare un confronto tra tutti questi documenti ed a mettere insieme le idee dello sforzo fatto dal gruppo Colao, sintetizzato nel documento dei famosi giorni degli Stati generali, tra di essi non si intravedono grossi elementi di differenziazione.

Le diverse pagine che hanno avuto ad oggetto questo tema così importante per la nostra società sembrano fatte a stampa e neppure uno sforzo di fantasia riesce a cogliere le tante diversità che pure ci sono e che forse sono più attestate sulle priorità.

In realtà anche prima dell’avvento di questa sciagurata vicenda della pandemia gli studi sulla disamina delle grosse criticità del paese non sono mai mancati.

L’Italia è un paese che pensa tanto e che scrive tanto, che dispone di opinionisti di eccellenza e di grossi centri istituzionali di riflessione: se si dovesse e si potesse leggere tutto passeremmo il tempo in maniera proficua nell’ acculturamento.

E poi non mancano le indicazioni che periodicamente ci vengono da Ocse, Imf, Eurostat etc. etc.

Forse a scrivere ed a disegnare idee il paese non ha eguali.

Sono, siamo, tutti bravi a raccontare. Peccato che, come diceva Matisse, dopo aver disegnato una pipa “ceci n’est pas une pipe”.occorre, perché sia tale, la sua costruzione, la sua realizzazione.

E qui casca l’asino: occorrono almeno due grosse precondizioni.

Una ferma volontà politica , non ferma ma fermissima, che non faccia sconti a nessuno e che una volta definite le vere priorità del paese, in una visione strategica di almeno breve periodo, non dica si a tutti ma al contrario dica tanti no che arrechino anche disturbo al cittadino nella consapevolezza di realizzare il bene a tendere del paese.

Ma come è noto il ventennio, diciamo anche il trentennio, alle nostre spalle ha consegnato al paese una governance che ha dovuto mediare, concedere , per la sua sopravvivenza, tanti si e tante elargizioni senza peraltro affondare il bisturi dove ciò era necessario e senza di fatto disturbare il manovratore di turno nelle diverse aree della pubblica amministrazione e della economia.

E soprattutto si è maggiormente spesa ad accontentare la massa del cosiddetto popolo con tante elargizioni di cui un recente bel testo di Alberto Brambilla “ Le scomode verità “ su tasse pensioni, sanità e lavoro sta aprendo gli occhi, benché quegli effetti negativi fossero stati messi nel conto dei guasti fatti al paese e soprattutto alla mentalità dei cittadini convinti di dover insistere sui diritti senza mai rispondere dei doveri che sono di lealtà e trasparenza.  La lista è lunga.

Il risultato peggiore della instabilità e sotto gli occhi di tutti

Non vi è un solo indicatore che possa soddisfare non i cittadini che , tutto sommato, non hanno titolo per chiedere di più rispetto a ciò che danno, che forse non ne sentono neppure il bisogno altrimenti avrebbero alzato barriere , ma quanti hanno l’opportunità di principiare relazioni con il bel paese sul quale devono fare affidamento e sui devono contare.

Se poi si passa alla seconda precondizione che è data dalla capacità realizzativa in un contesto complesso non si riesce ad immaginare chi possa condurre a buon fine un progetto che non nasce oggi ma che affonda le radici almeno nel trentennio passato. Uno steering committee forte deve avere alle spalle decisioni ed obiettivi chiari ed un piano realizzativo che non si faccia condizionare da Nymbi, campanilismi, lobbyng e manovre fuorvianti.

Come si può e si deve fare in questi casi?

Comunicando in maniera trasparente a tutta la societa gli obiettivi attesi, gli scopi e le finalità, i vantaggi, i valori aggiunti da costruire comunicando a tutti le aree che potrebbero essere toccate da una disruption, meglio da riorganizzazioni, ed indirettamente segnalando alla società le possibili ed eventuali iniziative che favoriscono le azioni necessarie.

La visibilità deve essere il metro di confronto tra cittadini che sono chiamati a capire ed a valutare anche con la intermediazione di soggetti terzi che rappresentano tutti ( meglio senza ) e non le categorie sociali o classi o interessi precostituiti che sono sempre orientate dal no.

Alzare il livello di informazione in maniera strutturale e strutturata e mettendo a confronto le situazioni attuali, con i tanti risvolti negativi, e quelle a tendere ed i benefici che arrivano alla società con le nuove realizzazioni. Facciamo un esempio.

Nel settore della digitalizzazione come ben noto famoso indice DESI, quello recentemente elaborato, ci pone al 28º posto nel ranking europeo.

Sono anni che il paese elabora piani dell’It, spende risorse, cuce e ricuce senza essere riuscito a muovere la percezione della Europa ma anche lo stato dell’arte dalla insufficienza in cui versiamo.

Ci sono anche problemi strutturali, ci sono tante difficoltà ben note ma il vero tarlo sta nella indisponibilità delle governance di tante amministrazioni a raggiungere il risultato target che invece occorre per fare il salto di qualità.

La Corte dei Conti, avendone i poteri di accertamento, ha prodotto due grossi studi, che si affiancano alle tante indagini anche di società di consulenza che per mission elaborano analisi, ed ha mostrato un’Italia che molte cose le ha fatte, una Italia che è in mezzo ad un guado, ed una Italia retrograda.

Si, le leggi, le autonomie, gli 11mila server, tutto vero.

Ma c’è qualcuno che in via Istituzionale, ad esempio, faccia capire dall’esterno ai cittadini del Comune Ypsilon quali sono i danni per la  collettività dei ritardi della digitalizzazione.

C’è un difensore civico che diventi spina nel fianco delle ’amministrazioni quando il dato è conseguenza della non proprio decisa volontà di fare tutto ciò che occorre?

Questo è un ’esempio banale che va replicato per tutte le aree in cui questa mission andrebbe esplicata. Perchè occorre ricorrere ad una soluzione siffatta?

Perchè la nostra organizzazione politico amministrativa ha costruito negli anni tante autonomie che solo leggi Costituzionali e Leggi pesanti possono modificare.

Ed è impensabile.

Occorre quindi far pesare il giudizio sugli uomini che amministrano e che ritardano in maniera molto più diretta ed efficace.

Non basta l’Agenda digitale a raccontarci giorno per giorno i motivi che si frappongono.

Occorrono spine nel fianco pubbliche e dotate di una responsabilità specifica.

Ed occorre anche un sistema sanzionatorio e di riconoscimento di meriti per chi lo fa in modo da far pesare nel confronto la differenze tra la Regione A e quella B, tra il Minstero a con quello B  , e cosi via discorrendo.

Se vogliamo negli Enti, Istituzioni ed altro dei ruoli ci sono: sindaci, revisori, consulenti, i difensori civici, la Corte dei Conti, le associazioni dei Comuni, le Convention Regìoni Governo, tutte intese a chiacchierare, scrivere ma senza poteri di interdizione sulle cose sbagliate, sui soldi spesi senza un ritorno ed un valore aggiunto; e poi c’è il bilancio sociale degli Enti pubblici, ci sono organismi di controllo del merito che arrivano a cose fatte.

Insomma c’è una rete che fa impallidire quella degli altri paesi della Ue per non dire dei paesi di natura anglosassone, ma una rete che non ha colpi in canna e che pur avendoli talvolta chiude il lavoro con rapporti che si perdono nel tempo, vengono pubblicati e nessuno li legge.

La sanzione deve essere affidata alla pubblica opinione prima che alle sedi giudiziarie ed ai giornali ed agli opinionisti che scrivono libri ( ultimo in ordine di tempo quello di Boeri e Rizzo, riprendiamoci lo Stato); o forse occorre forse avvalersi anche di figure analoghe a quelle che si usano per mettere alla luce i casi di corruzione, non proprio questi, ma opinions leaders, associazioni di professionisti che abbiano compiti precisi di informazione dei cittadini per essere da stimolo a rincorrere dall’esterno, visto che dall’interno non è possibile in ragione delle autonomie, tutte le disattenzioni come quella rilevata dalla Corte dei Conti che segnala come nelle amministrazioni pubbliche non ci sono ruoli deputati alla gestione responsabile dell.IT.

Nel libro innanzi citato si auspica una misurazione dei risultati in base al giudizio degli utenti, idea suggerita anche da Cotarelli, soluzione che però presuppone una utenza edotta ed informata , consapevole dell’esistenza di procedure e degli obiettivi della stessa, consapevolezza per la quale lo Stato spende da sempre poco o quasi niente, tant’è che non è dato leggere mai nei progetti la parte più importante che invece è largamente coltivata nelle aziende private diretta all’empowerment dei destinatari delle soluzioni iT che, si ripete, non sono scritte per la Pa ma per i cittadini.

Suggerisco per una comprensione del testo qui innanzi esplicitato, che contiene idee banali , coltivate da sempre, la lettura  delle relazioni della Corte dei Conti

Varrà poi la pena di far capire cosa significa stare in Europa ed essere divenuti tributari delle risorse che ci sono state attribuite.

Per questo cantiere informativo i prossimi scritti si porranno l’obiettivo di analizzare tutte le idee progettuali europee alle quali non sarà possibile sottrarsi essendo parte di un disegno globale e di idee collettive univoche.