I numeri aiutano a capire molto di più di tante parole.

I dati eurostat del GDP a maggio.

Ci aiutano a capire chi siamo e quanto valiamo. Siamo metà della Germania che ha solo 22 milioni in più di abitanti, siamo un quarto in meno della Francia ( 64,7) circa  e della UK ( 65,8) che hanno 4/ 5 milioni mediamente in più di abitanti

aprire il link Eurostat – Data Explorer

il testo completo della commissione europea del 27 maggio

Link al documento orinale del 27 maggio della Commissione

communication-europe-moment-repair-prepare-next-generation

 

Ho ritenuto utile al di la delle consuete e frammentarie letture che pure si possono fare in sintesi sulla stampa italiana esplodere tutto intiero il documento che oggi si è discusso in commissione e che sarà presentato  al Consiglio ed  all’Assemblea per la sua completa approvazione. Sappiamo che non sarà una passeggiata perchè i quattro paesi che resistono alla assegnazione dei fondi a titolo di contributo non facilmente aderiranno alla ipotesi finale. Mi sia però consentito un giudizio generale. Tutto ciò che si legge è ciò che da tempo avremmo voluto sentir dichiarare e fare dalla Europa che abbiamo contribuito a far nascere e sviluppare. Una attenta esegesi del testo consente di estrapolare un chiaro programma di cosa avremmo già dovuto fare da anni in materia di E-health, di E-gov, in materia di E-Learning  e che le resistenze interne di ceto, di classe e di posizione hanno nei fatti affossato.

L’emergenza ha fatto uscire tutto allo scoperto ed ora si corre per riparare.

Forse una buona programmazione ci avrebbe aiutato a risparmiare in parte tante tragedie umane ,morti e disastri , ma i tempi che ci saremmo dati non sarebbero stati in linea con quelli dello sviluppo della intera società e con quelli dati dalle singole volontà sociali e di categoria. Ho in questi ultimi tempi raccolto una quantità enorme di report di società di consulenze , McKinsey, Boston Consulting , tutti prodotti con l’intento di aiutare e suggerire e proporre. Posso e devo dire che ho ritrovato nel testo europeo una sintesi felice e concreta di quanto ho letto. Questa è l’Europa che va saputa raccontare ai cittadini , che va spiegata bene per far capire che la scelta della appartenenza e della solidarietà era ed è vincente. In Italia purtroppo non c’è per effetto di una comunicazione non corretta e adeguata  una consapevolezza non rispondente agli interessi della nostra comunità.

Per tradurre concretamente tutte le idee, i progetti, occorrerà contare su una classe dirigente della società e della politica alla altezza.

Purtroppo quella sin qui incontrata non lo è stata perchè ha avuto il timore di affondare e di portare avanti iniziative anche contro il racconto popolare del “non si può fare e non serve”. che non asseconda la innovazione. Occorrerà anche svelare tante verità nascoste al paese che non può pensare di vivere al di sopra dei suoi mezzi e delle risorse e che con un riordino giusto ed equilibrato deve pure imporre sacrifici a qualcuno:  è un qualcuno che si incontra sempre e dappertutto. Si ha l’impressione che hanno tutti ragione e che debba prevalere la logica del quiete non movere.  Mi scuso per le inutili parole e  suggerisco di leggere con attenzione il testo che dovrebbe diventare, ce lo auguriamo, il planning strategico ed operativo dei prossimi anni.

COMMISSIONE EUROPEA

Bruxelles, 27.5.2020

COM(2020) 456 finale

COMUNICAZIONE DALLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO,   AL  CONSIGLIO,  ALL’IMPEGNO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI  

 Il momento dell’Europa: riparare e prepararsi per la prossima generazione

 SWD(2020) 98 finale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il momento dell’Europa: riparare e prepararsi per la prossima generazione

  1. I NTRODUCTION

 Il virus corona ha scosso l’Europa e il mondo fino in fondo, testando i nostri sistemi sanitari e assistenziali, le nostre società ed economie e il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Le persone hanno perso i loro cari e il loro lavoro, mentre i piani e il futuro sono stati gettati nell’incertezza. L’Europa si è trovata di fronte a una sfida per la salute pubblica che è diventata rapidamente la crisi economica più drastica della sua storia. E vediamo già il marchio indelebile il virus lascerà sulle nostre relazioni, la nostra politica e geopolitics. Tuttavia, nelle avversità così spesso arriva opportunità. È giunto il momento per la nostra Unione europea di rimettersi in piedi e andare avanti insieme per riparare i danni della crisi e preparare un futuro migliore per la prossima  generazione..

È nostro comune sostenere i più colpiti, rafforzare il nostro mercato unico e investire nelle nostre priorità europee comuni. Nella nostra Unione, un euro investito in un paese è un euro investito per tutti. Una ripresa collettiva e coesa che accelera le transizioni tra i due verdi e digitati non farà che rafforzare la competitività, la resilienza e la posizione dell’Europa come attore globale. Ecco perché  la solidarietà, la coesione e la convergenza devono guidare la ripresa dell’Europa. Nessuna persona, nessuna regione, nessuno Stato membro dovrebbe essere lasciato indietro.

Dall’inizio della pandemia, l’UE e i suoi Stati membri hanno adottato misure senza precedenti per proteggere vite e mezzi di sussistenza. L’UE ha sostenuto gli sforzi nazionali per affrontare la crisi sanitaria e attenuare l’impatto del successo economico.  Ha  liberato tutti gli euro disponibili nel suo bilancio per combattere il virus. Ha utilizzato la massima flessibilità nelle norme di bilancio e di aiuto di Stato e ha proposto di creare SURE, un nuovo strumento per aiutare le persone a rimanere al  lavoro.

 

Questo faceva parte di un pacchetto di prima risposta che può fornire immediatamente più di mezzo trilione di euro per sostenere i lavoratori, le piccole imprese e le economie degli Stati membri. Oltre alle misure adottate dalla Banca centrale europea, la risposta dell’UE finora fornisce agli Stati membri una potenza di fuoco senza precedenti per aiutare coloro che ne hanno più bisogno. Queste erano le misure giuste adottate al momento giusto, ma sappiamo che questo non sarà quasi sufficiente per dare il via alle nostre  economie.

Per far ripartire l’economia, la fiducia deve tornare. La gente ha bisogno di fidarsi dei places in cui lavora, comprare e socializzare. Hanno bisogno di avere certezza e tranquillità quando si tratta di loro mezzi di sussistenza e del loro futuro. Qualsiasi ripresa dipenderà dalla capacità di sollevare gradualmente e in modo sostenibile le misure di contenimento, dalla nostra capacità di vivere al lato del virus e dall’avere una chiara comprensione della situazione in tutta Europa.

Questa crisi è diversa da qualsiasi altra che abbiamo affrontato prima. È dirompente ed evoluzione in natura. E molti dei suoi effetti e divisioni continueranno a giocare in modi non espatriati ed o imprevisti. Ciò che già sappiamo è che le azioni necessarie da parte dell’UE e dei suoi Stati membri per prevenire centinaia di migliaia di morti hanno avuto un costo. Tutta l’Europa è stata colpita e l’arresto economico significa posti di lavoro, income aziende sane sono stati messi a rischio in modi che non si vedevano nelle crisi precedenti.

Mentre il virus è lo stesso in tutti gli Stati membri, l’impatto e il potenziale di recupero sembrano molto diversi. I paesi e le regioni con economie dipendenti dai servizi di tipo clienti, dalle esportazioni o da un elevato numero di piccole imprese, saranno molto colpiti più difficile di altri. E mentre ogni Stato membro ha sostenuto il più possibile i propri lavoratori e le proprie imprese, non tutti possono farlo nella stessa misura. Ciò crea il rischio di una ripresa squilibrata, di un terreno di gioco disomogeneo e di un aumento delle disparità. E dimostra la necessità e il valore di una risposta europea.

Le scelte che facciamo oggi definiranno il futuro di domani per la prossima generazione. I massicci investimenti necessari per rilanciare le nostre economie devono alleviare l’onere sulle loro spalle, non renderlo più pesante. Ecco perché il piano di ripresa dell’UE deve guidare e costruire un’Europa più sostenibile, resiliente e più equa per la prossima generazione.

Le nostre sfide generazionali – le transizioni ecologiche e digitali – sono ancora più importanti ora che prima dell’inizio della crisi. Attraverso il recupero, andremo  avanti velocemente sulle transizioni bieta verde e digitale. Rafforzeremo la nostra autonomia strategica preservando i benefici di un’economia aperta. Sosterremo i nostri partner in tutto il mondo e condurremo unaforma rinnovata erinnovata di multilateralismo di cui il mondo ha bisogno.

IL PIANO NEXT GENERATION EU

Per essere all’altezza della straordinaria sfida e preparare un futuro migliore, la Commissione propone oggi un nuovo strumento di recupero, chiamato Next Generation EU, nell’ambito di un bilancio UErinnovato a lungo termine. In totale, questo piano europeo di ripresa metterà 1.85 trilioni di dollari1 per contribuire a far rilanciare la nostra economia e garantire che l’Europa rimbalzi  in avanti.

La ripresa sarà probabilmente lunga, ma le esigenze sono immediate. Un rapido accordo su queste proposte sarà un potente Stato dell’unità europea, della solidarietà e del senso comune di direzione. La ripresa dell’Europa sarà uno sforzo di squadra, da tutti noi, come individui, alle parti sociali, alla società civile, alle imprese, alle regioni, ai paesi e alle istituzioni.  Questo è il momento dell’Europa ed è time coglierlo  insieme..

 

  1. TE ANATOMY DELLA CRISI ECONOMICA

 Per capire cosa l’Europa deve fare per recuperare, dobbiamo prima avere un quadro chiaro di ciò che stiamo affrontando. Le previsioni o le conclusioni definitive in questa fase della crisi sono inevitabilmente piene di incertezza. Tuttavia, è già chiaro che le prospettive ecologi che sono piene di rischi e che la recessione in Europa potrebbe essere profonda, dannosa e prolungata se non interveniamo ora in modo decisivo.

Le restrizioni imposte per contenere la diffusione del virus hanno rallentato la vita economica – in alcuni casi quasi a untandstillo. Le catene di approvvigionamento e le linee di produzione sono state interrotte e il commercio di beni e servizi è stato interrotto. La spesa delle famiglie e gli investimenti privati sono crollati ai minimi storici. L’economia europea e la maggior parte dei suoi ecosistemi industriali hanno una frazione della loro capacità.

Insieme, si prevede che questi fattori porteranno a una forte contrazione dell’economia dell’UE. Le cifre sono rigide e l’entità dei danni è senza precedenti. Le stime indicano che il prodotto interno lordo (PIL) dell’UE è diminuito di circa il 15% nel secondo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel complesso, si prevede che l’economia dell’UE

 

 

 

1 Se non diversamente specificato, gli importi sono espressi in prezzi costanti per il      2018.  superiore al 7% nel 2020. Tuttavia, uno scenario peggiore di una seconda ondata e di misure di blocco estese potrebbe portare ovunque a un calo del 16% del PIL quest’anno.

Mentre si prevede che l’economia tornerà a crescere nel 2021, la ripresa iniziale sarà parziale  e l’impatto avvertito acutamente dalle persone e dalle imprese. Molte persone rischiano di vedere il loro reddito diminuire e il loro lavoro messo a rischio. La disoccupazione è destinata a salire al 9% nell’UE, colpendo i giovani e coloro che lavorano a bassa competenza e temporanei e vivono in famiglie povere in modo sproporzionato. È probabile che la povertà e le disuguaglianze aumentino, sottolineando l’importanza di una ripresa sociale e inclusiva. La liquidità e l’accesso ai finanziamenti saranno una sfida continua per le imprese, e in particolare perle piccole disuguaglianze diautobus. Il rischio di insolvenza dovrà essere attenuato per evitare peggiori effetti a catena.

L’impatto economico della crisi differirà notevolmente tra le diverse parti dell’economia. Le aziende che forniscono servizi rivolti ai clienti o si affidano a luoghi di lavoro affollati e aree dei clienti sono le più colpite. Le prime stime della Commissione mostrano che il turismo,l’economia sociale e gli ecosistemi creativi e culturali potrebbero vedere un calo del fatturato di oltre il 70% nel secondo trimestre del 2020. Anche il settore tessile, dei trasporti, dell’industria ad alta intensità energetica e del settore delle energie rinnovabili sarà duramente colpito. Gli ecosistemi con un’elevata fiducia dei consumatori, come la produzione, la vendita al dettaglio o la salute, rischiano di rimbalzare più rapidamente, mentre altri potrebbero subire un colpo economico ritardato.

L’impatto e il potenziale di ripresa dipendono anche dalla struttura demografica o economica di ciascun paese, con in posizione che quelli con un elevato numero di piccole e medie imprese (PMI) hanno colpito più duramente. Dipende  anche dalla loro capacità e capacità di assorbire e rispondere allo shock, in particolare con l’aiuto degli aiuti di Stato. Ciò ha un notevole impatto sul  mercato unico e aumenta le divergenze e le disparità tra gli Stati membri. Ciò si riflette nel fatto che la recessione sarà vicina al 10% per alcuni paesi, rispetto a una media tra il 6-7,5%  altrove.

Questo quadro, presentato in maggiore svalutazione nella valutazione delle esigenze di accompagnamento 2, dimostra la necessità di massicci investimenti e finanziamenti. Mettere una cifra definitiva sulle esigenze di investimento in questa fase della crisi non è una scienza esatta. Tuttavia, la valutazione delle esigenze stima che nel 2021 e nel 2022 saranno necessari almeno 1,5 trilioni di euro di ulteriori investimenti pubblici e privati per portare l’Europa sulla strada di una ripresa sostenibile.

 

  1. INVESTIRE NELLA PROSSIMA GENERAZIONE

 La valutazione delle esigenze dimostra la necessità di massicci investimenti su vasta scala e velocità, con notevoli investimenti pubblici e privati a livello nazionale. Se lasciata ai soli singoli paesi, la ripresa sarebbe probabilmente incompleta, disomogenea e ingiusta. Si tratta di un rischio molto reale in altre parti del mondo. Ma nella nostra Unione, dove le persone, le persone e le economie dipendono l’una dall’altra, l’Europa si trova in una posizione unica per poter investire in una ripresa sostenibile e in un futuro. Questo investimento sarà un  bene comune per il nostro futuro condiviso e mostrerà il vero e tangibile valore di far parte dell’Unione.

 

SWD(2020) 98

Progettato per la coesione, la convergenza e la solidarietà, il bilancio dell’UE è uno strumento pronto. È provato, trasparente e affidabile da tutti. Si è fatto investire in programmi e priorità comunemente concordati e, come segue, coloro che hanno bisogno di più sostegno ottengono gli investimenti di cui hanno bisogno per recuperare il ritardo.

Per questo motivo la Commissione propone oggi un nuovo strumento di recupero da 750 miliardi di euro, l’UE di nuova generazione, integrato in un bilancio UE a lungo termine potente e moderno. Si tratta di una proposta storica e una tantum che riflette la portata e l’entità della sfida che ci troviamo ad affrontare. La ripartizione completa di come funzionerà è stabilita nella comunicazione di accompagnamento 3, così come i testigiuridici adottati oggi. Le caratteristiche principali sono le seguenti:

 

Aumentare il denaro

I fondi per l’UE di nuova generazione saranno raccolti sollevando temporaneamente il tetto delle risorse proprie al 2% del reddito nazionale lordo dell’UE. Ciò consentirà alla Commissione di utilizzare il suo fortissimo rating del credito per prendere in prestito 750 miliardi di euro sui mercati finanziari per Next Generation  EU.

 

I fondi raccolti dovranno essere rimborsati attraverso i futuri bilanci dell’UE, non prima del 2028 e non dopo il 2058. Per contribuire a farlo in modo equo e condiviso, la Commissione proporrà una serie di nuove risorse proprie. Questi potrebbero includere una nuova resource basata sul sistema di scambio di quote di emissione, un meccanismo di regolazione dei confini dicarbonio e una risorsa propria basata sul funzionamento delle grandi aziende. Potrebbe anche includere una nuova tassa digitale, basata sul lavoro svolto dall’Organizzazione per il cooperazione economico(OCSE). La Commissione sostiene attivamente le discussioni dell’OCSE e del G20 ed è pronta ad agire in caso di mancato raggiungimento di un accordo globale. Queste si aggiungeranno alle proposte della Commissione in materia di risorse proprie basate su una tassa sul valore aggiunto e sulla plastica non riciclata.

 

Oltre all’UE di nuova generazione, la Commissione propone un bilancio UE rinnovato, pari a circa 1 miliardo di euro tra il 2021 e il 2027..

 

Investire i soldi

 

Tutto il denaro raccolto attraverso l’UE di nuova generazione e il nuovo bilancio dell’UE saranno incanalati attraverso i programmi dell’UE. Ciò significa che ogni euro di investimenti sarà messo a disposizione per rimettere in piedi l’Europa, per accelerare le transizioni ecologiche e digitali gemelle e costruire una società più equa e resiliente. Ciò significa anche che vi è piena trasparenza e responsabilità democratica per il Parlamento europeo e il Consiglio. I fondi dell’UE di Next Generation saranno investiti su tre pilastri, attraverso 500 miliardi di euro in sovvenzioni e 250 miliardi di euro in prestiti agli Stati membri.  States.

 

Il primo pilastro è il sostegno agli Stati membri per gli investimenti e le riforme per affrontare la crisi:

 

 

3 COM (2020) 442

Un nuovo strumento di recupero e resilienza con un budget di 560 miliardi di euro, distribuito in sovvenzioni e prestiti. Ciò sosterrà gli Stati membri nell’attuazione di investimenti e riforme essenziali per una ripresa sostenibile. Gli Stati membri progetteranno i propri piani nazionali di ripresa nazionali, sulla base delle priorità di investimento e di riforma individuate nell’ambito del semestre europeo, in linea con i piani nazionali per il clima e l’energia, i piani di transizione giusti e gli accordi di partenariato e i programmi operativi nell’ambito dei fondi dell’UE.

 

  • Una nuova iniziativa, REACT-EU, costituisce un bilancio di 55 miliardi di euro per un bilancio di 55 miliardi di euro. Questo sarà disponibile a partire dal 2020 e sarà distribuito in base a una nuova chiave di allocazione tenendo conto dell’impatto della crisi. Ciò garantirà che non vi sia alcuna errazione nei finanziamenti per le principali misure di riparazione delle crisi e il sostegno ai più svantaggiati. Sosterrà i lavoratori e le PMI, i sistemi sanitari e le transizioni ecologiche e digitali e sarà disponibile in tutti i settori, dal turismo alla

 

  • Per sostenere la via verde, la Commissione propone di fornire ulteriori finanziamenti per il Fondo di transizione giusta e il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale. I programmi di politica di coesione saranno inoltre rafforzati nel prossimo periodo di bilancio dell’UE, anche per consentire reater una maggiore flessibilità.

 

Il secondo pilastro riguarda il riavvio dell’economia dell’UE incentivando gli investimenti privati..

 

  • Un nuovo strumento di sostegno alla solvenza mobiliterà le risorse private per fornire un sostegno urgente alle aziende altrimenti sane. Gli investimenti saranno incanalati verso le imprese dei settori, delle regioni e dei paesi più colpiti. Ciò contribuirà a migliorare il livello del campo di gioco per gli Stati membri, con gli aiuti può  essere operativo a partire dal 2020 e avrà un budget di 31 miliardi di euro, con l’obiettivo di sbloccare più di 300 miliardi di euro di sostegno alla solvibilità. Saranno sviluppati orientamenti per contribuire ad allineare gli investimenti alle priorità dell’UE.

 

  • La Commissione propone di potenziare InvestEU,il programma di investimenti di punta dell’UE, più che raddoppiando la sua capacità.

 

  • In aggiunta a quanto sopra, verrà creato uno strumento di investimento strategico all’interno di InvestEU. Sarà in grado di sbloccare 150 miliardi di euro diinvestimenti grazie ai 15 miliardi di euro in cui sono stati inflitti 15 miliardi di euro da Next Generation EU. Ciò investirà nel rafforzamento della nostra resilienza e autonomia strategica tra le tecnologie chiave e le catene del

 

Il terzo pilastro riguarda l’apprendimento delle lezioni della crisi:

 

  • La Commissione propone di creare un nuovo programma autonomo EU4Health,con un bilancio di 9,4 miliardi di euro. Investirà nella prevenzione, nella preparazione alle crisi, nell’approvvigionamento di medicinali e attrezzature vitali, nonché nel miglioramento dei risultati sanitari a lungo termine. Un certo numero di altri programmi chiave saranno rafforzati per trarre insegnamenti dalla crisi, in particolare rescEU e Horizon Europe.

 

  • Per sostenere meglio i nostri partner globali,saranno rafforzati sia lo strumento di cooperazione internazionale, sia lo strumento per la cooperazione internazionale, sia lo strumento di cooperazione

 

Oltre a tre pilastri della spesa attraverso lo strumento di recupero, la Commissione propone anche di rafforzare un certo numero di altri programmi nel bilancio dell’UE, rispetto a quanto discusso dal Consiglio europeo in febbraio. Questi includono la politica agricola comune, il Fondo marittimo europeo e la pesca, il programma del mercato unico e i programmi che sostengono la cooperazione su tasse e dogane, lo strumento Connecting Europe, Erasmus, il programma Europa creativa, il programma Europa digitale, il Fondo europeo di difesa, il Fondo per la sicurezza interna, il Fondo per l’asilo e la migrazione, il Fondo integrato di gestione delle frontiere e l’assistenza pre adesione.

 

  1. RIPARAZIONE PREPARE LA NEXT GENERATION: I FONDAMENTALI POLITICI

 

Questa crisi dirompente e mutevole è prima di tutto una tragedia umana. Al di là dei continui sforzi per affrontare la dimensione sanitaria, l’UE deve dare priorità alla dimensione sociale di tale situazione, in particolare mediante l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali. Dobbiamo investire nella protezione e nella creazione di posti di lavoro e nella creazione della nostra sostenibilità competitiva costruendo un’Europa più equa, più verde e più digitale. Dobbiamo riparare i danni a breve termine dalla crisi in un modo che investa anche nel nostro futuro a lungo termine. A tal fine, l’UE deve ora mostrare chiarezza di intenti e certezza di orientamento attraverso le sue politiche.

 

4.1.    L’accordo verde europeo: la  strategia di crescita dell’UE

 

L’European Green Deal è la strategia di crescita dell’Europa. Per garantirne il pieno potenziale, è essenziale che Next Generation EU guidi la nostra sostenibilità competitiva. Gli investimenti pubblici nella ripresa dovrebbero rispettare il giuramento verde di “non nuocere”.Le priorità individuate nei piani del semestre europeo, dell’energia nazionale e dei cambiamenti climatici (NECP) e piani di just transition dovrebbero guidare questo investimento. Le linee guida di investimento per il nuovo strumento di sostegno alla solvenza  rifletteranno anche la necessità di effettuare investimenti verdi. Ciò sarà sostenuto dal 25% del bilancio dell’UE destinato agli investimenti per il clima e da ulteriori finanziamenti per Horizon Europe, riflettendo il ruolo cruciale della ricerca e dell’innovazione nel guidare il passaggio a un’economia pulita, circolare,coopetitiva e neutra dal punto di vista climatico.

 

Per contribuire a sbloccare l’investimento privato necessario, sono essenziali la certezza e la prevedibilità a lungo termine. Ciò sottolinea l’importanza della legge sul clima e le prossime proposte di obiettivi più ambiziosi di riduzione delle emissioni per il 2030. La tassonomia  sostenibile dell’UE guiderà gli investimenti nella ripresa dell’Europa per garantire che siano in linea con le nostre ambizioni a lungo termine. Questo sarà sostenuto con una  rinnovata strategia finanziaria sostenibile  entro la fine dell’anno. Per garantire che gli interessi ambientali e sociali siano pienamenteintegrati nelle strategieaziendali, la Commissione presenterà una nuova iniziativa nel 2021 sulla governance aziendale sostenibile..

 

Questo investimento dovrebbe aiutare l’accordo verde europeoa diventare un motore per la creazione di posti dilavoro. Soddisfare le attuali crisi climatiche ed energetiche del 2030può aggiungere l’1% del PIL e creare quasi 1 milione di nuovi posti di lavoro verdi. Investire in  un’economia più circolare ha il potenziale

 

creare almeno 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 e aiutare l’UE a ridurre la sua dipendenza dai fornitori esterni e adalleviare la sua resilienza alle questioni dell’approvvigionamento globale.

 

Oltre a garantire la certezza a lungo termine, la ripresa verde deve anche contribuire a rilanciare l’economia europea in modo rapido e a livello locale. La prossima Renovation Wave si concentrerà sulla creazione di posti di lavoro nel costruireion, ristrutturazione e altre industrie ad alta intensità di lavoro. Attraverso un sostegno normativo e finanziario, come  una finestra di infrastrutture sostenibili di dimensioni doppie in InvestEU,l’obiettivo sarà quello di raddoppiare almeno il tasso annuale di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente. A tal fine, gli Stati membri potranno inoltre utilizzare i fondi dello strumento di recupero e resilienza, in linea con le priorità individuate nell’ambito del semestre europeo o dei NETP. Ciò contribuirà a risparmiare sulle bollette energetiche, a fornire condizionidi vita più sane e a ridurre lapovertà energetica.

 

Nello stesso spirito, la Commissione si concentrerà anche sullo sblocco degli investimenti in tecnologie pulite e catene del valore, in particolare attraverso i finanziamenti aggiuntivi per Horizon Europe. Il nuovo strumento di investimento strategico inseriràle tecnologie chiave per la transizione energetica pulita, come le tecnologie distoccaggio delle energie rinnovabili e dell’energia, l’idrogeno pulito, le batterie, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e l’infrastruttura energetica sostenibile. Il lavoro dell’Alleanza europeadelle batterie saràrastrellato velocemente e la nuova Clean Hydrogen Strategy and Alliance  guiderà e coordinerà il rapido upscaling della produzione e dell’uso di idrogeno pulito in Europa. La Commissione presenterà inoltre proposte per aumentare l’assorbimento delle energie rinnovabili offshore e per migliorare l’integrazionedel sistemaenergetico.

 

La crisi ha anche dimostrato il ruolo cruciale che i trasporti svolgono, con percorsi di trasporto e logistici interrotti in tutte le modalità che colpiscono le nostre catene del valore e le nostre economie. Per contribuire a creare più posti di lavoro, ci sarà anche un focus su un periodo di produzionee distribuzione di  veicoli e navi sostenibili,  nonché  di combustibili alternativi. Lo strumento Connecting Europe, InvestEU e altri fondi sosterranno il finanziamento dell’installazione di un milione di punti di ricarica,rinnovi puliti dellaflotta da parte di città e aziende, infrastrutture di trasporto sostenibili e consentiranno il passaggio alla mobilità urbana pulita. Gli investimenti pubblici per rilanciare la ripresa del settore dei trasporti dovrebbero essere impegnati dall’industria a investire in una mobilità più pulita esostenibile.

 

Proteggere e ripristinare la biodiversità e gli ecosistemi naturali è fondamentale per rafforzare la nostra resilienza e prevenire l’emergere e la diffusione di futuri focolai. Ciò raddoppia l’importanza dell’ategy dell’UEper la biodiversità adottata di recente per il2030  e della prossima strategia forestale dell’UE. Nell’ambito di InvestEU, una nuova iniziativa di capitale naturale e di economia circolare mobiliterà almeno 10 miliardi di euro nei prossimi 10 anni.

 

La politica agricola comune e la strategia Farm to Fork sosterranno i nostri agricoltori e il settore agricolo a prosperare  e continueranno a fornirci il cibo conveniente, nutriente, sicuro e sostenibile di cui abbiamo bisogno, rafforzando le nostre catene di approvvigionamento e affrontando le questioni esposte durante la crisi. Dato ilruolo vita l degli agricoltori e dellezone rurali nella transizione verde, la Commissione propone oggi di rafforzare il bilancio per il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale  by

15 miliardi di dollari.

 

Molte persone, regioni e settori più colpiti dalla crisi dovranno anche apportare un cambiamento più importante della maggior parte. Per questo motivo la Commissione propone oggi di rafforzare la

 

Fondo di transizione con ulteriori 32,5 miliardi di euro. Questo funding sarà utilizzato per alleviare gli impatti socioeconomici della transizione, sostenendo il riqualificazione, aiutando le PMI a creare nuove opportunità economiche e investendo nella transizione verso l’energia pulita. La Commissione sta inoltre proposte per istituire il nuovostrumento di prestito del settorepulic che costituisce il terzo pilastro del meccanismo di transizione giusta. Ciò sarà sostenuto da 1,5 miliardi di euro dal bilancio dell’UE e da 10 miliardi di euro in prestiti da parte della Banca europea per gli investimenti.

 

4.2 Un mercato unico più profondo e digitale

 

La pandemia e le sue conseguenze sulle nostre vite e sulle nostre economie hanno evidenziato l’importanza della digitalizzazione in tutti i settori dell’economia e della società dell’UE. Le nuove tecnologie hanno mantenuto in funzione le nostre attività ei nostri servizi pubblici e hanno fatto sì che il commercio potessefluire. Ci hanno aiutato tutti a rimanere connessi, a lavorare da remoto e a sostenere l’apprendimento dei nostri figli.

 

A lungo termine, ciò potrebbe innescare cambiamenti permanenti e strutturali nella vita sociale ed economica: più telelavoro, e-learning, e-commerce, e-government. Ciò evidenzia il potenziale di sviluppare un e-ID universalmente accettato –  l’identità elettronica pubblica – per consentire un accesso semplice, affidabile e sicuro ai servizi pubblici digitali transfrontalieri.

 

Quattro elementi saranno fondamentali per un recuperodigitale, contribuendo a stimolare l’innovazione competitiva e a fornire agli utenti una scelta più ampia.

 

In primo luogo, avremo bisogno di invest in connettività più e migliore. Il rapido dispiegamento del 5G avrà effetti di ricaduta sull’intera società digitale e aumenterà l’autonomia strategica dell’Europa. Ciò sosterrà gli sforzi più ampi per costruire un’infrastruttura in gradodi gestire processi e applicazioni emergenti e future. Fornirà inoltre la larghezza di banda necessaria per la salute, l’istruzione, i trasporti, la logistica e i media che sono essenziali per la nostra resilienza, competitività e ripresa economica.

 

In secondo luogo, avremo bisogno di una maggiore presenza industriale e tecnologica nelle parti strategiche della catena di approvvigionamento digitale. Proprio come è diventato chiaro quanto siano importanti la connettività e le tecnologie digitali, ci viene anche ricordato l’importanza della sicurezza della tecnologia. Questo problema di ricambio,lanecessità per l’Europa di avere la sovranità tecnologica dove conta, oltre a mantenere il commercio aperto e il flusso dell’innovazione.

 

In questo spirito, gli investimenti di recupero saranno incanalati verso capacità e capacità digitali strategiche,tra cuiintelligenza informatica,sicurezzainformatica, comunicazione protetta, dati e infrastruttura cloud, reti 5G e 6G, supercomputer, quantistici e blockchain. Questa sarà una priorità nello strumento di recupero e resilienza, nell’InvestEU e nella strategia di investimento. Le linee guida di investimento per il nuovo strumento di sostegno alla solvenza rifletteranno anche la necessità di dare priorità agli investimenti digitali. Ciò contribuirà anche a colmare il divario digitale dell’Europa, che è diventato ancora più evidente durante la crisi.

 

In terzo luogo,costruiamo  un’economia reale dei dati come motore per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro. I dati offrono alle aziende l’opportunità di sviluppare prodotti e servizi. Per sfruttarlo al meglio, abbiamo bisogno di spazi di dati europei comuni in settori e settori chiave,anche nel supportdell’industria europea, nell’attuazione dell’accordo verde europeo, nella sanità, nella mobilità e nella pubblica amministrazione.

 

Per dare vita a tutto questo, la Commissione presenterà un’azione legislativa sulla condivisione dei dati e sulla governance per contribuire a mettere in attostrutture adeguate per gestire la condivisione dei dati tra gli Stati membri e isettori, affrontare gli ostacoli al commercio digitale e rendere l’Europa idonea e in grado di competere nella 21a economia globale. Ciò faciliterà la creazione di spazi dati comuni e rafforzeràla trasparenza su questioni quali laportabilità o l’accesso ai dati. Seguirà una  legge sui dati, chestabilirà le condizioni per un migliore accesso e controllo dei dati industriali. La Commissione proporrà inoltre di rendere disponibili per il bene comune set di dati governativi di alto valore attraverso un accesso più aperto alla ricerca, all’innovazione e alle PMI.

 

Il quarto elemento è la necessità di un ambiente aziendale più equo e più facile,il bloccoesteso potenziato shopping su Internet e modelli di business online. Questa tendenza accelererà solo nei mesi e negli anni a venire, con un maggior numero di aziende che passano al digitale per fare business. Tuttavia, l’ambiente online è attualmente dominato da una serie di grandi piattaforme. La loro posizione e un maggiore accesso alle risorse dati chiave

–è un impatto sulla capacità delle piccole imprese europee di avviare, scalare o sfruttare al meglio il mercato unico.

 

Questi problemi devono essere affrontati se si vuole che l’Europa sto sfruttando al meglio il recupero digitale. In questo spirito, uno degli obiettivi del nuovo Digital  Services Act sarà quello di migliorare il quadro giuridico per i servizi digitali, con regole chiare per le piattaforme online. Offrirà una maggiore sicurezza per i consumatori online, preverrà l’abuso del potere di mercato da parte delle piattaforme e garantirà un mercato equo con paripportunità per le piccole imprese.

 

Dobbiamo anche concentrarci sulla riduzione degli oneri amministrativi e sul rendere più facile per le imprese, in particolare le PMI, utilizzare strumenti digitali, come la firma elettronica. Hanno bisogno di supporto per ottenere un accesso più facile ai dati e ridurre la burocrazia attraversosoluzioni digitali grezze, ad esempio per i contratti. Dovrebbero essere incoraggiati l’uso di negozi di sostegno one-stop e la semplificazione delle procedure amministrative online.

 

Sarà prioritaria la digitalizzazione degli appalti pubblici, anche mediante lo sviluppo di sistemi nazionali di e-procurement e dimoduli.   Ciò sarà sostenuto dalla piena attuazione del pacchetto di diritto societario per facilitare la digitalizzazione e la mobilità delle imprese e del gateway digitale unico.

 

Durante le ultime settimane, abbiamo anche assistito a un aumento esordiaria degliattacchi dannosi da più fonti, cercando di capitalizzare la perturbazione causata dalla pandemia per motivi criminali o geopolitici. Migliorare le capacità digitali delle forze dell’ordine conserverà la loro capacitàdi promuoverei cittadini in modo efficace. La digitalizzazione dei sistemi giudiziari può migliorare l’accesso alla giustizia e al funzionamento del contesto imprenditoriale.

 

Una nuova strategia per la cibersicurezza esaminerà come rafforzare la cooperazione, le conoscenze e la capacità a livello dell’UE. Aiuterà inoltre l’Europa a rafforzare le sue capacità industriali e i suoi partenariati e a incoraggiare l’emergere di PMI nel settore. Ciò accompagnerà la revisione della direttiva sull’efficaciadei sistemi di rete e di informazione e la proposta di misure supplementari sulla protezione delle infrastrutture critiche. Insieme al lavoro in corso sulla cibersicurezza nell’ambito dell’Unione della sicurezza dell’UE, ciò aumenterà le capacità all’interno degli Stati membri e rafforzerà la cibersicurezza complessiva dell’UE.

 

4.3. Un recupero equo e inclusivo

 

Questa crisi è una tragedia umana. L’Europa deve fare tutto il necessario per garantire che quella che è iniziata come una pandemia sanitaria – ed è diventata un’emergenza economica – non diventi una crisi sociale completamente inpiena. Milioni di persone in tutta l’UE hanno perso il loro posto di lavoro o hanno programmi di lavoro a breve termine e milioni dialtri potrebbero essere a rischio a causa dell’alto livello di incertezza.

 

Sostenere le persone a rimanere al lavoroe creare nuovi posti dilavoro, guiderà i nostri sforzi. A breve termine, il nuovo strumento temporaneo per mitigarei rischi di disoccupazione in caso diemergenza (SURE) fornirà 100 miliardi di euro per aiutare i lavoratori a mantenere il loro reddito e garantire che le imprese possano rimanere a galla e trattenere il personale. La Commissione si baserà su questo, nonché sulle esperienze di nuovistudi sul lavoro a breve terminein molti Stati membri, quando proporrà uno strumento permanente in futuro.

 

Il nuovo strumento di supporto Solvency  contribuirà a mantenere le aziende in attività e le persone al lavoro. Il nuovo fondo di garanzia paneuropeo della Banca europea per gli investimenti potrà sostenere le PMI che impiegano circa i due terzi della forza lavoro dell’UE. Le regioni più colpite dalla crisi potranno accedere a un sostegno rapido e flessibile nell’ambito della nuova iniziativa REACT-EU. Nel medio-lungo termine, gli sforzi per ripristinare unmercato unico pienamente funtio, così come gliinvestimenti effettuati attraverso l’UE di nuova generazione, creeranno nuovi posti di lavoro in tutta l’economia, in particolare nelle transizioni verdi e digitali.

 

Tutto ciò riflette la necessità che la ripresa sia equa e inclusiva. Deve affrontare le disparità e le disuguaglianze esposte o esacerbate nella crisi e promuovere la coesione territoriale. Il punto di partenza è la solidarietà: tra persone, generazioni, regioni e paesi. Ciò dovrà essere fatto in stretta collaborazione con le parti sociali, la società civile e altre parti interessate. La nostra bussola per raggiungere questo obiettivo rimarrà il  pilastro europeo dei dirittisociali.

 

L’UE garantirà che la parità sia al centro della ripresa. Un’Europa prospera e sociale dipende da tutti noi, indipendentemente dal  sesso, dall’origine razziale o etnica, dalla religione o dal credo, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale. Ciò è doppiamente importante in una crisi che ha avuto un impatto sproporzionato su un certo numero di gruppi della  società.

 

Garantire che tutti i lavoratori dell’UE guadagnino unliving decente sarà essenziale per la ripresa. Se fissati a livelli adeguati,  i salari minimi aiutano i lavoratori vulnerabili a costruire un cuscinetto finanziario durante i periodi buoni e a limitare il calo del reddito durante i periodi difficili. Dato che le donne sono sovrarappresentate e sottopagate in molti posti di lavoro in prima linea, la necessità di colmare il divario retributivo di genere, anche attraverso misure vincolanti di trasparenza salariale,diventa ancora più  importante.

 

Il rafforzamento del sostegno all’occupazione giovanile  aiuterà i giovani a entrare nel mondo del lavoro, della formazione o dell’istruzione, mentre una forte economia  socpuò offrire opportunità uniche per aiutare i più vulnerabili a tornare sul mercato del lavoro.

 

Il virus è stato anche particolarmente doloroso per gli anziani, che sono colpiti più duramente dal virus e sono i più appartati nelle loro case. Il prossimo lavoro della Commissione sull’invecchiamento e sulle persone con disabilità terrà conto dell’esperienza edelle lezioni della crisi. All’altro capo della scala, dobbiamo anche mitigare la crisi

 

impatto sui bambini. La Commissione proporrà la Garanzia europea per l’infanzia nel 2021 per garantire che tutti i bambini abbiano accesso ai servizidi base per la salute el’istruzione.

 

Tutti beneficeranno della ripresa dell’Europa e tutti dovranno contribuire a realizzarla. Per garantire che la solidarietà e l’equità siano al centro della ripresa, la Commissione intensificherà la lotta contro le frodi fiscali  ele suepratiche sleali. Ciò aiuterà gli Stati membri a generare le entrate fiscali necessarie per rispondere alle grandi sfide dell’attuale crisi. Una  base imponibile consolidata comune per le società  fornirebbe alle imprese un unico regolamento per calcolarela base di t ax aziendalenell’UE. La semplificazione fiscale può migliorare il contesto imprenditoriale e contribuire alla crescita economica.

 

La crisi è un test per i nostri sistemi di protezione sociale e gli investimenti necessari devono colmare le lacune di copertura che si sono manifestate incrisi, ad esempio per i lavoratori autonomi..  Ciò valeva in particolare per  i lavoratori della piattaforma che in molti casi non rientrano nell’ambito della legislazione UE in materia di lavoro e che pertanto devono essere dotati di condizioni di lavoro eque e di adeguate condizioni di lavoro.ection.

 

Mentre l’Europa intraprende la sua strada verso la ripresa verso un’economia e una società più verdi, digitali e resilienti, la necessità di migliorare e adattare competenze, conoscenze e competenze diventa ancora più importante. La crisi ha anche dimostrato l’importanza delle competenze digitali, per i bambini, gli studenti, gli insegnanti, i formatori e tutti noi per comunicare e lavorare. La Commissione presenterà  un’agenda sulle competenze per l’Europa e un piano d’azione aggiornato per l’istruzione digitale.  

 

Il blocco della società si è rivelato anche un periodo di paura e sofferenza per le vittime di violenza domestica e abusi, con prove di un aumento sostanziale dei casi. L’UE farà tutto il possibile per prevenire e combattere la violenza di genere, sostenere e proteggere le vittime di tali crimini e ritenere responsabili i responsabili dei loro comportamenti abusivi. La strategia per i diritti delle vittime  presterà particolare attenzione alle esigenze specifiche delle vittime della violenza di genere.

 

  1. BUILDING Un’UNIONE PIÙ RESILIENTE E SINGLE MARKET

 

La pandemia è servita a riaffermare l’interdipendenza delle nostre economie  e l’importanza di un mercato unico pienamente funzionante. Gli Stati membri hanno condiviso i vantaggi del mercato unico per quasi trent’anni e, per alcuni, gli scambi intracomunitari ammontano al70% delle esportazioni. I nostri ecosistemi industriali sono sempre più integrati e connessi. La ricerca, l’ingegneria, la produzione, l’assemblaggio e la manutenzione spesso si svolgono in diverse parti d’Europa e consentono alle impresedi essere più competitive e di concentrarsi sulfatto che fanno meglio. Questo sarà esattamente ciò che è necessario per la ripresa dell’Europa.

 

La crisi ha anche spezzato parti del nostro tessuto produttivo e ha colpito le catene di approvvigionamento cruciali. Questa interruzione della produzione e il calo della domanda in uno Stato membro avranno un impatto significativo in altri Stati membri. Se non affrontata, ciò potrebbe portare a clos e perdite di posti dilavoro e, in ultima analisi, ostacolerà la nostra competitività e la velocità della ripresa in altri Stati membri. Data la portata e la natura di questa sfida, la risposta non può che essere europea.

 

Ciò inizia con la garanzia che il nostro mercato unico funzionidi nuovocorrettamente. Tre delle quattro libertà sono state gravemente colpite dalla pandemia: persone, beni, servizi.

 

A seguito delle questioni iniziali, l’azione decisiva intrapresa per garantire la libera circolazione di beni e prodotti ha aiutato i nostri prodotti alimentaria rimanere aperti e molte delle nostre fabbriche a continuare a lavorare. La libera circolazione delle persone era essenziale per consentire ai trasporti, alla stagionalità e ad altri lavoratori di mantenere le catene di approvvigionamento.

 

Queste azioni hanno contribuito a garantire la continuità aziendale di base, ma la ripresa significherà il ripristino completo di tutte e quattro le libertà. Dobbiamo continuare a ridurre il nostro onere normativo semplificando le nostre norme sul mercato interno e garantendo che siano pienamente applicate e attuate. La nuova task force per l’applicazione del mercato unico sarà essenziale per identificare e affrontare le barriere che si presentano a causa di un’applicazione o di un’applicazione impropria. Garantirà la piena attuazione del piano d’azione per l’applicazione del mercato unico adottato in marzo.

 

Per mantenere le condizioni di parità e mantenere il funzionamento del mercato unico, la Commissionepropone un nuovo strumento, lo strumento di sostegno alla solvenza, per fornire sostegno alle imprese sane che sono ora a rischio a causa della chiusura economica. Dovrebbero essere sostenuti per ottenere un accesso più facile e rapido ai finanziamenti. Ciò evidenzia l’importance del completamento dell’Unione dei mercati dei capitali e dell’Unione bancaria, elementi chiave nell’approfondimento dell’Unione economica e monetaria. Ciò contribuirà a garantire la stabilità economica e finanziaria durante tutta la ripresa e rafforzerà la nostra resilienza ai futuri problemi. La Commissione trarrà inoltre le sue conclusioni sulla revisione della governance economica dopo la  crisi.

 

La crisi ha inoltre testato il quadro di concorrenza dell’UE,che è stato rapidamente adattato per consentire unsostegno nazionale particolarmente indispensabile attraverso loStato. Allo stesso tempo, è importante che queste flessibilità temporanee non causino una frammentazione a lungo termine nel mercato unico. La politica di concorrenza dell’UE è essenziale per garantire parità di vita nell’economia odierna, promuovere l’innovazione e offriremaggiore scelta. Porta il meglio dalle nostre aziende e consente loro di rimanere competitivi a livello globale. Mentre l’Europa traccia il suo percorso di ripresa e accelera le duplici transizioni, dobbiamo garantire che le regole della concorrenza rimangano adeguate al mondo di oggi. A talriguardo, la Commissione sta attualmente rivedendo il quadro comunitario in materia di concorrenza.

 

La crisi ha anche rivelato una serie di vulnerabilità e un significativo aumento di alcuni crimini, come la criminalità informatica. Ciò dimostra la necessità di rafforzare la securite l’Unione dell’UE . In tale ambito, la strategia dell’UNIONE europea per la sicurezza affronterà queste sfide e si baserà sul lavoro per un mercato interno e una società sicuri.

 

La crisi ha inoltre messo a dura prova i sistemi di asilo degli Stati membri e la gestione delle frontiere nell’Unione europea. Il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo cercherà di rendere la gestione dell’UE in materia di asilo, migrazione e frontiere più efficace, più equa e sufficientemente flessibile per rispondere alle crisi.

 

  • Autonomia strategica aperta e forti catene del valore

 

La crisi ha inoltre rivelato una serie di settori in cui l’Europa deve essere più resiliente per prevenire, proteggere e resistere agli shock futuri. Ci impegneremo sempre per un commercio aperto ed equo, ma dobbiamo essere consapevoli della necessità di ridurre la dipendenza e rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento, in particolare per cose come ingredienti farmaceutici o materie prime.

 

A tale scopo, l’Europa deve concentrarsi sul rafforzamento della sua autonomia strategica, della sicurezza economica e del potenziale di creazione di posti di lavoro. La Commissione propone un nuovo strumento strategico per gli investimenti a sostegno degli investimenti transfrontalieri al centro di sostegno al rafforzamento e alla costruzione di catene strategiche europee del valore. Essa incentiveràla leadership industriale e commerciale europea in un certo numero diecosistemi, in particolare quelli legati alla doppia transizione verde e digitale. Ciò rafforzerà il mercato unico, sosterrà la nuova strategia industriale dell’UE4  e contribuirà a un’economia più circolare.

 

Una nuova strategia farmaceutica  affronterà i rischi espostidurante la crisi che incidono sull’autonomia strategica dell’Europa e sosterrà anche la costruzione di ulteriori capacità di produzione e produzione farmaceutica in Europa.

 

Con la transizione verso la neutralità climatica, la dipendenza dai dati fossili disponibili rischia diessere sostituita con la dipendenza da altre materie prime non energetiche, per le quali la concorrenza globale sta diventando sempre più intensa. La prevenzione dei rifiuti, il potenziamento del riciclaggio e l’aumento dell’uso di materie prime secondarie contribuiranno a ridurre questa dipendenza. Nuovi investments nel riciclaggio contribuirà a fornire materie prime secondarie strategiche. Un nuovo  piano d’azione sulle materie prime critiche esaminerà anche come rafforzare i mercati cruciali in modo sostenibile per la mobilità elettronica, le batterie, le energie rinnovabili,i cal farmacomotori, l’aerospaziale, ladifesa e le applicazioni digitali. Ciò sarà sostenuto dalla piena attuazione del piano d’azione per l’economia circolare..

 

Il commercio mondiale e le sue catene del valore integrate rimarranno un motore di crescita fondamentale e saranno essenziali per laripresa dell’Europa. In quest’ottica, l’Europa perseguirà un modello di  aperta autonomia strategica. Ciò significherà plasmare il nuovo sistema di governance economica globale e sviluppare relazioni bilaterali reciprocamente vantaggiose, proteggendoci al contempo da pratiche sleali e ingiuste. Questo ci aiuterà anche a diversificare e consolidare le catene di approvvigionamento globali per proteggerci dalle crisi future e contribuirà a rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. In questo spirito, l’UE intraprenderà una revisione della politica commerciale per garantire il contenziosoflusso di beni e servizi in tutto il mondo e per riformare l’Organizzazione mondiale del commercio.

Allo stesso tempo, l’UE deve anche proteggere i suoi beni strategici, le infrastrutture e le tecnologie dagli investimenti diretti esteri che potrebbero minacciare la sua sicurezza o l’ordine pubblico, attraverso un meccanismo rafforzato di screening degli investimenti direttiesteri. In questa crisi, le sovvenzioni statali da parte di paesi terzi hanno il potenziale di annullare l’onda del campo di gioco nel mercato unico. Ciò sarà affrontato nel Libro bianco upcoming della Commissione su uno strumento sulle sovvenzioni estere. Un rapido accordo sul proposto strumento di approvvigionamento internazionale sarà inoltre essenziale per rafforzare la capacità dell’UE di negoziare la reciprocità e l’apertura del mercato con i suoi partner.

 

Persistono le differenze nei livelli diambizione climatica in tutto il mondo, la Commissione proporrà un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio  nel 2021 per ridurre il rischio di perdite di carbonio, in piena compatibilità con le norme dell’OMC. Si tratterebbe di una nuova risorsa propria peril bilanciodell’UE, contribuendo a rimborsare in futuro i fondi raccolti per l’UE di nuova generazione.

 

 

4A COM(2020) 102

 

  • Maggiore coordinamento in materia di salute pubblica e gestione rafforzata delle crisi

 

La crisi della sanità pubblica che la nostra Unione si trova attualmente ad affrontare ha dimostrato la forza, l’abilità e il coraggio degli operatori sanitari europei. Tuttavia, i nostri sistemi sanitari pubblici, che rimangono tra i migliori e più accessibili in tutto il mondo, sono stati sottoposti aun esitazione. E il coordinamento tra gli Stati membri sulle questioni sanitarie è stato messo alla prova anche nell’immediato inizio della crisi.

 

In quest’ottica, e al fine di migliorare la preparazione congiunta per le future crisi sanitarie, la Commissione proporrà di rafforzare l’Agenzia per i medicinali dell’European nel monitoraggio della produzione e della fornitura di medicinali essenziali nell’UE per evitare carenze. Darà inoltre un  ruolo più forte al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)  nel coordinamento della sorveglianza, della preparazione e della risposta alle crisi sanitarie.

 

Dovrebbe inoltre essere rafforzato il quadro normativo dell’UE in materia di sanità e aumentare l’uso di appalti congiunti per l’approvvigionamento sanitario. Ciò apprenderebbe gli insegnamenti dalla crisi, a partire dall’approvvigionamento immediato di vaccini abreve termine. Proporremo inoltre di creare uno spazio europeo per i dati sanitari per promuovere lo scambio di dati sanitari e sostenere la ricerca nel pieno rispetto della protezione dei dati.

 

I sistemi sanitari più resilienti hanno bisogno di un adeguato investimento e di un sostegno finanziario che corrisponda al loro ruolo di leader. La Commissione propone oggi un programma autonomo EU4Health  per sostenere gli Stati membri e l’UE per rafforzare la capacità e la preparazione alle future crisi sanitarie. Contribuirà a fornire una visione a lungo termine per sistemi sanitari pubblici ben performanti e resilienti, in particolare investendo nella prevenzione e nella sorveglianza delle malattie e migliorando l’accesso all’assistenza sanitaria, alla diagnosi e al trattamento.

 

La ricerca e l’innovazione  saranno essenziali per accrescere la nostra conoscenza delle malattie, dei trattamenti e dei vaccini e rafforzare la nostra autonomia e la nostra leadership nelle catene del valore. Per questo motivo, nell’ambito del prossimo bilancio a lungo termine, la Commissione propone di rafforzare Orizzonte Europe  per sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore sanitario, estendere le sperimentazioni cliniche, migliorare l’accesso alle infrastrutture di ricerca e contribuire all’ancoraggio della scienza al centro del processo politico.

 

L’attuale crisi ha inoltre sottolineato la necessità di un coordinamento e di una risposta alle crisi a livello europeo. Sebbene il coordinamento tra gli Stati membri sia ripreso rapidamente dopo un avvio lento, è necessario apprendere gli insegnamenti della crisi. Ciò significa rafforzare la preparazione alle crisi e la gestione delle crisi per gli scenari futuri.

 

La Commissione propone oggi di rafforzare la rescEU  per costruire la capacità permanente di gestire tutti i tipi di emergenza. Ciò rafforzerà la sua capacità di investire nelleinfrastrutture di risposta alle emergenze, nella capacità di trasporto e nei team di supporto alleemergenze. Creerà una riserva a livello dell’UE di forniture e attrezzature essenziali da mobilitare in risposta alle grandi emergenze.

 

Un’altra lezione è la necessità di una risposta rapida, flessibile e costantedell’UE alle crisi. In questo spirito, la Commissione propone di rafforzare i propri strumenti di emergenza e di renderli più flessibili in modo che le risorse possano essere impiegate rapidamente e su vasta scala quando necessario. Ciò include il Fondo europeodi solidarietà e il Fondo di adeguamento alla globalizzazione di European.

 

La Riserva di solidarietà e aiuti all’emergenza  sarà inoltre notevolmente rafforzata per consentire una risposta rapida alle crisi sia all’interno che all’esterno dell’UE.

 

  1. UNA RECOVERY BASED ON EU VALUES And FUNDAMENTAL  RIGHTS

 

La crisi sta mettendo alla prova lo stile di vita dell’Europa. Per contribuire a salvare vite umane, alcune delle nostre libertà sono state limitate. Gli elementi essenziali che fanno funzionare la nostra società sono stati spesso messi in attesa. La nostra resilienza democratica è stata messa alla prova. Tuttavia, l’Europa non deve maipromettere sui suoi valori. La ripresa deve basarsi sui diritti fondamentali e sul pieno rispetto dello Stato didiritto.

 

Di fronte alla crisi, tutti gli Stati membri hanno dovuto adottare misure di emergenza. La Commissione ha chiarito fin dall’inizio che le misure di emergenza devono essere strettamente proporzionate e limitate nel tempo e nella natura. Tutte queste misure devono essere oggetto di un controllo regolare e di tutti i diritti rispettati integralmente.

 

La crisi ha anche messo in luce una serie di vulnerabilità nello Stato di diritto. Ciò va dallo stress sui sistemi giudiziari alla capacità disomogenea dei controlli e degli equilibri istituzionali per funzionare in modo efficace. I media e la società civile hanno incontrato nuovi ostacoli nel svolgereil loro ruolo nel dibattito democratico. La relazione annuale sullo stato di diritto della Commissione esaminerà la questione in tutti gli Stati membri. Anche la proposta della Commissione di un regolamento sulla protezione del bilancio dell’UE contro le carenze generalizzate deldiritto sarà una caratteristica fondamentale.

 

La crisi ha anche evidenziato le minacce alla nostra democrazia. Ha portato con esso una nuova “infodemica” da coloro che vogliono manipolare lo spazio pubblico e diffondere messaggi falsi, propaganda e narrazioni di odio. Pur sostenendol’espressione e sostenendo i media, la Commissione affronterà le sfide di disinformazione più immediate legate alla pandemia e utilizzerà anche il piano d’azione per la democrazia europea per trarre gli insegnamenti e rafforzare la resilienza per il  futuro.

 

Tutto ciò riflette la necessità ancora più importante di rafforzare e alimentare la nostra democrazia. Questo inizia con dare alle persone una maggiore voce in capitolo nel loro futuro. Attraverso la  Conferenza sul futuro dell’Europa,i cittadini dovrebbero svolgere un ruolo di primo pianoe attivo nella definizione delle nostre priorità e del nostro livello di ambizione nella costruzione di un’Europa più resiliente, sostenibile ed equa.

 

  1. UN STRONGER EUROPE NEL  MONDO

 

La pandemia e la crisi economica ridefiniranno il modo in cui le potenze e i partner globali interagiscono. La minaccia di una potenziale erosione e frammentazione dell’ordine globale è notevolmente aumentata. Allo stesso tempo, un virus che non conosce confini crea una sfida condivisa e fa un motivo forte e urgente per rafforzare il multilateralismo e l’ordine delle regole internazionali. Più che mai,  le sfide globali richiedono una cooperazione internazionale e  soluzionicomuni.

I legami tra noi hanno bisogno di una continuaeradicata per adattarsi alle nuove realtà e per affrontare gli sviluppi dirompenti del XXI  secolo. Il mondo deve evitare un “grande gioco” globale per uscire in primo piano e in cima, a scapito degli altri. Dovrebbe concentrarsi su ciò che può fare

 

insieme, dalla sicurezza al clima e all’ambiente, dalla lotta alle disuguaglianze fino al rafforzamento del commercio internazionale e delle istituzioni internazionali.

L’UE sta conducendo la risposta globale, lavorando a stretto contatto con le Nazioni Unite (compresi gli Organisati mondiali della sanità e l’Organizzazione internazionale del lavoro), il G20, il G7, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. In tal modo, l’UE e i suoi Stati membri dovranno sfruttare la loro forza collettiva sulla scena mondiale.

 

In questo spirito, la Commissione ha ospitato una conferenza di impegno per raccogliere 7,5 miliardi di euro per lo sviluppo di vaccini, trattamenti e strumenti come bene comune globale. Qualsiasi vaccino futuro deve essere prodotto dal mondo, per il mondo intero ed essere accessibile e accessibileper tutti.

 

A più lungo termine, l’UE si riprenderà con successo solo se anche i nostri partner in tutto il mondo si riprenderanno. Investire in una ripresa globale sostenibile è quindi nell’interesse dell’UE. Ciò richiederà una risposta massiccia e coordinata,lacerata dalla solidarietà internazionale, dall’apertura e dalla leadership. In qualità di principale potenza economica e principale donatore mondiale di aiuti internazionali, l’UE sarà sempre aperta e pronta a sostenere i suoi partner. Ciò è dimostrato dagli oltre 23 miliardi di euro di mobilda parte del Team Europe per sostenere i paesi partner e le organizzazioni internazionali ad affrontare l’impatto umanitario, sanitario, sociale ed economico della crisi.

 

L’UE ha fornito sostegno ai suoi partner e ai suoi vicini durante questa crisi ed è pronta a fare di più. Per contribuire a far capire questo, la Commissione propone oggi di rafforzare lo strumento per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale fissandolo a un livello di 86 miliardi di euro. Uno strumento di aiuto umanitario rafforzato garantirà che l’Europa  possa fornire una solidarietà tangibile ai più bisognosi. Per sostenere i nostri partner nei Balcani occidentali, la Commissione propone di aumentare l’assistenza preadesione a 12,9 miliardi di euro.

Con la crisi che ha innescato un ulteriore aumento delle tensioni geostrategiche,i cori dell’Ue devono assumersi maggiori responsabilità nel garantire la propria sicurezza. In cooperazione con i suoi partner, l’UE deve rafforzare ulteriormente il suo ruolo di fornitore di sicurezza e di pilastro di stabilità nell’ordine mondiale. A tal fine, continuerà a sostenere il multilateralismo e a promuovere in modo più efficace i suoi interessi economici e strategici. Deve  inoltre rafforzare la sua autonomia tecnologica e la cooperazione nello sviluppo delle capacità di difesa.

 

  1. CONCLUSION – E MOMENTO di    UROPE

 

Questo è il momento dell’Europa. La nostra capacità ad agire deve essere all’altezza delle sfide che stiamo affrontando. Gli sforzi nazionali da soli non saranno sufficienti: l’Europa si trova in una posizione unica per poter investire in una ripresa collettiva e in un futuro migliore per le prossime generazioni.

 

Questo è il nostro compito di generazionedi generazione. Gli investimenti che realizziamo attraverso l’UE di nuova generazione non solo aiuteranno a far ripartire le economie e a sostenere oggi i lavoratori, le imprese e le regioni. Investirà nel futuro e ci renderà più resilienti in modo da emergere più forti e più fortidiprima. Accelereremo la doppia transizione verde e digitale e faremo in modo che le persone siano al centro del recupero.

 

La Commissione europea invita il Consiglio europeo e i co-legislatori ad esaminare rapidamente queste proposte, al fine di raggiungere un accordo politico al Consiglio europeo. Una decisione tempestiva consentirà di rendere immediatamente disponibili i fondi e di aggiungere le zone più urgenti.

 

La Commissione lavorerà quindi a stretto contatto con il Parlamento europeo e il Consiglio per finalizzare un accordo sul futuro quadro a lungo termine e sui relativi programmi settoriali. Completare questo lavoro all’inizio dell’autunno significherebbe che il nuovo bilancio a lungo termine potrebbe essere operativo e guidare la ripresa dell’Europa il 1o gennaio 2021.

 

La ripresa dell’Europa e la costruzione di un futuro migliore per la prossima generazione non sarà facile e non può essere fatta da sola. Ciò avrà bisogno di un coraggio politicoe di un’azione da parte di tutta la società. Questo è un bene comune per il nostro futuro

 

communication-europe-moment-repair-prepare-next-generation

un pezzo scritto qualche anno fa

Ripropongo un articolo “Università on line una occasione da non perdere. e pubblicato  in data 17 aprile 2015

 

Traduzione di un articolo apparso su una rivista della Società di Consulenza strategica BOSTON CONSULTING GROUP .

“Il numero relativamente piccolo di persone che, In un passato non troppo lontano, ha preso lezioni on-line negli Stati Uniti ha visto una crescita all’alternativa dei corsi tradizionali tenuti in classe . Gli adulti in carriera e i giovani hanno approfittato delle lezioni on-line gradite a causa della convenienza concessa loro di imparare sempre e ovunque. Nella mente di molte persone i corsi di laurea online sono stati quasi sempre associati a scopi lucrativi delle associazioni, delle istituzioni, anche se sono state molte le istituzioni non profit che hanno proposto corsi individuali on-line.

Oggi, quello che una volta era considerato un mezzo educativo di nicchia è diventato parte del mainstream.

Ad esempio, il 60 per cento di istituti secondari propongono offerte di corsi online. E la percentuale di studenti di istruzione superiore attualmente iscritti ha almeno un corso on-line ed è ad un massimo storico del 34 per cento, ovvero rappresentano circa 7 milioni di studenti-con iscrizione online con una crescita  di almeno cinque volte di più rispetto al numero alle iscrizione totale. Più di 3 milioni di studenti, il 15 per cento di tutti gli studenti dell’istruzione superiore, stanno attualmente imparando, principalmente attraverso corsi on-line, come studiare in un programma che è per lo meno per l’80 % in linea.

Tale cifra era del 6% per cento un decennio fa.

La formazione on-line è associata ad una vasta gamma di istituzioni educative, tra cui si registrano alcune delle più prestigiose università senza scopo di lucro del paese. Ciò che aveva generato un’opportunità basata su un trade-off qualità /convenienza si è modificato in una percezione del livello di qualità costruito sulla reputazione e su una modalità di insegnamento che richiede meno compromessi.

Un sondaggio BCG su oltre 2.500 studenti e 675 genitori e con-aziende americane ha confermato queste tendenze che si arricchiscono di nuove opportunità per esempio con l’esperienza degli studenti in corsi blended (che combinano on-line e l’istruzione in-class). In linea con le stime di cui sopra, i risultati del BCG US Education Sentiment Survey indicano che la percentuale di studenti attualmente con un corso online si attesta al 30 per cento degli studenti post-secondaria.

Si stima inoltre dal sondaggio che il 16 per cento degli studenti post-secondaria sta attualmente imparando principalmente attraverso corsi on-line. Inoltre, la ricerca di BCG ha identificato gli atteggiamenti universali sulla formazione on-line tra gli studenti e genitori.

La indagine ha mostrato che gli studenti in tutti i dati demografici e posizioni sociali vogliono combinare  gli online con corsi in aula tradizionali, per creare un’esperienza di apprendimento che coniuga le impostazioni virtuali e tradizionali. In realtà, la nostra indagine indica che più del 25 per cento degli studenti è attualmente in corso almeno un corso blended.

E’ anche emerso che gli studenti desiderano un maggiore livello di interattività .

Le istituzioni che non riescono a prepararsi a questi cambiamenti e rispondere alla drammatica maggiore concorrenza tra offerte online rischiano di perdere la quote di pertinenza e la quota di mercato globale. Quelle che si adattano scopriranno enormi opportunità non sfruttate per la crescita, nuove piattaforme per l’innovazione ed il potenziale modo di trasformare le inclinazioni con cui le future generazioni di studenti impareranno.”

 

 

IL  CASO ITALIA

Siamo il paese con il più basso indice di e-learning, con il più basso indice di studi che si perfezionano on line.In compenso siamo il paese con il più elevato indice di costo amministrativo e di gestione in tutti gli ordini di scuola.E non è un caso il dato rappresentato dal fatto che solo il 40% dei giovani tra i 25 ed i 40 anni ha un titolo di studio di cultura terziario, mentre solo il 15% tra i 55 e 64 anni ne dispone.La percentuale aumenta di 10 punti nella generazione degli anziani.Dopo il Brasile siamo il paese con la percentuale più bassa di laureati.

Analisi

In Italia gli studenti iscritto ai corsi delle Università Telematiche on line sono appena 46 mila circa. Le Università tradizionali appaiono restie ad aprirsi del tutto e non riescono a cogliere le opportunità che si presentano con l’impiego delle tecnologie che nei paesi avanzati e nei paesi Europei lungimiranti si stanno offrendo ai giovani.

Università Telematica Guglielmo Marconi                                                                                                             1423

Università telematica Unitelma Sapienza di Roma                                                                                                 1645

Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma                                                                               8.710

Università Telematica Niccolò Cusano di Roma                                                                                                     11.790

Università Telematica San Raffaele di Roma già UNITEL                                                                                       968

Università Telematica “E-Campus di Novedrate (Co)                                                                                             10205

 

In un fondo della settimana scorsa su un importante settimanale in merito alla riforma della Scuola in generale si osservava, e ciò vale per ogni ordine di scuola ed anche per le Università , che quel che conta nel processo di formazione non sono i contenuti, che possono essere visti in funzione degli obiettivi e delle finalità professionali a tendere, quindi non il cosa , ma il come. Forse anche le Università devono fare una profonda riflessione e rendere sempre meno cartacea, libresca e frontale, la modalità di insegnamento e sempre meno statiche le lezioni. Ne trarranno vantaggio tutti e soprattutto gli iscritti che sono circa 1700000 costretti in ragione della mobilità, dei costi e dei vincoli di tempo ad una dispendio di energie non indifferenti che potrebbe essere di certo più contenuto se solo si pensasse che almeno una parte, solo una parte, ad esempio riferita alle lezioni meno impegnative che richiedono una minore interazione con la didattica visiva e frontale, si svolgesse con la modalità on line

L’ apporto in termini di contenuti non ne risentirebbe e potrebbe essere colto con continuità di tempo, con una disponibilità senza limiti di spazio e con costi marginali bassissimi. E forse anche le stesse Università una volta fatto l’investimento potrebbero trarne non piccoli vantaggi in termini di conto economico.

Napoli li 7 aprile 2015

IL CASO NAPOLETANO DELLA FEDERICO II ” FEDERICA”.

E’ stato rilasciato il volume “Federica Eu” della nostra Federico II di Napoli,  consegnato in uno al settimanale Sette del Corriere della Sera di oggi, intitolato a “Lezione con un click “! In esso si parla della nuova rivoluzione culturale che ha la forza di Gutenberg e la velocità di Internet. Solo qualche settimana fa in una conversazione rotariana  se ne era parlato.  I Mooc ( Massive open online courses ) corsi on line aperti e pensati per una formazione a distanza ( con piattaforme varie  di Università Italiane che sfruttano persino produzioni di origine extranazionale ) sono un ottimo inzio, giacchè, pur essendo diretti a famiglie di utenti  le  più disparate, giovani, docenti, professionisti e semplici appassionati, non hanno ancora la finalità di erogare servizi di formazione per completare un intero corso di studi come fanno le Università Telematiche sopra citate figlie del provvedimento Moratti istitutivo delle Universita online.

Le Università al pari di tante altre Istituzioni ( Sanità, Giustizia)  sono nella fase storica di un passaggio epocale. La carenza nell’E-learning ci veniva rimproverata dall’OCSE già più di un decennio fa. ( come si può leggere dai 5 articoli pubblicati nel 2004 sul giornale il Denaro )

Alle spalle occorrono, però, ben altri investimenti e progetti di elevato contenuto organizzativo ad ampio impatto.

Quel che serve è la possibilità di aiutare i giovani a cogliere tutte intiere le opportunità della formazione a distanza, consentendo loro di completare almeno per ogni corso di laurea una quota degli insegnamenti, quelli possibili, con innegabili vantaggi per la collettività tutta a fronte di investimenti che hanno un ROE elevatissimo.

Le analisi costi e benefici sono sotto gli occhi .

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_aprile_16/federicaeu-campione-web-learning-f2c497e4-e424-11e4-8e91-005682cf2ca0.shtml

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/04/16/anche-la-federico-ii-va-sulla-rete-lezioni-gratis-on-line-dal-21-aprileNapoli01.html?ref=search

 

In allegato un articolo del Corriere della sera di giorni fa che segnalava le Università pronte per erogare servizi di formazione finalizzate alle lauree ed una serie di miei articoli apparsi sul giornale il Denaro nel 2004, nella fase di approfondimento della materia per una progettazione di e.learning per una Università di Napoli .

Le lezioni al tempo del Covid

articoli sull’e-learning pubblicati sul denaro nel 2003 versione pet il blog

 

 

UN MODO DI FARE ASSOCIAZIONISMO E NON SOLO CHE TRASFORMA IL MODELLO DELLE RELAZIONI.

Il pezzo era stato scritto ed appostato stamane. Aveva un diverso titolo che ho dovuto rettificare. I provvedimenti normativi  (decreti) appena pubblicati, di cui  ho aggiunto in calce gli articoli pertinenti, rendono non più attuale la premessa del testo che tendeva a suggerire e consigliare un nuovo modello di vita associativa.

Il quadro normativo  da conto delle ragioni sottese. Si aprono nuove strade nei processi istituzionali  , non per convinzione organizzativa mirata alla facilitazione delle attività di relazione, ma come opportunità innovative consentite alla politica in questo contesto di criticità.

Ed è probabile che la la scelta fatta possa aprire una breccia nuova sulla base non di sole convinzioni ma di reale utilità per la società.

UN MODO DI FARE “ROTARY ” DIVENUTO ATTUALE CON IL CORONAVIRUS

Utilizzo strumentalmente un abstract ristrettissimo, parte di una delle tante mail e corrispondenza interna, riservata, mantenuta con alcuni soci e past President sul tema della riorganizzazione del distretto per entrare in argomento.

Tra i motivi indicati per dividerci vi erano la distanza, i costi, ed altri aspetti organizzativi non fondamentali in un momento in cui invece la forza era data, ed è data, dallo stare insieme.

Il dato è tratto e non si torna indietro. Il distretto 2100 sulla base di quelle argomentazioni discutibili si è diviso in due realtà associative: Campania e Calabria.

Ora, invece, alla luce del Coronavirus che sta rivalutando la rete e un  nuovo modello  organizzativo della vita sociale, e non solo, si è indotti a riflettere e ad argomentare sulle tante attività superflue e sui momenti non proprio utili dei Club e del Distretto, come si suol dire, senza un reale valore aggiunto , realizzabili in alternativa, con un uso adeguato della rete ( tante riunioni distrettuali a basso valore contenutistico che non sono finalizzate a   mettere in campo iniziative pro Rotary  e per le sei missions della Fondazione ).

La rete, peraltro, non esclude ma semmai rafforza la esigenza strategica di realizzare poi a valle, in pochi ma importanti momenti dell’anno, incontri  reali, efficaci, di sola relazione e conoscenza con l’obiettivo di sviluppare il valore e il sentimento dell’amicizia; uno dei must dell’associazione che serve a cementare  quelle opportunità che si possono cogliere solo stando insieme  e con la condivisione degli scopi.

In altri termini punto cardine dell’ organizzazione, non  solo di ora ( vedi il libro di Billy Gates Business “Alla velocità del pensiero 1999”  il libro  Bit Bang, Sole 24 ore, anno 2000 della Boston Consulting ),  che vale per tutte le attività di impresa, per le aziende sia pubbliche che private, per le associazioni  e perfino per la Scuola e le Università, è concentrarsi sulle vere ed importanti iniziative “core”; quando si fanno incontri e riunioni , stage, seminari occorre relegare e delegare alla rete,  alle funzioni che sono sulla rete e che sono nate per la rete, tutto ciò che può essere svolto a distanza con l’ausilio delle tecnologie, delle soluzioni sempre a disposizioni e nel tempo  fruibili.

Ne è un esempio, nel nostro caso, tutta la grande mole di funzioni di e-learning rotariane, appostate sul sito internazionale, in tutte le lingue e per tutto il mondo, per capire il Rotary, la sua anima, il suo stato giuridico e regolamentare, leggere i dati che sono a disposizione di tutti e che sono li proprio per facilitare.

Poi magari una, due volte all’ anno, club, distretti ed associazioni capitalizzano in meeting quanto hanno appreso a distanza ed anche attraverso incontri in rete, non attraverso la pedissequa ripetizione di contenuti scolastici e cognitivi, ma solo esercitando modalità per lo sviluppo delle relazioni umane e per confrontarsi sul modo di fare Rotary, focalizzandosi sui disegni strategici internazionali, nazionali e territoriali ed attivando progetti operativi di CLUB.

In altri termini, senza essere banali, si risparmiano tempo (risorsa da non bruciare per spostamenti) e denaro, e ci si concentra sulla qualità e sulle idee che contano per il Rotary e la società.

Naturalmente ciò che dico da qualche tempo e che ho scritto nella corrispondenza con amici rotariani in occasione del progetto di divisione, valeva allora per l’ex distretto 2100 ma potrà e dovrà valere anche con la nuova riorganizzazione della sola Campana.

Qui di seguito alcuni sintetici stralci della nota in cui sostenevo che i problemi del tempo, dei costi e delle distanze, potevano essere affrontati con modalità diverse dalla separazione.

“Caro amico,

Non sono andato tanto indietro nella raccolta della documentazione e bene hai fatto a farmene invio; mi risparmi un lavoro.  omissis …….

Mantengo per tutte le aree due o tre anni nell’ultimo PC corrente, Tutto il resto fuori da due o tre anni è su hard  disk esterni protetti,  backappati o su un secondo pc.

Non voglio perdere nulla e non voglio correre rischi. 

E cosi conservo una storia più che decennale della vita del Club e del distretto.

Quindi del Rotary al momento ho in linea solo gli  due anni ……………………, e tanto basta perchè, come sai, questo è il terzo tentativo di divisione in pochi anni.

Sia quello del tuo anno che quello di ………… sono abortiti con percentuali di non adesioni alla divisione la cui procedure non hanno fatto altro che creare fratture e incomprensioni senza arrivare ad un risultato.  omissis ………….

Un dato serve per capire cosa succederà il giorno dopo: la Calabria avrebbe 42 Club e 1547 soci: sarebbe la Cenerentola di Italia ( con tutto quello che sta succedendo in chiave politica sarebbe un bel dire ) e noi Campania figureremmo al 6 posto sia per numero di Club che di soci passando da una posizione di Rango ( diciamo cosi ) ad una situazione di mezza tacca.

Questo è il dato politico e strategico omissis   …………………………………

Non credo alle esigenze di carattere organizzativo nè alle dinamiche dei costi : sono motivazioni che forse oscurano, sottendono anche altre finalità, talune comprensibili altre incomprensibili.

Ma quelle attinenti alle inefficienze organizzative se affidate a risorse manageriali possono trasformarsi in opportunità.

I manager di aziende multinazionali di tutto il mondo con migliaia di risorse e responsabilità di risultati ed altre cose, pur stando sempre in aereo per ovvi motivi – ripeto nel mondo- possono accampare motivi di distanza , di costi e di contatto ?  I Governatori di paesi quali Argentina, Brasile etc ed altri come fanno ?

Il Rotary è lo stesso in tutto il mondo; funziona con le stesse regole dappertutto con gli stessi codici, principi, statuti e regolamenti. omissis………………………………………………….

E poi c’è un dato tutto nostro sul quale riflettere: Il Gruppo partenopeo ha perso negli ultimi 10 anni circa 150 soci mentre sono nati altri Club.

Noi al momento della Chart eravamo 52, lo leggo dal documento utilissimo che hai mandato tu . Oggi siamo 48 destinati potenzialmente a diventare di meno. Ed allora per fare una separazione  conta il numero dei Club o il numero dei soci ?

omissis

La rilettura della intera mail con altre argomentazioni, alla luce di eventi quali quelli che oggi stiamo vivendo, induce ad una riflessione banale.

Solo le emergenze e le criticità costringono gli uomini a prendere decisioni dure che, nella fase delle buona tranquillità , vengono osteggiate e mal digerite per ragioni ben note.

E che, invece, sono necessarie per migliorare la qualità della vita complessiva e l’efficienza del sistema e di tutto il mondo che in esso insiste: aziende, pubblica amministrazione, sanità, giustizia  etc etc.

Vale per il Rotary ma anche per tanti altri aspetti della società attuale che, a valle della storia del Coronavirus 19 che ci auguriamo si concluda al più presto e bene per il paese, diventerà diversa: sarà costretta a far riscoprire tutti i vantaggi delle cinque E di Lisbona ( trattato del 1990 ) sulle quali in particolare l’Italia accusa un pesante ritardo pur avendone a causa delle sue debolezze strutturali maggior bisogno.

Un esempio stringente di oggi e non è l’unico: l’ e-learning nelle Università e nelle Scuole, di cui si scoprono le enormi opportunità sin qui scarsamente utilizzate, è divenuto un tema di ascolto quotidiano e il sostegno ( l’unico) per la intera popolazione universitaria e per le Scuole di primo e secondo grado.  Una marea enorme di studenti in movimento costretta a stare a casa ed a scoprire un modo nuovo per apprendere, imparare e lavorare nella qualità di studenti. I paesi del Nord per le loro esigenze climatiche ed ambientali e non solo sono già attrezzati. Come avrebbero potuto rispondere alla crescita culturale della società senza una delle E ?.  Ma il racconto non si esaurisce qui.

Speriamo di poterlo riprendere in fretta, con la caduta di tutti e dei tanti ostacoli frapposti dalla “società che intermedia”, nell’interesse d tutti, e di riguadagnare il ruolo che l’Italia reale merita come sta dimostrando il ceto della sanità che vincerà, ne sono sicuro, ma solo per lo sforzo ed il sacrificio degli uomini in trincea e non per la gli aiuti che dovevano essere dati quando confrontando gli aridi numeri emergeva che a parità di cittadini il numero dei posti letto era uno dei più bassi dell’Europa a 27, ed il numero dei medici era carente di 50mila unità cosi come quello del personale ausiliario di circa 60 mila unità.

Qualcosa non quadrava ma la politica non se ne accorgeva dal 2017.

Questi sono i dati. Mancano nel rapporto con l’Europa a 15 rispetto al numero degli abitanti, 593 mila addetti nella pubblica amministrazione, 486 mila nella istruzione e 1485 nella sanità e nella assistenza sociale. Facciamo le nozze con i fichi secchi. C’è una ragione.Si ma non è questa la sede per parlarne. Altro giro.

federico daniello

fonte Eurostat

tavola al 2017  degli occupati nel settore

EU        Italia    eu15   italia  eu27    GAP

Sanità e assistenza sociale 21.521 1.812 8,3 4,7 3,6 1.435
Pubblica amministrazione, difesa e previdenza 12.178 1.241 4,7 3,2 1,5 592
Istruzione 13.694 1.572 5,3 4,1 1,2 486

Non avevo ancora letto i provvedimenti normativi. Sono appena noti.

Sembrano la logica conseguenza di quanto sopra

(Sedute in videoconferenza dei consigli e delle giunte comunali, degli organi di governo di province e città metropolitane, dei consigli e delle giunte regionali)

art 69
  1. Al fine di contrastare e contenere la diffusione del virus COVID-19 e fino alla data di cessazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, i consigli e le giunte di comuni che non abbiano regolamentato modalità di svolgimento delle sedute in videoconferenza, possono riunirsi secondo tali modalità, nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati rispettivamente dal presidente del consiglio, ove previsto, o dal sindaco, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti, sia assicurata la regolarità dello svolgimento delle sedute e siano presenti nello stesso luogo il presidente della riunione e il segretario comunale. Le stesse previsioni valgono anche per le sedute degli organi di governo delle province e delle città metropolitane, nonché dei consigli e delle giunte delle regioni e delle province autonome in assenza di una diversa regolamentazione da parte delle leggi regionali e provinciali.
  2. Dall’attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al comma 1 con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente sui propri bilanci.
Relazione illustrativa

La norma in esame mira a consentire – temporaneamente durante il permanere dello stato di emergenza - lo svolgimento in videoconferenza delle sedute delle giunte e dei consigli comunali e regionali e degli organi di governo delle province e delle città metropolitane, in tutti i comuni che non abbiano regolamentato tale modalità di svolgimento, evidentemente utile per il contenimento del rischio di contagio da COVID-19.

La disposizione lascia ampia autonomia all’ente locale di disciplinare lo svolgimento della videoconferenza, con atto del presidente del consiglio (ove previsto dalla vigente normativa) o del sindaco, che fissi criteri volti ad assicurarne la regolarità e la trasparenza, nel rispetto di requisiti minimi fissati dalla norma (identificazione certa dei partecipanti e contestuale presenza nello stesso luogo del presidente della riunione e del segretario comunale, al fine di consentire l’immediata redazione e sottoscrizione del relativo verbale).

Le modalità procedimentali previste ricalcano un modello già adottato da numerosi regolamenti comunali, nonché nella prassi delle società private.

Relazione tecnica

L’applicazione della disposizione ha luogo nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.




 Art. 71

(Acquisti per lo sviluppo di sistemi informativi per la diffusione del lavoro agile e di servizi in rete per l’accesso di cittadini e imprese)

1.Al fine di agevolare la diffusione del lavoro agile di cui all’articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 8, favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l'accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, quali ulteriori misure di contrasto agli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché le autorità amministrative indipendenti, ivi comprese la Commissione nazionale per le società e la borsa e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, sono autorizzate, sino al 31 dicembre 2020, ad acquistare beni e servizi informatici, preferibilmente basati sul modello cloud SaaS (software as a service), nonché servizi di connettività, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ai sensi dell’articolo 63, comma 2, lett. c), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nei limiti della soglia comunitaria, selezionando l’affidatario tra almeno quattro operatori economici.
  1. Le amministrazioni trasmettono allo stesso Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri gli atti con i quali sono indette le procedure negoziate.
  2. Gli acquisti di cui al comma 1 devono essere relativi a progetti coerenti con il Piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione. Gli interventi di sviluppo e implementazione dei sistemi informativi devono prevedere, nei casi in cui ciò è possibile, l’integrazione con le piattaforme abilitanti previste dagli articoli 5, 62, 64 e 64-bis dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
  3. Le amministrazioni pubbliche procedono ai sensi del comma 1 con le risorse disponibili a legislazione vigente. Dall’attuazione della disposizione non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Relazione illustrativa

La disposizione in esame intende favorire l’applicazione e lo sviluppo del lavoro agile e più in generale favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l'accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, quali ulteriori misure di contrasto degli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da COVID-19 e di conseguente mitigazione del rischio, attraverso la semplificazione delle procedure di acquisto di servizi informatici in cloud, anche basate sul modello software as a service (SaaS), che supportano necessariamente i processi digitale di erogazione dei servizi per via telematica.

In particolare, la norma intende rafforzare e completare la misura, già disposta dall’articolo 13 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, con la quale è stata prevista per le amministrazioni pubbliche nonché per le autorità amministrative indipendenti, ivi comprese la Commissione nazionale per le società e la borsa e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la possibilità di implementare, accelerare  e semplificare le procedure di acquisto di personal computer portatili e di tablet, per garantire appunto la possibilità di erogare servizi a distanza, in via telematica, consentendo altresì l’applicazione e lo sviluppo del lavoro agile da parte dei propri dipendenti.     

A tali fini appare imprescindibile procedere con urgenza alla modernizzazione della dotazione tecnologica delle predette amministrazioni pubbliche consentendo in tempi rapidi l’acquisto di servizi, anche di connettività, ad alto valore tecnologico, idonei a garantire la fruibilità sia delle funzionalità da parte dei dipendenti (al fine di intensificare la possibilità di ricorso alla modalità di esecuzione del rapporto di lavoro e massimizzare la produttività individuale), sia dei servizi erogati dalla amministrazione a cittadini e imprese.

In questo senso, la disposizione mira ad accelerare i processi di trasformazione digitale delle amministrazioni pubbliche che, attraverso procedimenti di acquisizione semplificati, possono dotarsi in tempi brevi di nuove tecnologie basate principalmente su tecnologia cloud, idonea a semplificare le attività di archiviazione e gestione dei dati, a facilitare l’accesso ad applicazioni, contenuti o servizi attraverso la rete Internet, a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita. La tecnologia utile può essere basata sul modello Software-as-a-Service (SaaS), che rappresenta il cloud più comune e più usato dove si concede agli utenti accesso ad applicazioni e programmi.

E’ evidente, poi, che la necessità di affrontare l’emergenza, unitamente all’alto valore tecnologico dei beni e dei servizi occorrenti e alla rapida obsolescenza degli stessi, impongono tempi altrettanto rapidi di approvvigionamento.

L’intervento normativo proposto, pertanto, consente alle amministrazioni, di fronteggiare l’emergenza e, fino al 31 dicembre 2020, di ricorrere ad una procedura rapida e semplificata di acquisto,  assicurando comunque l’interesse del mercato essendo previsto il ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, prevista per i casi di eccezionalità ed urgenza dall’articolo 63, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

I progetti che le amministrazioni intendono realizzare facendo acquisto alle modalità previste dalla disposizione debbono essere comunque coerenti con il Piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione e integrati, ove possibile, con le piattaforme abilitanti previste dagli articoli 5, 62, 64 e 64-bis dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Gli atti con i quali sono indette le procedure di acquisto avviate con le modalità previste dalla disposizione introdotta devono essere trasmessi al Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di consentire il monitoraggio e la verifica dell’impatto della disposizione rispetto al processo di trasformazione digitale della pubblica amministrazione.

La misura di semplificazione è consentita fino al 31 dicembre 2020.

Relazione tecnica

MANCA RT

Art. 72

(Gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’attuazione delle misure di contrasto all’emergenza COVID-19.)
  1. Al fine di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, con particolare riferimento alla introduzione di soluzioni di innovazione tecnologica e di digitalizzazione della pubblica amministrazione, il Presidente del Consiglio dei ministri, o il Ministro delegato, fino al 31 dicembre 2020 si avvale di un contingente di esperti, in possesso di specifica ed elevata competenza nello studio, supporto, sviluppo e gestione di processi di trasformazione tecnologica, nominati ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono individuati il contingente di tali esperti, la sua composizione ed i relativi compensi.
  2. Al comma 1-quater dell’articolo 8 del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli incarichi conferiti ad esperti con provvedimento adottato anteriormente al 30 dicembre 2019 sono confermati sino alla scadenza prevista nell’atto di conferimento».
  3. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1 si provvede a valere nei limiti delle risorse disponibili di cui all’articolo 8, comma 1-quinquies, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12 e all’art. 1, comma 399, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.
Relazione illustrativa

La disposizione in esame intende offrire immediato supporto a tutte le iniziative e misure di sviluppo del lavoro agile, di immediata diffusione di servizi in rete per cittadini e imprese e, più in generale, di digitalizzazione e innovazione tecnologica che si impongono quali misure urgenti e necessarie di contrasto degli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da COVID-19.

In particolare, già con l’articolo 13 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, è stata prevista per le amministrazioni pubbliche la possibilità di implementare, accelerare e semplificare le procedure di acquisto di personal computer portatili e di tablet, per garantire appunto la possibilità di erogare servizi a distanza, in via telematica, consentendo altresì l’applicazione e lo sviluppo del lavoro agile da parte dei propri dipendenti. Più in generale, il contrasto al diffondersi del virus COVID 19 ha imposto una serie di stringenti misure di contenimento, che necessitano dell’adozione di soluzioni di digitalizzazione e innovazione tecnologica per consentire l’erogazione di servizi a distanza mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie.          

A tali fini, fermo restando il contingente di esperti già incaricati a supporto del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i cui incarichi sono confermati nella loro validità ed efficacia fino alla naturale scadenza indicata nell’atto di conferimento, è creato un ulteriore contingente di esperti, in possesso di specifica ed elevata competenza nello studio, supporto, sviluppo e gestione di processi di trasformazione tecnologica, chiamati ad operare sino al 31 dicembre 2020, a supporto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione per l’attuazione delle misure di innovazione tecnologica e di digitalizzazione assunte per fronteggiare e contenere il diffondersi del Virus COVID 19.

Gli esperti sono nominati ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303 e con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono individuati il contingente, la composizione ed i relativi compensi.

Relazione tecnica

Spiegare agli Italiani i loro problemi con i numeri e non con le parole al vento

Non sono mai riuscito a capire perchè i politici non impiegano gli strumenti della logica e della semplicità per spiegare agli italiani i problemi del paese. Ciò vale per tutti , anche per quelli che a ragione devono prendere decisioni che hanno ricadute immediate sui cittadini e sulla gestione della cosa pubblica.

Vale poi ancor di più, però, per quelli che promettono mirabilia, la dazione di provvidenze di qualsiasi genere, specie se queste sono di natura fiscale. Il refrain è abbassare le tasse: a spese di chi  non è chiaro, ma di certo a spese di chi oggi non può parlare ( i giovani)  e senza  dire dove si prendono le risorse e chi dovrebbe sostenere pantalone che paga, cioè il paese Italia.

Le irresponsabilità di simili promesse si scontrano con i dati che tutti i giorni si leggono su alcune testate, in verità poche, capaci di dare numeri e spiegarli al paese,  che invece avrebbero il dovere di indicare concretamente la strada per moralizzare il paese e limitare il furto di una parte della popolazione a danno di chi invece lo subisce.

Intanto prosegue la narrazione del popolo che subisce le angherie dello stato cattivo e del sistema delle imprese che paga tasse abnormi.

Non è chiaro,infatti,  come negli anni sia stato possibile costruire una ricchezza privata finanziaria che è arrivata alla prodigiosa cifra di 4217 miliardi che tale non sarebbe stata  se non avesse concorso la elusione e la evasione fiscale che si è avvalsa di tutti i possibili strumenti,  anche della complicità di un sistema politico che  non ha inteso disturbare il manovratore più di tanto. Il voto paga.

E non  si può certo dire che la ricchezza privata è solo il frutto del risparmio certosino delle formichine, famiglie e privati, a dispetto dell’altra parte rappresentata invece dalle cicale che contribuiscono a muovere l’economia con l’eccesso di spesa.

La premessa è solo un momento più generale di riflessione cui tutti dovrebbero essere invitati con l’esame di documenti pubblici che sono li a comprovare idee che la politica mette sotto i piedi e che non ha il coraggio virile di commentare.

L’idea di scrivere questa nota nasce dalla esigenza avvertita di contribuire a generare una consapevole responsabilità e di fare ragionare i benpensanti.

Un primo dato,quello innanzi ripreso, è la ricchezza privata finanziaria del paese pari a circa 4217 miliardi di €  che i nostri consoci della UE guardano con attenzione e sospetto ben sapendo, come è ormai acclarato da sempre , che essa è in gran parte anche frutto del mancato rispetto delle regole della fiscalità generale.

Si omette di proposito l’altro dato  del patrimonio immobiliare che fa ascendere il tutto a più di  10 mila miliardi di € come da dati della Banca di Italia sulla ricchezza delle famiglie.

La politica di un paese può anche decidere in economia di sottrarre parte delle risorse alla mano pubblica destinandola al privato, con la segreta attesa che esse poi diventino il motore della domanda dei beni di consumo e degli investimenti , ma deve, di conseguenza, decidere di rapportare il suo welfare agli introiti e non indebitarsi nella speranza che intervengano terze parti a pagare il suo debito.

L’aver costruito un sistema di welfare ampio ed allargato sul piano sociale non può oggi consentire di ridurre queste voci di spesa e far fare al paese una marcia indietro sulla strada di quel  progresso sociale che tempo addietro faceva scrivere a Rifkin  nel 2004 un famoso libro dal titolo “Il sogno Europeo” , libro in cui egli mette a confronto il sistema delle democrazie Europee e dei risultati raggiunti con quelli del mondo americano fatto di disuguaglianze e mancate assistenze sul piano sociale.

Forse leggendo alcune tabelle ed alcuni dati si può  con gradualità arrivare a delle conclusioni.

Partiamo dai conti dello stato al mese di Agosto 2019 che mi sono venuti sotto gli occhi. Ci aiutano a capire.

SALDO DEL SETTORE STATALE AGOSTO 2019 – QUADRO GENERALE

Tabelle

Dal mese di gennaio 2019, coerentemente con le tabelle presentate nel Rapporto mensile sul conto consolidato di cassa del settore statale e delle amministrazioni centrali, le tabelle “Formazione del saldo del Settore Statale” espongono le principali voci di formazione del saldo del Settore Statale al netto delle poste correttive e compensative degli incassi (ad esempio dietimi di interessi) e dei pagamenti (ad esempio rimborsi e compensazioni di imposta).

Formazione del saldo del Settore Statale.
Gennaio-Agosto 2018 – 2019
(dati cumulati in milioni di euro)
FORMAZIONE Valori assoluti 2018 Valori assoluti 2019 Variazioni
assolute
Variazioni
percentuali
Incassi totali 275.320 279.245 3.925 1,4
Pagamenti totali 303.689 310.241 6.552 2,2
di cui: Interessi passivi 41.737 42.871 1.134 2,7
Saldo al netto delle Partite Finanziarie -28.369 -30.996 -2.627
Saldo primario al netto delle Partite Finanziarie 13.368 11.875 -1.493
Partite Finanziarie -1.219 -1.392 -173
   Incassi 776 755 -21 -2,7
   Pagamenti 1.995 2.147 152 7,6
Incassi finali 276.096 280.000 3.904 1,4
Pagamenti finali 305.684 312.388 6.704 2,2
Saldo Settore Statale -29.588 -32.388 -2.800
Saldo primario 12.149 10.483 -1.666
Formazione del saldo del Settore Statale.
Agosto 2018 – 2019
(dati mensili in milioni di euro)
FORMAZIONE Valori assoluti 2018 Valori assoluti 2019 Variazioni
assolute
Variazioni
percentuali
Incassi totali 36.842 35.068 -1.774 -4,8
Pagamenti totali 35.485 37.280 1.795 5,1
di cui: Interessi passivi 6.393 7.226 833 13,0
Saldo al netto delle Partite Finanziarie 1.357 -2.212 -3.569
Saldo primario al netto delle Partite Finanziarie 7.750 5.014 -2.736
Partite Finanziarie -61 -27 34
   Incassi 6 8 2 33,3
   Pagamenti 67 35 -32 -47,8
Incassi finali 36.848 35.076 -1.772 -4,8
Pagamenti finali 35.552 37.315 1.763 5,0
Saldo Settore Statale 1.296 -2.239 -3.535
Saldo primario 7.689 4.987 -2.702

(*) se positivo: avanzo; se negativo: disavanzo

  • Da questo prospetto si evince un dato di una semplicità sconcertante . La gestione ordinaria chiude con un avanzo di circa 10 miliardi negli otto mesi, annullato da una voce di ben 42 miliardi di interessi passivi che ripagano il debito pubblico in circolazioneNon credo ci voglia molto a far capire agli italiani che il nostro macigno è tutto li. Qualche altro dato può meglio caratterizzare il paese che ad onta di tutte le malevoli congetture è un paese virtuoso,  strano a dirsi ma è proprio cosi , nonostante i tanti lati negativi pure da mettere a posto. Si proverà meglio a chiarire l’assunto in prosieguo.
  • L’italia ha visto aumentare il suo debito di 692 miliardi in circa 10 anni, passato da 1671 a 2363. La Francia ha visto aumentare invece il debito di 1025 miliardi , passato da 1370 a 2395. Spagna di 759 con un salto da 439 a 1199. La Germania di solo 304 miliardi con un rapporto che è passato da 65,2 a 56,9 del pil, cioè diminuito. L’italia al contrario ha visto crescere il rapporto debito/pil  che è  arrivato a 133,4 ; in  Francia il rapporto è aumentato del 30%, in Spagna del 56%. Tra l’altro il sistema Italia si è anche piantato dopo le crisi bancarie giacchè gli impieghi sono passati da 1691 del 2011 a 1435  con una diminuzione di 256 miliardi. Le banche non spingono più; si sono fermate.
  • Passiamo ad un altro dato che spiega bene il paese Italia.  Il suo Pil a prezzi costanti dal 2008 a 2019 è passato da 1615 miliardi a 1665 , con un più 5o miliardi. A prezzi correnti è aumentato di 139 miliardi pari a 12,5 nel periodo considerato, meno della inflazione che è stata del 13,5%. In Francia è stata del 13% in Germania del 14%. Nel periodo antecedente dal 1992 al 2007 per 15 anni l’Italia aveva ridotto il rapporto debito/pil da 109,7% a 99,8%.Nello stesso periodo il Pil era cresciuto del 23%.  con una variazione della inflazione del 60,3% pari ad una media annua del 3,75%. In Francia era stata del 31,9% in Germania del 37,6%.  Il numeratore cioè il debito negli ultimi 10 anni è cresciuto, il denominatore no. Il paese non cresce nè in termini nominali nè in termini reali.
  • Passiamo alla voce delle entrate. Nel periodo il totale dell’aumento è stato di 823 , le spese di 870; in Francia le entrate di +269 le spese di +284; in Germania di +469 di spese +419.  Ma quale è il dato che conta e che ci opprime. L’Italia nonostante un avanzo di 475 miliardi , ha avuto una gestione dei conti altamente critica per aver pagati per il debito interessi per  858 miliardi , contro i 566 della Francia e i 549 della Germania. Ha quindi potuto spendere di meno in tutte le voci del bilancio mentre Francia e Germania hanno potuto spendere di più. La Francia contro i nostri 475 miliardi di avanzo ha  registrato un disavanzo di 132 ;la Germania di 67.
  • In altri termini Francia e Germania hanno potuto e possono spendere di più. Detta meglio: non abbiamo nemmeno gli occhi per piangere. Ed allora la politica deve fare delle cose semplici e complesse allo stesso tempo. 
  • Certamente non deve aumentare il debito che continua a strozzare la nostra gestione e l’economia .Deve riqualificare la spesa spostando le somme da spese meno produttive a quelle più produttive e che aggiungono valore. Deve certamente ridurre le spese , che non creano valore, come si fa nelle aziende e non deve creare disoccupazione.  E deve intervenire sulle singole voci di spesa e di entrata con le modalità che rappresentano la sua vision di politica economica e strategica e con l’occhio a tutti gli indicatori che rappresentano la criticità del paese. Ma certamente deve accontentare taluni e scontentare altri e non può accontentare tutti.
  • Come si può fare? In primis rimettendo in ordine la giustizia sociale per far pagare a tutti in ragione del principio costituzionale del contributo dovuto in ragione del reddito e del patrimonio per consentire solo con l’equilibrio tra entrate ed uscite il sostegno al welfare sin qui assicurato: salute, istruzione, spese sociali  ed altro. 
  • Ma come si fa concretamente? Scendendo nei dati del suo bilancio ,guardando tutte le voci  in lungo ed in largo. Per chi volesse capire  non resta che aprire il link sotto segnato.
  • Chi vuole può leggere e studiare tutte le voci analiticamente delle entrate e delle uscite ed esercitarsi nella surroga del parlamentare e del politico che deve fare le sue scelte , del governo che è chiamato a fare le scelte di politica economica. Va detto pure che i dati che vengono pubblicati ogni mese e che sono a disposizione di tutti come è a disposizione di tutti ogni documentazione necessaria per approfondire e capire.
  • http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/previsione/contabilita_e_finanza_pubblica/conto_riassuntivo_del_tesoro
  • Ci sono domande preliminari alle quali occorre rispondere: fondative e ineludibili. Aumentiamo la fiscalità per mantenere lo stato sociale e alimentare le esigenze sottese della economia. ? La risposta non è difficile e non è di sinistra.
  • Per quanto ci sia un ritornello che assume che l’Italia è il paese con il carico fiscale più elevato, allo stesso modo va detto che non è sempre cosi e che esiste solo l’esigenza di una sostanziosa risistemazione con spostamenti delle risorse a parità di carico fiscale.  Non resta che scontentare chi oggi si avvale del beneficio non equo.
  • La seconda domanda: diminuiamo lo stato del Welfare che significa sanità, istruzione, sostegno sociale, assistenza, regime pensionistico. Anche qui la risposta sembra quasi obbligata: non è il caso di parlarne. Si scontenterebbero fasce di popolazione anche se non guasta riesaminare nel merito tante situazioni, come ad esempio il fatto che ci sono circa 10 milioni di cittadini che percepiscono assegni senza aver mai versato un centesimo nè di tasse e di contributi, avendo lavorato in nero per tutta la vita,ma avendo del pari fruito di tutto il sistema del welfare.
  • Terza domanda: assecondiamo le aspirazioni della Lega e dei suoi sodali di far pagare meno tasse , di aumentare il debito, uscendo fuori dall’Europa, perchè il potere sovrano del paese deve riappropriarsi del futuro visto che una grossa percentuale del paese lo gratifica di consenso e di sostegno politico. Solo una visione anarchica e fuori dal mondo reale può produrre tale convincimento e orientare la politica. Sarebbe un suicidio non assistito perchè l’Europa ed il Mercato ci espellerebbero riportandoci ad un ante 2008, se non peggio.
  • Ma c’è una via di fuga sulla quale con coraggio deve concentrarsi la nuova coalizione spiegando bene il tutto al paese: occorre reperire risorse dai 20 a 30 miliardi con le quali da una parte sistemare il debito negli anni e da una parte destinare almeno 15 miliardi all’anno ad investimenti.
  • Occorre reperirle in casa nell’area della evasione , piccola o grande che sia. I dati pubblicati dall’Istat e non solo , dal Mef, dalla Corte dei Conti,  dall’Eurostat, da non so quanti organismi ed Istituzioni, dicono di una evasione che non può essere eliminata ma che deve essere almeno avvicinata ai numeri percentuali dei paesi consoci dell’Europa cui il tema è ben noto e che per questa ragione non sente alcun impegno di solidarietà. E fa valere questo sentiment in ogni occasione istituzionale. Questa è la  sfida che attende la coalizione rispetto alla quale le note stonate di turno  fanno perdere vigore e ragion d’essere. Non convincono neppure quelli che hanno sempre nutrito sentimenti di simpatia.

Capitolo primo.  Nei successivi saranno ripresi a beneficio ed a sostegno della idea i numeri che contano tutti attinti da fonti e documenti ufficiali o da stampa qualificata come quelli sui dati del Pil ed altri. Fonte Milano Finanza.

Relazione Tenuta a Pavia sull’evoluzione dei sistemi dell’It nelle banche e confronto con la Pa

Ho già detto in precedenza  che ho in animo di recuperare dei lavori fatti in fasi diverse  della vita nel corso delle quali ho scritto testi legati alla attività del momento. Li sistemo sul blog come repository  delle stesse consentendone cosi una lettura a chi ne fosse interessato.  Il testo che segue è la relazione scritta di due testimonianze rese alla Università di Pavia per giovani studenti di economia che stavano avviando una fase conoscitiva sui sistemi informatici della Pubblica amministrazione.La data è dell’ottobre 2005. Sono stato ospite del prof Giovanni Cordini della Università di Pavia.

E’ un testo ponderoso molto documentato come si conviene per una relazione fatta ad uso di studenti universitari e per un contesto accademico. Chi avrà la pazienza di leggere tutto però ritroverà una ponderosa documentazione per la quale va fatta una precisazione. Da quella data sono passati 14 anni nel corso dei quali l’evoluzione tecnologica ha fatto passi stellari. I principi fondanti rimangono inalterati. Se si dovesse condensare il tutto in una pillola per agevolarne la lettura si potrebbe cosi concludere: il mondo delle banche  e della finanza è salita su vettori stellari ed i cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti.

Il mondo della pubblica amministrazione è purtroppo ben lontano dagli obiettivi attesi che costituiscono le ragioni di base della società delle cinque E.

Il cittadino in Italia è ancora in serie B, in alcune parti del paese in serie C  addirittura D.

Il gap digitale con l’Europa è ben rilevato dalle statistiche dell’UE e dell’OCSE . Non sarà anche questa una delle ragioni della bassa produttività del paese insieme al basso tasso di scolarità ?

Evvero, ci sono anche limiti strutturali dati dalle vie di trasporto dei dati. Ma il problema di fondo è costituito dalla insufficiente attitudine del nostro cittadino a farsi protagonista del cambiamento e dalla incapacità e cattiva volontà della politica di far crescere ” il popolo” che  lo vuole più nel ruolo di suddito che non di cives digitale. Si legga su questo Blog il pezzo che tratta il Codice digitale,

Processi informatici del Sistema Bancario e Finanziario negli anni 90: “un utile confronto per i modelli di sviluppo dell’E-government Nazionale ed Europeo.

  1. Introduzione

Sul finire degli anni 80 l’informatica e le telecomunicazioni vivono un periodo di radicale cambiamento e di inaspettata evoluzione. Negli anni immediatamente precedenti poche grandi aziende, quasi tutte americane, dominano il mercato; esse impongono tecnologie fatte di sistemi centrali , cioè di grandi elaboratori e protocolli trasmissivi a per il trasporto dei dati su linee telefoniche dedicate. Protocolli e sistemi, definiti “proprietari” perché capaci di parlare quasi esclusivamente con gli ambienti tecnologici della casa madre, producevano nei fatti un solo effetto: rendevano molto complessa una qualsivoglia integrazione con mondi esterni e molto costoso ogni tentativo di aprirsi verso tecnologie di terze parti o verso ambienti diversi da quelli specifici del business di riferimento.

Era allora del tutto impensabile una relazione tra il sistema delle banche e quello delle imprese, cosi come con altri settori, ad esempio della pubblica amministrazione. Ma lo era anche all’interno delle stesse banche. Quello informatico era, anche a cagione di tali peculiarità, un mondo chiuso, ristretto ed isolato nei diversi contesti, padroneggiato da conoscenze che facevano degli uomini che vi si dedicavano dei guru di scienze, ma ignoti ai più; un mondo costituito da pochi.

I softwares gestionali di banche ed imprese avevano funzioni limitate ed assai poco espandibili; venivano realizzati quasi sempre in casa (in house ) dagli specialisti delle aziende con l’impiego di linguaggi di programmazione complessi; riuscivano ad assicurare funzionalità poco più che minimali. Con quei softwares si affrontava negli sportelli bancari la operatività con la clientela mentre nelle imprese solo raramente si potevano trovare applicazioni con impatti sulla relazione con il cliente. Ben più strutturati erano invece i programmi gestionali ad uso dei mainframe (dei grandi elaboratori centrali) con i quali venivano utilizzati i dati elementari delle singole applicazioni per lo sfruttamento delle informazioni acquisite; venivano realizzati anche essi , tra l’altro, con linguaggi e metodi propri del sistema elaborativo posseduto dalle aziende.

Il sistema era di fatto impenetrabile e poco aduso al colloquio; le banche non parlavano tra di loro e, tutt’al più, quando era necessario per esigenze di raccordo usavano modalità di trasferimento dei files prima su dischi che venivano scambiati materialmente all’interno dei centri di elaborazione, poi mediante trasmissione elettronica degli stessi ( files trasfer programm ) con informazioni costruite in modo seriale e con tecnologie frutto di grandi standardizzazioni. La quantità di dai trasmessi nell’unità di tempo caratterizzava la capacità delle singole aziende costrette in ogni caso ad un lavoro defatigante di controlli tecnici ed amministrativi. I dischi ed i file rappresentavano sempre moneta di conto inviata in grandi quantità. Chi volge lo sguardo all’indietro, in un arco temporale di appena 15 anni fa , avendone consapevolezza, ricordo e capacità di raffronto, trae immediatamente una conclusione banale: l’informatica e le telecomunicazioni di quel tempo se confrontate con i livelli di tecnologia oggi disponibili, si situavano quasi nell’era dei primordi, in una era che per paradosso potrebbe definirsi della preistoria della new society delle cinque “E”, costruita sui cinque tracciati dell’E- government ( nella pubblica amministrazione ) dell’E-learning ( nella formazione e nella didattica ), dell’E- commerce ( nel settore del commercio del B2C ) dell’E-business (imprese del B2B ) , dell’E-Healt ( nel settore della medicina ).2

Qualche esempio può valere meglio di tante parole a tradurre la portata dell’informatica di appena 15 anni fa e la distanza con quella di oggi: la memoria in dischi del sistema centrale di una delle prime 5 banche Nazionali del momento si misurava in termini di giga intorno al 150/200 giga, quanti oggi ( nel 2005) ne può ospitare un Desktop o un Pc portatile di buon livello ad un costo di circa 1500/2000 €.

1)a modalità tecniche per leggere i bit attraverso i segnali delle onde magnetiche

2 )New Society immaginata dal Consiglio Europeo prima nella Risoluzione 376, del Novembre 1996, , sulle priorità in materia di politica relativa alla Società dell’Informazione e in seguito, ripresa poi nella successiva decisione del Marzo 98, la numero 253, del Consiglio che adotta un programma comunitario per incentivare la realizzazione della Società dell’informazione ed infine descritta nella terza decisione del 99, la numero 168 CE, che adotta un programma specifico di ricerca e sviluppo tecnologico e di dimostrazione intitolato la “Società della informazione di facile uso”
3)Nell’Action plan di Lisbona del marzo 2000 si indicheranno poi le linee strategiche per fondare entro il 2005 la nuova società che deve poggiare , in altri termini , la sua solidità strutturale sulle tecnologie già disponibili, sulle tecnologie aperte ed intercomunicanti , fatte di grandi reti di telecomunicazioni, tra cui quella della WWW meglio conosciuta come la madre di tutte le reti “Internet” e fatta di grandi “data base”( basi di dati), capaci di ospitare miliardi di informazioni, al punto da far definire il nuovo ordine sociale attuale come società della conoscenza , cioè del sapere ( del Knowlegment e dell’E-content). Il tutto reso possibile oltre che dalla forza delle telecomunicazioni anche dalle grandi capacità elaborative disseminate ovunque, idonee a gestire nello spazio temporale di nanosecondi miliardi di informazioni anche distribuite in data base diversi, allocati in centri sistemati di aree geografiche lontane tra loro centinaia di chilometri

La capacità di trasporto delle reti in megabit ) che servivano il sistema di una grande banca equivaleva a quella di un solo collegamento Internet di uso domestico che utilizza la larga banda , se si pensa che esso oggi può arrivare anche a 10 megabit ( cioè diecimilioni di caratteri al secondo ).

La Banca richiamata nei due esempi, che è un caso concreto, disponeva di quasi 700 sportelli, contava circa 12mila dipendenti e disponeva di una rete informatica nella periferia nel 1988/90 di quasi 2000 posti di lavoro automatizzati; tutti insieme e simultaneamente i 2000 posti di lavoro forse non erano capaci di immettere, nello stesso spazio temporale, una quantità di dati pari ai 10 megabit.

A) I punti di partenza del sistema

La premessa è fondamentale per capire il punto di partenza dei sistemi informatici delle Banche e della società del tempo, per capire il trend evolutivo che ha segnato nell’arco di un decennio il necessario salto di qualità imposto prima da eventi sopranazionali di natura ordinamentale connessi alla liberalizzazione dei mercati monetari e finanziari in Europa , ed ai nuovi modelli dei sistemi di pagamento nazionali e comunitari, culminati entrambi nel nuovo ordine dell’unico mercato dell’Euro e della finanza globale. Solo successivamente il salto di qualità sarà suggerito anche da esigenze mercantili dettate dalla decisione di rendere più servizi ai clienti ed una tipologia di servizio diversa basata sull’impiego delle risorse di rete.

A1) Assetti organizzativi

Ma la premessa è altresì basilare per capire il punto di partenza degli assetti organizzativi interni ed esterni delle grandi banche 3, per capire il loro rapporto con la società, il loro modello relazionale con i clienti e le aziende , per capire i cambiamenti che sono stati introdotti sulle modalità di gestione interne e sul modello delle prestazioni lavorative , argomenti questi che rappresentano il tema di confronto tra quei sistemi ed i sistemi nascenti o in fieri della società Europea delle cinque E.

Il lavoro si soffermerà in prosieguo in particolare su quello dell’E-government che interessa ai fini della rappresentazione delle tendenze della Pubblica Amministrazione in Italia ed In Europa , delle linee strategiche sottese e dei limiti che esse incontrano nei vari paesi in conseguenza dell’articolazione delle strutture istituzionali e degli ordinamenti che non sembrano, ed è il caso Italiano, favorire del tutto la nuova filosofia delle cinque E.

Chi ha vissuto gli anni del cambiamento nel sistema bancario, specie in un posizione di visibilità dell’intero scenario, ha avuto modo di percepire le diverse ottiche nei singoli passaggi. presenti nelle diverse fasi dell’intera progettazione. Esse andrebbero guardate come esperienza da seguire per traguardare i grandi cambiamenti imposti dalla scenario della nuova società delle cinque E , il cui obiettivo , nella prospettiva della Nuova Europa e delle decisioni di Lisbona, è da ricercare in una sola grande finalità: quella del servizio per i clienti consumer nel settore mercantile ( dell’E- commerce), per i pazienti , clienti della medicina nel settore della salute (dell’E.healt) , e del servizio per cittadini ed imprese e per tutta la società civile ,cliente primaria della pubblica amministrazione in tutte le sue manifestazioni , centrali e locali, e in tutte le sue branche e funzioni ( Ministeri, Istituzioni etc etc )

A2)Le tappe del processo di informatizzazione.Linee guida

Ma andiamo per gradi ed esaminiamo i passi fondamentali dell’evoluzione in un contesto che è stato di successo e che deve i risultati alle diverse pressioni subite al punto da costringere tutta la filiera degli attori a seguire linee strategiche ed organizzative chiare e precise sin dall’inizio, vivacizzate e pungolate anche dall’aspirazione a massimizzare i ricavi ed i risultati del conto economico. Una cosa va anche detta per amore di verità: la pressione normativa, ordinamentale ed Istituzionale è diventata via via più stringente mano a mano che le tappe di avvicinamento all’anno zero della nuova moneta ,l’Euro,si facevano immediate.

A3) Stato dell’arte degli anni 90

Sul finire degli anni 80 i sistemi delle Banche , anche delle grandi, difficilmente avevano la denominazione di sistemi informativi; tutta la attività infatti si fondava su una collection di dati elementari ( raccolta di dati elementari ) favorita dalla natura delle applicazioni della banca , di sportello e retrosportello, 4 e su una successiva attività di rielaborazione dei dati , con procedure specifiche dei sistemi centrali, che riordinavano le informazioni elementari attraverso decine di ore di attività elaborative, tant’è che le funzioni della Banca quasi dappertutto negli organigramma si chiamavano “Centri per la elaborazione del dati”.

La capacità elaborativa misurata in mips era dell’ordine di circa cento mips al secondo ( milioni di istruzioni al secondo) Una banca media ne contava 80/90 , quelle più grandi di più. Quindi per necessità il sistema puntava sulla forza centrale dei sistemi.

3Le banche rappresentavano già all’epoca una punta avanzata nelle tecnologie. Il mondo delle imprese era peraltro ben distante dal modello tecnologico del sistema bancario e finanziario.

c Materia della sessione del 25 ottobre a Pavia

4 esempio delle prime, le procedura dei conti correnti e dei deposito a risparmio, esempio delle seconde, la procedura della contabilità,

di ore di attività elaborative, tant’è che le funzioni della Banca quasi dappertutto negli organigramma si chiamavano “Centri per la elaborazione del dati”.

A5) I grandi eventi tecnologici del 90

Agli inizi degli anni 90 i tempi erano maturi per il grande salto. Le tecnologie cominciavano a fare capolino e si proponevano in Europa come nuova opportunità a condizione di investimenti rilevanti; le esigenze nuove imposte da regole di Vigilanza della Banca di Italia sollecitavano l’adozione di modelli per una gestione dei dati più performante , più immediata e da rendere in tempo reale; le tecnologie dei data base si affacciavano prepotenti dall’America con i cosiddetti Data Base Relazionali , modelli di gestione dei dati che consentivano mediante interrogazioni di avere risposte anche su una enorme quantità di dati ed elaborazioni in tempi più rapidi.

Il modello per sviluppo delle applicazioni in house diventa costoso ed inadeguato per inseguire le tecnologie; l’evoluzione rapida dei linguaggi di programmazione imponeva un cambiamento nelle politiche di realizzazione delle procedure che cosi vengono acquistate dal mercato o commissionate ad imprese di software che tendono alla normalizzazione dei pacchetti applicativi.

L’introduzione del modello di Bilancio Europeo4, datato 1993, e le stringenti esigenze connesse alle segnalazioni di Vigilanza danno alle banche il colpo di grazia e la spinta a cambiare radicalmente la vision dei sistemi informatici che cosi diventano “ sistemi informativi e sistemi di trasporto intelligente dei dati” aperti al nuovo mondo che impone alle aziende non più di pensare solo a se stesse , all’interno della propria organizzazione, ma di pensare al loro profilo  come parte di un contesto più ampio nel quale interagire e del quale poter fare parte e con il quale diventava sempre più necessario parlare solo informaticamente e telematicamente. Nello stesso periodo prende prepotentemente corpo anche un nuovo filone che diventerà fondante per l’attuale assetto dei mercati nazionali ed Europei, ma anche transeuropei, : quello dei sistemi di pagamento che avrebbe preparato ( le prime diagnosi risalgono al 1986) le banche nazionali e quella Centrale (Banca d’Italia ) a ripensare il ruolo nell’ambito del Mercato Unico Europeo.

A6) Il nuovo ruolo delle Banche

La strategia aveva una guida prestigiosa e di livello, nella persona del dott. Padoa Schioppa, all’epoca Vice Direttore Generale della Banca d’Italia; profondo studioso e conoscitore di tutti i meccanismi della moneta e dell’economia ne ha immaginato il pieno funzionamento alla luce del protocollo inserito nel trattato sulla Unione Europea del 1992 e del successivo trattato di Maastricht. Negli stessi anni il sistema Bancario sotto la guida della Banca d’Italia e dell’Abi , nei due settori di competenza dà forza a due Organismi che diventeranno fondamentali per lo sviluppo del nuovo sistema : il CIPA ( Comitato interbancario per l’automazione fondata nel 1968 era deputata ad orienta le banche nella definizione delle priorità e nella adozione dei modelli applicativi di sistema) e il Comitato strategico dell’Abi (sorto nel contesto dell’associazione Bancaria Italiana per normare processi e procedure che dovevano, nella parte alta, diventare procedure di sistema ).  Il primo dei due Comitati sarà per un lungo periodo presieduto proprio dal Dott. Schioppa, divenuto poi membro della BCE ( Banca della Comunità Europea ).

Alle banche nell’intero progetto, di fatto, veniva lasciata la sola autonomia di incidere sui sistemi interni e sulle applicazioni aziendali nella parte bassa , cioè in quel pezzo di procedura che invece doveva interagire con le regole ed il sistema proprio della Banca , fatto di processi e procedure specifiche e che doveva interagire con il mondo applicativo aziendale. Tutto il resto invece doveva entrare in piani rigorosi di modalità e di tempo , con la contribuzione ai costi di sistema rapportati alla forza delle singole banche, ed essere realizzato secondo standard applicativi e tecnologici di sistema.

4 Modello per definizione delle tecniche di esposizione dei dati di bilancio conformati ai principi Europei , per consentire una lettura univoca delle rappresentazioni dei dati esposti nei documenti di sintesi, accompagnato da regole altrettanto univoche per la loro costruzione. Modello Europeo.
5 Le banche alla fine di ogni mese devono trasferire alla Banca d’Italia nella sua funzione di Vigilanza una enorme quantità di dati ; in pratica tutto il data base delle informazioni elementari statiche e dinamiche delle aziende , di tutte le procedure proposte con tecniche e modalità che quasi in via immediata devono permettere alla Banca d’Italia di verificare tutti i profili di rischio della banca ai fini dei ratios, ( vigilanza prudenziale ),di mercato ed anche al fine di consentire alla Banca d’Italia di tenere il controllo delle quantità e delle variabili primarie e secondarie presenti nel sistema :moneta, credito, raccolta diretta ed indiretta ( risparmio, fondi, transazioni finanziarie ete etc )
6 Testo edito dal Mulino editore –anno 1992- Autore Tommaso Padoa Schioppa : La moneta ed il sistema dei pagamenti sintesi dei capitoli Parte prima -1 Sistema bancario e sistema dei pagamenti-2 diagnosi e linee di azione- 3 Gli interventi di riforma e la tesoreria bancaria 4- Le infrastrutture tecniche 5 -Il sistema italiano alla fine del 1991 Parte II Capitolo 6 I rischi di credito- 7 Verso quale banca centrale – 8 Il sistema dei pagamenti internazionali- 9 Un sistema per il Mercato unico.
7 Si tratta di regole e principi che saranno fondamentali per uno sviluppo delle applicazioni di sistema, visto che quasi tutte con l’apertura dei mondi ( e non siamo ancora in ambiente Internet ) finiranno per far parlare applicazioni e dati per assecondare lo sviluppo ad esempio di Pos, Bancomat, bonifici, Rid, Mav, cash management e tante altre ancora e per assecondare lo sviluppo di Centri Applicativi di Sistema quali SIA ( Società interbancaria per l’automazione ) e SSB ( Società dei Servizi Bancari ) che si pongono al Centro del Contesto per fare da governo dei flussi, da instradamento ai flussi e per fare da cerniera tra tutti gli ambienti delle banche piccole, medie e grandi e per fare da cerniera con il Mercato della Borsa, e da cerniera con i mercati sopranazionali ed il sistema delle Banche estere. E tutto deve rispettare una sola regola quella dell’on line e del tempo reale

A7)I fattori di successo

Standard applicativi e tecnologici sono state leve fondanti per trasformare nell’arco di un decennio e forse meno il mondo delle banche da un livello di automazione , per quanto performante ed idoneo, in un mondo di alta tecnologia e di sofisticati livelli applicativi, nei quali il servizio al cliente è diventato una risposta naturale e conseguenziale , tanto che già nei primi anni 90 ( ed esattamente nel 1994 ) venivano pubblicati numerosi tomi a mo di divulgazione interna con i titoli “Verso la Telebanca” ed Innovazione informatica in Banca”.

Ma fondanti sono state anche governance globale dei progetti, date di avvio e date di conclusione , che avrebbero visto fuori dai benefici del nuovo mondo tutte quelle aziende incapaci di partecipare alla realizzazione Un esempio : chi non avesse partecipato alla procedura bonifici in tempo reale , che impone tempi rigorosi di esecuzione, di completamento nell’interesse delle aziende ai fini della gestione della tesoreria e della liquidità e nell’interesse del cliente che deve avere la certezza nei tempi di perfezionamento della operazione. e chi fosse stato presente allo start up della procedura interbancaria avrebbe subito un duro colpo alla concorrenzialità e competività all’interno del mercato.

Quello dei bonifici è l’esempio più banale che può essere però esteso per similitudine concettuale a tutte le applicazioni della banca dalle piccole alle grandi operazioni della finanza , del credito ed tante altre ancora.  In un parola sola a tutto il mondo della operatiività.

Sicchè rincorsa ed allineamento sono stati stimoli e dogmi competitivi, il motivo per sopravvivere nella sviluppo ma anche fattori di successo dell’intera progettualità che ha portato le banche a superare due tappe senza sofferenza : quella dell’anno 2000 millenniun bag e quella del 2001 della moneta unica.

In tutto il progetto non era estraneo l’altro forte vincolo connesso alle segnalazioni di Vigilanza la cui inosservanza era produttiva di gravi irregolarità, oggetto di sanzioni e di altri provvedimenti amministrativi. Insomma la frusta e la carota. Una cosa è certa:tutto il sistema dalle grandi alle piccole ha giocoforza assecondato e bene l’intero cambiamento.

Qualche dato desunto dai documenti della CIPA sullo stato della automazione del triennio 1989/1992 si può cosi sintetizzare:

“ il portafoglio applicativo automatizzato delle aziende bancarie ( notare il termine automatizzato che traduce la funzione di collectione dei dati ) si estende a tutte le attività caratteristiche del sistema bancario ove è prevalente l’aspetto della operatività. Nelle altre aree quelle non connesse alla operatività si nota una tendenza alla automazione di altre applicazioni , quali analisi dei bilanci , gestione della liquidità di tesoreria, gestione dei beni patrimoniali”. Si manifesta un iniziale interesse per i servizi di banca elettronica quali POS, Bancomat.

Il valore dell’investimento complessivo di quel periodo ascendeva per tutto il sistema intorno ai 5mila /6mila miliardi , il settore delle banche era considerato trainante per l’ITC e le TLC.

B )Conclusioni

In sintesi nel decennio le banche sono passate da una automazione spinta ad una informatizzazione spinta, da mondi chiusi in mondi aperti ed interattivi, da processi e procedure manuali con immissione di dati allo sportello alla gestione di procedure in tempo reale che hanno contribuito a modificare pesantemente modalità di lavoro, modelli organizzativi di filiale e di centrale, conoscenze e sistemi con una conseguenza che oggi è visibile e percepibile con grande immediatezza: non esiste più una divisione del lavoro per funzioni, non esistono se non in percentuali estremamente contenute posizioni gerarchiche basate sulla conoscenza della materia, ma solo basate sui poteri decisionali verso la clientela, non esistono se non in minima parte attività di retrosportello cioè di chiusure contabili ed amministrative, tant’è che ormai gli orari della operatività con la clientela sono quasi pari all’intera giornata lavorativa.

Tutto, infatti, viene svolto e risolto con affidamento delle vecchie attività all’elaboratore centrale che ha in pancia tutti i dati del cliente delle aree amministrative,che si accontenta di leggeri aggiornamenti fatti con estrema facilità e che conclude e perfeziona ogni operazione in real time, anche la più complessa ed anche se esprime milioni di €.

E questo real time si è anche trasformato in capacità di interazione delle postazioni domestiche e professionali , tanto che oggi ben 8 milioni ci clienti (dati 2003 ) pari a quasi un terzo dell’intero ceto della clientela bancaria opera da  casa, dall’ufficio, perfeziona ogni operazione senza l’aiuto del vecchio impiegato di banca , salvo i rari casi in cui ha necessità di contante o di un documento materiale quale può essere la consegna di un carnet.

Ma certamente tutto ciò non è stato indolore , ha fatto pagare dei prezzi enormi al ceto dei dipendenti ridotto nel tempo di oltre il 10% della forza lavoro ( nel 2003 n. 338 mila), costretta a cambiare ruoli, posizioni , conoscenze , ridotto nei ranghi direttivi e portati verso un modello adhocratico che snellisce ,semplifica

Ha fatto aumentare notevolmente ( decuplicandole ) il numero delle transazioni, il numero dei conti ( nel 2003 arrivati a 33,3 milioni per il passivo e 7,5 milioni per l’attivo ), la tipologia delle operazioni perfezionate e soprattutto ha fatto diventare tutto il mondo delle banche, della finanza , della borsa, dei mercati in genere un unico gramde sistema elevando complessità e know how per la sola governance.

Ma ha portato anche a fusioni e concentrazioni di aziende ( da circa 1000 del 90 a 788 del 2003) perché l’informatica e tutte le attività connesse quando non sono razionalizzate sono fattori di costo elevati che incidono pesantemente sui conti economici e richiedono pertanto per una efficiente ripartizione crescita delle masse e dei dati amministrati.

Ed infatti il mondo delle banche ha vissuto nello stesso periodo momenti di concentrazione , dettati evvero dalla logica di mercato, ma ispirati soprattutto dalla logica del profitto che è quella che tende ad esaltare i ricavi ed a comprimere i costi.

Insomma l’insieme della società civile ne ha tratto vantaggi solo in termini di servizi accresciuti per numero e tipologia e speditezza di esecuzione ; i bilanci delle banche al contrario dal loro punto di vista hanno contabilizzato significativi  e ponderosi vantaggi in chiave economica.

Uno sguardo ai dati dei bilanci ufficiali netti degli ultimi due anni fa constatare che i conti economici delle sole grandi banche hanno presentato risultati pari alle quantità della manovra di una finanziaria del nostro paese talia, e nonostante le grosse perdite derivanti dalle disastrose operazioni finanziarie ben note..

Ma questo è un altro tema e richiede altra sede per discuterne che potrà essere però di aiuto per capire anche le scelte che invece andavano fatte a monte per razionalizzare i costi della informatica pubblica.

  • Gli obiettivi finali da tenere presenti ai fini dell’analisi comparativa con l’E-government della pubblica amministrazione possono essere così riassunti:
  • le banche dispongono di potentissimi e concentrati sistemi informativi e di reti di trasporto dei dati di eccellenza
  • La Banca d’Italia riassume mensilmente tutti i dati elementari di sistema, attraverso le segnalazioni di Vigilanza, dati che in parte cede anche alla BCE per consentire il controllo sulla liquidità, sulla moneta e sui tassi , in altri termini su alcune variabili dell’economia nell’ambito delle competenze istituzionali del Trattato.
    • E tutto avviene in tempi brevissimi
  • La Banca d’Italia e la Consob, per la parte di vigilanza che le compete, dispongono di una enorme quantità di dati macroeconomici che alimentano il sistema informativo nazionale , sempre in tempi rapidi, per l’esercizio dei controlli di adeguatezza patrimoniale delle Banche , degli assetti e del
  • L’intero sistema bancario e finanziario , dei mercati , delle borse ( tutte ) ,l’intero sistema dei pagamenti nazionali e trasfrontalieri si chiude elettronicamente attraverso le aziende di Sistema ( SIA –Società interbancaria per l’Automazione –per le operazioni di grosso taglio tra banche e clientela ed SSB –Società servizi interbancari- per le operazioni mercantili di piccolo taglio, Pos, Bancomat etc etc ) e si chiude in tempo reale. Gli esempi più banali ma significativi sono le applicazioni sulle carte di credito e Bancomat che prevedono accessi alle banche del cliente e sistemazione delle operazioni nel volgere di
  • Il numero dei conti è arrivato alla iperbolica cifra di 33,2 milioni per quelli passivi e 7.5 milioni per quelli attivi sui quali figurano operazioni creditizie ( l’Italia conta una popolazione di 58 milioni di abitanti, 5 milioni circa di imprese , circa 22 milioni di occupati e circa 20 milioni di famiglie e questi numeri danno l’idea della bancarizzazione alla quale si è arrivati )
  • Il numero delle carte di credito attive è di ben 13 milioni , come di 24,7 milioni è quello delle carte di pagamento, mentre ai tradizionali n. 31 mila circa sportelli si aggiungono 27 mila Bancomat e 678 mila
  • E da ultimo il numero dei servizi di Home banking sempre al 2003 è di bem 8 milioni di
  • Le sole transazioni sui Pos ( dati della Banca d’Italia al 31 12/2004 sono state …………………

Sono numeri che impressionano ed erano assolutamente impensabili meno di 6 anni fa.

Ma per raccontare il livello di efficienza del sistema, occorrerebbe citare anche l’area contigua della finanza e dei mercati , in uno ai sistemi di pagamento, i cui dati hanno abbattuto , quasi azzerandoli , documenti cartacei e titoli di credito divenuti una specie residuale. Insomma l’obiettivo dell’Economia “paper less e cash less” , senza carta e senza moneta scritturale è stato raggiunto in pieno. E questo riguarda anche il mondo delle azioni, dei titoli di stato e delle obbligazioni che sono solo espressioni telematiche tradotte in bit in tutti i sistemi informativi.

E da questo punto occorre ripartire per capire quali sono i motivi per i quali il Progetto di “E-government, di E-Healt e di E- Learning” stenta a decollare salvo rare eccezioni.

I

L’Europa delle cinque “E”

Per capire l’’E-govenment occorre riandare alle origini dei Trattati, delle Risoluzioni, delle Direttive delle Unione Europea ; aiutano a capire quando sono nati i principi fondanti del fenomeno che sta attraversando l’Europa , di cui si parla molto poco , molto meno di tutte le politiche dei vari settori, molto meno di tanti eventi ad effetti più limitati

Di questo fenomeno delle cinque “E” della Società dell’Informazione Europea di cui in silenzio si stanno portando avanti progetti che cambieranno radicalmente le fondamenta della società nazionale ed Europea e che impatteranno anche sul modo di essere di noi cittadini europei ,con effetti a mio avviso rilevanti sui contenuti e sui profili della cittadinanza,si avranno ricadute oggi impercepibili nel loro insieme, impensabili e con effetti di deconstruction come dicono gli esperti di organizzazione e delle scienze sociali. Si deve smontare la vecchia Società Nazionale ed Europea per ricostruirne una altra.

La collettività nel suo insieme non ne ha grossa percezione; anche la politica non ne avverte l’onda d’urto, per fortuna, non la cavalca. La politica è disattenta, forse considera tutta l’Ict e le Tlc una materia per addetti ai lavori, anche quando essa nelle decisioni alte finisce per irrobustire Aziende , Regioni, Città. La politica vede più l’amministrazione nel suo insieme, fatta di regole e meccanismi che non di processi e tecnologie.

I giornali dicono poco rispetto all’ampiezza del fenomeno, lo dicono solo quelli con un certo profilo. Le grandi associazioni ( le lobby di potere) guardano ciascuno il loro pezzo ed interpretano le esigenze di parte. I testi dei giornali sono, infine, frammentari, più legati agli eventi che non ad una funzione di education, ( non è il loro mestiere ) e non danno la visione d’ensemble che è percepita solo dagli addetti ai lavori.

La televisione è quasi assente. Le materie trovano spesso in Rai Educational sui canali digitali (quindi con audience limitata , in orari limitati )

Le informazioni tutte sono invece largamente presenti sulle decine di siti dedicati difficili da interrogare per la complessità delle tematiche ed anche perché accedervi senza una preparazione di base senza sapere la loro storia , la loro origine , la loro finalità può contribuire a disperdere.

Se si potessi costruire un solo sito. o fare un libro, per spiegare le finalità di ognuno, indicando le aree di maggiore interesse per ogni tipologia di utente sarebbe un’opera di grande rilevanza nazionale,tanta è l’enormità di dati e tanto ponderosa è la documentazione che richiama ad altri link e ad altre materie e tanto forti sono i legami con il Diritto pubblico, con il Diritto amministrativo, con il diritto Costituzionale, con la Giustizia amministrativa, con il funzionamento della macchina pubblica.

E tutto ciò accade anche per una ridondanza che è tipica delle fasi in cui tutti fanno tutti e non c’è una autority o una funzione che governa le informazioni. Ma a valle dell’intero progetto ci saranno cambiamenti epocali della società, delle masse, dei ceti, della ricchezza , delle professioni ; sono cambiamenti che andrebbero governati nel durante e non a fine corsa.

Uno dei più grossi rischi è quello del digital divide di cui si parlerà con richiami specifici

Tutti gli esiti finali dell’Europa delle cinque “E” sono peraltro ampiamente descritti , immaginati esplosi in alcuni documenti fondamentali della Comunità.

Di ICT e di Telecomunicazioni i Trattati non ne parlano; ed anche quello di Maastricth, molto noto per una serie di ragioni diffuse ( Unione Europea, Vicinanza ai cittadini, cooperazione, progresso economico e civile, moneta unica , cittadinanza dell’unione, tema caro al Prof Cordini, artt a e B ed altri ) non ne parla né nei 17 Protocolli né nelle 33 dichiarazioni se non indirettamente alla dichiarazione n.ro 17 quando cita il diritto di acceso all’informazione.

Ne parla per incidens nella parte prima dei principi lettera M. quando dice che l’azione della Comunità comporta la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico e l’incentivazione della creazione e dello sviluppo delle reti transeuropee.

Dichiarazioni di intenti che non vengono tra l’altro ripresi nel 1996 nel Trattato di Amsterdam che ha una finalità di natura Istituzionale, sull’acquis di Schengen, su alcuni profili della cittadinanza , sull’allargamento, sugli organismi. Infine nelle 50 dichiarazioni non vi è alcun cenno alla società della informazione.

Ma di Ict e di Tlc si comincia a parlare anche con obiettivi chiari nel libro Bianco di Delors del 1993 (1993) “Crescita, competitività, occupazione Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo – Libro bianco e se ne parla nel successivo libro verde del 1996 Libro verde (Vivere e lavorare nella società dell’informazione )

 

  • Quali sono i documenti fondanti?

Se fa un rapidissimo cenno. Sono una fonte inesauribile di conoscenza sui cambiamenti dei prossimi 5 anni, favoriti tra l’altro da una velocità delle tecnologie solo fino a qualche anno fa inimmaginabili.

Il primo è la risoluzione del Consiglio del 27 novembre 1995 sugli aspetti industriali nell’ambito della creazione della Società della Società della Informazione.

Il secondo è la risoluzione del Consiglio del 21 nov 1996 n. 96 /C 376/01 sulle nuove priorità in materia di politica relativa alla società della Informazione in cui il Consiglio invita a migliorare i servizi pubblici istruzione , sanità , cultura,trasporti e amministrazione, e l’accesso ai servizi.

Poi arriva la risoluzione del Consiglio del gennaio 1999 168/CE che adotta un programma specifico di ricerca e sviluppo tecnologico e di dimostrazione intitolato “La Società della informazione di facile uso, dove per la prima volta si parla anche di “amministrazioni”

In esso c’è scritta tutta la summa teologica sull’uso dell’ICT e c’è un capitolo dedicato alle amministrazioni pubbliche con un richiamo forte alle informazioni per l’ampliamento e l’approfondimento dell’Unione Europea soprattutto per raggiungere cittadini nelle zone più remote e rurali. Leggere quei testi ed immaginare lo scenario finale della società di qui a qualche anno in avanti è un tutt’uno.

Gli stimoli sono enormi .Aiutano a capire quali saranno le nuove professioni vincenti , le attività vincenti sul piano della impresa e dei servizi,quali saranno gli strumenti, i supporti , i modelli relazionali ,come sarà la nuova società dopo il 2010..

Ma il documento che sintetizza tutto è la risoluzione del Parlamento Europeo su E-Europe “Una società dell’informazione per tutti ( tutti cioè cittadini, imprese , professioni, istitituzioni, nazioni etc )”, su iniziativa della Commissione per il Consiglio straordinario di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000.

 

Per la prima volta su parla di E-Europe cioè l’Europa delle 5 “E”cioè della Europa della Informazione e della informazione come strumento competitivo per (E-gov., E-Healt,-E-learning-, E-commerce- e-Business )  che copre un periodo 2000/2002.

 L’Unione comincia a mettere a disposizione risorse e budget , regole e piani. I documenti ai quali riferirsi per capire il nuovo mondo sono :

Il Piano di azione per il Consiglio di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002 tra cui si parla di moderni servizi pubblici on line ed Il documento n. 2 sugli indicatori per l’analisi comparativa tra paesi.

Il programma di lavoro viene inserito nel VI programma quadro con un budget di 2,660 miliardi di Euro sino al 2005. le ricadute sono quelle dei Por e delle altre iniziative cofinanziate a carattere nazionale e regionale e locale.

 Stato dell’arte in Italia tra passato e presente

 L’Aipa e la legge Istitutiva del 1993.

All’epoca dei documenti comunitari l’Italia non versava in una situazione di arretratezza

Per saperlo basta leggere l’art 7 del Dlgs 12 febbraio 1993 n. 39 “Norme in materia di sistemi informativi ed automatizzati delle amministrazioni pubbliche” e leggere ancora i documenti dell’Aipa dal 1994 in avanti per capire quanto lavoro nel periodo sino al 2001 sia stato fatto per far penetrare nella Pubblica amministrazione l’ICT, peraltro senza risorse dedicate e con un assetto normativo, organizzativo e strutturale inadeguato.

Ma leggi fondanti ai fini del cambiamento nella Pa sono quelle sul funzionamento della macchina pubblica : quella del 1987 delle Bassanini , e della Bassanini bis e ter sulla semplificazione amministrativa e la legge 7 Agosto 1990 n. 241 sul procedimento amministrativo, pietra miliare del rapporto cittadini pubblica amministrazione.

L’Aipa sulla materia della informatizzazione scrive decine di documenti, pagine , direttive e piani con una efficacia ed una effettività di poteri “relativa”. Trattasi di una autority che viene percepita più come un organo tecnico che come un organo strategico e politico.

Copre tutti o quasi gli spazi e le tematiche e non poche di esse vengono anche assunte in dlgs ancor prima della partenza dei piani Europei e dei piani Nazionali battezzati sotto l’acronimo dell’E-gov.d Viene anche istituito un Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione.

 Mancano però talune risorse di cui si dirà e manca la finanza che sarà poi alimentata, anche come risorsa aggiuntiva, specie nelle aree dell’obiettivo 1 attraverso i piani ed i programmi del VI programma quadro con i fondi della Comunità attraverso i Por Regionali ed altre risorse aggiuntive partitamente per i piani di sviluppo degli Enti locali a cominciare dalla Regioni.

Il dopo è da collegare alle iniziative della legislatura in corso che di fatto ha sfruttato l’abbrivio documentale dell’Aipa, le risorse della Comunità, il piano ineludibile 2002,2003,2004,2005 per stare al passo con l’Europa , il piano di E-gov per le Istituzioni locali e tante altre opportunità sia di natura organizzativa che di natura legislativa e regolamentare.

Senza voler scendere nelle diverse aree di funzionamento delle Pubblica amministrazione va detto e precisato che l’obiettivo finale dei piani , di tutti i piani, che da esso sono accomunati , è quello di far colloquiare come avviene nel sistema bancario e finanziario il cittadino e le imprese, senza limitazione di materie e senza limiti nella interlocuzione ,in maniera agevole e come si usa dire “friendly”,con tutti gli Enti dell’amministrazione centrale e locale. E questo deve poter accadere anche nel settore della sanità, della medicina e della formazione.

dFirma digitale: Direttiva 1999/93/CE, Legge 59/1997, T.U. 445/00 (Testo unico in materia di documentazione amministrativa

Efficienza interna della Pubblica Amministrazione:

Documento informatico: Legge 59/97, T.U. 445/00 (Testo unico sulla documentazione amministrativa), Dpcm 13/1/04 (Regole tecniche documento informatico).

Rete Nazionale della Pubblica Amministrazione e Sistema Pubblico di Connettività: Legge 127 del 1997.

Protocollo informatico: Dpr 428/98, T.U. 445/2000, Dpcm 31/10/00, Dpcm 14/10/03, Direttiva Pres. Cons. Min. 28/10/99. Archiviazione ottica Del. AIPA 42/01

E-procurement: Dpr 4/4/02, Regolamento per l’acquisto con procedure telematiche.

Processo telematico: decreto ministeriale 123/2001.

Telelavoro: Legge 191/98, Dpr 70/99, Del. AIPA 16/01. Armonizzazione IVA: D. Lgs. 52/04. Valorizzazione delle risorse umane (accesso e alfabetizzazione):

Sportello Unico: D.lgs. 112/98, Dpr 447/98.


I motivi sono chiari: efficacia ed efficienza dei servizi, abbattimento di fasi burocratiche e trasparenza, razionalizzazione dei procedimenti, riduzione di costi nella società per il cittadino comune e per le imprese che devono poter interagire con l’Ente di turno da casa o dalla sede dell’azienda, come oggi avviene nel sistema bancario.

Alla base delle nuove modalità il progetto sta facendo registrare evoluzioni tecniche , normative e strutturali fondamentali.

Con decorrenza 1 gennaio 2006 la Società tutta si avvarrà di un nuovo ordine giuridico costituito dal Codice Digitale , fatto di ben 76 articoli ponderosi, assistito da norme tecniche che in buona sostanza recitano della possibilità del cittadino e delle imprese di poter pretendere che il rapporto si sviluppi solo ed esclusivamente in maniera digitale.

Strumenti di questa nuova riorganizzazione la posta elettronica , la posta elettronica certificata , la carta elettronica per i cittadini e le imprese ; per le pubbliche amministrazioni il protocollo elettronico, il documento elettronico , gli archivi elettronici ed un riassetto che deve trasformare tutti i back office in front office , atteso che le operazioni devono potersi concludere solo ed attraverso la telematica.

In altri termini la Pa tutta deve ,in analogia al processo completato all’interno del sistema bancario, pervenire ad un livello di automazione tale da poter gestire pratiche semplici e complesse , ed anche pratiche nelle quali sia richiesto il contributo di un solo ente o di più enti , il tutto con una sola attività un solo procedimento.

Il progetto si snoda in tre livelli: quello centrale riferito alla Pa Centrale, quello intermedio riferito agli Enti Regionale cui può essere associato il mondo delle Istituzioni Province e quello periferico dei Comuni.

 In sintesi si può dire : che l’Amministrazione Centrale ha raggiunto punte di eccellenza riconosciute anche in Europa in alcuni Ministeri , ormai pervenuti ad un elevato livello di informatizzazione ( Finanze, Mef, Agenzie delle Entrate, ) ed in alcuni Enti , Inps.Inail , etc ove sono prevalse ottiche di riorganizzazione ai fini della cassa e delle speditezza dei processi connessi ed ottiche di riassetto della finanza pubblica.

Molti Ministeri sono impantanati in complessità che trovano anche ragioni in ritardi storici ed inefficienze derivanti da resistenze del sistema: Il Ministero della Giustizia. è un esempio. Il processo telematico già immaginato dall’Aipa è ben lungi dall’arrivare alla meta.

Le Regioni e le Province che non sono deputate a sviluppare un rapporto diretto con il cittadino presentano un vestito variegato e sono un po’ lo specchio dell’efficienza complessiva del sistema , derivando esse le risorse anche , in parte , dai bilanci propri ed avendo esse una autonomia che deriva dal rango Costituzionale, nel primo caso, e nel rango derivato dell’autarchia per le funzioni assegnate alle Province.

E qui cominciano i primi problemi della nostra società, che sono di scelte, di progettazioni autonome, di modalità che purtroppo sono state anche frutto della storia e del passato.

Sul sito del Cnipa. http://www.cnipa.it e sul sito cricitalia.it sono stati pubblicati i tomi 2004 che Regione per Regione rassegnano lo stato dell’arte del paese che, in considerazione delle problematiche sottese, finisce per diventare un paese a due tre velocità, in funzione dell’autarchia , della autonomia , della devolution , con una ricaduta ancor più pesante di quello dello stato dell’economia, perché automazione ed informatica sono condizioni strutturali che non si recuperano in mesi e lustri e che segnano differenze nella qualità della vita e dei servizi abissali irrecuperabili. Il sistema bancario tutto lo ha percepito tanto che oggi è difficile cogliere differenze nei servizi tra piccole e grandi se  non nella qualità e nella capacità dei rapporti.

Sullo stesso sito del CNIPA viene pubblicato in rassegna lo stato dell’arte dell’automazione dello Stato Centrale che vede punti di forza e di debolezza, aree quasi complete che introducono nella amministrazione centrale anche grandi cambiamenti nelle strutture e nei processi.

Per una comprensione dell’impatto va navigato il sito dell’Ex Tesoro oggi Mef.

In tutti i siti dei Ministeri è comune una grande dote di informazioni e di dati che da soli aggiungono valore all’idea progettuale.

Ma il vero problema italiano sul quale sono in corso studi,approfondimenti ed iniziative è quello degli Enti Minori , Comuni,Comunità Montane, Piccole Province che sono poi gli Enti deputati ad erogare secondo gli obiettivi della Comunità Europea e Nazionale 40 servizi fondamentali per i cittadini e 40 per le imprese che devono di fatto sovvertire il modello di società.

La devolution, l’autonomia amministrativa ed organizzativa saranno un problema sino a quando le amministrazioni, o meglio gli amministratori ed i politici, non avranno capito che il loro business è il servizio, come previsto dalla Costituzione e dalla legislazione ordinaria, che può e deve essere, attraverso soluzioni economiche, affidabili e di qualità. Quindi anche attraverso soluzione non proprie ma gestite da terze parti o attraverso soluzioni consorziate , consortile le più ampie possibili. Non una informatica per ogni campanile ma sotto un solo stendardo.

Imprese e cittadini, ma poi dobbiamo aggiungere studi , professioni, associazioni e chiunque abbia motivo di rapportarsi ,devono poster utilizzare un solo modo per relazionarsi: utilizzo dello strumento della rete.

L’E- government che non nasce, come per le Banche, sotto la spinta della rivoluzione ordinamentale, istituzionale ,  che non ha una scadenza ineludibili ( come l’Euro ) che non ha subito dalla fase di avvio la governace unitaria delle standardizzazioni di modelli , di processi e di procedure , che non è soggetta a sanzioni se non di natura politica attraverso il voto, ma che invece è stata anche un po’ lasciata libera di produrre e di pensare , è diventata e diventerà, a condizione che la società se ne avveda , il problema sociale degli anni dal 2005 in avanti. Il digital divide già presente sarà cosi di territorio, di infrastrutture ed anche di servizi.

Circa 12 milioni di cittadini quanti sono quelli dei Comuni sino ai 5000 abitanti difficilmente potranno aspirare a servizi on line. Ma differenze significative dipendenti dalle scelte sono anche dei Comuni Maggiori o Medi. Di certo si può dire che già oggi il digital divide è un problema rilevante sia per il paese al suo interno ma può esserlo anche domani per la Comunità che sulle cinque E punta per accrescere efficienza e competitività..

Conclusione:

Non è possibile in poche e sintetiche battute dare conto della Entità del problema.

Forse questa è materia di cui si dovrebbe fare carico una Autorità che renda pubblici i dati e le differenze e li faccia sapere .

E per stimolare la lettura in chi voglia ampliare il tema e capire cosa sta succedendo si segnalano i seguenti gruppi di siti, cui se ne potrebbero aggiungere molti altri che integrano le informazioni disponibili, tra cui quelli dell’E-Healt

Va anche detto che al tema di carattere generale dell’intera materia può subentrare anche la esigenza di esaminare singole aree, sulla base della divisione funzionale delle competenze dello stato.

Certamente all’obiettivo interno dei servizi va aggiunto per la migliore comprensione quello più generale costituita dal processo di completamento della Unione Europea, che mano a mano tende ad avvicinare legislazioni norme e modalità di esercizio del diritto di cittadinanza.

Certamente la leva dei sistemi informativi, dei dati e dei processi che li supportano è un fattore unificante. Lo è stato nel sistema bancario può esserlo in altri, a condizione che il presupposto normativo ,che ha linee comuni, diventi sempre più anch’esso unificante.

http://www.elearningeuropa.info/ http://www.learningcitizen.net/

Siti che presentano il problema , le iniziative in corso , che vedono l’Italia almeno in questo settore in forte ritardo, soprattutto nelle Università.

http://europa.eu.int/information_society http://www.innovating-regions.org/index.cfm http://www.europportunita.it http://fp6.cordis.lu/index.cfm http://www.eipa.nl/default.htm

http://europa.eu.int/information_society/eeurope/2005/all_about/egovernment/index_en.htm http://www.oecd.org/document

Siti dell’Europa dai quali è possibile attingere strumenti ed informazioni relative al processo di normalizzazione della pubblica amministrazione, di normazione Europea e di informatizzazione.

http://www.cnipa.gov.it http://www.impresa.gov.it http://www.impresa.gov.it http://www.crcitalia.it http://www.indicepa.gov.it/mappa.php http://www.italia.gov.it http://www.mininnovazione.it/

Siti nazionali i più importanti dai quali è possibile attingere normativi, strumento conoscitivi strategici, progetti, risorse impegnate e quant’altro che la sede di un piccolo documento non può riassumere e tradurre se non attraverso idee e indicazioni.

Forse il paragone con il sistema bancario fatto di circa 500 mila addetti e di 788 banche non è idoneo, perché i pubblici dipendenti oggetto della riorganizzazione e del nuovo modello culturale sono circa un milione escludendo medici ed insegnanti) sotto in cappello di Ministeri , Regioni 21, Province 101. I grandi Comuni non assommano a più di 50.

Ma chi volesse leggere qualche articolo pubblicato sul Denaro, giornale della Campania, sul sito il Denaro.it non ha che da fare una ricerca sugli articoli pubblicati sotto il nome di federico d’aniello.

Un pezzo sul ruolo delle banche nelle dinamiche della economia criminale

Ho pensato che il Blog possa rappresentare  il repository dei miei tanti impegni per i quali ho scritto per esigenze particolari. Quindi apposto un pezzo del 2014 , pubblicato su un libro che è ad uso universitario. E’, a mio avviso, interessante perchè fa giustizia di tanti luoghi comuni sulle banche cosi come prova a far capire l’orientamento della politica in materia fiscale che ha sempre richiamato, come spesso ha fatto anche parte della magistratura , le manchevolezze sul sistema bancario a giustificazione dei ritardi sulla incisività vuoi dei risultati in tema di antiriciclaggio vuoi dei risultati in tema di evasione fiscale. Vorrei solo ricordare che l’ABI  nel periodo caldo pubblicava un libro, tosto, un tomo molto articolato dal titolo: le banche ausiliarie  di giustizia.

CapitoloQuinto
Banche, istituzioni finanziarie e sviluppo delle imprese criminali

 

5.1 – Premessa

Le attività e le imprese malavitose hanno fatto registrare nel ventennio uno sviluppo costante; il dato più allarmante è, però, costituito dalla crescita continua dell’economia sommersa (sommerso economico in cui è da comprendere il sommerso criminale) valutata in 410 miliardi di € pari 27%[1] del nostro PIL (con un’evasione fiscale stimata di 180 miliardi di €)[2]. Il che induce a una riflessione sui modi e sull’efficacia nel tempo circa la tenuta del sistema delle banche e delle istituzioni finanziarie rispetto agli obblighi nuovi derivanti dalla legge 197 del 1991 e successive modificazioni (la 231 del 2007): legge antiriciclaggio[3]. Obblighi nuovi, che si aggiungono a quelli preesistenti già inquadrati dalla pubblicistica quali funzioni ausiliarie delle pubbliche autorità al punto da far definire le banche, da parte dell’ABI, “ausiliarie di giustizia” (La banca ausiliaria di giustizia, 1997). Dal 1991 l’intero sistema diviene destinatario di un munus pubblico aggiunto, diviene portatore di una delicata funzione socio/economica costituita dalla partecipazione attiva al contrasto verso il crimine finanziario che va sotto il nome di riciclaggio; modalità quest’ultima con la quale il denaro, frutto di attività illegali, viene ripulito attraverso il sistema finanziario e reimmesso nel circuito dell’economia legale attraverso i canali delle aziende bancarie. La partecipazione delle banche e del sistema finanziario alla lotta verso la criminalità organizzata e la collaborazione attiva sono state dal quel momento considerate una risorsa fondamentale[4] tra tutte quelle disponibili finalizzate al contenimento dell’economia criminale e auspicabilmente alla sua eradicazione. I dati che ne segnano l’entità nel mondo, in Europa e in Italia, rappresentano una grave minaccia per i mercati e l’economia (UNDOC, report 11/2011). L’intreccio tra economia legale e illegale, tra finanza e malaffare, quale patologia del sistema, viene sovente considerato un male inevitabile delle società complesse. Accettando questa visione in parte cinica in parte rassegnata si dimostra di non avere abbastanza fiducia sul fatto che questa malattia socio-economica può essere significativamente ridimensionata sol che se ne voglia veramente la sua fine.

«Vero è, invece, che essa vive e prospera solo in conseguenza di imperfezioni nella costruzione, tempo per tempo, dei meccanismi di presidio, di imperfezioni risalenti a cause storiche, congiunturali, di cultura, di assetto organizzativo dipendente dall’insufficienza delle risorse a disposizione della società e dalla priorità che si assegnano. Essa è anche funzione della scelta operata dal malavitoso se compiere o non compiere il crimine, scelta razionale basata su un confronto costo benefici dato dall’impunità e dall’entità della sanzione rispetto al ricavo dei guadagni illeciti.» (Donato e Masciandaro, 2005)

Approfondire le modalità con le quali può manifestarsi l’intreccio/relazione colpevole o inconsapevole del sistema finanziario con le aziende e le attività malavitose che indeboliscono la tenuta degli assetti sociali e del sistema economico generale appare doveroso e utile.

Lo studio, però, non può prescindere dall’analizzare la reale efficacia nel tempo del quadro legislativo dipendente anche dal suo rapporto con altri sistemi di prevenzione e di repressione oltre che con le note carenze sistemiche: una per tutte quella della disciplina per lotta all’evasione portatrice di un inspiegabile ritardo[5] e la mancata adozione nel sistema penale del reato di autoriciclaggio[6]. La lotta all’evasione, specie in Italia, è tema strettamente connesso all’altro dell’economia criminale a cui appare contiguo e spesso strumentale (CRIM, Tavares, 2012 e Audizione pres. Corte dei Conti, 2013 Montecitorio). Purtuttavia non si può escludere che l’intreccio possa essere conseguenza di infedeltà colpevoli (occasionali e non sistemiche) di agenti singoli o frutto di inadeguatezze di singoli sportelli, di banche e/o agglomerati dipendenti anche dalla complessità organizzativa e della gestione dell’intera materia. La legge 197 (ora 231/07) infatti, da sempre rivolta all’intero mondo delle banche e della finanza, ha riguardato indistintamente modelli operativi d’impresa largamente diversificati per dimensione, per territorio e per contenuti gestionali. La risposta alle istanze regolamentari non poteva perciò essere di eguale entità, qualità ed efficacia. Da tanto non può dedursi, come spesso si fa e si scrive, la considerazione di un sistema che tende a favorire l’economia criminale per ragioni di conto economico e di mercato benché appaia evidente che l’economia criminale abbia trovato soluzioni e modalità delle quali servirsi negli anni, avvalendosi proprio delle istituzioni finanziarie; grazie ad esse sono cresciute le risorse illegali mantenute in un sistema occulto e non palese. Il raggiro nella gran parte dei casi è avvenuto nei punti di maggiore debolezza coincidenti con aree territoriali deboli o con insufficienze organizzative e strutturali, ove più agevole è apparsa l’opera dei dipendenti e dei colletti bianchi dell’area grigia nel supporto alle attività senza la quale probabilmente l’emersione delle illeceità sarebbe più agevole.

5.2 – Banche, sistema finanziario ed evoluzioni del quadro strutturale e regolamentare negli anni dal 1990 a oggi

Nel periodo sotto esame il sistema bancario e quello finanziario hanno vissuto ventitré anni terribili. Dopo una fase sonnecchiante, durata cinquantaquattro anni dal 1936 sino al 1990, in vista dell’apertura verso l’Europa il sistema è costretto ad abbandonare regole consolidate e collaudate ad abbracciare nuove visioni orientate all’imprenditorialità, al conto economico e agli affari, al mercato e alle nuove opportunità derivanti dalla finanza: ordinaria e innovativa. La legge Amato induce, attraverso stimoli di natura fiscale, tutte le entità sino allora presenti a trasformarsi in Spa. Nel 1994 entra in vigore il nuovo Testo Unico bancario, il TUB emanato dalla Banca d’Italia nel 1993, un corpus iuris assolutamente innovativo, seguito a breve distanza nel 1998 dal TUF, il testo unico della Finanza. Di entrambi i Testi unici le banche divengono, di fatto, destinatarie assolute. La finanza diventa una nuova e importante modalità operativa dell’impresa bancaria. Nel 2005 la legge per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari completa il quadro delle fonti primarie lasciando alla Banca d’Italia la cura del quadro normativo e regolamentare della Vigilanza prudenziale. In questo complesso articolato di regole è presente sin dal 1991, con le sue specificità, anche la legge Antiriciclaggio che avrà evoluzioni continue stimolate dalle Direttive Comunitarie e dalle indicazioni del GAFI.[7] In uno alle trasformazioni della natura giuridica (privatizzazioni) si mette anche in moto un processo di aggregazioni e di concentrazioni che rivolta gli assetti modificando l’intera toponomastica e tutta la filiera: 17 concentrazioni nel 1991, 33 nel 1992, 16 nel 1993, 36 nel 1995 e 33 nel 1996 per un numero complessivo di 166 sino a quell’anno e di 300 sino al 2008. Le quote di mercato per le prime cinque banche passano dal 36% del 1995 al 50% del 2008. Il numero delle banche passa a quella data da ex 935 a 806 e quello dei gruppi da 87 a 82. Traumi organizzativi profondi e ampi sconvolgono via via sia assetti interni e di mercato anche d’intere aree geografiche. Le diverse responsabilità, poi, facenti capo ad aziende con governance autonome e la differenza nei sistemi si sono presentate con una altrettanto diversa capacità di tenuta rispetto all’intero quadro regolamentare di Vigilanza (TUB e TUF) in cui è da considerare anche la normativa antiriciclaggio. Infine il passaggio alla moneta unica, l’evoluzione dei sistemi di pagamento al retail e all’ingrosso, la cosiddetta nuova banca elettronica[8], e il processo d’internazionalizzazione imposto dall’Europa Unita di nostre aziende andate in Europa e di aziende dell’Europa venute a operare in Italia, dicono quanto divenisse complesso e competitivo il sistema delle banche, non solo all’interno dello scenario nazionale Italia quanto e soprattutto nello scenario europeo. Da ultimo l’emergere della finanza innovativa, come area sempre crescente negli assets e nel conto economico delle banche, rende più evidente il contesto di settore nel quale occorreva e occorre assicurare la tenuta della normativa dell’antiriciclaggio fondata su impegni operativi, adempimenti ma anche su collaborazioni attive, e fa anche capire ex adverso quanti canali e opportunità si siano presentate per le operazioni di pulizia dei profitti illeciti e con quanti strumenti, nel primo decennio (sino al 2005/2006) della legislazione, è stata gestita la intera problematica. Quanto, poi, questo quadro evolutivo abbia concorso a una presa d’atto reale e consapevole del nuovo munus pubblico per la lotta alla criminalità organizzata lo si desume dal numero delle operazioni sospette segnalate nel periodo in questione nonostante investimenti in strutture, risorse e attività di formazione facessero pensare a iniziative più concludenti. Ben altre forse e forse persino più prioritarie apparivano le esigenze di compliance verso il quadro normativo generale orientato al riassetto di impresa rispetto al mercato nazionale ed alla nuova realtà dell’unione monetaria.

Tabella 5-A: Numero di segnalazioni per operazioni sospette, in valore assoluto, pervenute all’UIF nel periodo 1997-2011. Fonte: UIF

5.3 – Gli strumenti e l’evoluzione normativa

L’excursus sulla evoluzione strutturale e regolamentare del sistema bancario ha individuato solo le ragioni ambientali e di contesto che spiegano la modestia dei contributi rispetto alla mission pubblica di contrasto segnata nella legge del 1991. Qualcosa occorre dire anche sugli strumenti e su alcuni pezzi della normativa. La qualità delle soluzioni informatiche organizzative apprestata per assecondare gli indirizzi del legislatore della 197, per quanto ritenuta all’avanguardia dai paesi europei, non è apparsa da subito e sempre all’altezza delle esigenze conclamate. La normativa nasce nel 1991, a ridosso delle grandi trasformazioni, in un momento di inadeguatezza e in una fase di insufficienza organizzativa e culturale, in un contesto inidoneo per guardare con una nuova ottica i fenomeni bancari dal punto di vista della natura sottesa delle transazioni oltre che della qualità non percepita del cliente. In precedenza non c’era ragione per esserne attenti. Le banche collaboravano con la giustizia su altri piani e con altre modalità. Le procedure bancarie[9] dell’epoca, tutte di profilo gestionale e amministrativo peraltro sprovviste di un dato critico fondamentale costituito dal codice fiscale (vedi la nota 5), poco orientate al trattamento dei dati e delle sue qualificazioni, non sono state da subito integrate con la struttura organizzativa e informatica imposta dal nuovo compito pubblico oltre che con i profili conoscitivi e formativi del personale e del quadro dirigente. L’AUI (Archivio unico informatico), previsto in punto tecnico un anno dopo dal D.lgs. del 1992, nodo essenziale per la gestione del fenomeno perché collettore delle transazioni di importo superiore ai 20 milioni (valore del 1992) transitate sui conti, è stato, quasi sempre, per le tutte le banche e sino ai primi anni del nuovo millennio, una applicazione informatica stand alone, alimentata con pesanti attività di back office, mai collegata in real-time con il complesso dei dati bancari ordinari e non dell’area finanza, crediti, mercati, sistemi di pagamento e giammai fruibile on line nel primo periodo sotto esame. Un’applicazione più rivolta allo sportello che portata a interagire con i database delle aree sensibili del credito, della finanza, della finanza innovativa laddove, insieme all’operatività transazionale, si generano informazioni qualitative e critiche sui profili dei clienti. Oggi, in quasi in tutte le banche, quello stesso archivio rileva in tempo reale le operazioni di importo superiore a 15.000 € (art. 15 legge 231 del 2007) passate sui conti o fuori dai conti dei clienti e interagisce con il mondo applicativo. Lo spettro delle operazioni censite è quello indicato nell’elenco contenente le 102 causali delle singole operazioni (aggiornato con tutte le operazioni del mondo della finanza)[10]. L’Archivio unico informatico (disegnato con tutte le informazioni, parametri e attributi definiti dall’UIC) ha richiesto il sostenimento di costi non lievi, di costi ricorrenti perché sollecitati dalle revisioni normative, dagli adeguamenti non solo di contenuto ma anche di processo e di rapporto con le strutture aziendali deputate alla gestione della materia nella fase di acquisizione delle informazioni prescritte (arricchitesi via via), di controllo successivo e di invio, ieri all’UIC (Ufficio Italiano dei Cambi), oggi all’UIF (Unità di indagine finanziaria ). E’ divenuto il serbatoio cui ha attinto e tuttora attinge la procedura informatica interbancaria Gianos[11], altro sistema nato nel 1993 con l’obiettivo di contribuire all’applicazione della normativa, fatto oggetto di ampi sviluppi, con il quale si è provato a individuare gli indici di anomalia, in modo da risalire alle operazioni di natura sospetta sulla base delle relazioni qualitative indicate dal Decalogo della Banca d’Italia del 1994 (vedi primi documenti del Gafi). Con Gianos oggi si generano anche i profili di rischio del cliente che, in sede di attivazione del rapporto e durante il suo corso, è invitato a fornire informazioni qualitative della sua posizione[12]. I ritardi nell’apprestamento di soluzioni tecniche e tecnologiche ottimali rispetto al pressante impegno di controllo su un’enorme massa di dati e «il ritardo nell’acquisizione di una nuova cultura della legalità come valore di mercato» (Masciandaro, 1999), che profitta all’economia in generale e poi di riflesso anche alle banche, hanno limitato il contributo del sistema bancario nella lotta al crimine.

In presenza di insufficienze diffuse di diverso genere, l’intercettazione qualitativa (non quella quantitativa frutto delle registrazioni pedisseque – fatta di identificazioni e registrazioni) non ha dato risultati apprezzabili. L’operazione di laundering dei capitali sporchi trasformati in depositi bancari, obbligazioni, capitali di imprese, fondi di investimento e altro, sotto la titolarità di soggetti puliti ma carenti dal punto di vista della produzione lecita del reddito, ha potuto contare su molteplici opportunità date dalla configurazione stessa del sistema, fatto di molti canali e di tante soluzioni. Il risparmio, la raccolta, i fondi, le obbligazioni, la liquidità privata sono sempre cresciuti anche in tempi di crisi (ed anche dopo il 2008 anno di buio profondo).[13] Ciò può essere accaduto non solo con la clientela ordinaria, che poi a partire dal 2007 relativamente alle crescenti operazioni dell’area finanza sarà sottoposta ex lege (MIFID), nel suo solo interesse (non quello della banca) anche alla profilatura del rischio finanziario, ma anche con quella fruitrice di affidamenti nonostante questa diventi tale solo a valle di rigorose procedure selettive sul merito creditizio.[14] Le condizioni di agibilità sono state costruite quasi sempre con l’apporto dell’area grigia della società che si è prestata al bisogno e che in molti casi è divenuta funzionale all’intestazione di conti e rapporti sia dal lato passivo sia attivo. Scendendo nello specifico nel panorama delle più frequenti modalità di riciclaggio adottate dalle organizzazioni criminali, l’impiego del sistema bancario è avvenuto attraverso il ricorso a operazioni tradizionali, comportanti la titolarità di conti correnti, di depositi, titoli, di quote di fondi, operazioni a supporto della gestione: di attività commerciali ad alta redditività solitamente caratterizzate da numerose transazioni in contanti, quali alberghi, centri turistici, bar, ristoranti il cui giro di affari si riversa sulle banche; della costruzione e acquisto di immobili, settore che, da sempre, nel mirino della criminalità organizzata, privilegia le grandi ed eleganti strutture alberghiere e/o i villaggi turistici (di cui al precedente punto); di attività commerciali per le quali è già previsto un programma di fallimento e di bancarotta “pilotati”; di compensazioni internazionali attraverso cui viene, ad esempio, accreditata all’estero una somma a favore di un cittadino residente in Italia a fronte di identica procedura effettuata nel nostro paese a favore della controparte residente all’estero; della creazione di fondi occulti mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti. Operazioni queste tutte idonee a dissimulare la titolarità, mediante tecniche di interposizioni personale, caratterizzate dall’impiego di prestanome (c.d. “teste di legno”), o di strutture societarie ovvero di gestioni fiduciarie; e idonee, altresì, a dissimularne la provenienza illecita (la c.d. “opera di certificazione”), mediante l’attribuzione di fittizie causali economiche o mediante l’intestazione di quote societarie, immobili, attività commerciali che alla banca si presentano in apparenza scortate dai profili di regolarità e legittimità. Profili illeciti che altre tipologie di approfondimenti non tipiche della banca, quali quelle offerte dalla centrale dei bilanci, registri pubblici, etc. se contemplate ex lege, farebbero emergere de plano: esempio mediante accesso alle banche dati della amministrazione giudiziaria, (con i profili di reità), dei contenziosi tributari e altre.[15]

5.4 – Considerazioni conclusive sul primo periodo

L’insufficiente significatività delle segnalazioni sospette[16] per numero e importo, oltre che per qualità, è stata la spia dei risultati poco lusinghieri dei primi quindici anni. Il dato di insufficienza e di insoddisfazione emerge anche dalla lettura di testi di settore pubblicati sul finire degli anni ‘90 «i risultati sono apparsi tanto più inefficaci e inefficienti se rapportati ai notevoli investimenti comunque fatti». Pur non essendo stato determinante ai fini della lotta al crimine il Sistema ha in ogni caso ispirato la sua operatività alle regole della prudenza insite nella regolamentazione propria di tutti gli intermediari e dei mercati finanziari di cui la normativa antiriciclaggio rappresenta una parte anche delicata.Legalità e normativa antiriciclaggio hanno rappresentato un valore tendenziale di riferimento come le relazioni dell‘Abi testimoniano e come emerge da quelle della Banca d’Italia e dell’Ufficio Italiano dei cambi, e dal 2008, da quelle dell’UIF e del Ministero del Tesoro al Parlamento, ministero diventato con la legge 231 del 2007 responsabile delle strategie e della politica sul tema.

Ma è del tutto evidente che i flussi finanziari criminali sono transitati nei primi quindici anni della normativa attraverso le banche, si sono anche fermati sulle stesse banche quando invece non siano passati per andare stabilmente verso paradisi fiscali.[17] Oberate da una enorme quantità di adempimenti (addotti anche a giustificazione), fatti nei primi anni con attività labour intensive e connotati dalla gestione di masse cartacee e dati non trattati con la logica della integrazione sistemica, le aziende di credito hanno lamentato di essere state chiamate a svolgere funzioni improprie di “collaboratori di giustizia”, sopportando costi non ristorati per finalità che, per quanto condivise, andavano prioritariamente messe in capo allo Stato. Non è stata la materia dell’antiriciclaggio a far assumere la qualifica “di ausiliaria di giustizia” ma tutto l’insieme di altri compiti affrontati con i mezzi disponibili al momento: a) indagini in materia penale; b) indagini in materia fiscale; c) curatele fallimentari; d) usura etc. Su tutto ha poi influito, come è ovvio e naturale, l’adeguatezza o inadeguatezza degli strumenti propria della struttura e della dimensione della banca e del suo modello organizzativo, considerato per definizione spinto e articolato a sufficienza almeno nelle prime 10 banche, ma via via più cagionevole e poco resistente al variare della grandezza dell’azienda. E lo è divenuto soprattutto in presenza di una contiguità con il territorio degli organi di governance, contiguità che talvolta indebolisce la decisione per ragioni di prudenza. Ciò è potuto accadere, talvolta, anche per talune banche di dimensione medio grande. [18]

5.5 – Il secondo periodo dal 2005/2006 ad oggi: evoluzione della normativa, innovazioni di processo e nuovi modelli organizzativi.

A cominciare dal 2001, anno d’introduzione dell’Euro, gli sviluppi applicativi informatici, tesi a soddisfare prioritariamente le esigenze segnaletiche di vigilanza e ad allineare le procedure bancarie ai sistemi di pagamento e all’Europa, generano come sottoprodotto, attraverso il completamento della base dati, patrimoni informativi colloquianti tra di loro (con database relazionali) con contenuti assolutamente inimmaginabili sino qualche anno prima; diverranno questi la «vera chiave di volta come si vedrà in seguito per avviare a soluzione un problema gigantesco.» (Ciampicali, Antiriciclaggio, p.59.)

               Le tecnologie disponibili, gli strumenti di Data Warehousing alleggeriscono il lavoro delle banche e di tutti gli organismi istituzionali incaricati in via generale del munus collettivo e chiamati dalla 231 a un rapporto sistematico di collaborazione e d’integrazione; prevarrà il ricorso a una metodologia non più costruita sulla quantità dei dati ma sulla loro qualità, concentrata sul cliente. La normativa asseconda le nuove opportunità offerte dal sistema bancario. Con il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n.56, di recepimento della seconda direttiva antiriciclaggio (2001/97/CE), viene ampliato l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina riunendo in un’unica cornice normativa tutti i destinatari degli obblighi antiriciclaggio (articolo 2 del citato decreto legislativo) con l’inclusione degli Istituti di moneta elettronica, delle SICAV, delle SGR e di altri intermediari; al di fuori del campo finanziario vengono inseriti i professionisti.[19] In nota tutto il complesso degli enti, con il relativo personale destinatario diretto ed indiretto della disciplina. Con il D.lgs. n.231 del 2007, invece, in attuazione della terza direttiva Ue 2005 che accoglie le raccomandazioni Gafi del 2003, si perfeziona il disegno legislativo con innovazioni sia di ordine strutturale sia sostanziale. All’art 2, in chiave amministrativa si ridefiniscono le azioni che danno vita al riciclaggio; all’art. 3 s’indica la natura della «collaborazione attiva» del sistema finanziario per l’adeguata verifica; poi si ridefiniscono i compiti di tutte le parti istituzionali, del Ministero delle finanze, dell’Unità di Informazione finanziaria presso Banca d’Italia, delle autorità di Vigilanza del settore, si attivano rapporti con le Forze di Polizia, la Dia e il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza e i meccanismi inerenti agli scambi d’informazione. Si elencano tutti i destinatari degli obblighi, precipuamente gli intermediari finanziari, indicando infine le modalità dell’adeguata verifica basata sul principio della customer due diligence e del monitoraggio della relazione con un approccio basato sul rischio, fortemente innovativo, perché adeguato all’attività, alla controparte: per natura giuridica, attività svolta, comportamenti, tipologia delle operazioni e altre qualificazione delle stesse. Questi i punti salienti che si sommano a quelli di altre iniziative già attuate o in via di attuazione[20] pure scaturite da obblighi di legge (vedi nota 5), da modifiche introdotte dalla legge 30 dicembre 2004 n.311 in materia d’indagini bancarie (da eseguire solo in via telematica), dall’introduzione dell’obbligatorietà del codice fiscale previsto dalla stessa legge all’art.1 comma 332, (con decorrenza dall’1 gennaio 2006), e a seguire dalla Superanagrafe dell’art. 11 del decreto legge Monti del 6 dicembre 2011 n.201. Tutte finiranno per generare un sistema più efficace, più virtuoso fatto di dati, di relazioni sistemiche che si avvale soprattutto degli investimenti effettuati negli anni dalle banche per la gestione dei complessi adempimenti di Vigilanza, delle aree del credito, della finanza e del marketing. All’art. 41 viene disciplinata, infine, la materia delle operazioni sospette; di quelle che destano in ragione dell’entità, natura e altre circostanze il ragionevole dubbio di non appartenere alla categoria delle operazioni ordinarie o normali. L’obbligo segnaletico, come per il passato, ricade nel sistema sul responsabile della dipendenza, dell’ufficio, punto operativo o unità organizzativa «cui compete l’amministrazione e la gestione concreta dei rapporti (vedi in nota la caratterizzazione del personale bancario)» che deve segnalare al titolare o a un suo delegato le operazioni di cui al citato art. 41. A quest’ultimo compete la decisione se inviare la notizia all’UIF per i successivi approfondimenti. Il modello organizzativo della normativa ha introdotto elementi di novità capaci di sollevare le banche da una rilevante mole di lavoro non più legato alla pedissequa analisi di dati inconferenti e ad adempimenti amministrativi senza valore aggiunto, come, di fatto, è stato sino al 2007/2008. La nuova legge prevede che le ricerche vadano indirizzate sui dati qualitativi dei clienti (attraverso la customer due diligence) capaci di generare tutti gli incroci possibili sul profilo e sulla natura delle operazioni. Insomma una pre-analisi in sede di avvio della relazione, un’analisi successiva e un monitoraggio solo sulle operazioni meritevoli di approfondimenti sensibili sono i punti qualificanti della nuova disciplina assecondati da un sistema di controlli su più funzioni che Banca d’Italia richiede a tutte le aziende.  I requisiti organizzativi a cagione dell’importanza sostanziale verranno richiamati in specifici provvedimenti[21] poi inseriti nella normativa di Vigilanza, cioè in un quadro giuridico ad alta valenza preventiva e repressiva. [22] I risultati del cambiamento non si sono fatti attendere; si leggono ponendo a confronto i numeri che qualificano l’operatività delle banche in particolare a partire dal 2008 e sino a tutto il 2012. Nel comunicato ultimo dell’UIF sull’attività del 2012 si legge:

«Le segnalazioni di operazioni sospette complessivamente pervenute all’Unità di Informazione finanziaria sono state 67.000, ancora in forte crescita (+36,6%) rispetto all’anno precedente; circa 170 segnalazioni hanno riguardato sospetti casi di finanziamento al terrorismo. Oltre il 96% delle segnalazioni proviene da banche e intermediari finanziari […]. L’analisi delle segnalazioni, l’osservazione del sistema e le verifiche ispettive hanno consentito all’UIF di continuare nell’opera di elaborazione e di diffusione di schemi e modelli di comportamento anomalo: […] sono stati resi pubblici gli schemi relativi al contratto di factoring, alle frodi fiscali internazionali e a quelle nelle fatturazioni.[23] L’attività di ricerca e studio si è focalizzata sugli utilizzi potenzialmente anomali dei nuovi strumenti di moneta elettronica. […] La sempre più completa e accurata analisi dei flussi, delle segnalazioni e delle basi informative di nuova acquisizione (nelle quali si potrà a breve ricomprendere anche quelle dell’anagrafica tributaria), le verifiche mirate sul campo, l’intensa collaborazione con le autorità di vigilanza di settore, con gli Organi investigativi e giudiziari e con la rete internazionale delle Financial intelligence unit consentiranno all’Unità di svolgere con sempre maggior efficacia il proprio ruolo […].» (Comunicato UIF, 2012.)

Le relazioni annuali dell’UIF già a partire dal 2008 denotano elementi di positività del nuovo sistema ascrivibili non solo ai numeri ma anche a una più diffusa e reale percezione dell’antiriciclaggio come valore della legalità. L’ABI nella sua relazione 2012 scrive:

«la strategia condivisa a livello internazionale, comunitario e domestico per affrontare il riciclaggio ha determinato, quindi, una trasformazione del ruolo degli operatori bancari da potenziali strumenti di riciclaggio a parte integrante del sistema di contrasto imponendo una serie di obblighi di collaborazione attiva cui si sono nel tempo aggiunti obblighi che coinvolgono l’organizzazione della banca.

Si consideri al riguardo la costante opera di formazione che l’ABI svolge rispetto al settore bancario. Dal 2006 a fine ottobre 2012 sono state tenute 32 iniziative tra workshop/corsi/percorsi e Forum con un totale di 1.456 partecipanti; 270 iniziative di formazione in House e finanziata per un totale di 6.300 partecipanti; 312 banche hanno acquistato WBT e Quaderni formativi e 101 tra banche e altri clienti usufruiscono del sistema ABICS volto a supportare la funzione di compliance delle banche nella gestione della conformità alle normative.»

Nella relazione, ai fini dell’analisi della concorrenza con il sistema delle banche estere, si fa un cenno ai costi: «come più volte rappresentato dal Presidente dell’Aibe (Associazione bancaria europea delle banche operanti in Italia), Dott. Guido Rosa, i costi d’implementazione della normativa antiriciclaggio sono più elevati rispetto alla media europeaInfine si fa notare che l’archivio dei rapporti finanziari diviene pienamente operativo anche per le indagini penali a partire dal 3 luglio 2009, data nella quale il Ministero della giustizia ha sottoscritto una convenzione con l’Agenzia delle entrate per l’accesso diretto da parte delle Procure della Repubblica ai dati dello stesso Archivio per svolgere c.d. indagini di primo livello.

Le informazioni alla base della nuova struttura dell’Archivio anagrafico per le esigenze fiscali a uso dell’Agenzia delle Entrate finiscono per svolgere una funzione suppletiva che si aggiunge agli impegni del sistema delle banche e della finanza. Nella sua relazione del 2010 alla Commissione parlamentare sul tema dell’archivio anagrafico Befera, Direttore della Agenzia delle entrate, evidenzia come, con il contributo del sistema finanziario, la base dati dell’Archivio, strumento fondamentale per le indagini di natura fiscale, si presenti con 890 milioni di rapporti, di cui 290 milioni cointestati, con circa 85 milioni di extra conto e 65 milioni di deleghe.[24] Solo l’IT ha potuto assicurare un tale risultato. I dati giustificano, se occorresse farlo, le insufficienze del primo periodo e del pari pongono le basi per un’azione efficace per il futuro. I due sistemi (informatico/applicativi), quello congiunto delle banche e delle istituzioni finanziarie e quello dell’Agenzia delle entrate, sono la sola opportunità per dare una spallata determinante ai fenomeni di laundering, evasione e corruzione. Nel disegno complessivo le banche hanno contribuito svolgendo un ruolo fortemente proattivo. Il tutto non può e non potrà escludere che singoli episodi di malaffare, di infedeltà, di mala gestio possano avere spazio anche in ragione del fatto che l’economia criminale, proprio per essere impresa e perché costituita da soggetti ormai decisamente maturi come imprenditori, non è stata alla finestra; ha a sua volta migliorato le performances operative con il ricorso alle soluzioni suggerite dalla globalizzazione e dalla telematica. La lettura delle notizie di stampa sulle emersioni dice però quanto l’intero sistema sia migliorato. La recente relazione della Corte dei Conti e l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza danno i dati della collaborazione del sistema bancario in merito all’evasione: 19 mila accessi dell’Agenzia delle entrate e 9 mila della Guardia di Finanza nel solo anno 2012, due terzi più del 2010. L’evasione non è un tema a sé stante ma una faccia dell’economia sommersa ove non è agevole distinguere tra frode al fisco e impresa criminale. L’ultimo passo da compiere è nella ricerca delle opportunità per rendere omogenea la sensibilità di tutti gli operatori bancari portatori di responsabilità gestionali in tutte le tipologie di azienda, non tanto nelle banche quanto nel sistema della finanza allargata cui contribuiscono la famiglia dei consulenti e dei promotori finanziari autonomi (più esposti), delle finanziarie, delle fiduciarie, dei trust su cui le verifiche ispettive della Vigilanza e della Consob non potranno in ragione del numero essere sempre mirate, costanti e continue. Come pure forse occorrerà costruire delle professionalità specifiche interne e/o delle competenze da distribuire in tutti i livelli della filiera organizzativa a supporto di chi opera, di chi controlla e di chi gestisce le relazioni con le altre entità della catena. La relazione Greco, del Gruppo di studio sull’autoriciclaggio costituito con decreto del Ministero della Giustizia dell’8 gennaio 2013 con cui si ribadisce l’esigenza di prevedere la nuova fattispecie penale ai fini del rafforzamento dei presidi di prevenzione e repressione e la predisposizione di adeguati strumenti di controllo sui flussi finanziari da e verso l’estero, conclude il lavoro con alcuni dati indicativi:

«negli anni dal giugno del 2009 a giugno 2012 le contestazioni elevate da quest’ultima per omessa segnalazione di operazioni sospette sono state 233, di cui 113 archiviate dal Ministero per mancata valutazione del profilo soggettivo del cliente. L’UIF ha invece sempre nello stesso periodo riscontrato 146 ipotesi di omesse segnalazioni di operazioni sospette.» (FONTE ???) relazione

Dati irrisori rispetto al numero di operatori interessati e al numero di operazioni che transitano nel sistema finanziario fatto di vari miliardi di unità.

«L’approfondimento delle segnalazioni sospette, prosegue la relazione, ha consentito l’apertura di 1004 nuovi contesti investigativi di natura penale per reati contro il patrimonio, per l’antiriciclaggio e di natura tributaria.»

Fermarsi ai dati e non andare oltre, come si è detto in apertura del lavoro, appare utile e opportuno. Aggiungere la notazione sul fatto che essi sono fortemente indicativi è anche necessario : infatti possono generare fiducia e minore preoccupazione. Di certo l’insieme delle aziende indicate in nota 20 (tante) ha fatto il possibile per evitare facili congetture sugli intrecci tra banca e malaffare. Un’ultima conclusiva considerazione. Già nel 2009 l’intero quadro legislativo è stato valutato positivamente dal FAFT (FATF, Third Mutual Evaluation Follow Up Italy, 2009). La Commissione “on organised crime, corruption and money laundering” della Ue ha poi depositato le conclusioni dei lavori (rapporto n.2107 del 10/6) e le proposte di risoluzione al parlamento: circa 60. Tra esse spiccano la nomina di un Procuratore Europeo, l’aggressione dei patrimoni e l’impiego delle tecnologie (raccomandazioni 45, 46 e 47). La proposta di istituire la procura europea è stata fatta dalla Commissione in data 17 luglio scorso. Le tecnologie sono sulla buona strada in tutti i paesi Europei e del G20. Sono l’unica via. La società di consulenza americana Thomson Reuter nel White Paper di giugno 2013 “tecnologia per combattere tutti i fenomeni malavitosi compreso il riciclaggio scrive: «The biggest barrier in the fight against money laundering it’s a big data problem. There are literaly trillions of transactions going through the world’s financial system – That’s were tecnology will help in this fight”. E’ un problema di dati; va affrontato con le infrastrutture giuste messe a disposizione della filiera di tutti ruoli istituzionali. La convinzione dei partners europei e del G20 sull’esigenza di usare le leve dell’antiriciclaggio come barriera all’entrata del fenomeno mafioso e criminale diventa sempre più patrimonio del sistema finanziario e bancario, nazionale e internazionale. Va radicata anche in tanti altri ambiti della società civile. Le premesse non mancano; il collante sta anche in una strategia politica più determinata i cui contenuti, peraltro, sono rassegnati in maniera puntuale nel citato documento 2107 del giugno di quest’anno della Commissione Europea “on organised crime, corruption and money laundering” che si segnala alla lettura.

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[1] Italia al 27% contro il 16% della Germania, il 15% della Francia, il 12% dell’UK, il 21 del Belgio, il 13% dell’Olanda.

[2] Sole 24 ore del 13 luglio 2013 e Studio dell’economista Richard Murphy, direttore del Tax Research di Londra. Già nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico veniva compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro e l’ISTAT sempre per il 2008 scriveva: «Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del PIL (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1 per cento). Tra il 2000 e il 2008 l’ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del sommerso economico sul PIL raggiunge il picco più alto (19,7 per cento) nel 2001, per poi decrescere fino al 2007 (17,2 per cento) e mostrare segnali di ripresa nel 2008.» (17,5 per cento è il dato segnalato «anche nella dichiarazione del Direttore Generale della Banca d’Italia, Tarantola, in sede di audizione della Commissione Parlamentare sulle attività mafiose e il costo per la economia»).

[3] Direttiva del Consiglio Eu del giugno 1991 (91/308/CEE) relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite. Il Consiglio delle Comunità Europee, omissis , «considerando che, nel caso in cui gli enti creditizi e finanziari vengano utilizzati per riciclare i proventi di attività illecite (operazione in appresso denominata riciclaggio), possono risultare gravemente compromesse la solidità e la stabilità dell’ente coinvolto e la credibilità dell’intero sistema finanziario, che perderebbe di conseguenza la fiducia del pubblico […] omissis.»  Il principio ispiratore, all’origine, della normativa antiriciclaggio elaborato dal Gruppo dei 10 di Basilea già nel 1988 è stato di sola difesa del sistema bancario e finanziario e della sua stabilità minacciata dagli effetti esiziali dei rischi operativi e reputazionali.  Il Comitato di Basilea in quegli anni elaborava una serie di misure che avrebbero dato vita ai meccanismi della Vigilanza prudenziale intesi a preservare la stabilità delle banche e la loro continuità. La minaccia costituita dalla crescita del crimine, specie nel traffico di stupefacenti, e la grande quantità di denaro illegale e illecito che si riservava sul sistema, insieme alla presenza di non pochi soggetti che pure interagivano con esso in quanto clienti, apparvero da subito fattori di instabilità e di incertezza del sistema da presidiare.

[4] Direttiva del Consiglio Eu del giugno 1991 (91/308/CEE) “ considerando che il riciclaggio incide palesemente sull’aumento della criminalità organizzata in generale e del traffico di stupefacenti in particolare; che vi è una sempre maggiore consapevolezza che la lotta al riciclaggio costituisce uno dei mezzi più efficaci per opporsi a quest’attività criminosa che rappresenta una particolare minaccia per le società degli Stati membri; considerando che il riciclaggio deve essere combattuto prevalentemente con strumenti di natura penale e nel quadro di una cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e autorità di polizia, come è previsto, nel campo degli stupefacenti, dalla convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope adottata a Vienna il 19 dicembre 1988 (in appresso denominata «convenzione di Vienna») ed estesa a sua volta a tutte le attività criminose dalla convenzione del Consiglio d’Europa su riciclaggio, identificazione, sequestro e confisca dei proventi di reato, aperta alla firma l’8 novembre 1990 a Strasburgo ……….. omissis”

[5] L’impiego del codice fiscale è stato previsto dalla legge 413 del 1991 per fini tributari. Già con essa, ex articolo 20, veniva istituita altresì l’anagrafe dei rapporti di conto e di deposito. Con decreto del Ministero delle finanze n.209 del 4 agosto 2000, attuativo della legge, dopo 9 anni, se ne ribadì la attivazione. Passeranno altri sei anni prima che diventi obbligatorio per tutti. Nel decreto legislativo per l’attivazione dell’Archivio unico del 1992 tra i dati che le banche avrebbero dovuto rilevare e segnalare era compreso il codice fiscale. Per completare tutto il processo informatico occorreranno anni. Solo a partire dal 1 gennaio 2006 non se ne potrà più fare a meno. Il codice diventerà, infatti, funzionale per la costruzione del data base dei dati anagrafici da segnalare all’Agenzia dell’entrate.

[6] Il reato di autoriciclaggio è già vigente negli ordinamenti Spagnolo, Francese, Statunitense e Svizzero. Previsto dalla Convenzione penale di Strasburgo sulla corruzione del 1999, già previsto dalla Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, firmata a Strasburgo l’8 novembre 1990 (ratificata dall’Italia con legge 9 agosto 1993, n. 328) viene richiamato dalle raccomandazioni 2005 del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ancora, la risoluzione sulla criminalità organizzata nell’Unione Europea, approvata dal Parlamento Europeo il 25 ottobre 2011, oltre a prevedere l’eventuale punibilità del riciclaggio a titolo colposo, chiede agli Stati membri «di inserire come obbligatoria […] la penalizzazione del cosiddetto autoriciclaggio, ovvero del riciclaggio di denaro di provenienza illecita compiuto dallo stesso soggetto che ha conseguito le somme in maniera illecita» (raccomandazione 41).Ad oggi se ne sta ancora parlando giacchè occorre mediare tra la nuova disciplina e la sanatoria delle evasioni fiscali legate  all’esportazione di capitali.

[7]  Con la legge 5 luglio 1991, n. 197 (di seguito legge antiriciclaggio) l’ordinamento italiano ha avuto la prima normativa. Le misure di prevenzione vengono in seguito rinforzate con il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 153, che ha affida all’Ufficio italiano dei cambi (UIC) il compito di ricevere direttamente dagli intermediari le segnalazioni di operazione sospetta prima indirizzate ai Questori. Con il successivo decreto legislativo 25 settembre 1999, n. 374 gli obblighi antiriciclaggio vengono estesi a soggetti che svolgono determinate attività non finanziarie. Infine il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n.56, di recepimento della seconda direttiva antiriciclaggio (direttiva 2001/97/CE), amplia ulteriormente l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina inserendo le SICAV, le SGR e molti altri intermediari specificamente elencati; al di fuori del campo finanziario vengono inseriti i professionisti.

[8] La nuova modalità transazionale è rappresentata dai numeri che qui si riportano indicativi di relazioni non di contatto: 31,7 milioni di carte debito; 17,2 milioni di carte di credito; 1,05 milioni di POS. 15 milioni di servizi dispositivi tramite internet banking per le famiglie; 2,2 milioni di servizi dispositivi per le imprese; modalità che fanno transitare in automatico miliardi di transazioni e miliardi di importi in €.

[9] Un portafoglio applicativo nelle 796 banche di non meno di 100/120 procedure alimentato da miliardi di transazioni.

[10] Quante ne sono state previste dalla delibera della Banca d’Italia del 23/12/2009 (allegato1) per Banche, Poste, Sim, Sgr, Sicav, intermediari finanziari ex artt. 106 e 107 TUB. Per le altre entità il numero è minore.

[11] Acronimo di Gestione indici anomalie e operazioni sospette.

[12] Plus, inserto del sole 24ore n.575 del 24 agosto 2013. Antiriciclaggio. Il conto si blocca se la banca non può verificare il cliente. Obblighi della normativa antiriciclaggio. Nota: articoli come quello che si leggono su Plus denotano l’orientamento generale che è quello di trasformare in un adempimento amministrativo l’impegno alla conoscibilità del rapporto che, nella stragrande maggioranza dei casi, è decennale, consolidato e perciò stesso accompagnato da una presunzione di sana regolarità e conoscibilità. La verifica dovrebbe tutt’al più riguardare i rapporti recenti.

[13] Ricchezza investita in strumenti finanziari e depositi detenuta presso intermediari italiani (dati di fine periodo 2012) cosi rappresentata: 1.269 miliardi di euro della clientela retail privata e famiglie operatrici (Consob); 987 miliardi depositi presso le banche. I titoli obbligazionari e altri amministrati dalle banche sono a 1.027 miliardi di € (Fonti: Consob e Banca d’Italia). Di questa ricchezza complessiva 1.264 miliardi di € sono detenuti da fondi italiani ed esteri. In dieci anni il mercato dei bond si è raddoppiato; la crescita dei bond ha superato quella degli assets bancari. La clientela privata con un rapporto di conto corrente e di deposito titoli è costituita da circa 35 milioni di posizioni. Non è disponibile il numero di posizioni dei clienti dei fondi.

[14]A fine 2012 in centrale rischi (con il nuovo limite di censimento di 30 mila € in vigore dal 2009) figurano circa 12 milioni di posizioni di cui 7,8 affidati e 4,1 quali prestatori di garanzie. Circa 12 milioni di clienti che dovrebbero essere ben noti alla banca a cagione delle istruttorie che concernono il merito creditizio. La fondatezza della informazioni fornite in sede di istruttoria è tutelata dall’art. 137 del TURC in tema di mendacio bancario che prevede per il cliente una pena sino a un anno e una multa di 10 milioni di lire. Per il falso interno del dipendente è prevista una pena da sei mesi a tre anni e una multa sino a 20 milioni di lire. Per le ipotesi di reato non comprese nel citato articolo occorre riferirsi alle norme penali generali e speciali.

[15] L’elencazione delle modalità operative non è esaustiva. Per una lettura completa vedi i due ponderosi rapporti della Guardia di Finanza (a- presidi nazionali per la prevenzione da utilizzo del sistema finanziario; b- quaderni sui paradisi finanziari) nei quali sono descritte tra le altre anche tutte le operazioni di natura transfrontaliera e quelle con i paradisi fiscali, le frodi carosello, le operazioni di transfer pricing all’apparenza regolari. Solo attraverso indagini approfondite collegate con i flussi, con i dati aziendali, con i sistemi di contabilità, con le aziende e i personaggi che delinquono si riesce a svelare la natura illecita delle operazioni.

[16] Anno e (numero): 2007 (n. 12.202); 2008 (n. 14.237); 2009 (n. 20.654); 2010 (n. 37.144) 2011 (n. 48.834).

[17] Secondo lo studio recente del 2012, che si rinnova da anni, della Boston Consulting Group le ricchezze finanziarie custodite nei forzieri dei paradisi fiscali di tutto il mondo sono cresciuti del 6,1% rispetto al 2011 ed hanno raggiunto la cifra record di 8.500 miliardi di dollari. Una quota sensibile appartiene all’Italia, come sta emergendo dalla emersione di casi recenti e ben noti costituiti da operazioni di laundering connesse a evasioni fiscali e probabilmente anche a scelte di prudente accantonamento, al riparo dalla visibilità, da parte delle imprese criminali di significative risorse illecite.

[18] Relazione ABI: «In questo contesto, va tenuto presente che la “prossimità” della banca a fenomeni di denaro sporco deriva fisiologicamente da rischi di manipolazione inconsapevole dei percorsi operativi tipici della professione bancaria (sistemi di pagamento, raccolta di fondi, intermediazione in strumenti finanziari, etc.) che espongono le imprese bancarie al rischio di utilizzi da parte di terzi ai fini di “trasformazione” del denaro proveniente da reati. Ci sono casi di operazioni finalizzate al riciclaggio, di particolare complessità tecnica sotto il profilo ricostruttivo, tali da poter essere con difficoltà rilevate non solo dalla banca ma anche da operatori esperti sul piano economico e giuridico. L’ampia gamma dei servizi in cui si articola l’attività bancaria e il processo di strutturazione che rende le operazioni di riciclaggio sempre più sofisticate sotto il profilo finanziario sono elementi che debbono indurre a riflettere sulla complessità dell’opera richiesta al settore e a tenere in giusta considerazione il rischio di anomala utilizzazione cui è esposta l’impresa bancaria.»

Nota dell’autore  : Campania , Puglia, Calabria e Sicilia contano una rete di banche locali di categoria pari a 77 unità aziendali  con un numero di 547 sportelli per una media di 7 sportelli a banca. C’è da domandarsi come sia possibile, in un territorio tristemente famoso per la presenza di organizzazioni delinquenziali diffuse, applicare e attivare la rigorosa disciplina dell’antiriciclaggio non alla collection dei dati nell’archivio Unico che poi s’inviano all’UIF ma quella della segnalazione delle operazioni sospette. Tra l’altro sino al ‘97 le operazioni sospette si segnalavano direttamente alla Questura e non all’UIC, poi sostituito dall’UIF dal 2007.

 

[19]706 Banche con 197 Spa e 22.642 sportelli; 37 Popolari con 5.489 sportelli; 394 BCC con 4.448 sportelli; 78 Filiali di Banche estere con 328 sportelli; 101 SIM; 172 SICAV; 186 società finanziarie ex art 107 del TUB; 658 società finanziarie ex art 106 del TUB, 44 Istituti di pagamento e 3 Istituti di Moneta elettronica. 314.563 dipendenti ,di cui 117.459 nelle banche maggiori, 20.546 nelle banche grandi, 64.508 nelle banche medie, 74.485 nelle banche piccole e 37.765 nelle banche minori.  Con un personale così distribuito nei gradi gerarchici ai fini delle responsabilità: 2,2% dirigenti; 38,5% quadri direttivi con responsabilità affievolite e 59,3% di grado impiegatizio con responsabilità di sola natura operativa. Altre 300 mila risorse del settore finanziario diverso dalle banche, numero comprensivo dei promotori finanziari, completano il quadro soggettivo. A tutti si indirizza la normativa sull’antiriciclaggio sin dal 1991 con obblighi diversi di identificazione, di registrazione e di segnalazione delle operazioni sospette sulla base dell’articolazione delle norme aziendali e della struttura organizzativa a presidio della materia. A tutti si aggiungono 146.000 dipendenti Bancoposta, 122.000 mediatori creditizi, 70.000 Agenti in attività finanziarie, nonché le 25.131 società controllate da Isvap e 9.178 società di mediazione creditizia. (Fonte UIF.)

[20] L’Archivio dei rapporti finanziari destinato a diventare una apposita sezione dell’Anagrafe tributaria già prevista dall’art 7 del DPR 1973 n.605 e già richiamato della legge 30 dicembre 1991 n.413 che recita «disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l’attività di accertamento; omissis». L’archivio inserito nel provvedimento del direttore Entrate 22/12/2005, approvato dal Garante nel provvedimento del 19/01/2007, dà attuazione all’art 37 della delega del decreto legge 4/7/2006 n.223, la Visco Bersani, che viene poi ripreso dal Decreto Legge 2 /12/ 2011 n. 201 (Legge Monti) «Disposizioni urgenti per la crescita, equità e consolidamento dei conti pubblici», in vigore dal 1 gennaio 2012. Entrerà in attuazione solo a seguito del provvedimento del marzo 2013 a partire dall’ottobre dello stesso anno. I dati dell’archivio verranno utilizzati ai fini dell’antiriciclaggio anche ad opera delle forze di Polizia, della Guardia di Finanza e dalla Magistratura e dalla stessa Agenzia delle Entrate (ex art. 36 comma 6 del D.lgs. 231/07 Nuova legge sull’antiriciclaggio).

[21] Circolare n.263 del 27/12/2006 e aggiornamento della Normativa di Vigilanza Titolo V capitolo 7 del 2/7/2013.

[22] Banca d’Italia Provvedimenti del 2011 recanti disposizioni attuative in materia di organizzazione inserite in data 2 luglio 2013 nel 15mo aggiornamento delle disposizioni di vigilanza nel capitolo VII dei controlli interni.

[23] Gli schemi sono ancora di più: usura, ricorso anomalo ai finanziamenti pubblici, utilizzo anomalo delle carte di credito, richiami sull’uso del contante etc. Costituiscono driver di orientamento per l’esame delle operazioni sospette.

[24] Nella relazione dell’ABI alla Commissione Parlamentare speciale sulla criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro – collaborazione del settore bancario nel contrasto alla criminalità organizzata – audizione del 29 ottobre 2012, i dati, solo due anni dopo, diventeranno 1 miliardo di rapporti censiti, 200 milioni di rapporti cointestati.100 milioni di extraconti e 100 milioni di deleghe.

note sul tema fiscale italiano

Premessa.

Talvolta per aiutare la pubblica opinione basta fare una rassegna ragionata di articoli di approfondimento apparsi sulla stampa di qualità, quella che scrive e pubblica pezzi di professionisti competenti, per aiutare quanto meno a capire dove sta una parte della verità. E’ il caso della questione fiscale, tema quasi tutto italiano, non perché gli altri paesi non abbiano il problema, ma perché non lo hanno nella nostra misura come non hanno nella nostra misura il problema delle esigenze delle coperture del debito pubblico.

  • Abstract dell’articolo apparso su Espresso del 7 luglio a firma di Gloria Riva.

I profitti delle multinazionali

Per i dati di tutto il mondo il totale dei profitti delle multinazionali è di circa 544 miliardi di cui 257 restano nei paesi europei.

Il paper The missing profits of Nations pubblicato dal National Bureau https://gabriel-zucman.eu/files/TWZ2018.pdf of economic research degli Stati Uniti, considerato il più autorevole centro di ricerca economica mondiale, contiene lo studio ed i dati. E’ scaricabile dal sito del National Bureau.

Lo studio è riuscito a ricostruire quanti profitti le multinazionali riescono a nascondere nei paradisi fiscali, evitando cosi le tasse nei paesi di origine.

Il totale dei profitti spostati nei paesi a bassa tassazione è enorme; 616 miliardi di $ pari a 550 miliardi di €. 

I profitti realizzati attraverso le controllate estere sono di 1700 miliardi di $ e secondo una stima il 40% finisce nei paradisi fiscali.

Le tecniche adoperate sono quelle del transfer pricing , organizzazione di prestiti, cessioni di marchi e brevetti all’interno del Gruppo.

In Italia le multinazionali versano al fisco 32 miliardi ma ne nascondono 6,3 una cifra non piccola bastevole per risolvere alcuni dei problemi del bilancio dello stato.

17 miliardi di profitti, realizzati in Italia, finiscono invece nella giurisdizione di paesi euopei che fanno parte della famiglia allargata dell’UE ( Lussemburgo, Irlanda, Belgio, Cipro, Malta, e Svizzera per quasi 2 miliardi ).

Non siamo soli in questa perdita: 10,8 di imposte le perde Londra, 14,3 Berlino e 9,4 Parigi. Ma questi paesi hanno il loro tornaconto che da noi non si equilibra.

  • L’articolo affianca l’altro di Paolo Biondani “ Evasori trematecade il muro del segreto bancario.

L’Espresso attraverso le sue pagine ha sempre dato notizie non facili, severe e puntuali, sul tema della evasione fiscale ed una sua penna , Stefano Livadiotti, di recente scomparso era ed è stato una sua bandiera sul tema del fisco.

Il suo libro “LADRI gli evasori ed i politici che li proteggono” mira a sostenere come la virulenza della evasione fiscale , acuitasi negli ultimi decenni, sia “conseguente ad una sorta di patto di omertosa convenienza stipulato fra categorie di elettori e contribuenti e forze politiche interessate a quegli elettori; patto che ha dato vita ad un sistema in cui la regolare riscossione delle imposte risulta vanificata per un verso dalla farraginosità delle norme e procedure e per un altro verso da una volontà amministrativa apatica ed indolente”. [1]

Questo è solo uno degli aspetti del problema che emerge dalla lettura del libro giacchè l’altro, quello reale e piu insidioso, riposa nella cattiva volontà delle classi politiche al governo, un po tutte anche se non tutte, orientate a non disturbare gli elettori, come viene ricordato da un certa stampa sensibile al tema e dai suoi addetti ai lavori.

Non vi è chi non veda come oggi con le iniziative della attuale maggioranza governativa si persegue l’ennesimo e più insistente processo di blandizia del cittadino attraverso con i provvedimenti di clemenza fiscale, condoni e quant’altro a danno di chi invece, anche suo malgrado, si à fatto pienamente carico del dovere di osservanza delle regole sociali e delle regole costituzionali.

Sul tema della Flat tax non vale la pena di spendere parole.

C’è poco da aggiungere; più semplicemente occorre ricordare che gran parte dei problemi della nostra società risiedono di fatto proprio nella ingiustizia fiscale oltre che nella presenza di un sistema criminale che è parte del problema e che ha anche una sua altrettanto autonoma genetica di squilibri sociali e territoriali.

C’e cosi un problema tutto interno di ingiustizia fiscale cui deve porre mano il politico di turno, e poi c’è un problema esterno che purtroppo dipende dal funzionamentodelle regole internazionali a cui con lentezza si sta ponendo rimedio con gli accordi OCSE stipulati anni addietro la cui applicazione è divenuta per fortuna fattuale negli ultimi anni. Ed i risultati si vedono.

  • Ed è proprio su questo tema che si snoda il pezzo di Paolo Biondani del quale si riportano in sintesi notizie interessanti ed incoraggianti.

“Un accordo internazionale ed a Roma piovono milioni di dati dei conti esteri con i nomi degli italiani che hanno nascosto 85 miliardi nei paesi offshore. Cinquanta paesi hanno attivato gli accordi che hanno fatto emergere 1100000 conti di residenti all’estero. Solo nella UBS sono emersi 120 mila clienti. Tra questi si presume, secondo le valutazioni degli organi inquirenti esistano non meno di 40mila evasori.

Deriveranno, dalla applicazione degli accordi stipulati negli anni decorsi che ormai sono una realtà, notevoli benefici connessi alla partecipazione delle dinamiche regolamentari che interesseranno non solo i 28 paesi aderenti all’OCSE ma ben 150 nazioni. [2]

Questa la prefazione a firma di Angelo Gurria, president, al recente volume OECD Work in taxation che da conto dello stato dell’arte.https://www.oecd.org/tax/centre-for-tax-policy-and-administration-brochure.pdf

L'imposta è al centro delle nostre società. Un sistema fiscale ben funzionante è la pietra miliare della relazione tra stato e cittadino, stabilendo potenti legami basati sulla responsabilità e responsabilità. Esso è anche fondamentale per la crescita inclusiva e per lo sviluppo sostenibile, fornendo ai governi le risorse da investire in infrastrutture, istruzione, sanità e sistemi di protezione sociale. In tutta la gamma di questioni politiche che affliggono oggi i governi, la tassa si trova a giocare un ruolo centrale ruolo, sia che si tratti di raccogliere risorse sufficienti per finanziare l'infrastruttura di una società o agendo come leva politica per riflettere atteggiamenti e scelte su aree così diverse come i cambiamenti climatici, uguaglianza di genere, educazione, salute.

L'OCSE e il suo Centro per la politica fiscale e l'amministrazione hanno lavorato instancabilmente per perseguire i problemi e fornire un punto focale per una conversazione inclusiva che porta a standard di classe mondiale ed efficace implementazione, sempre riconoscendo l'intera gamma di contesti e vincoli affrontati dai paesi. Abbiamo raggiunto un grande successo nell'affrontare l'evasione fiscale attraverso il Forum globale Trasparenza e scambio di informazioni a fini fiscali (che comprende oltre 150 membri) - si stima che entro giugno 2018”

Nel 2008, scrive Biondani, le ricchezze nei centri Offshore erano di 1600 miliardi . Nel 2018 quei centri per effetto della inclusione nella lista degli stati che collaborano ai fini OCSE hanno perso un terzo di quelle ricchezze pari a circa 550 miliardi.

Ancora 38 paradisi fiscali annoverati tra gli Stati “Canaglia” continuano a custodire circa 1000 miliardi.

Gli Stati Uniti che sono estremamente rigorosi al loro interno e verso i paesi con cui vigono obblighi di compliance non sono ben disposti nelle regole di reciprocità che valgono solo a loro beneficio; non può essere diversamente, visto che al loro interno contano su Stati Federali Offshore come il Nevada e il Delaware nei quali anche i loro politici di turno, senza fare nomi, custodiscono le loro ricchezze sottraendole alla trasparenza fiscale. Bell’esempio di virtù politica dei repubblicani.


[1] Parole di una brillante recensione sul libro di Livadiotti che è stato in altro momento anche molto severo con i magistrati nel libro “Magistrati e l’Ultracasta”, anticipando molte delle nefaste conseguenze del sistema che oggi sono apparse con virulenza a segnalare che anche il potere giudiziario, e non solo quello politico, non gode di buona salute.

[2] La Sede centrale del Credit Suisse ha patteggiato a Milano una condanna per riciclaggio dei soldi di circa 14 mila evasori e risarcito al fisco italiano oltre cento milioni.

Una possibile conclusione

Il piu grave problema italiano è dato dalla  eccessiva ingiustizia fiscale o meglio dalla ricerca di una giustizia fiscale mai attuata ai sensi del dettato costituzionale. Il Mef produce e pubblica ogni anno, ultimo quello dei giorni scorsi, un documento sulla evasione fiscale ed indica la cifra, le aree, i settori e quanto occorre per capire cosa fare , da dove cominciare e quanto recuperare. La Corte dei conti nella sua relazione scrive note che la politica non può ignorare ma che di fatto trascura a danno dei cittadini onesti . Chi volesse approfondire non deve fare altro che scaricare la ponderosa relazione e leggere nelle pagine di riferimento le considerazioni che si ripetono con una certa sistematicità. Solo 20/30 miliardi consentirebbero di guardare al futuro con ottimismo e di chiudere il tema del debito pubblico e di far rientrare nella normalità anche le preoccupazioni dei paesi europei e del mercato. E può sembrare strano ma una normalità nel bilancio dello stato farebbe di converso emergere le tante positività di cui il paese non manca e che potrebbero addirittura portare ad una conclusione all’apparenza assurda: Italia paese virtuoso giacchè tutti gli indici cosiddetti anomali guardati con sospetto ( spesa pubblica, corruzione) se confrontati con quelli degli altri paesi farebbero emergere una normalità relativa. Cioè non siamo peggio degli altri, ma in alcuni casi anche migliori. Uno per tutto l’indice dell’avanzo di gestione che da anni caratterizza in positivo i conti del paese. Ma chi volesse rendersene conto non ha che da aprire i link sotto segnati che rinviano ad articoli di recente apparsi che danno il senso e la misura alle modeste considerazioni innanzi svolte che danno alcuni elementi a causa dei quali non può non maturare un sentimento di indignazione.

Nota di Visco apparsa su la VOCE INFO
https://www.lavoce.info/archives/60154/sconfiggere-levasione-fiscale-si-puo-anche-in-italia/

Articolo apparso su repubblica della sera a commento della pubblicazione della corte dei Conti.
https://www.repubblica.it/economia/rubriche/policy/2019/06/17/news/banca_dati_anti-evasione_una_bestia_che_la_politica_tiene_in_gabbia-228768460/

Articolo apparso sul Corriere della sera a cura del Presidente dell’Osservatorio Previdenziale,  onorevole leghista, apprezzato studioso e serio pubblicista.
https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/tasse-pensioni-spesa-sociale-tre-verita-scomode-che-non-portano-voti/bugie-realta-storiche.shtml

Un articolo apparso sul giornale il denaro nel 2012 sul valore informativo dei dati.

https://web.archive.org/web/20130118010041/http:/denaro.it/blog/author/federicodaniello/

 

POSTATO IN: SENZA CATEGORIA

Circa 20 anni fa , in occasione della redazione di un libro annuario del mio liceo Dante Alighieri di Agropoli, mi venne chiesto di dare un contributo per la formazione dei giovani. Scelsi tre aree di approfondimento : a ) finanza e macroeconomia, b)  tecnologie e c) risorse umane.
Con i tre lavori all’epoca pubblicati invitavo i giovani a capire, con l’ausilio dei numeri e con l’aiuto delle nuove tecnologie , le dinamiche della società.
All’età di 18 anni i giovani maturano il diritto di voto . In quel momento forse non hanno ancora la consapevolezza piena di quale sia  il loro potere di scelta e cosa  esso determini nella società rispetto alle attese di sviluppo, di crescita, di sistemi occupazionali, pensionistici, di tassazione , di welfare etc etc. La  loro delega politica va ad incidere  i sul sistema economico nazionale che è poi il campo di azione delle strategie del governo del momento.
Senza la padronanza di quelle leve ( numeri dell’economia e tecnologia ) mi appare più difficile un percorso di maturità politica  soprattutto per quei giovani che  nella fase universitaria si allontanano da quel bisogno infomativo che dovrebbe diventare una occasione anche per fare anche un pò di educazione civica prima dei 18 anni.
Nello stesso periodo, o poco dopo, l’Ocse rilevava, sentenziando, che il nostro paese aveva un ritardo di conoscenza quasi incolmabile nella percezione di alcune tematiche di base: tra queste la materia finanziaria e quella economica. Eppure esse sono quelle determinano scelte non senza conseguenze sia di natura politica che negli assetti sociali e socioeconomici.
Da qui l’idea di coltivare sempre ed in ogni caso la cultura del dato come driver di orientamento e di dare a questo Blog, che fa i primi passi, il titolo “dentro i numeri” con l’obiettivo di reperire dati ed informazioni che servano a far riflettere per contribuire  nelle analisi delle problematiche di tutti i giorni con un bagaglio di notizie adeguate o almeno sufficienti.
I Governi e  la  Pubblica amministrazione allargata su questo tema  hanno ,  già da tempo, messo in campo una serie di iniziative e di leggi che cercano di far crescere la maturità del cittadino attraverso la risorsa del “dato”.
Non tutti sanno, forse, che c’è da alcuni anni una legge che assume che i dati della Pubblica amministrazione  centrale  e periferica, per il solo fatto di essere pubblici, debbono essere ceduti gratuitamente al cittadino ed in maniera agevolmente fruibile ed addirittura on line ; che c’è già una legge che prescrive la predisposizione da parte delle Pubbliche amministrazioni del  “cosiddetto bilancio sociale” , di un bilancio che dovrebbe far capire attraverso i numeri il valore aggiunto derivato alla collettività dalle iniziative e dai programmi di tutti gli Enti Locali della Pa allargata ( avete mai visto un bilancio sociale ? una chimera , un sogno per il cittadino che vorrebbe approfondire e sapere come sono stati spesi i suoi contributi alla finanza pubblica); che la Banca d’Italia, proprio su sollecitazione dell’Ocse e di tutti gli Organismi finanziari internazionali, si fa carico da tempo di costruire un percorso conoscitivo di regole e dati per realizzare due scopi: elevare la cultura finanziaria ed abituare i cittadini alla lettura delle sue pubblicazioni periodiche rese pubbliche sul suo sito e messe a disposizione di tutti.
Il mondo dei dati è un libro aperto per tutti ; il Web è una miniera inesauribile in  cui occorre solo cercare la risposta per avere tutto ciò che serve sui dati della finanza,dell’economia, del sistema pubblico etc etc.
Naturalmente la quantità dei dati a disposizione è una ricchezza ma anche un limite giacchè un buon utilizzo dipende dalla selezione delle  informazioni che contano.
Ancor prima di cominciare ad esplodere qualche bel dato, significativo e sintomatico dei nostri problemi nazionali, vorrei segnalare alcuni concetti espressi nella lezione magistrale dal Prof. Giovannini, Presidente del nostro Istituto di Statistica Nazionale (Istat) e già nostro alto rappresentante in sede Ocse, che , a “Forum Pa “di quest’anno, ha detto tutto ciò che occorre sapere sul dato , sul dato informazione , sui sistemi di dati , sulle connesse esigenze cognitive , sugli effetti che seguono alla fase di acquisizione delle notizie che il dato consente di elaborare.
Mi limito a riportare l’essenziale:  “cultura del dato vuol dire produrre dati buoni e utilizzare quelle informazioni per cambiare quello che si vuole cambiare ” , tant’è , ripete Giovannini, che il sistema dei conti nazionali è un sottosettore che si chiama “ programmazione economico sociale ” e che la produzione della statistica è un servizio pubblico la cui fruizione deve essere uguale se non più alta di tanti servizi come quello dell’istruzione, della giustizia, della sanità etc.
Il dato deve essere buono, di alta qualità, affidabile, leggibile , confrontabile e deve sempre produrre sempre un valore aggiunto.
A tal riguardo  consiglio di aprire  il link riportato in calce che consente di seguire tutta intera la lezione magistrale meritevole di un attento ascolto.
Per dare senso alle parole facciamo qualche esempio partendo dal dato di cui più si parla, che genera ansie e preoccupazioni di non poco conto, che da più di due anni impegna intere pagine dei giornali : quello del debito pubblico sovranazionale e soprattutto di quello nazionale.
Il mondo è seduto su una montagna di debiti, pubblici e privati:  su un debito pubblico  mondiale – cioè degli stati nazionali-( nel momento in cui si scrive ) di 45.844 miliardi di $ che si modifica istante per istante, paese per paese, con diverse velocità e con diverse modalità e in funzione di eventi ed esigenze diverse. Cioè per ragioni di spesa diversa: spesa sociale, investimenti, flussi finanziari che danno senso al dato e che diversificano il valore dell’esborso ,ad esempio ,se fatto per spese correnti o per investimenti . La differenza delle ragioni dà al dato del ” debito” un valore di gran lunga diverso ; può giustificarne e postularne la esistenza o al contrario può farci capire la reale criticità nella quale ci siamo messi in un arco di tempo non proprio breve.
Quanto era nel 2000 ? secondo l’Economist era di appena 18.676.miliardi di $ (più 857.377.269.854 sino al centesimo). E’ utile saperlo ? penso di si.
Più utile sarebbe sapere come è cresciuto,con quali modalità, e stabilire dei raffronti con parametri diversi articolati tra nazioni , tra paesi dell’Euro, tra economie,  tra aree geografiche Asia, Americhe , Europa.
Avremmo cosi modo di percepire le differenze delle scelte di politica economica, degli assetti strutturali e sociali dei sistemi nazionalim e dei diversi paesi dell’area dell’Euro.
Quanto era quello italiano alla stessa data del 2000 sempre  l’Economist  ? era, per una popolazione di 57 miloni di cittadini, di $ 1227 miliardi (piu 135.519.126 sino al centesimo ) pari ad un debito pro capite di $ 21493. Quanto è quello di oggi, di questo momento ? è di $ 2312 miliardi ( più 663.835.616 sino al centesimo ) pari a $ 38284 procapite per una popolazione di 60.449 milioni di persone; è arrivato al 121% del Pil contro il 110 % del 2000.
Ma quanto era nell’82,cioè circa 30 anni fa (con il Governo Spadolini Fanfani) ? era di 187 miliardi di € dopo gli anni del boom, della crescita e dello sviluppo, del” cosiddetto miracolo economico”. Poco o quasi, in ogni caso una misura accettabile e sopportabile.
Quanto era qualche anno dopo nel 90 (con il Governo Andreotti ) ?  era di 663miliardi di € ;  e nel 1993,  nell’anno tragico della crisi della lira ( con il Governo  Amato Ciampi )? era di 959 miliardidi € ; e nel 200o, anno del passaggio all’Euro (con il Governo D’Alema/Amato ) ? era di 1358 miliardi di € e quanto è ai giorni nostri , nell’istante in cui si scrive nel corso di una crisi economica e finanziaria senza fine non solo nostra ? è di  di 1967 miliardi (piu  634.411.856 sino al centesimo, come si legge su un quotidiano on line nelle rubrica “sotto la lente” ).
Il dato cosi riferito significa già qualcosa ma non tanto. Da l’idea della grandezza , del macigno che è sulle spalle di alcuni paesi e soprattutto nostre;  rappresentiamo come nazione il quarto debito del mondo in valore assoluto dopo Usa, Giappone e Germani. Ma questa notizia non dice tutto. Di certo non siamo la quarta potenza economica e da qualche tempo non siamo più neppure la settima perchè superati da altri paesi che camminano con una marcia diversa.
Con l’aiuto di alcuni indicatori forniti da  Banca d’Italia il dato può diventare  informazione , si qualifica meglio.
Si omettono volutamente in questa sede i raffronti con il Pil che richiederebbero approfondimenti di altro genere e ben più complessi.
Quello degli Usa è per il’71,3 % nelle mani nazionali (soprattutto dei fondi di investimento e dei fondi pensione ), per il 28,7% nelle mani dei non residenti; quello del Giappone è tutto nelle loro mani tranne un 6,6%. Se lo ripagano con la produttività ed i livelli di efficienza del sistema paese ; gli interessi rimangono in casa.
Quello della Germania è per il 51,6% nelle mani dei non residenti, mentre quello Italiano, una volta tutto in mani sicure, oggi è per il 35% nelle mani esterne e per il 65% nelle mani interne, delle banche , delle assicurazioni e dei privati. E un fatto positivo? Non del tutto ; perchè la sua crescita avvenuta negli ultimi 10, dopo l’Euro, anche e soprattutto con un classamento sostenuto da fondi stranieri, da banche sovranazionali , da istituzioni finanziarie internazionali dall’agosto dello scorso anno vede sempre di più ridursi l’apporto dei non residenti con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti:  spread alle stelle e downgrading ricorrenti, ultimo quello di Moodys di alcuni giorni fa che tanto rumore e rimostranze ha sollevato.
Conseguenza nefasta che impatta sul sistema Italia nel suo complesso e sul sistema bancario  , dei fondi , delle assicurazioni nazionali con un deterioramento del rating che sembra non arrestarsi.
Tutte i soggetti economici citati  interessati per il passato agli acquisti anche per scelta gestionale  sono stai di fatto costretti a continuare nelle politiche di investimento anche per bilanciare il venir meno delle contropartite non residenti e per indurre quelle parti a proseguire nell’azione di sostegno del prestito.
Quel 35% è poi  pari a 696 miliardi. Se solo una parte dei non residenti prendesse le distanze dal nostro fabbisogno il sistema finanziario nazionale correrebbe seri pericoli . Il 2012 è stato e sarà l’anno più critico con i  suoi circa 400 miliardi da classare ( siamo ora in corso d’anno a più della metà dello stock ). Il 2013 si presenta con un centinaio di miliardi in meno ( circa 300 miliardi ) e resterà, visto lo spread, ancora  ad alta criticita. La durata media del nostro debito è di circa 7 anni. Questi alcuni dei dati originari del debito pubblico . Del debito privato si potrà parlare  in altra occasione ; il contenuto dello scritto sarà meno ansiogeno .
Qualche ulteriore elemento varrà a far capire quanto sia serio il nostro più importante problema nazionale.
Quanti interessi sono stati pagati dallo Stato Italiano negli ultimi 30 , 20 e 10 anni ? negli ultimi 30 anni sono stati pagati interessi per 2198 miliardi, in misura superiore allo stock del debito attuale , negli ultimi venti per 1639, negli ultimi 10 per 657 miliardi. Nella cifra è compreso il 2012 che verrà intaccato per circa 80 miliardi come da previsione dell’inizio di anno.
Da questi numeri si può ben capire a cosa sia  servito gran parte del nostro debito pubblico; di certo non è stato finalizzato alla crescita del sistema produttivo e del sistema paese che accusa ritardi diffusi nelle reti di trasporto di ogni genere: strade, ferrovie, porti , reti tecnologiche, delle telecomunicazioni , di trasporto delle energie , cioè nelle cosiddette infrastrutture ( si veda il report sotto riportato per capire le tendenze dei flussi statali).
Alle infrastrutture sono state destinate con il bilancio dello stato solo risorse residuali.  In ciò sta gran parte della differenza con i sistemi virtuosi di altri paesi tra cui la invisa Germania.
Partendo dai 187 miliardi del 1982 non abbiamo rimborsato nulla ; abbiamo solo trasformato gli interessi in sorta capitale.
Se ne poteva accorgere qualcuno ? La risposta se la dia il lettore.
Se volessimo utilizzare degli aforismi del nostro dialetto napoletano dovremmo dire del  ”debito e delle ragioni sottese ” che è servito a fare “surcu, cummoglia surcu” sino alla dead line attuale che è una linea di non ritorno. A nulla o quasi vale l’attenuante delle disattese speranze sulla crescuta del Pil che non stava avvenendo e che ci allontanava sempre di più dai nostri concorrenti europei.
Abbiamo però ingrassato i cassettisti, soprattutto esteri, e depauperato l’economia. Negli ultimi venti  anni infatti non solo non c’è stata crescita, ma c’è stato anche un ulteriore elemento di disequilibrio lento ed inesorabile e non giovevole per l’economia perchè causa della caduta della domanda interna;e cioè un passaggio di pil da salari a profitti e rendite finanziarie e non solo in una misura che non pochi economisti valutano all’incirca intorno al10% di Pil.
Chi si attendeva che le rendite si trasformassero in risparmio e da qui in  in capitale di funzionamento o in risorse destinate agli investimenti si è sbagliato.La spinta non è stata pari ai numeri che si evocano.
Per dare altre utili elementi di lettura  si acclude il prospetto degli anni 90/2010 (periodo preso in esame dalla contabilità pubblca ) dei macro ceppi di spesa della macchina statale : aggiunge altre informazioni sulla natura e sulla capacità di spesa nonchè sul suo determinante contributo alla formazione del debito.
Alcune macrovoci rimangono in una situazione di  assoluta stabilità ;  si confermano le percentuali rispetto al Pil .In alcuni casi sono  anche diminuite. Altre sono cresciute al di sopra delle nostre  ”possibilità economiche e finanziarie“  di  sistema paese , frutto di  una pressione sociale che ha fatto salire il costo della sanità , delle previdenza e la spesa delle pensioni anche in conseguenza del dato anagrafico che si allunga
Sanità e previdenza come si legge dai numeri nel ventennio sono cresciute di ben tre volte.
Le istanze sociali sottese sono fondamentalmente giuste perchè previste dal nostro sistema democratico e costituzionaleche ha nel welfare un suo punto di forza ; in molti casi quando la spesa traeva origine  dal  malaffare e dagli sprechi occorreva  riflettere e dare da subito inizio ad operazioni si spending rewiew.
Per fare la quadratura dei conti nazionali infine  è bene ricordarsi dell’altro grande protagonista del nostro quadro macroeconomico rappresentato dal dato dall’evasione fiscale che ha fatto mancare, negli ultimi 10 anni , un gettito stimato mediamente tra 80 a 100 miliardi all’anno. Negli precedenti sarà stato  più basso ma sempre significativo.
Chi fa il rating all’Italia e non riesce ad intravedere solidi e stabili momenti costruttivi  del sistema paese e di resipiscenza nei centri di responsabilità della politica mette insieme pochi numeri, forse proprio quelli di cui si è detto, e tira le conclusioni.
E’ solo da qui che occorre ripartire.
E i numeri, certificati come buoni , come dice Giovannini sono soli punti da cui occorre prendere le mosse per cambiare se si vuol cambiare .
Il resto è fantapolitica che disorienta i cittadini e non fa capire lo stato dell’arte della nostra sistema paese e del livello di criticità cui siamo approdati.
La natura della spesa dei vari ceppi aiuta anche a capire come si muove la macchina pubblica ; da l’idea degli importi che costituiscono la massa critica di manovra su cui, purtroppo, occorrerà operare per trovare parte delle risorse; cosi come da l’idea della natura solo residuale delle risorse destinate alla crescita allocate nel bilancio pubblico, non da ora, da sempre. Cioè negli ultimi vent’anni. La politica ne sa qualcosa.
.
fonti utilizzate:
per i dati del debito pubblico mondiale, con valori in $- dollari,  l’Economist on line.
per i dati  del debito pubblico e degli interessi generati nel trentennio Milano Finanza , servizio ad hoc.

onti utilizzate:

per i dati del debito pubblico mondiale, con valori in $- dollari,  l’Economist on line.

per i dati  del debito pubblico e degli interessi generati nel trentennio Milano Finanza , servizio ad hoc.

per i dati del bilancio dello stato nel  ventennio  ”Contabilità nazionale”

Funzioni
di spesa
1990 1991 1992 1993 2006 2007 2008 2009 2010
                   
Valori assoluti in
milioni di euro correnti
                   
Servizi generali           89.782          107.931         120.439           128.875         127.930         134.755         140.775         132.263          132.213
Difesa              11.391            12.483            13.200             13.427            20.318            21.876           23.093           25.442           23.680
Ordine pubblico e sicurezza            14.783            15.954            16.588              17.916           29.332           29.982           29.806            31.587             31.186
Affari economici           43.906           45.466            45.159            48.098            79.814            71.042           69.634            77.133           68.787
Protezione dell’ambiente             3.357             3.632             3.546               3.675             8.353              8.615             9.375             9.393             8.648
Abitazioni e assetto del
territorio
            9.897             10.146            10.537               9.948            12.053             12.193             12.671            13.705            13.036
Sanità     43.775           49.850            51.577              51.189          105.160         105.896          113.098          115.252    118.075
Attività ricreative, culturali
e di culto
            5.523             5.738             5.885               6.228            12.325            13.258            13.280            13.766            12.656
Istruzione            37.819           40.975           43.027            43.492           67.273           69.774             68.211           69.358            68.213
Protezione sociale    113.207         124.035          138.201            147.109        268.384         281.004        294.669          310.186    316.991
TOTALE USCITE   373.440    416.210   448.159    469.957   730.942   748.395   774.612   798.085   793.485

 

 

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Un po di dati finanziari per riflettere

 

PREMESSA

La finalità di questo Blog da sempre è data dalla lettura di dati dei quali occorre capire la ragione.  I dati devono stimolare opinioni e riflessioni in chi avverte la curiosità di leggerli.

Va detto anche che, oggi, la disponibilità degli stessi è legata solo ad una attività di ricerca e di analisi di fonti attendibili. Il lavoro di raccolta presuppone analisi necessarie per validarne i contenuti. In altri termini tutti gli utenti della rete, in linea di massima, potrebbero accedervi se guidati dalle competenze utili per individuare i data base che li contengono.

Il blog vuole svolgere un ruolo di facilitatore nella presentazione e di driver per l’accesso alle Fonti.

La premessa è fondamentale rispetto ai contenuti che seguono che presentano lo scenario dei dati della Borsa e della Finanza del nostro paese inseriti nella serie dei dati mondiali dei settori di pertinenza.

Chi scrive attinge prevalentemente gli spunti dalla stampa finanziaria delle testate note, quali Milano Finanza e al Sole 24 ore, letture sistematiche di anni di lavoro ma anche dalle testate on line numerose e di livello qualitativo indiscusso che sono li pronte per essere lette e studiate.

L’occasione dello scritto è maturata dalla lettura dei dati di fine mese di Gennaio 2019 delle borsa italiana e dai report di sintesi andamentali

Infatti i dati della prima parte sono stati espunti da quei giornali nazionali; quelli della seconda parte sono stati attinti invece da “www.verafinanza.com ”, testata che ogni anno pubblica on line un report interessante sui principali player del mondo delle borse e delle banche.

  • L’incipit come detto in precedenza si avvale dei dati di fine mese di Milano Finanza.

La borsa Italiana valeva alla data del 31 gennaio 609 miliardi e contava su 365 titoli. Fa parte della Borsa di Londra che è di circa 4500 miliardi di $ come emerge dal report successivo che riporta anche la BORSA LSE di Londra.

Nella ultima settimana di gennaio, data di redazione del pezzo, 165 di questi sono andati al rialzo, 110 sono stati colpiti dal ribasso, 68 non hanno subito variazioni.

Un raffronto con i settori del Down Jones Italia, dell’Area euro e del Down Jones Usa rafforza la comprensione delle tendenze generali del periodo a livello Europeo e mondiale.

Nell’anno 2019, a fine mese di gennaio, tutti i settori di mercato sia Italia che Euro e Usa hanno fatto registrare apprezzamenti. In particolare in Italia emergeva il dato del settore degli autoveicoli e componenti per un +13,95% ,  dei %materiali di base  e delle  costruzioni  per un più 5,54% .Insomma per tutto il primo mese all’anno 2019 c’è stato un sostanziale ottimismo che si è tradotto in un buon apprezzamento.Ugualmente è accaduto ai settori dell’area euro relativamente ai materiali di base, autoveicoli e componentistica Unico settore che piange alla data è stato quello delle telecomunicazioni. In Italia ha fatto registrare un -6,; nell’area euro un -1,4%.E ciò contrariamente a quanto è dato rilevare negli Usa dove si è consolidato un +5, 60% .In effetti le telecomunicazioni sono un settore che va bene nel mondo ( vedi mercati asiatici e Cina ) ma che in Europa viene influenzato dalla nota vicenda Vivendi Telecom Italia.E’ la guerra di comando europea ad influire negativamente sull’apprezzamento dei titoli di Telecom e Vivendi.

I migliori titoli in Italia quelli Stmicroelettronics, Gefran , Fiera di Milano.Tra i peggiori Telecom Italia , Gabetti , Tod’s  Stefanel  e qualche altro. I più trattati come sempre Intesa San Paolo, Telecom Italia, Enel , Unicredit, Sai , Snam   Eni.  Uno sguardo agli indici: Il Mib  ha fatto registrare  un +8,11%, l’euro Stock  +5 9 il  Down Jones  +7, 28% ,lo Sdac30 + 8,74% il Nikkey solo + 3, 79 , il Cac francese +5,40 %

Insomma il mese di gennaio è sembrato potesse aprire positivamente un anno che invece tende ad una decrescita generale del Pil per le note questioni in atto sulle politiche di restrizione delle libertà di mercato che Cina e Stati Uniti ormai da più di un anno vanno agitando a difesa delle produzioni locali.

Le informazioni servono a capire il ruolo dell’Italia nello scenario Europeo e mondiale.

E per capire cosa significhi di fatto l’Italia occorre dare uno sguardo ai big Europei, big che impressionano nel raffronto , che danno l’dea di cosa rappresenti il mercato azionario domestico rispetto alle aziende tutte quotate nell’Euronext di Parigi, Amsterdam e Bruxelles e della Borsa Lse di Londra , London Stock Exchange, in cui è inserito anche il nostro portafoglio azionario nazionale ed il mercato dell’MTA dei titoli di stato.

Negli alimentari: la sola Nestlè  vale 228mila mliardi , cioè un terzo della intera borsa italiana.Tra le assicurazioni svetta la tedesca Alliance con 78.000 miliardi . Tra le Banche commerciali svetta Bshc Holding  Per 147630. Nel settore dei consumi l’Oreal vale 131.000. Nei servizi, Airbus vale  74.900 miliardi . Il settore farmaceutico è fatto da giganti. Infatti, la più piccola azienda ,  l’Astrazeneca vale 78.587, la Novartis 193 mila miliardi. Non parliamo dei petroliferi dove la nostra Eni pur con un capitale borsistico di 52.957 è largamente doppiata dalle doppie BP, da Shell e da Total.

Nota conclusiva.

In sintesi la nostra economia è affetta da un nanismo secolare, conseguenza in parte della struttura delle nostre imprese, da sempre medio piccole; struttura che talvolta aiuta altre volte è di ostacolo allo sviluppo perchè non consente di affrontare la competizione internazionale che è portata avanti da player che certamente non sono  per lo più caratterizzati da nanismo finanziario.

Piccolo è bello ? Non sempre

  • Banche e Finanza

Lo stesso discorso si ripropone anche per le nostre banche e la finanza dei fondi : in genere sono rispetto a grandi player Europei ed ancor di più rispetto a quelli mondiali rappresentate da piccoli competitor se si pensa che Intesa Sanpaolo capitalizza la metà del Santander spagnolo e un quinto della inglese HBSC.

Le altre, dopo l’Unicredit, sono solo piccole casse al confronto con il sistema inglese e con il sistema della raccolta dei grandi fondi.

Con questi protagonisti del mercato e con la loro forza dobbiamo competere; isolarsi e dividersi non è certo la strada migliore. La competizione è dura ed è anche funzione di regolamentazioni mondiali che non ci favoriscono, frutto di accordi che ci vedono  quasi sempre perdenti.

Per capire, si sono raccolti i dati  relativi al sistema delle banche in Europa e nel mondo , quasi tutti presi da Verafinanza.com on line.

Siamo nei fatti un sistema modesto per forza e per struttura.

  • Le Borse più importanti al mondo per il 2018 rilevati da Finanza vera
 

 

Rank

 

 

Nome Borsa

 

 

Market Cap.

 

 

Nr. Società quotate

1 NYSE 22.755,5 2.291
2 Nasdaq – US 10.823,3 2.957
3 Japan Exchange Group Inc. 6.520,0 3.603
4 Shanghai Stock Exchange 5.568,9 1.403
5 Hong Kong Exchanges and Clearing 4.756,2 2.145
6 Euronext 4.693,7 1.252
7 LSE Group 4.626,7 2.490 ( siano qui )
8 Shenzhen Stock Exchange 3.720,6 2.097
9 BSE India Limited 2.404,8 5.479
10 Deutsche Boerse AG 2.398,3 498
11 TMX Group 2.388,8 3.344
12 National Stock Exchange of India Limited 2.379,9 1.878
13 Korea Exchange 1.869,6 2.138
14 SIX Swiss Exchange 1.739,1 264
15 Nasdaq Nordic Exchanges 1.614,9 982
16 Australian Securities Exchange 1.561,3 2.152
17 Johannesburg Stock Exchange 1.278,6 365
18 Taiwan Stock Exchange 1.141,6 927
19 BM&FBOVESPA S.A. 1.095,6 102
20 BME Spanish Exchanges 955,4 3.108
21 Singapore Exchange 819,6 749
22 Moscow Exchange 695,7 233
23 The Stock Exchange of Thailand 594,8 688
24 Indonesia Stock Exchange 549,0 567
25 Bursa Malaysia 488,8 904
26 Saudi Stock Exchange (Tadawul) 478,6 190
27 Bolsa Mexicana de Valores 452,5 10
28 Bolsa de Comercio de Santiago 314,1 69
29 Oslo Bors 308,2 227
30 Philippine Stock Exchange 290,3 267
31 Tel-Aviv Stock Exchange 242,6 457
32 Borsa Istanbul 241,5 377
33 Warsaw Stock Exchange 217,2 886
34 Wiener Borse 163,5 534
35 Irish Stock Exchange 153,6 52
36 Belarusian Currency and Stock Exchange 151,5 0
37 Qatar Stock Exchange 138,6 45
38 Bolsa de Valores de Colombia 133,3 232
39 Hochiminh Stock Exchange 132,9 351
40 Abu Dhabi Securities Exchange 129,4 69
41 Taipei Exchange 117,7 749
42 Bolsa de Comercio de Buenos Aires 112,6 295
43 Dubai Financial Market 110,1 61
44 Tehran Stock Exchange 103,9 324
45 Bolsa de Valores de Lima 103,4 31
46 NZX Limited 98,7 176
47 Luxembourg Stock Exchange 74,4 166
48 Bourse de Casablanca 72,6 74
49 Athens Stock Exchange (ATHEX) 57,6 200
50 Kazakhstan Stock Exchange 51,0 107
51 The Egyptian Exchange 48,7 254
52 Dhaka Stock Exchange 43,5 302
53 Nigerian Stock Exchange 43,3 167
54 Chittagong Stock Exchange 41,7 271
55 Budapest Stock Exchange 33,6 41
56 Bucharest Stock Exchange 26,3 87
57 Amman Stock Exchange 24,5 194
58 Zagreb Stock Exchange 23,9 155
59 Bahrain Bourse 22,0 43
60 Muscat Securities Market 21,0 112
61 Colombo Stock Exchange 19,3 298
62 Iran Fara Bourse Securities Exchange 18,0 104
63 Bolsa de Valores de Panama 15,4 148
64 BRVM 12,1 45
65 Beirut Stock Exchange 11,8 10
66 Stock Exchange of Mauritius 10,4 76
67 Hanoi Stock Exchange 10,4 385
68 Tunis Stock Exchange 9,5 81
69 Ljubljana Stock Exchange 6,8 35
70 Malta Stock Exchange 5,4 24
71 Ukrainian Exchange 4,7 96
72 Palestine Exchange 3,9 48
73 Barbados Stock Exchange 3,5 19
74 Namibian Stock Exchange 3,0 43
75 Bolsa Nacional de Valores 3,0 NA
76 Cyprus Stock Exchange 2,9 74
77 Bermuda Stock Exchange 2,7 342
78 Trop-X 0,3 24
79 Sydney Stock Exchange 0,1 4

21 MARZO 2018    FINANZA E MERCATI  Fonte  FINANZA vera ON LINE

“Come è noto, la borsa valori non è nient’altro che un mercato regolamentato dove vengono scambiati strumenti finanziari quali ad esempio azioni, obbligazioni, futures, options, covered warrants, certificates e molti altri. È di fatto un mercato secondario, ossia un mercato dove vengono negoziati strumenti finanziari già emessi in precedenza nel mercato primario. Le borse nel mondo non sono uguali tra di loro e si differenziano sulla base di diversi criteri come ad esempio il market cap, il numero delle società quotate nazionali ed estere, la tipologia di strumenti finanziari negoziati, la regolamentazione e molto altro”

La classifica delle 79 borse più grandi al mondo è stata redatta sulla base della capitalizzazione di mercato totale di tutte le società quotate e sulla base del numero totale delle società quotate. I dati sono relativi al mese di marzo 2018 e nel caso della capitalizzazione di borsa sono espressi in miliardi di USD”.

  • Note sulla classifica delle Borse nel mondo per il 2018

“Secondo la classifica delle borse più importanti al mondo per capitalizzazione di mercato il primo posto continua ad essere occupato, da NYSE con un market cap di quasi 22,7 mila miliardi di USD. Al secondo posto si trova il Nasdaq – US con una capitalizzazione di mercato pari a 10,8 mila miliardi di USD, seguito da Japan Exchange Group Inc. con 6,5 mila miliardi di USD”

“Se, invece, la classifica delle borse più grandi al mondo, venisse effettuata sulla base del numero delle società quotate, la situazione cambierebbe.

Al primo posto avremmo la BSE India Limited con 5.479 società quotate. Il secondo posto verrebbe occupato da Japan Exchange Group Inc. con 3.603 società quotate, invece, il terzo posto da TMX Group con 3.344 società quotate”.

“Nel penultimo posto della classifica delle borse più grandi, in termini di capitalizzazione di mercato, al mondo si trova la Trop-X (Seychelles Securities Exchange) con una capitalizzazione pari a 0,3 miliardi di USD e con 24 società quotate”.

“L’ultimo posto della classifica, in termini di capitalizzazione di mercato, è occupato da Sydney Stock Exchange con un market capo di 0,1 miliardi di USD e con 4 società quotate”

  • UNO SGUARDO ALLE PRIME 62  BANCHE DI EUROPA più grandi per attivi totali

18 APRILE 2018 FINANZA E MERCATI   FONTE Finanza vera on line

La classifica delle banche europee è stata fatta sulla base degli attivi totali, che è un indicatore utilizzato come proxy per confrontare le banche tra di loro. Se per le altre tipologie di aziende il confronto avviene spesso in base al fatturato, il confronto tra le banche avviene sulla base di questo indicatore.”

“Nella classifica delle prime 62 banche europee più grandi attivi totali nel 2018 ci sono undici banche tedesche, sei banche britanniche, sei banche francesi, sei banche italiane, cinque banche spagnole, cinque banche olandese, quattro svizzere, quattro banche svedesi, tre banche belghe, due banche austriache, due banche danesi, due banche irlandesi, due banche russe, una banca finlandese, una banca norvegese, una banca lussemburghese, una banca portoghese.”

 

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 HSBC Holdings GB 2.522
2 BNP Paribas Francia 2.348
3 Credit Agricole Group Francia 2.112
4 Deutsche Bank Germania 1.767
5 Banco Santander Spagna 1.730
6 Barclays PLC GB 1.529
7 Societe Generale Francia 1.527
8 Groupe BPCE Francia 1.509
9 Lloyds Banking Group GB 1.096
10 ING Group Paesi Bassi 1.014
11 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
12 Royal Bank of Scotland GB 996
13 Intesa Sanpaolo Italia 955
14 Credit Mutuel Francia 951
15 UBS Group Svizzera 938
16 BBVA Spagna 827
17 Credit Suisse Group Svizzera 816
18 Rabobank Group Paesi Bassi 722
19 Nordea Bank Svezia 696
20 European Investment Bank Lussemburgo 687
21 Standard Chartered Plc GB 664
22 DZ Bank Group Germania 606
23 Danske Bank Denmark 569
24 KfW Group Germania 565
25 Commerzbank AG Germania 541
26 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
27 ABN AMRO Group Paesi Bassi 471
28 Sberbank Russia 470
29 CaixaBank Spagna 459
30 KBC Group NV Belgio 350
31 Svenska Handelsbanken Svezia 337
32 DNB Group Norvegia 328
33 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
34 Nationwide Building Society GB 307
35 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
36 La Banque Postale Francia 277
37 Swedbank Svezia 269
38 Banco Sabadell Spagna 266
39 Bayerische Landesbank Germania 265
40 Erste Group Bank AG Austria 264
41 Bankia Spagna 256
42 Dexia Group Belgio 239
43 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
44 Nykredit Denmark 229
45 VTB Russia 226
46 Belfius Bank Belgio 201
47 Norddeutsche Landesbank Germania 198
48 Landesbank Hessen-Thuringen Germania 195
49 Banco Bpm SpA Italia 193
50 BNG Bank Paesi Bassi 175
51 NRW.Bank Germania 170
52 Zurich Cantonal Bank Svizzera 168
53 Banca Monte dei Paschi di Siena Italia 167
54 OP Financial Group Finland 164
55 Raiffeisen Bank International Austria 162
56 UBI Banca Italia 153
57 Bank of Ireland Irlanda 147
58 Deka Group Germania 115
59 Caixa Geral de Depositos Portogalo 112
60 Landwirtschaftliche Rentenbank Germania 109
61 Allied Irish Banks Irlanda 108
62 NWB Bank Paesi Bassi 104

 

Al primo posto si trova una banca britannica, HSBC Holdings con 2.522 miliardi di USD in assets e con un aumento di 30 miliardi rispetto all’anno precedente. Il secondo posto viene occupato da una banca francese, BNP Paribas con 2.348 miliardi di dollari e con una riduzione di 100 miliardi rispetto ad un anno prima Anche il terzo posto viene occupato da una banca francese, la Credit Agricole Group con 2.112 miliardi di USD e con un aumento di 123 miliardi rispetto all’anno precedente..”

“Il quarto posto è occupato da una banca tedesca la Deutsche Bank con 1.767 miliardi di USD in assets, invece, il quinto posto da una banca spagnola, il Banco Santander con 1.730 miliardi di dollari.”

Per quanto riguarda le banche italiane, all’undicesimo posto troviamo Unicredit Spa che guadagna una posizione ed ha una capitalizzazione di 57 miliardi di USD. Intesa Sanpaolo si trova al tredicesimo posto: guadagna due posizioni con 55 miliardi di $ n capitalizzazione. Cassa Deposito e Presiti occupa la stessa posizione dell’anno prima; invece, Banco BPM Spa perde una posizione rispetto all’anno scorso..

I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017. Non ci sono state grosse variazioni nel 2018.

  • Le 120 Banche più grandi nel mondo per attivi totali

2 MAGGIO 2018FINANZA E MERCATI

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 Industrial & Commercial Bank of China Cina 4.006
2 China Construction Bank Corp Cina 3.397
3 Agricultural Bank of China Cina 3.233
4 Bank of China Cina 2.989
5 Mitsubishi UFJ Financial Group Giappone 2.774
6 JPMorgan Chase & Co USA 2.534
7 HSBC Holdings GB 2.522
8 BNP Paribas Francia 2.348
9 Bank of America USA 2.281
10 China Development Bank Cina 2.202
11 Credit Agricole Group Francia 2.112
12 Wells Fargo USA 1.952
13 Japan Post Bank Giappone 1.874
14 Mizuho Financial Group Giappone 1.850
15 Sumitomo Mitsui Financial Group Giappone 1.847
16 Citigroup Inc USA 1.843
17 Deutsche Bank Germania 1.767
18 Banco Santander Spagna 1.730
19 Barclays PLC GB 1.529
20 Societe Generale Francia 1.527
21 Groupe BPCE Francia 1.509
22 Bank of Communications Cina 1.388
23 Postal Savings Bank of China Cina 1.384
24 Lloyds Banking Group GB 1.096
25 Royal Bank of Canada Canada 1.029
26 ING Groep NV Paesi Bassi 1.014
27 Toronto-Dominion Bank Canada 1.007
28 Norinchukin Bank Giappone 1.007
29 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
30 Royal Bank of Scotland Group GB 996
31 Industrial Bank Co. Ltd Cina 986
32 China Merchants Bank Cina 966
33 Intesa Sanpaolo Italia 955
34 Credit Mutuel Francia 951
35 UBS Group AG Svizzera 938
36 Shanghai Pudong Development Bank Cina 943
37 Goldman Sachs Group USA 917
38 Agricultural Development Bank of China Cina 873
39 China Minsheng Banking Corp Cina 859
40 Morgan Stanley USA 852
41 China CITIC Bank Corp Cina 833
42 BBVA Spagna 827
43 Credit Suisse Group Svizzera 816
44 Bank of Nova Scotia Canada 755
45 Commonwealth Bank of Australia Australia 751
46 Rabobank Group Paesi Bassi 722
47 Australia & New Zealand Banking Group Australia 700
48 Nordea Svezia 696
49 European Investment Bank Lussemburgo 687
50 Westpac Banking Corp Australia 665
51 Standard Chartered Plc GB 664
52 National Australia Bank Australia 616
53 China Everbright Bank Cina 628
54 DZ Bank AG Germania 606
55 Bank of Montreal Canada 579
56 Sumitomo Mitsui Trust Holdings Giappone 570
57 Danske Bank Danimarca 569
58 KfW Group Germania 565
59 Commerzbank Germania 541
60 State Bank of India India 535
61 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
62 The Export-Import Bank of China Cina 492
63 Canadian Imperial Bank of Commerce Canada 484
64 Ping An Bank Cina 482
65 ABN AMRO Group NV Paesi Bassi 471
66 Sberbank of Russia Russia 470
67 U.S. Bancorp USA 462
68 CaixaBank Spagna 459
69 Itau Unibanco Holding SA Brasile 437
70 Resona Holdings Giappone 435
71 Banco do Brasil SA Brasile 413
72 KB Financial Group Corea del Sud 409
73 Shinhan Financial Group Corea del Sud 399
74 Nomura Holdings Giappone 395
75 DBS Group Holdings Singapore 387
76 Caixa Economica Federal Brasile 383
77 PNC Financial Services Group USA 381
78 Hua Xia Bank Cina 376
79 Bank of New York Mellon Corp USA 372
80 Shinkin Central Bank (SCB) Giappone 371
81 Capital One Financial Corporation USA 366
82 Banco Bradesco SA Brasile 365
83 KBC Group NV Belgio 350
84 Bank of Beijing Cina 349
85 Oversea-Chinese Banking Corp (OCBC) Singapore 340
86 Hana Financial Group Corea del Sud 337
87 Svenska Handelsbanken Svezia 337
88 NongHyup Financial Group Corea del Sud 333
89 Woori Bank Corea del Sud 333
90 DnB ASA Norvegia 328
91 China Guangfa Bank (CGB) Cina 314
92 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
93 Nationwide Building Society GB 307
94 Cathay Financial Holding Taiwan 294
95 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
96 La Banque Postale Francia 277
97 Bank of Shanghai Cina 270
98 Swedbank Svezia 269
99 United Overseas Bank (UOB) Singapore 268
100 Bank of Jiangsu Cina 267
101 Banco Sabadell Spagna 265
102 Bayerische Landesbank Germania 265
103 Erste Group Bank AG Austria 264
104 Brazilian Development Bank (BNDES) Brasile 262
105 Industrial Bank of Korea Corea del Sud 257
106 Bankia Spagna 256
107 Charles Schwab Corp USA 243
108 Dexia Belgio 239
109 State Street Corp USA 238
110 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
111 Nykredit Group Danimarca 229
112 Fubon Financial Holding Taiwan 226
113 VTB Bank Russia 226
114 China ZheShang Bank (CZBank) Cina 223
115 BB&T Corporation USA 222
116 Qatar National Bank Qatar 221
117 National Bank of Canada Canada 208
118 Suntrust Banks USA 206
119 Korea Development Bank Corea del Sud 205
120 Belfius Belgio 202

 

 

“La classifica delle banche può essere effettuata utilizzando parametri diversi come ad esempio il numero dei clienti, il numero dei dipendenti, l’ammontare dei depositi, l’ammontare dei prestiti, la capitalizzazione di borsa, il totale degli attivi e molti altri ancora. Oltre alla classifica delle banche nel mondo per market cap, è stata realizzato la classifica delle banche nel mondo sulla base degli attivi totali”

“Nella classifica delle 120 banche più grandi nel mondo per attivi totali 2018 si trovano ventidue banche cinesi, quattordici banche statunitense, nove banche giapponesi, sette banche coreane, sei banche britanniche, sei banche tedesche, sei banche francesi, sei banche canadesi, cinque banche spagnole, cinque banche brasiliane, quattro banche svedesi, quattro banche australiane, tre banche italiane, tre banche olandesi, tre banche svizzere, tre banche singaporiane, tre banche belghe, due banche russe, due banche danesi, due banche taiwanesi, una banca indiana, una banca austriaca, una banca norvegese, una banca di Qatar e una banca lussemburghese.”

Quello che si nota subito in questa classifica è che il numero delle banche cinesi supera il numero delle banche statunitense. Inoltre, quattro dei primi posti vengono occupati, anche quest’anno, da banche cinesi.

“Al primo posto della classifica delle banche più grandi nel mondo per assets si trova per il sesto anno consecutivo la Industrial & Commercial Bank of China con 4.006 miliardi di USD e con un aumento di 531 miliardi rispetto ad un anno fa. Si tratta della banca più grande al mondo, anche per quanto riguarda l’ammontare dei depositi, dei prestiti, il numero dei clienti e il numero dei dipendenti.”

Il secondo posto è occupato da China Construction Bank Corp con attivi pari a 3.397 miliardi di dollari, con un aumento di 379 miliardi rispetti all’anno scorso. Nel terzo posto si ritrova, anche l’ Agricultural Bank of China con attivi pari a 3.233, con un aumento di 415 miliardi di USD. Bank of China occupa il quarto posto con 2.989 miliardi e con un aumento di 376 miliardi rispetto all’anno scorso.

Nel quinto si trova una banca giapponese, la Mitsubishi UFJ Financial Group con attivi totali pari a 2.774, con un aumento di 176 miliardi di USD rispetto all’anno scorso.”

Per quanto riguarda le banche italiane, nella classifica si trovano solo 3 banche: Unicredit Spa al ventinovesimo posto, Intesa Sanpaolo al trentatreesimo posto e Cassa Depositi e Prestiti al sessantunesimo posto.

“I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017.

 

  • Conclusioni

Ma tutto questa massa di numeri potrebbe non dire nulla ai pazienti lettori se non il fatto che dal punto di vista finanziario ed industriale ( per le aziende degli altri paesi quotate nell’Euronext e nell’Lse ) non rappresentiamo molto e non abbiamo un fisico idoneo per una competizione che è divenuta mondiale. Ma per un quadro più esaustivo il tutto va arricchito, per le strette relazioni che ne derivano, con altre due informazioni fondamentali : quelle del Pil, che è il risultato di tutta la produzione nazionale comprensiva di quella della finanza, e del debito pubblico.

Borsa e banche sono in uno agli assets delle aziende manifatturiere strumenti che possono contribuire a promuovere ed a produrre il reddito delle società cui afferiscono, cioè il Pil e le risorse finanziarie pubbliche e private.

Nel caso di specie il Pil, cioè il prodotto interno lordo, costituisce il riferimento di tutti gli sforzi cui attende la politica e la intera società anche con il sostegno del sistema finanziario. 

Uno sguardo ai valori del nostro Pil e del debito pubblico, tema di cui in questo Blog più volte ci siamo occupati , serve a trarre alcune obbligate conclusioni.

Il PIL  dell’ITALIA , espresso in $, è un decimo di quello cinese, meno di un decimo di quello degli Usa, la metà di quello tedesco (che ha venti milioni di abitanti in più 80,7 milioni)  inferiore a quello della Francia che è di 2826 ( e cha ha circa cinque milioni di abitanti più del nostro paese 64,4 mil ) ed a quello della UK di 2880 che ha i dati anagrafici uguali a quelli della Francia 64,4 milioni )

Siamo ormai da qualche anno stabilmente sulla 12ma posizione a livello mondiale.

Tutti ricordano, però, che sino a qualche anno fa si diceva con entusiasmo di occupare il settimo posto delle potenze mondiali tanto che ci toccava  il ruolo d’onore nel famoso G7.

Siccome però solo dal 2008 abbiamo perso più di 10 punti di Pil pari a circa 300 milioni di $ è ragionevole presumere che andando avanti di questo passo si è sulla buona strada per immettersi in un una china estremamente pericolosa ( forse già ci siamo ) perché dinanzi ad un Pil che non cresce ma arretra abbiamo invece lo sgradito piacere di occupare stabilmente il terzo posto nel ranking mondiale del debito pubblico dopo gli Stati Uniti ed il Giappone.

E lo stesso dicasi se quel pil venisse calcolato sulle teste cioè in base al PIL procapite. Non cambierebbe molto.

I dati in rassegna, del sistema della finanza, borse e banche, non sempre vengono percepiti positivamente perché considerati parte e causa di quella finanziarizzazione spesso avversata per principio preso e per atteggiamento culturale che non riesce a vederne la utilità in una economia di mercato dalla quale non si torna indietro. La si può solo aggiustare in alcuni eccessi. Pertanto pur con tante criticità da eliminare e regolamentare, banche e finanza in genere, sono in ogni caso da considerare fattori strutturali fondamentali per alimentare la economia reale e sostenerla nelle congiunture come negli andamenti del pieno sviluppo.

Questi dati ci dicono pure, però, che nel sistema planetario non possiamo considerarci un paese con le spalle forti perché  posizionati in un alveo di debolezza non solo in Europa ma anche e soprattutto nel mondo.

E ci dicono qualcosa in più, infatti, se poi  li accostiamo agli altri due indicatori PIL e debito pubblico che di certo non ne favoriscono la tenuta, ma che peraltro esercitano un effetto di indebolimento progressivo.

In altra occasione si dirà e si caratterizzeranno i dati del sistema delle imprese che per fortuna, nonostante tutto, ancora sembrano reggere agli insulti che vengono dai citati due indicatori.

La fragilità della nostra Borsa e il dato strutturale del sistema delle banche indicano in ogni caso quale è la potenziale nostra forza propulsiva per l’economia. Il Pil che ne è in parte il prodotto è trainato al momento solo dal sistema manufatturiero e delle aziende private, sistema che rischia di essere trascinato al ribasso dal debito pubblico nazionale che è la zavorra che appesantisce il sistema.

I dati su cui riflettere sono proprio tanti :  aiutano a trarre qualche  conclusione.

Non possiamo stare da soli, non possiamo scegliere i partners politici ed economici sulla base di nuove affinità elettive , del sentimento e delle simpatie.Siamo una nave con una zavorra enorme data dal debito pubblico, cui non può essere contrapposto, a bilanciarne la pesante negatività, il dato della ricchezza finanziaria dei privati che in una economia liberale è invece una risorsa da valorizzare e da incentivare.

Non possiamo pertanto non irrobustire l’unica area nella quale abbiamo da sempre lavorato e con i partners che sin qui ci hanno accompagnato in oltre mezzo secolo di internazionalizzazione.

Una diversa strada al di fuori dell’Europa e delle solidarietà che ci hanno accomunato ed un diverso percorso potrebbe creare seri problemi irreversibili al paese.

Apri i link per leggere le tabelle del Pil  e del debito Pubblico

I

classifica pil

Classifica debito pubblico

I valori sono espressi in $