uno scambio di idee sulla lingua latina

Hai perfettamente ragione Antonio.   

E’ il disastro della specie umana italica che si sta consumando con la disattenzione verso una tematica che è molto più complessa e che non è la cultura di un idioma, di una lingua, ma di un mondo di conoscenza che è il sapere fondamentale dell’individuo che costituisce il prius rispetto ai saperi specifici che forse meglio abilitano ad attività operative ed applicative.  

Giorni fa sono stato per ben tre mattinate inchiodato online in un convegno che si è tenuto Maratea a cura della Fondazione Nitti e dell’Associaziome Merita di cui vi allego il link che aveva come titolo ” Umanesimo digitale”.

E’ troppo lungo il discorso e lo spazio della Chat non aiuta.

Ti posso solo dire che ho dinanzi i tre libri di Gardini, Elogio del Latino, Viva il Latino Storia e Bellezza di una lingua inutile, Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, non perchè avessi bisogno attraverso quelle letture di riscoprire il Latino ma di capire quali sono le idiozie contrarie che alimentano l’ostracismo.

Ha ragione Mauro quando dice che dobbiamo adoperarci per riprendere a parlarne.

Non c’è contraddizione alcuna nè antiteticità tra i saperi classici ed il mondo della innovazione e se avete la pazienza di ascoltare alcune delle prolusioni dell’evento citato di cui allego il link, ad esempio quello del Direttore dell’accademia dei Lincei, ci si rende conto quanto sia controproducente gestire questo argomento come conflitto di saperi, di discipline per un mondo futuro.

Non sto a recuperare dati ed informazioni che dicono quanto sia apprezzato e valorizzato all’estero il Latino e quanto questa lingua accomuni i popoli più di quanto non si sappia.

E’ un tema sul quale da anni provo ad esprimere il mio pensiero, di chi viene dal mondo del liceo classico, ha fatto uno studio universitario nel solco delle materie giuridiche con lo studio del diritto romano, a fondamento della nostra civiltà giuridica, e poi per caso si è imbattuto in materie dalla finanza all’It, alle tecnologie tutte che nessuna familiarità avevano apparentemente tra di loro. e con il la cultura umanistica.

Ma forse qualche buon risultato pure conseguito per l’azienda stava proprio nella capacità di far convivere le due anime.

Tra l’altro ieri sono stato presente in un Webinar dove non si faceva altro che inneggiare alle materie STEM ; la impossibilità di aprire un dialogo se non attraverso Chat scritta ha generato in me un dissapore che non ho ancora  smaltito.

Ma ormai tutti parlano non leggono, non studiano e forse non hanno neppure la capacità di saper leggere e non sanno cosa leggere.

Invito Mauro nel nostro Club ( già direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli ) a farsi capofila di una iniziativa costruttiva sul tema proprio in una fase in cui lo spazio che viene dedicato ai saperi tecnici è debordante perchè asseconda una moda che sebbene utilitaristica ai fini occupazionali e del lavoro non tiene conto della radice del nostro paese e del patrimonio sul quale possiamo e dobbiamo contare

Devo aggiungere che il dibattito ieri a Napoli sulla destinazione di Palazzo Fuga a sede della Biblioteca Nazionale e della Biblioteca del Prof Emerito Marotta , dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, su cui tutti o quasi hanno concordato sarebbe la più grossa smentita verso un approccio di cui pure non si discute la utilità, per il profilo di spendita di know how che meglio risulta idoneo per le aziende manufatturiere e di servizio, ma che sta avendo come contraltare la negazione “dell’inutile”, a dispetto dell’utile.  

Ciò che non si può condividere  è proprio la incapacità a saper coniugare i nuovi saperi con il nostro patrimonio dei saperi “ classici” si fa per dire che sono la base umanistica per aprire la conoscenza verso dimensioni non solo operative ma di intelligenza dell’animo umano e dei meccanismi relazionali che sono alla base di tutte le organizzazioni, a capo di molte delle quali, ed anche grandi, si ritrovano manager con un patrimonio conoscitivo tutt’altro che tecnico.

“ dal libro di Nuccio Ordine sull’Utilità dell’inutile. Nell’universo dell’utilitarismo infatti un martello vale più di una sinfonia , un coltello più di una poesia, una chiave inglese più di un quadro.

Perchè è facile capire l’efficacia di una utensile mentre è sempre più difficile comprendere a cosa possa servire la musica, la letteratura e l’arte.

https://www.associazionemerita.it/notizie/video-sudenord-villa-nitti

A supporto trascrivo qui di seguito l’articolo del 2016 su Repubblica pubblicato da Salvatore Settis.

Salviamo il latino, la lingua più parlata del mondo

di SALVATORE SETTIS

L’appello: “Quel che serve è un vero rilancio del latino come palestra per le generazioni future, tenendo in conto anche le sue enormi potenzialità come piattaforma di intercomprensione fra le lingue romanze, gigantesco serbatoio linguistico da cui pescano anche le lingue germaniche e slave, apparato concettuale che favorisce la comunicazione fra le culture”

10 AGOSTO 2016

La lingua più parlata del mondo?

È il latino. Non quel che resta del latino ecclesiastico, né quello dei pochi filologi classici ancora in grado di scriverlo, né dei certami ciceroniani, stranamente popolari. Ma il latino che parliamo ogni giorno, con le sue trasformazioni storiche: quello delle lingue neolatine, o romanze. Lo spagnolo come lingua materna è da solo, con 500 milioni di parlanti, secondo al mondo soltanto al cinese. Se vi aggiungiamo il portoghese (230 milioni), il francese (100), l’italiano (65) e il romeno (35), si arriva a 930 milioni di “parlanti latino”.



Senza contare le numerose lingue minori (come il ladino). Poco meno dei “parlanti cinese”, che però si suddividono anch’essi in numerose lingue diverse, non sempre mutuamente intellegibili se parlate, ma unificate concettualmente da una scrittura ideografica che non rispecchia direttamente la pronuncia. E il latino ha una presenza capillare anche fuori dell’ambito propriamente romanzo: in inglese


(terza lingua materna più parlata al mondo, con 350 milioni
) il 58% del lessico deriva dal latino o da lingue neolatine, specialmente francese. Lo stesso è vero di tutte le lingue europee, dal tedesco al russo: forse nessuna lingua più del latino ha mostrato forza di penetrazione e tendenza a radicarsi in sistemi linguistici di altra origine. Inoltre, anche numerose parole di matrice greca (come “filosofia”) o etrusca (come “persona”) si sono diffuse universalmente, ma passando attraverso il latino.

Fra cinese e latino c’è un abisso, ma anche qualcosa in comune: “cinese”, infatti, è la piattaforma di intercomprensione fra tutte le lingue della famiglia sinica, “latino” può essere la piattaforma di intercomprensione fra tutte le lingue romanze. Se usassimo una scrittura ideografica come i cinesi, potremmo leggere il portoghese e il romeno anche senza averli mai studiati. Ma davvero l’italiano è così simile al latino?

Proviamo a leggere qualche verso: «Te saluto, alma dea, dea generosa, / O gloria nostra, o veneta regina! / In procelloso turbine funesto / Tu regnasti secura: mille membra / Intrepida prostrasti in pugna acerba».

La metrica è italiana, ma il testo “funziona” perfettamente sia come italiano che come latino. Autore di questo poemetto in lode di Venezia fu Mattia Butturini (1752-1817), amico di Ugo Foscolo e professore di greco a Pavia.

E continua: «Per te miser non fui, per te non gemo, / Vivo in pace per te: Regna, o beata, / Regna in prospera sorte, in pompa augusta, / In perpetuo splendore, in aurea sede! / Tu severa, tu placida, tu pia, / Tu benigna, me salva, ama, conserva».

Perfetto italiano, perfetto latino, come in altri poemi simultaneamente bilingui, a cominciare da quello di Gabriello Chiabrera nel tardo Cinquecento.



L’ottusa lotta contro il latino e contro il liceo classico, che riemerge periodicamente con la complicità di ministri maldestri e sprovveduti, non tiene conto di questo aspetto assolutamente centrale. È vero, nella scuola sopravvive un approccio piattamente grammaticale, che nello studio del latino vede solo una sorta di astratta educazione alla precisione del pensiero, a prescindere da tutto il resto. Ma tradurre tale critica in un ripudio del latino sarebbe « un gesto violento e arrogante, un attentato alla bellezza del mondo e alla grandezza dell’intelletto umano » , come scrive Nicola Gardini in un libro bello e intenso (Viva il latino. Storia e bellezza di una lingua inutile, Garzanti).

Quel che serve è un vero rilancio del latino come palestra per le generazioni future, tenendo in conto anche le sue enormi potenzialità come piattaforma di intercomprensione fra le lingue romanze, gigantesco serbatoio linguistico da cui pescano anche le lingue germaniche e slave, apparato concettuale che favorisce la comunicazione fra le culture. Ha ragione Gardini, «grazie al latino una parola italiana vale almeno il doppio».



Ma non è tutto. Le parole non sono nulla se non le vediamo agire nel loro contesto, nei testi latini da Cicerone a Newton.

Lo spessore ( il valore) delle parole latine, trasmigrate in altre lingue, si può apprezzare se siamo in grado non solo di snocciolare elenchi di parole o sfogliare vocabolari, ma di leggere e comprendere Virgilio e Sant’Agostino, le lettere di Petrarca e la cosmografia di Keplero. Trama narrativa, struttura della frase, tecnica dell’argomentare danno alle parole e alle frasi quella forza che aiuta a riconoscerne la traccia in Dante, in Shakespeare, Cervantes, Goethe. Quando leggiamo un testo, scrive Gardini, « non si tratterà propriamente del latino di Cicerone né del latino di Virgilio, ma piuttosto di quel che il latino compie e ottiene quando esce dallo stilo di Cicerone o dallo stilo di Virgilio » , in termini di « capacità lessicale, correttezza sintattica e convenienza ritmica » .



Questo doppio registro del latino, in orizzontale ( lettura dei testi e rimando ai contesti) e in verticale (come piattaforma di intercomprensione fra lingue oggi parlate) ha un altro vantaggio. Funziona come macchina della memoria, ci ricorda che quel che leggiamo del latino classico è un’infima parte di quel che fu allora scritto. E che, nonostante questo, abbiamo preteso per secoli di continuare, sulla scena del mondo, la storia di Roma. Non per niente quelli che noi chiamiamo “ bizantini” chiamarono se stessi sempre rhomaioi, “ romani”, e il più intimo carattere della grecità, conservatosi anche sotto la dominazione ottomana, si esprime in neogreco con la parola rhomaiosyne, “ romanità”; eppure intanto a Istanbul i sultani, dopo aver spodestato l’ultimo imperatore romano, mantennero dal 1453 al 1922 il titolo di Kayser- i- Rum, “ Cesare di Roma”. “ Cesare”, cioè imperatore; come il Kaiser a Vienna o a Berlino, lo Czar a Mosca o Pietroburgo.

Altro esempio, il diritto: i sistemi di civil law sono fondati sul diritto romano ( spesso, ma non sempre, attraverso il codice napoleonico), e oltre all’Europa continentale, inclusa la Russia, coprono l’America Latina e vari Paesi in Asia e Africa. Ma anche i sistemi di common law, pur di origine inglese, esprimono in latino molti termini- chiave, a partire dal principio fondamentale stare decisis ( conformarsi alle sentenze già emesse); perciò anche nei film americani sentiamo parlare di subpoena, affidavit, persona non grata; per non dire di habeas corpus.
Il latino come dispositivo della memoria culturale, come versatile interfaccia multilingue, come ponte o viadotto verso altre culture.

Il latino come lingua viva, perché vive nelle lingue che parliamo. Questo, e non un’impalcatura di precetti, dovrebbe saper trasmettere la nostra scuola. “ Nostra”, cioè quanto meno europea.

Questa Europa delle tecnologie saprà inventare una nuova didattica del latino che contribuisca all’intercomprensione culturale? E l’Italia, dove il latino è nato, avrà in merito qualcosa da dire?

PNRR

L’idea che si propone questa pagina è quella di fare un repository dei documenti relativi al Piano Nazionale Strategico e di raccordarli con tutti i documenti originari pubblicati sulle pagine della Commissione e del Consiglio Europeo per consentire a quanti ne abbiano voglia di capire cosa significa il progetto Europeo e la presenza di Draghi.

Scrivo nel momento in cui la Ministra Carfagna, Ministro per la coesione Territoriale, sta parlando ad un convegno di eccezionale ed elevato livello per partecipazione e contenuti che si è tenuto nella Villa Nitti, sede della omonima fondazione, a Maratea, organizzato insieme alla Fondazione Merita che già da due anni sta curando una serie di eventi informativi e formativi per preparare la società.

Chi ha l’opportunità di seguire ed essere presente in queste occasioni ha la fortuna di sentire dalla viva voce dei protagonisti le idee che accompagnano le iniziative ed i progetti.

Personalmente penso anche che i cittadini devono avere se possono la disponibilità e l’umiltà di avvicinarsi ai testi fondamentali per capire cosa succederà nel paese nei prossimi anni e capire dove andiamo e quale è lo scenario che è deputato ad accoglierci.

Prendo lo spunto da un dibattito che si è tenuto ieri sera su una stazione televisiva importante nella quale veniva posta la domanda sul ruolo che dovrebbero svolgere i partiti, o le associazioni presunte tali, che è quello di trasferire al paese, con la mediazione del loro processo valoriale, proprio tante notizie, informazioni ed orientamenti per rendere i cittadini partecipi del cambiamento e farli sentire partecipi della strategia ma soprattutto consapevoli degli obiettivi e dei target cui la nostra collettività deve tendere.

E si anche detto che tutto ciò accade raramente ed in maniera incompleta.

In questa primo approccio gli allegati che seguono sono tutti i documento del PNRR approvati, valutati dall’Europa e che hanno riscosso l’approvazione dell’Europa.

L’obiettivo del lavoro tende a risalire alle fonti ed ai documenti per capire le idee socio economico dell’Europa.

Le riflessioni rotariane sul tema della depressione.

Nel corso della conviviale dedicata al tema della riflessione al di la degli aspetti puramente medici e di organizzazione della sanità in genere ho pensato fosse utile fare una serie di approfondimenti sui dati macro ed ho sviluppato una presentazione affidando alla lettura dei presenti numeri e dati e considerazioni indicativi del fenomeno

 

Pensieri in liberta ma non troppo

Questo è il pezzo che avevo scritto dopo aver letto la relazione della Corte dei Conti sulla Pa e dopo aver in parte letto la documentazione predisposta dal piano Colao, manager che Conte aveva chiamato nel consesso di studio e che, dopo aver elaborato una serie di report sulle cose da fare, prima della epidemia ed ancor prima dell’entrata in campo dell’Europa, lo stesso Conte si vide costretto ad allontanare per non guastare il clima politico già ansimante e compromesso oltre che dalla instabilità ma soprattutto dalla incapacità di governance della accoppiata 5stelle /PD.

L’ho rinchiuso e messo nel cassetto ; oggi lo rileggo alla luce della Govenance Draghi che ha trasformato in azioni, nel fare e nel concludere le tante ipotesi progettuali alle quali mancavano non pochi tasselli senza dei quali le chiacchiere sarebbero rimaste tali e non si sarebbe capito quale è l’unico possibile scenario nel quale il paese di può muovere.

Il tutto ha avuto due leve che sono le condizioni che forse potrebbero far cambiare volto al Paese: la disgrazia del Covid che ha sollecito processi accantonati e tenuti in sordina e, purtroppo, l’altra iniziativa, il purtroppo sta nel fatto di doverne riconoscere il merito,  della spallata di Renzi che ha permesso la discesa in campo di Draghi le cui idee e il cui approccio strategico era chiaramente tracciato nei suoi interventi sui quali sono stati fatti tanti commenti utili. I risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti

Negli ultimi 2:/3 mesi sono stati pubblicati a decine documenti di analisi, report di società di consulenza, della pubblica amministrazione, tutti intesi ad individuare le priorità verso le quali si dovrebbe muovere il piano strategico nazionale diretto a sostenere la ripresa e la crescita dell’Italia, a valle delle conseguenze indotte dalla pandemia ex Covid 19, spendendo le somme assegnate dall’Ue di cui al noto recovery Fund.

Non so quante associazioni quante istituzioni, centri studi, giornali si sono fatti carico di sciorinare idee, piani teorici e non si ha idea su quanti milioni di caratteri siano stati spesi per presentare in maniera puntuale il fabbisogno del paese Italia.

E’ stato ed è tuttora uno sforzo apprezzabile che sta a dimostrare quante idee ci siano , quanti siano i centri di attenzione e quanta cura abbia la parte pensante dell’Italia , gli intellettuali e gli organismi di rappresentanza delle diverse categorie e classi sociali, nel segnalare ed evidenziare i grandi deficit organizzativi, soprattutto, strutturali che questo paese presenta dai parecchi anni. Sono tutti ben noti, forse arcinoti.

Se si prova a fare un confronto tra tutti questi documenti ed a mettere insieme le idee dello sforzo fatto dal gruppo Colao, sintetizzato nel documento dei famosi giorni degli Stati generali, tra di essi non si intravedono grossi elementi di differenziazione.

Le diverse pagine che hanno avuto ad oggetto questo tema così importante per la nostra società sembrano fatte a stampa e neppure uno sforzo di fantasia riesce a cogliere le tante diversità che pure ci sono e che forse sono più attestate sulle priorità.

In realtà anche prima dell’avvento di questa sciagurata vicenda della pandemia gli studi sulla disamina delle grosse criticità del paese non sono mai mancati.

L’Italia è un paese che pensa tanto e che scrive tanto, che dispone di opinionisti di eccellenza e di grossi centri istituzionali di riflessione: se si dovesse e si potesse leggere tutto passeremmo il tempo in maniera proficua nell’ acculturamento.

E poi non mancano le indicazioni che periodicamente ci vengono da Ocse, Imf, Eurostat etc. etc.

Forse a scrivere ed a disegnare idee il paese non ha eguali.

Sono, siamo, tutti bravi a raccontare. Peccato che, come diceva Matisse, dopo aver disegnato una pipa “ceci n’est pas une pipe”.occorre, perché sia tale, la sua costruzione, la sua realizzazione.

E qui casca l’asino: occorrono almeno due grosse precondizioni.

Una ferma volontà politica , non ferma ma fermissima, che non faccia sconti a nessuno e che una volta definite le vere priorità del paese, in una visione strategica di almeno breve periodo, non dica si a tutti ma al contrario dica tanti no che arrechino anche disturbo al cittadino nella consapevolezza di realizzare il bene a tendere del paese.

Ma come è noto il ventennio, diciamo anche il trentennio, alle nostre spalle ha consegnato al paese una governance che ha dovuto mediare, concedere , per la sua sopravvivenza, tanti si e tante elargizioni senza peraltro affondare il bisturi dove ciò era necessario e senza di fatto disturbare il manovratore di turno nelle diverse aree della pubblica amministrazione e della economia.

E soprattutto si è maggiormente spesa ad accontentare la massa del cosiddetto popolo con tante elargizioni di cui un recente bel testo di Alberto Brambilla “ Le scomode verità “ su tasse pensioni, sanità e lavoro sta aprendo gli occhi, benché quegli effetti negativi fossero stati messi nel conto dei guasti fatti al paese e soprattutto alla mentalità dei cittadini convinti di dover insistere sui diritti senza mai rispondere dei doveri che sono di lealtà e trasparenza.  La lista è lunga.

Il risultato peggiore della instabilità e sotto gli occhi di tutti

Non vi è un solo indicatore che possa soddisfare non i cittadini che , tutto sommato, non hanno titolo per chiedere di più rispetto a ciò che danno, che forse non ne sentono neppure il bisogno altrimenti avrebbero alzato barriere , ma quanti hanno l’opportunità di principiare relazioni con il bel paese sul quale devono fare affidamento e sui devono contare.

Se poi si passa alla seconda precondizione che è data dalla capacità realizzativa in un contesto complesso non si riesce ad immaginare chi possa condurre a buon fine un progetto che non nasce oggi ma che affonda le radici almeno nel trentennio passato. Uno steering committee forte deve avere alle spalle decisioni ed obiettivi chiari ed un piano realizzativo che non si faccia condizionare da Nymbi, campanilismi, lobbyng e manovre fuorvianti.

Come si può e si deve fare in questi casi?

Comunicando in maniera trasparente a tutta la societa gli obiettivi attesi, gli scopi e le finalità, i vantaggi, i valori aggiunti da costruire comunicando a tutti le aree che potrebbero essere toccate da una disruption, meglio da riorganizzazioni, ed indirettamente segnalando alla società le possibili ed eventuali iniziative che favoriscono le azioni necessarie.

La visibilità deve essere il metro di confronto tra cittadini che sono chiamati a capire ed a valutare anche con la intermediazione di soggetti terzi che rappresentano tutti ( meglio senza ) e non le categorie sociali o classi o interessi precostituiti che sono sempre orientate dal no.

Alzare il livello di informazione in maniera strutturale e strutturata e mettendo a confronto le situazioni attuali, con i tanti risvolti negativi, e quelle a tendere ed i benefici che arrivano alla società con le nuove realizzazioni. Facciamo un esempio.

Nel settore della digitalizzazione come ben noto famoso indice DESI, quello recentemente elaborato, ci pone al 28º posto nel ranking europeo.

Sono anni che il paese elabora piani dell’It, spende risorse, cuce e ricuce senza essere riuscito a muovere la percezione della Europa ma anche lo stato dell’arte dalla insufficienza in cui versiamo.

Ci sono anche problemi strutturali, ci sono tante difficoltà ben note ma il vero tarlo sta nella indisponibilità delle governance di tante amministrazioni a raggiungere il risultato target che invece occorre per fare il salto di qualità.

La Corte dei Conti, avendone i poteri di accertamento, ha prodotto due grossi studi, che si affiancano alle tante indagini anche di società di consulenza che per mission elaborano analisi, ed ha mostrato un’Italia che molte cose le ha fatte, una Italia che è in mezzo ad un guado, ed una Italia retrograda.

Si, le leggi, le autonomie, gli 11mila server, tutto vero.

Ma c’è qualcuno che in via Istituzionale, ad esempio, faccia capire dall’esterno ai cittadini del Comune Ypsilon quali sono i danni per la  collettività dei ritardi della digitalizzazione.

C’è un difensore civico che diventi spina nel fianco delle ’amministrazioni quando il dato è conseguenza della non proprio decisa volontà di fare tutto ciò che occorre?

Questo è un ’esempio banale che va replicato per tutte le aree in cui questa mission andrebbe esplicata. Perchè occorre ricorrere ad una soluzione siffatta?

Perchè la nostra organizzazione politico amministrativa ha costruito negli anni tante autonomie che solo leggi Costituzionali e Leggi pesanti possono modificare.

Ed è impensabile.

Occorre quindi far pesare il giudizio sugli uomini che amministrano e che ritardano in maniera molto più diretta ed efficace.

Non basta l’Agenda digitale a raccontarci giorno per giorno i motivi che si frappongono.

Occorrono spine nel fianco pubbliche e dotate di una responsabilità specifica.

Ed occorre anche un sistema sanzionatorio e di riconoscimento di meriti per chi lo fa in modo da far pesare nel confronto la differenze tra la Regione A e quella B, tra il Minstero a con quello B  , e cosi via discorrendo.

Se vogliamo negli Enti, Istituzioni ed altro dei ruoli ci sono: sindaci, revisori, consulenti, i difensori civici, la Corte dei Conti, le associazioni dei Comuni, le Convention Regìoni Governo, tutte intese a chiacchierare, scrivere ma senza poteri di interdizione sulle cose sbagliate, sui soldi spesi senza un ritorno ed un valore aggiunto; e poi c’è il bilancio sociale degli Enti pubblici, ci sono organismi di controllo del merito che arrivano a cose fatte.

Insomma c’è una rete che fa impallidire quella degli altri paesi della Ue per non dire dei paesi di natura anglosassone, ma una rete che non ha colpi in canna e che pur avendoli talvolta chiude il lavoro con rapporti che si perdono nel tempo, vengono pubblicati e nessuno li legge.

La sanzione deve essere affidata alla pubblica opinione prima che alle sedi giudiziarie ed ai giornali ed agli opinionisti che scrivono libri ( ultimo in ordine di tempo quello di Boeri e Rizzo, riprendiamoci lo Stato); o forse occorre forse avvalersi anche di figure analoghe a quelle che si usano per mettere alla luce i casi di corruzione, non proprio questi, ma opinions leaders, associazioni di professionisti che abbiano compiti precisi di informazione dei cittadini per essere da stimolo a rincorrere dall’esterno, visto che dall’interno non è possibile in ragione delle autonomie, tutte le disattenzioni come quella rilevata dalla Corte dei Conti che segnala come nelle amministrazioni pubbliche non ci sono ruoli deputati alla gestione responsabile dell.IT.

Nel libro innanzi citato si auspica una misurazione dei risultati in base al giudizio degli utenti, idea suggerita anche da Cotarelli, soluzione che però presuppone una utenza edotta ed informata , consapevole dell’esistenza di procedure e degli obiettivi della stessa, consapevolezza per la quale lo Stato spende da sempre poco o quasi niente, tant’è che non è dato leggere mai nei progetti la parte più importante che invece è largamente coltivata nelle aziende private diretta all’empowerment dei destinatari delle soluzioni iT che, si ripete, non sono scritte per la Pa ma per i cittadini.

Suggerisco per una comprensione del testo qui innanzi esplicitato, che contiene idee banali , coltivate da sempre, la lettura  delle relazioni della Corte dei Conti

Varrà poi la pena di far capire cosa significa stare in Europa ed essere divenuti tributari delle risorse che ci sono state attribuite.

Per questo cantiere informativo i prossimi scritti si porranno l’obiettivo di analizzare tutte le idee progettuali europee alle quali non sarà possibile sottrarsi essendo parte di un disegno globale e di idee collettive univoche.

Lettura della nuova Europa

Lettura della nuova “EUROPA”

Durante la incresciosa vicenda politica che sta assillando gli italiani ancora increduli, ma forse oggi più fiduciosi di ieri per la svolta in atto, la stampa e le campagne mediatiche non si sono mai soffermate a sufficienza su aspetti che forse avrebbero aiutato a capire la complessità dei nostri problemi.

Esse andavano e vanno ben oltre il colore politico delle singole formazioni perchè guardano ad aspetti di alta strategia che interessano tutti i paesi e l’Europa nel suo insieme.

Per fortuna il Presidente incaricato ne ha piena consapevolezza al punto di averne fatto ampia citazione nel suo intervento di Rimini dell’agosto dello scorso anno.

L’informativa e le informazioni esigono elementi di concretezza e dettaglio, con la indicazione delle fonti da cui attingere in maniera consapevole le notizie sull’intera ratio del processo che è alla base del Recovery Fund e del Next Generation Eu e sulle tappe via via maturate

Esigono la rigorosa citazione dei dati, dei passaggi regolamentari, delle valutazioni politiche e dei momenti di confronto in l’Europa.

I piani del Recovery Fund e del Next generation Eu sono probabilmente oggetti non ben conosciuti dagli italiani o meglio sconosciuti.

Probabilmente su entrambi gli argomenti non si hanno le idee ben chiare perché alla politica politicante ed alla stampa generalista come pure nelle trasmissioni televisive non piace soffermarsi sui reali contenuti e sui principi che hanno ispirato e promosso i due piani che non implicano solo il profilo economico finanziario ma richiamano una idea forte di Europa da realizzare con le missions globali che hanno ricadute nei singoli stati.

Forse non è male riannodare le idee e cominciare dal punto di partenza dall’attività che si è svolta prioritariamente nel consiglio europeo compendiato nel documento per il Consiglio d’Europa del luglio scorso

L’intervento di Ursula Von der Leyen del settembre all’assemblea, intervento da modo alla Presidente della commissione di esplicitare le idee sulle quali sono maturati i consensi, su come costruire un argine alla caduta del pil, attraverso un fronte di investimenti massicci per il recupero delle conseguenti disgrazie economiche indotte dal Covid.

Esse in maniera diversa ma pervasiva già nel mese di settembre si erano disseminate a macchia d’olio nei paesi della comunità, morti a parte, povertà, miseria, disoccupazione e debolezza verso l’attacco del virus.

La Presidente ha ben chiarito il pensiero della Commissione su come costruire il rilancio della Unione durante ed a valle del problema salute.

Prioritariamente si è dovuto affrontare  il tema sulle modalità di finanziamento europeo con fondi autonomi di bilancio sostenuti da una correlata capacità d’indebitamento della UE; tema che ha richieste un lavoro ed una revisione di non poco conto dei principi regolamentari del bilancio Europeo per raccogliere il consenso di tutti i paesi.

Il consenso non è stato agevole visto che alcuni paesi si erano messi di traverso soprattutto nei confronti di alcune parti della famiglia europea, di quella che più di altri, sulla base degli indicatori presi a base, sarebbero state aiutate con le erogazioni di fondi al titolo di prestito e con altri a fondo perduto.

Sono intervenuti di fatto cambiamenti radicali rispetto al passato che hanno finito per dare ragione a quanti da tempo sollecitavano l’emissione di Bond Europei di scopo., cioè di Bond emessi dall’Europa per la raccolta delle risorse da impiegare a sostegno delle finalità ordinarie e straordinarie del bilancio.

Detto questo, va aggiunto che con una pazienza negoziale mai prima registrata tutti i paesi hanno poi trovato l’accordo complessivo sia sugli importi da erogare a diverso titolo ma soprattutto sulle causali o meglio sulle ragioni di spesa e di investimento in un quadro globale di progetti che riguarda l’intero sistema Europa e che ha proporzionali e dirette ricadute sui singoli paesi.

Pur con la necessaria sintesi è bene dare uno sguardo all’intero processo soprattutto e segnalare, a quanti non hanno la possibilità di scendere sui documenti istitutivi ed istituzionali, il fatto che a mano a mano che si completavano i passaggi si determinavano anche conseguenzialmente le sfere di autonoma determinazione dei singoli paesi ai quali è richiesto ora un impegno di non poco conto perché concorrente con la realizzazione complessiva della strategia.

Si sono così individuati vincoli di carattere strategico rispetto ai quali l’autonomia delle singole nazioni  risulterà sostanzialmente contenuta salvo che per talune iniziative specifiche attinenti le peculiarità di ciascuna

Per aiutare chi è interessato ad approfondire il tema ho raccolto tutti i documenti fondamentali che andrebbero letti per intero; tutti parlano di una nuova Europa e di una Europa solidale e di una Europa che mira a ristabilire tanti equilibri nel tempo smarriti.

Una cosa è certa e va detta da subito, senza preoccupazione di essere smentiti. Il cambiamento della mission europea era già in atto e nell’aria; serviva a contrastare nazionalismi, populismi e spinte disgregatrici.

Era necessario quale risposta in un momento in cui ai radicalismi europei si affiancava quello americano trumpiano al quale in molti si ispiravano supportato, peraltro, dalla opinabile operazione Brexit che appariva come modello invocato di autonomia rispetto alle presunte rigidità dell’Europa.

Il Covid ha impresso una velocità nuova ed offerto alle governance dei singoli paesi ed a quella Europea, Commissione, Consiglio e Parlamento la ragione per dare al processo evolutivo una spinta ferma, decisa, irrevocabile che per essere ben percepita esige uno sforzo di comprensione non piccolo.

Può essere aiutato dalla lettura attenta dei testi raccolti proprio allo scopo di agevolarne la comprensione complessiva.

Vanno letti come un insieme.

La vicenda politica nazionale con l’incarico al Prof Draghi sembra destinata, poi, a conferire al disegno una lettura provvidenziale perché nella composizione della squadra europea un protagonista dell’Europa e delle sue idee che si mette al fianco della BCE, della Commissione, non è una opportunità da poco.

È una leva con un peso specifico valoriale che il mondo intero apprezza e conosce.

Per capire il pensiero di Draghi non occorre andare lontano, rileggere le sue relazioni annuali da Governatore della Banca di Italia o da Presidente della BCE; è sufficiente attingerlo dal suo pezzo del Financial Times e dalla sua relazione al meeting di Rimini dello scorso anno.

I miracoli in questo clima di buon auspicio per l’Europa sembrano non finire mai se succede poi che a concorrere alla votazione dell’assemblea parlamentare di ieri 9 febbraio 2020 sul Regolamento del Recovery Fund arrivano anche i 28 voti della Lega che consentono la formazione di una maggioranza bulgara di 582 voti contro le 60 astensioni ed i 40 voti contrari delle frange che resistono sulle loro posizioni ormai isolate in Europa e ne mondo.

In questo passaggio i benpensanti della Lega hanno aiutato la svolta che non è un segno da poco e indica un momento di resipiscenza nel panorama italiano rispetto al tema dell’Europa .

In conclusione, COVID è stata ed è una iattura di dimensione epocale, tragica, di cui non si riesce ancora ad intravedere, pur con tutto l’ottimismo che pure serve, il momento finale:

È stato però anche un fattore determinante di anticipata aggregazione dei popoli che hanno ragionevolmente ritrovato motivi di comunanza su tanti aspetti e vincoli nuovi non solo rispetto all’idea di Europa ma anche nel fare e nell’operatività. Leggi tema vaccini.

Per capire il tutto si richiede una riflessione sulla lettura delle volontà politiche che traspaiono dai documenti che ciascuno naturalmente può tradurre con la percezione sua propria derivante dal modo di sentire e intendere il fenomeno locale, piccolo ma determinante tassello del puzzle, e quello europeo.

Li metto a disposizione qui di seguito nell’ordine ai rispettivi link.

I testi di ognuno che è difficile sintetitizzare (richiederebbe un lavoro non semplice né immediato) sono in parte shedati per un richiamo più immediato

  • Comunicazione della Commissione al parlamento e Consiglio Europeo del 25 maggio 2020
  • Consiglio Europeo Riunione speciale del 17,18,19,20 e 21 luglio 2020
  • Stato dell’Unione Europeo Discorso del Presidente della Commissione del 16 9 2020
  • Parlamento Europeo del 9 febbraio 2021 Progetto di risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento Europeo e del Consiglio che istituisce un dispositivo per la ripresa e la resilienza

11 febbraio 2021

COMMISSIONE EUROPEA N 3

Consiglio europeo documento finale n 4

Commissione europea ital n 5

A-9-2020-0214_IT UMERO 6

I dati mondiali del Covid 19 sars

Tutte le discussioni nel nostro paese avvengono sempre e semplicemente attraverso verbiloqui inconcludenti e mai nessuno si perita di dare indicazioni concrete di numeri ed informazioni che devono aiutarci nelle decisioni. E ormai certo che questa virus non si  combatte solo con il vaccino, con i ricoveri e con le terapie in ospedale ed in casa ma con l’esame delle notizie idonee a produrre decisioni ragionate ed efficaci costruite con l’apporto della scienza ed attraverso sofferte decisioni politiche. Ho provato oggi a scaricare tutti i dati dell’organizzazione mondiale della sanità  OMS all’ultima data possibile, ma i diversi format dei dati, difficili da gestire se non attraverso un lavoro improbo, mi hanno suggerito per essere rapido di allegare solo un report sintetico della settimana ultima e poi di fare il download dell’ultimo report settimanale  con i dati mondiali, all’interno del quale sui link di prima pagina si apre tutto lo scenario dei dati che consentono una rapida rassegna dello stato dell’arte del mondo e del paese Italia. Oggi la Merkel che pure non ha dati di estrema criticità in un discorso al parlamento ha detto, quasi commossa, che per gli scienziati per la severità dei numeri ( che sono ben distanti da quelli del paese Italia sia per contagi che per morti )  a Natale non sono consentite flessibilità.  Non passa giorno, ora e nel passaggio di tutti gli speech televisivi , che il tema non venga dibattuto e riproposto con il ritornello del  “volemose bene” soprattutto a Natale, attraverso l’incontro e l’abbraccio. I numeri dicono quanto ,purtroppo, questo giusto desiderio cozzi con i rischi di una diffusione sempre piu aspra del contagio. Da una lettura dei dati sui report ciascuno può trarre le sue conclusione. Un dato per tutti l’Italia è il paese  in Europa con il più alto numero di morti  ( oltre 60000) e con i dati dell’ultima settimana occupa il secondo posto nella classifica dei contagi nell’area dell’occidente comprensiva della Russia.

Il report dell ‘organizzazione mondiale della sanità

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nella prima pagina del report troverete i due link  al Dashboard complessivo con tutti i dati e al report settimanale: WHO COVID-19 Dashboard
• WHO COVID-19 Weekly Operational Update, che in ogni caso ho riproposto anche in questa pagina.

WHO Coronavirus Disease (COVID-19) Dashboard | WHO Coronavirus Disease (COVID-19) Dashboard

Coronavirus Disease (COVID-19) Situation Reports (who.int)

 

 

 

Gli stimoli di Liberato Messano sulla Storia di Agropoli

Liberato Messano che sta facendo su facebook un lavoro egregio di recupero della memoria e delle immagini di Agropoli e che, da quanto è dato leggere e vedere, ha un archivio di date , di testi e di immagini non comuni sul quale fa bene a stimolare i giovani di oggi, qualche tempo fa ha ricordato la data dell’uscita del primo numero di Aleteia rivista dell’omonima associazione.

Aleteia fu un tentativo non tanto usuale di aggregare giovani intorno ad idee per stimolare riflessioni , incontri, dibattiti ed iniziative per svegliare le coscienze della cittadina vivace ma distratta su alcune tematiche di fondo.

Gerardo Spira in prosieguo ha fatto delle utili note di commento alle quali io aggiunto alcune considerazioni personali , giacchè la mia partecipazione alla vita giovanile era stata deprivata di quelle libertà che alimentano lo spirito del confronto sistematico per essermi , si fa per dire, sistemato in un lavoro a tempo pieno  che lesinava solo piccoli momenti di vita sociale e di tempo libero e di partecipazione che avrei voluto più piena. Ma  ad Aleteia giornale non potevo far mancare la mia adesione e da quel momento ho conservato nel cassetto della storia e della memoria quelle pagine.

Su invito di Gerardo di metterle a disposizione della comunità le appostate su questo blog perchè se ne consenta anche su facebook, mediante i collegamenti che dovranno essere anche di passaparola, la lettura e lo scarico. Aprite il link

Sono certo di aver reso un buon servizio, grazie a Liberato ed a Gerardo. Continuate cosi. Ci sarò sempre.

FedericoALETEIA

Il discorso della Presidente di Commissione Van Der Leyen sul futuro dell’Europa

Quanto spazio è stato dato nei giornali ed in televisione sui contenuti del discorso della Presidente di  Commissione della Unione Europea  sul suo futuro  e sulla scelta delle aree strategiche sulle quali occorrerà lavorare non solo per difenderci dalla pandemia attuale e da quelle future che inevitabilmente arriveranno, ma anche e soprattutto per fare dello spazio europeo non solo una piattaforma di crescita e di sviluppo ed una grande occasione per rinforzare le aree nelle quali siamo, purtroppo, deboli nei confronti dei due molog dell’economia : Usa e Cina ? Ma chi deve farsi carico di trasferire ai cittadini tante notizie e conoscenze che rappresentano le condizioni del nostro futuro alle quali non possiamo non aspirare perchè rappresentative del modello di crescita e di sviluppo di tante attese che sono da anni nei programmi “della politica buona” , portate avanti e coltivate con l’intento di irrobustire la società a dispetto  di alcuni effetti negativi della globalizzazione .

Non intendo qui indicare i punti essenziali del testo perchè penso che documenti della specie debbano entrare nel patrimonio conoscitivo del cittadino che ne deve intendere il significato, sforzandosi di identificare le azioni che devono contribuire alla realizzazione che, non sono solo azioni di attesa ma di propositi e di allineamento, o anche di critica costruttiva, in ogni caso di partecipazione.

Sarà questo un modo anche di percepire il valore della Istituzione Sovranazionale alla quale apparteniamo che, non dobbiamo dimenticare, è stata per anni nel mirino dell’antipolitica e dell’anti Europeisimo da parte di formazioni  che hanno costruito parte  del loro consenso sul negazionismo di tanti ideali e di tante progettualità senza le quali, a cominciare, da quelle strumentali per la difesa dal Covid 19, saremmo non sul baratro del precipizio ma “nel precipizio”.

Non sarà una passeggiata realizzare tutti i piani indicati: richiederanno tanto impegno, rinunce e cambiamenti epocali come si può ben leggere.

Ma quell è la strada: electa una via non datur recursus ad alteram.

Quindi, allego il testo confidando che possa essere letto son serenità e con la serietà che il tema richiede.

Commissione europea discorso della presidente

State_of_the_Union_Address_by_President_von_der_Leyen_at_the_European_Parliament_Plenary

Suggerimenti banali per rendere possibile il superamento dei ritardi della Pa

Negli ultimi 2/3 mesi sono stati pubblicati a decine di documenti di analisi, report di società di consulenza, della pubblica amministrazione, tutti intesi ad individuare le priorità verso le quali si dovrebbe muovere il piano strategico nazionale diretto a sostenere la ripresa e la crescita dell’Italia, a valle delle conseguenze indotte dalla pandemia ex Covid 19, spendendo le somme assegnate dall’Ue di cui al noto recovery Fund.

Non so quante associazioni quante istituzioni, centri studi, giornali si sono fatti carico di sciorinare idee, piani teorici e non si ha idea su quanti milioni di caratteri siano stati spesi per presentare in maniera puntuale il fabbisogno del paese Italia.

E’ stato ed è tuttora uno sforzo apprezzabile che sta a dimostrare quante idee ci sono, quanti siano i centri di attenzione e quanta cura abbiano la parte pensante dell’Italia , gli intellettuali e gli organismi di rappresentanza delle diverse categorie e classi sociali, nel segnalare ed evidenziare i grandi deficit organizzativi, soprattutto, strutturali che questo paese presenta dai parecchi anni.

Sono tutti ben noti, forse arcinoti.

Se si prova a fare un confronto tra tutti questi documenti ed a metterli insieme alle idee dello sforzo fatto dal gruppo Colao, sintetizzato nel documento dei famosi giorni degli Stati generali, tra di essi non si intravedono grossi elementi di differenziazione.

Le diverse pagine che hanno avuto ad oggetto questo tema così importante per la nostra società sembrano fatte a stampa e neppure con uno sforzo di fantasia si colgono le tante diversità che pure ci sono e che forse sono più concentrate sulle priorità.

In realtà anche prima dell’avvento di questa sciagurata vicenda della pandemia gli studi sulla disamina delle grosse criticità del paese non sono mai mancati.

L’Italia è un paese che pensa e scrive tanto, che dispone di opinionisti di eccellenza e di grossi centri istituzionali di riflessione: se si dovesse e si potesse leggere tutto passeremmo tutto il nostro tempo nell’acculturamento.

E poi non mancano neppure le indicazioni , stimoli e suggerimenti che periodicamente ci vengono da Ocse, Imf, Eurostat etc. etc.

Forse per scrivere e disegnare idee il nostro paese non ha eguali.

Sono, siamo, tutti bravi a raccontare.

Peccato, come diceva Matisse, dopo aver disegnato una pipa “ceci n’est pas une pipe” che occorre, perché sia tale, la sua costruzione, la sua realizzazione.

E qui casca l’asino: occorrono almeno due grosse precondizioni.

Una ferma volontà politica , non ferma ma fermissima, che non faccia sconti a nessuno e che una volta definite le vere priorità del paese, in una visione strategica di almeno breve periodo, non dica sì a tutti ma al contrario dica anche tanti no che arrecano fastidi e  disturbo al cittadino, purché le iniziative siano portate avanti nella piena consapevolezza di realizzare il bene a tendere del paese.

Ma come è noto il ventennio, diciamo anche il trentennio alle nostre spalle, ha consegnato al paese una governance che ha dovuto per la sua sopravvivenza mediare e concedere  tanti sì e tante elargizioni senza peraltro affondare il bisturi dove ciò era necessario e senza di fatto disturbare il manovratore di turno nelle diverse aree della pubblica amministrazione e della economia.

Il governo di turno si è maggiormente speso ad accontentare la massa del cosiddetto popolo con tante elargizioni su cui un recente bel testo di Alberto Brambilla “Le scomode verità  su tasse pensioni, sanità e lavoro ” sta aprendo gli occhi, benché quegli effetti negativi fossero stati messi nel conto dei guasti fatti al paese.

Guasti prodotti soprattutto alla mentalità dei cittadini convinti di dover insistere sui diritti senza mai rispondere dei doveri che sono di lealtà e trasparenza.

La lista è lunga.

Il risultato peggiore, quello della instabilità politica e del debito, è sotto gli occhi di tutti

Non vi è infatti, un solo indicatore che riesce soddisfare non i cittadini che, tutto sommato, non hanno titolo per chiedere di più rispetto a ciò che danno, che forse non ne sentono neppure il bisogno , ma quanti hanno l’opportunità di avviare

relazioni con il bel paese sul quale devono fare affidamento e sui devono contare.

Se poi si passa alla seconda precondizione che è data dalla capacità realizzativa in un contesto complesso non si riesce ad immaginare chi possa condurre a buon fine un progetto che non nasce oggi ma che affonda le radici almeno nel trentennio passato.

Uno steering committee forte deve avere alle spalle decisioni ed obiettivi chiari ed un piano realizzativo che non si faccia condizionare da nimby, campanilismi, lobbying e manovre fuorvianti.

Come si può e si deve fare in questi casi?

Comunicando in maniera trasparente a tutta la società gli obiettivi attesi, gli scopi e le finalità, i vantaggi, i valori aggiunti da costruire; comunicando a tutti le aree che potrebbero essere toccate da una disruption, meglio da riorganizzazioni, ed indirettamente segnalando alla società le possibili ed eventuali iniziative che favoriscono , aiutano e quelle che remano contro.

La visibilità deve essere il metro di confronto tra cittadini che sono chiamati a capire ed a valutare anche con la intermediazione di soggetti terzi che rappresentano tutti (meglio senza ) e non le categorie sociali e classi e interessi precostituiti che sono sempre orientate al no.

E’ necessario alzare il livello di informazione in maniera strutturale e strutturata, mettendo a confronto le situazioni attuali, con i tanti risvolti negativi, e quelle a tendere ed i benefici che arrivano alla società con le nuove realizzazioni.

Facciamo un esempio.

Nel settore della digitalizzazione, come è ben noto, il famoso indice DESI, recentemente elaborato,  ci  pone  in Europa al 28º posto del ranking

Sono anni che il paese elabora piani dell’It, spende risorse, cuce e ricuce senza essere riuscito a muovere la percezione della Europa ma anche lo stato dell’arte dalla insufficienza in cui versiamo.

Ci sono problemi strutturali, ci sono tante difficoltà ben note ma il vero tarlo sta nella indisponibilità delle governance di tante amministrazioni a raggiungere il risultato target che invece occorre per fare il salto di qualità.

La Corte dei Conti, avendo i poteri di accertamento, ha prodotto due grossi studi, che si affiancano alle tante indagini anche di società di consulenza che per mission elaborano analisi, ed ha mostrato un’Italia che molte cose le ha fatte, una Italia che è in mezzo ad un guado ed una Italia retrograda.

Si, le leggi, le autonomie, gli 11 mila server, tutto vero.

C’è qualcuno che in via Istituzionale fa capire dall’esterno ai cittadini del Comune Ypsilon quali sono i danni per la collettività per i ritardi della digitalizzazione.

C’è un difensore civico che diventa spina nel fianco delle amministrazioni, quando il dato è conseguenza della non  decisa volontà di fare tutto ciò che occorre?

Questo è un ’esempio banale; va replicato per tutte le aree in cui questa mission andrebbe esplicata.

Perché occorre ricorrere ad una soluzione siffatta?

Perché la nostra organizzazione politico amministrativa ha costruito negli anni tante autonomie che solo leggi Costituzionali o leggi fortemente innovative possono modificare.

Il che allo stato delle cose appare del tutto impensabile.

Occorre quindi far pesare il giudizio sugli uomini che amministrano e che ritardano in maniera molto più diretta ed efficace.

Non basta l’Agenda digitale a raccontarci giorno per giorno i motivi che si frappongono.

Occorrono spine nel fianco pubbliche, dotate di una responsabilità specifica.

Occorre un sistema sanzionatorio e di riconoscimento di meriti per chi lo fa in modo da far pesare nel confronto la differenze tra la Regione A e quella B, tra il Ministero a con quello B  , e così via discorrendo.

Se vogliamo negli Enti, Istituzioni ed altro dei ruoli ci sono: sindaci, revisori, consulenti, i difensori civici.

Seguono le associazioni dei Comuni, le Convention Regioni Governo, tutte disposte a chiacchierare, a scrivere ma senza poteri di interdizione sulle cose sbagliate, sui soldi spesi senza un ritorno ed un valore aggiunto; e  c’è  anche la previsione legislativa del bilancio sociale degli Enti pubblici. Ma non ci sono organismi sovrastanti che possono imporre o entrare nel merito sulla natura delle spese sulle priorità. L’autonomia è la regola.

Insomma bene o male c’è una rete di organismi che fa impallidire quella gli altri paesi della Ue per non dire i paesi di natura anglosassone, ma una rete che non ha colpi in canna e che pur avendoli talvolta chiude il lavoro con rapporti che si perdono nel tempo, vengono pubblicati e che nessuno li legge.

La sanzione deve essere affidata alla pubblica opinione prima che alle sedi giudiziarie ed ai giornali ed agli opinionisti che scrivono libri ( ultimo in ordine di tempo quello di Boeri e Rizzo, “Riprendiamoci lo Stato”);  forse potrebbe essere utile  avvalersi  di  figure analoghe a quelle che si usano per mettere in luce i casi di corruzione, se non proprio quelli  almeno degli opinions leaders dedicati, associazioni di professionisti che abbiano compiti precisi di informazione dei cittadini.

La Pa deve sentire gli stimoli esterni, visto che dall’ interno le iniziative non vengono assecondate se non c’è la volontà politica o quella degli organi amministrativi..

L’ampiezza della autonomia rende inefficaci anche le funzioni di controllo quando ci sono.

E tutte le disattenzioni, per non dire le inadempienze , come quelle rilevate dalla Corte dei Conti, che segnala, ad esempio,  come in molte amministrazioni pubbliche non ci sono ruoli responsabili deputati alla gestione dell.IT, non trovano corrispondenti sanzioni di natura amministrativa che colpiscano nel merito gli organismi istituzionali che avrebbero dovuto provvedervi.

Nel libro innanzi citato si auspica, infatti, una misurazione dei risultati in base al giudizio degli utenti, idea suggerita anche da Cotarelli nella prefazione al testo, soluzione che però presuppone una utenza edotta ed informata , consapevole dell’esistenza di procedure e degli obiettivi connessi; consapevolezza per la quale la Pa spende da sempre poco o quasi niente, tant’è che è raro leggere nei progetti capitoli, largamente coltivati in quelli delle aziende private, finalizzati all’empowerment dei destinatari delle soluzioni iT che, si ripete, non sono scritte per la Pa ma  prioritariamente per i cittadini.

Suggerisco per una comprensione del testo qui innanzi esplicitato, che contiene idee banali ma di buon senso, la lettura delle relazioni della Corte dei Conti.

In tutto questo scenario sembra apparire qualche novità che aiuta a sperare.

La Pandemia, che ha portato tante rovine e morti, alla fine ci ha anche dato qualcosa di buono. ù

Intanto una Europa diversa, disponibile ed aperta alle novità.

Chi ha ascoltato il discorso di qualche giorno fa della presidente della Commissione Van Der Leyen, che può leggere su questo blog,  se ne convincerà. .

La Pandemia ha portato risorse economiche e finanziarie uniche ed inimmaginabili.

Ha costretto l’Italia a presentare dei piani che saranno valutati per gli effetti ed i risultati che devono produrre. Ma ha introdotto qualcosa di più: uno stretto monitoraggio da parte dell’Europa sui progetti e le iniziative resi possibili con le somme a titolo di prestito ed a maggior ragione con risorse a titolo di contributi a fondo perduti ,oltre che sui tempi e le finalità da conseguire.

E forse questa sarà l’occasione buona per far sentire il fiato sul collo alle amministrazioni , istituzioni, e delle aziende private perché non vengano meno agli impegni ed ai programmi.

Sarà la volta buona?  Non abbiamo alternative. È l’ultima occasione.

Dopo di questa non ce ne saranno altre. Va anche detto al popolo italiano, ai cittadini, che insieme alle opere occorrerà completare un altro riassetto, quello morale, dei doveri e dei diritti e eliminando tutti i piagnistei, tanti, diffusi e appartenenti in maniera trasversale alla società, perché in essi si annidano i veri ritardi che non solo solo di infrastrutture ma di crescita della società civile

Per favorire una buona ricognizione delle tematiche aggiungo in calce i link al Piano per il Sud, all’elenco dei 460 progetti presentati dai ministeri e il testo delle linee guida per il piano nazionale di ripresa e resilienza da sottoporre alla UE.

Dallo scritto alla realizzazione il passo non sarà nè facile nè breve.

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I numeri aiutano a capire molto di più di tante parole.

I dati eurostat del GDP a maggio.

Ci aiutano a capire chi siamo e quanto valiamo. Siamo metà della Germania che ha solo 22 milioni in più di abitanti, siamo un quarto in meno della Francia ( 64,7) circa  e della UK ( 65,8) che hanno 4/ 5 milioni mediamente in più di abitanti

aprire il link Eurostat – Data Explorer