Un articolo apparso sul giornale il denaro nel 2012 sul valore informativo dei dati.

https://web.archive.org/web/20130118010041/http:/denaro.it/blog/author/federicodaniello/

 

POSTATO IN: SENZA CATEGORIA

Circa 20 anni fa , in occasione della redazione di un libro annuario del mio liceo Dante Alighieri di Agropoli, mi venne chiesto di dare un contributo per la formazione dei giovani. Scelsi tre aree di approfondimento : a ) finanza e macroeconomia, b)  tecnologie e c) risorse umane.
Con i tre lavori all’epoca pubblicati invitavo i giovani a capire, con l’ausilio dei numeri e con l’aiuto delle nuove tecnologie , le dinamiche della società.
All’età di 18 anni i giovani maturano il diritto di voto . In quel momento forse non hanno ancora la consapevolezza piena di quale sia  il loro potere di scelta e cosa  esso determini nella società rispetto alle attese di sviluppo, di crescita, di sistemi occupazionali, pensionistici, di tassazione , di welfare etc etc. La  loro delega politica va ad incidere  i sul sistema economico nazionale che è poi il campo di azione delle strategie del governo del momento.
Senza la padronanza di quelle leve ( numeri dell’economia e tecnologia ) mi appare più difficile un percorso di maturità politica  soprattutto per quei giovani che  nella fase universitaria si allontanano da quel bisogno infomativo che dovrebbe diventare una occasione anche per fare anche un pò di educazione civica prima dei 18 anni.
Nello stesso periodo, o poco dopo, l’Ocse rilevava, sentenziando, che il nostro paese aveva un ritardo di conoscenza quasi incolmabile nella percezione di alcune tematiche di base: tra queste la materia finanziaria e quella economica. Eppure esse sono quelle determinano scelte non senza conseguenze sia di natura politica che negli assetti sociali e socioeconomici.
Da qui l’idea di coltivare sempre ed in ogni caso la cultura del dato come driver di orientamento e di dare a questo Blog, che fa i primi passi, il titolo “dentro i numeri” con l’obiettivo di reperire dati ed informazioni che servano a far riflettere per contribuire  nelle analisi delle problematiche di tutti i giorni con un bagaglio di notizie adeguate o almeno sufficienti.
I Governi e  la  Pubblica amministrazione allargata su questo tema  hanno ,  già da tempo, messo in campo una serie di iniziative e di leggi che cercano di far crescere la maturità del cittadino attraverso la risorsa del “dato”.
Non tutti sanno, forse, che c’è da alcuni anni una legge che assume che i dati della Pubblica amministrazione  centrale  e periferica, per il solo fatto di essere pubblici, debbono essere ceduti gratuitamente al cittadino ed in maniera agevolmente fruibile ed addirittura on line ; che c’è già una legge che prescrive la predisposizione da parte delle Pubbliche amministrazioni del  “cosiddetto bilancio sociale” , di un bilancio che dovrebbe far capire attraverso i numeri il valore aggiunto derivato alla collettività dalle iniziative e dai programmi di tutti gli Enti Locali della Pa allargata ( avete mai visto un bilancio sociale ? una chimera , un sogno per il cittadino che vorrebbe approfondire e sapere come sono stati spesi i suoi contributi alla finanza pubblica); che la Banca d’Italia, proprio su sollecitazione dell’Ocse e di tutti gli Organismi finanziari internazionali, si fa carico da tempo di costruire un percorso conoscitivo di regole e dati per realizzare due scopi: elevare la cultura finanziaria ed abituare i cittadini alla lettura delle sue pubblicazioni periodiche rese pubbliche sul suo sito e messe a disposizione di tutti.
Il mondo dei dati è un libro aperto per tutti ; il Web è una miniera inesauribile in  cui occorre solo cercare la risposta per avere tutto ciò che serve sui dati della finanza,dell’economia, del sistema pubblico etc etc.
Naturalmente la quantità dei dati a disposizione è una ricchezza ma anche un limite giacchè un buon utilizzo dipende dalla selezione delle  informazioni che contano.
Ancor prima di cominciare ad esplodere qualche bel dato, significativo e sintomatico dei nostri problemi nazionali, vorrei segnalare alcuni concetti espressi nella lezione magistrale dal Prof. Giovannini, Presidente del nostro Istituto di Statistica Nazionale (Istat) e già nostro alto rappresentante in sede Ocse, che , a “Forum Pa “di quest’anno, ha detto tutto ciò che occorre sapere sul dato , sul dato informazione , sui sistemi di dati , sulle connesse esigenze cognitive , sugli effetti che seguono alla fase di acquisizione delle notizie che il dato consente di elaborare.
Mi limito a riportare l’essenziale:  “cultura del dato vuol dire produrre dati buoni e utilizzare quelle informazioni per cambiare quello che si vuole cambiare ” , tant’è , ripete Giovannini, che il sistema dei conti nazionali è un sottosettore che si chiama “ programmazione economico sociale ” e che la produzione della statistica è un servizio pubblico la cui fruizione deve essere uguale se non più alta di tanti servizi come quello dell’istruzione, della giustizia, della sanità etc.
Il dato deve essere buono, di alta qualità, affidabile, leggibile , confrontabile e deve sempre produrre sempre un valore aggiunto.
A tal riguardo  consiglio di aprire  il link riportato in calce che consente di seguire tutta intera la lezione magistrale meritevole di un attento ascolto.
Per dare senso alle parole facciamo qualche esempio partendo dal dato di cui più si parla, che genera ansie e preoccupazioni di non poco conto, che da più di due anni impegna intere pagine dei giornali : quello del debito pubblico sovranazionale e soprattutto di quello nazionale.
Il mondo è seduto su una montagna di debiti, pubblici e privati:  su un debito pubblico  mondiale – cioè degli stati nazionali-( nel momento in cui si scrive ) di 45.844 miliardi di $ che si modifica istante per istante, paese per paese, con diverse velocità e con diverse modalità e in funzione di eventi ed esigenze diverse. Cioè per ragioni di spesa diversa: spesa sociale, investimenti, flussi finanziari che danno senso al dato e che diversificano il valore dell’esborso ,ad esempio ,se fatto per spese correnti o per investimenti . La differenza delle ragioni dà al dato del ” debito” un valore di gran lunga diverso ; può giustificarne e postularne la esistenza o al contrario può farci capire la reale criticità nella quale ci siamo messi in un arco di tempo non proprio breve.
Quanto era nel 2000 ? secondo l’Economist era di appena 18.676.miliardi di $ (più 857.377.269.854 sino al centesimo). E’ utile saperlo ? penso di si.
Più utile sarebbe sapere come è cresciuto,con quali modalità, e stabilire dei raffronti con parametri diversi articolati tra nazioni , tra paesi dell’Euro, tra economie,  tra aree geografiche Asia, Americhe , Europa.
Avremmo cosi modo di percepire le differenze delle scelte di politica economica, degli assetti strutturali e sociali dei sistemi nazionalim e dei diversi paesi dell’area dell’Euro.
Quanto era quello italiano alla stessa data del 2000 sempre  l’Economist  ? era, per una popolazione di 57 miloni di cittadini, di $ 1227 miliardi (piu 135.519.126 sino al centesimo ) pari ad un debito pro capite di $ 21493. Quanto è quello di oggi, di questo momento ? è di $ 2312 miliardi ( più 663.835.616 sino al centesimo ) pari a $ 38284 procapite per una popolazione di 60.449 milioni di persone; è arrivato al 121% del Pil contro il 110 % del 2000.
Ma quanto era nell’82,cioè circa 30 anni fa (con il Governo Spadolini Fanfani) ? era di 187 miliardi di € dopo gli anni del boom, della crescita e dello sviluppo, del” cosiddetto miracolo economico”. Poco o quasi, in ogni caso una misura accettabile e sopportabile.
Quanto era qualche anno dopo nel 90 (con il Governo Andreotti ) ?  era di 663miliardi di € ;  e nel 1993,  nell’anno tragico della crisi della lira ( con il Governo  Amato Ciampi )? era di 959 miliardidi € ; e nel 200o, anno del passaggio all’Euro (con il Governo D’Alema/Amato ) ? era di 1358 miliardi di € e quanto è ai giorni nostri , nell’istante in cui si scrive nel corso di una crisi economica e finanziaria senza fine non solo nostra ? è di  di 1967 miliardi (piu  634.411.856 sino al centesimo, come si legge su un quotidiano on line nelle rubrica “sotto la lente” ).
Il dato cosi riferito significa già qualcosa ma non tanto. Da l’idea della grandezza , del macigno che è sulle spalle di alcuni paesi e soprattutto nostre;  rappresentiamo come nazione il quarto debito del mondo in valore assoluto dopo Usa, Giappone e Germani. Ma questa notizia non dice tutto. Di certo non siamo la quarta potenza economica e da qualche tempo non siamo più neppure la settima perchè superati da altri paesi che camminano con una marcia diversa.
Con l’aiuto di alcuni indicatori forniti da  Banca d’Italia il dato può diventare  informazione , si qualifica meglio.
Si omettono volutamente in questa sede i raffronti con il Pil che richiederebbero approfondimenti di altro genere e ben più complessi.
Quello degli Usa è per il’71,3 % nelle mani nazionali (soprattutto dei fondi di investimento e dei fondi pensione ), per il 28,7% nelle mani dei non residenti; quello del Giappone è tutto nelle loro mani tranne un 6,6%. Se lo ripagano con la produttività ed i livelli di efficienza del sistema paese ; gli interessi rimangono in casa.
Quello della Germania è per il 51,6% nelle mani dei non residenti, mentre quello Italiano, una volta tutto in mani sicure, oggi è per il 35% nelle mani esterne e per il 65% nelle mani interne, delle banche , delle assicurazioni e dei privati. E un fatto positivo? Non del tutto ; perchè la sua crescita avvenuta negli ultimi 10, dopo l’Euro, anche e soprattutto con un classamento sostenuto da fondi stranieri, da banche sovranazionali , da istituzioni finanziarie internazionali dall’agosto dello scorso anno vede sempre di più ridursi l’apporto dei non residenti con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti:  spread alle stelle e downgrading ricorrenti, ultimo quello di Moodys di alcuni giorni fa che tanto rumore e rimostranze ha sollevato.
Conseguenza nefasta che impatta sul sistema Italia nel suo complesso e sul sistema bancario  , dei fondi , delle assicurazioni nazionali con un deterioramento del rating che sembra non arrestarsi.
Tutte i soggetti economici citati  interessati per il passato agli acquisti anche per scelta gestionale  sono stai di fatto costretti a continuare nelle politiche di investimento anche per bilanciare il venir meno delle contropartite non residenti e per indurre quelle parti a proseguire nell’azione di sostegno del prestito.
Quel 35% è poi  pari a 696 miliardi. Se solo una parte dei non residenti prendesse le distanze dal nostro fabbisogno il sistema finanziario nazionale correrebbe seri pericoli . Il 2012 è stato e sarà l’anno più critico con i  suoi circa 400 miliardi da classare ( siamo ora in corso d’anno a più della metà dello stock ). Il 2013 si presenta con un centinaio di miliardi in meno ( circa 300 miliardi ) e resterà, visto lo spread, ancora  ad alta criticita. La durata media del nostro debito è di circa 7 anni. Questi alcuni dei dati originari del debito pubblico . Del debito privato si potrà parlare  in altra occasione ; il contenuto dello scritto sarà meno ansiogeno .
Qualche ulteriore elemento varrà a far capire quanto sia serio il nostro più importante problema nazionale.
Quanti interessi sono stati pagati dallo Stato Italiano negli ultimi 30 , 20 e 10 anni ? negli ultimi 30 anni sono stati pagati interessi per 2198 miliardi, in misura superiore allo stock del debito attuale , negli ultimi venti per 1639, negli ultimi 10 per 657 miliardi. Nella cifra è compreso il 2012 che verrà intaccato per circa 80 miliardi come da previsione dell’inizio di anno.
Da questi numeri si può ben capire a cosa sia  servito gran parte del nostro debito pubblico; di certo non è stato finalizzato alla crescita del sistema produttivo e del sistema paese che accusa ritardi diffusi nelle reti di trasporto di ogni genere: strade, ferrovie, porti , reti tecnologiche, delle telecomunicazioni , di trasporto delle energie , cioè nelle cosiddette infrastrutture ( si veda il report sotto riportato per capire le tendenze dei flussi statali).
Alle infrastrutture sono state destinate con il bilancio dello stato solo risorse residuali.  In ciò sta gran parte della differenza con i sistemi virtuosi di altri paesi tra cui la invisa Germania.
Partendo dai 187 miliardi del 1982 non abbiamo rimborsato nulla ; abbiamo solo trasformato gli interessi in sorta capitale.
Se ne poteva accorgere qualcuno ? La risposta se la dia il lettore.
Se volessimo utilizzare degli aforismi del nostro dialetto napoletano dovremmo dire del  ”debito e delle ragioni sottese ” che è servito a fare “surcu, cummoglia surcu” sino alla dead line attuale che è una linea di non ritorno. A nulla o quasi vale l’attenuante delle disattese speranze sulla crescuta del Pil che non stava avvenendo e che ci allontanava sempre di più dai nostri concorrenti europei.
Abbiamo però ingrassato i cassettisti, soprattutto esteri, e depauperato l’economia. Negli ultimi venti  anni infatti non solo non c’è stata crescita, ma c’è stato anche un ulteriore elemento di disequilibrio lento ed inesorabile e non giovevole per l’economia perchè causa della caduta della domanda interna;e cioè un passaggio di pil da salari a profitti e rendite finanziarie e non solo in una misura che non pochi economisti valutano all’incirca intorno al10% di Pil.
Chi si attendeva che le rendite si trasformassero in risparmio e da qui in  in capitale di funzionamento o in risorse destinate agli investimenti si è sbagliato.La spinta non è stata pari ai numeri che si evocano.
Per dare altre utili elementi di lettura  si acclude il prospetto degli anni 90/2010 (periodo preso in esame dalla contabilità pubblca ) dei macro ceppi di spesa della macchina statale : aggiunge altre informazioni sulla natura e sulla capacità di spesa nonchè sul suo determinante contributo alla formazione del debito.
Alcune macrovoci rimangono in una situazione di  assoluta stabilità ;  si confermano le percentuali rispetto al Pil .In alcuni casi sono  anche diminuite. Altre sono cresciute al di sopra delle nostre  ”possibilità economiche e finanziarie“  di  sistema paese , frutto di  una pressione sociale che ha fatto salire il costo della sanità , delle previdenza e la spesa delle pensioni anche in conseguenza del dato anagrafico che si allunga
Sanità e previdenza come si legge dai numeri nel ventennio sono cresciute di ben tre volte.
Le istanze sociali sottese sono fondamentalmente giuste perchè previste dal nostro sistema democratico e costituzionaleche ha nel welfare un suo punto di forza ; in molti casi quando la spesa traeva origine  dal  malaffare e dagli sprechi occorreva  riflettere e dare da subito inizio ad operazioni si spending rewiew.
Per fare la quadratura dei conti nazionali infine  è bene ricordarsi dell’altro grande protagonista del nostro quadro macroeconomico rappresentato dal dato dall’evasione fiscale che ha fatto mancare, negli ultimi 10 anni , un gettito stimato mediamente tra 80 a 100 miliardi all’anno. Negli precedenti sarà stato  più basso ma sempre significativo.
Chi fa il rating all’Italia e non riesce ad intravedere solidi e stabili momenti costruttivi  del sistema paese e di resipiscenza nei centri di responsabilità della politica mette insieme pochi numeri, forse proprio quelli di cui si è detto, e tira le conclusioni.
E’ solo da qui che occorre ripartire.
E i numeri, certificati come buoni , come dice Giovannini sono soli punti da cui occorre prendere le mosse per cambiare se si vuol cambiare .
Il resto è fantapolitica che disorienta i cittadini e non fa capire lo stato dell’arte della nostra sistema paese e del livello di criticità cui siamo approdati.
La natura della spesa dei vari ceppi aiuta anche a capire come si muove la macchina pubblica ; da l’idea degli importi che costituiscono la massa critica di manovra su cui, purtroppo, occorrerà operare per trovare parte delle risorse; cosi come da l’idea della natura solo residuale delle risorse destinate alla crescita allocate nel bilancio pubblico, non da ora, da sempre. Cioè negli ultimi vent’anni. La politica ne sa qualcosa.
.
fonti utilizzate:
per i dati del debito pubblico mondiale, con valori in $- dollari,  l’Economist on line.
per i dati  del debito pubblico e degli interessi generati nel trentennio Milano Finanza , servizio ad hoc.

onti utilizzate:

per i dati del debito pubblico mondiale, con valori in $- dollari,  l’Economist on line.

per i dati  del debito pubblico e degli interessi generati nel trentennio Milano Finanza , servizio ad hoc.

per i dati del bilancio dello stato nel  ventennio  ”Contabilità nazionale”

Funzioni
di spesa
1990 1991 1992 1993 2006 2007 2008 2009 2010
                   
Valori assoluti in
milioni di euro correnti
                   
Servizi generali           89.782          107.931         120.439           128.875         127.930         134.755         140.775         132.263          132.213
Difesa              11.391            12.483            13.200             13.427            20.318            21.876           23.093           25.442           23.680
Ordine pubblico e sicurezza            14.783            15.954            16.588              17.916           29.332           29.982           29.806            31.587             31.186
Affari economici           43.906           45.466            45.159            48.098            79.814            71.042           69.634            77.133           68.787
Protezione dell’ambiente             3.357             3.632             3.546               3.675             8.353              8.615             9.375             9.393             8.648
Abitazioni e assetto del
territorio
            9.897             10.146            10.537               9.948            12.053             12.193             12.671            13.705            13.036
Sanità     43.775           49.850            51.577              51.189          105.160         105.896          113.098          115.252    118.075
Attività ricreative, culturali
e di culto
            5.523             5.738             5.885               6.228            12.325            13.258            13.280            13.766            12.656
Istruzione            37.819           40.975           43.027            43.492           67.273           69.774             68.211           69.358            68.213
Protezione sociale    113.207         124.035          138.201            147.109        268.384         281.004        294.669          310.186    316.991
TOTALE USCITE   373.440    416.210   448.159    469.957   730.942   748.395   774.612   798.085   793.485

 

 

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Un po di dati finanziari per riflettere

 

PREMESSA

La finalità di questo Blog da sempre è data dalla lettura di dati dei quali occorre capire la ragione.  I dati devono stimolare opinioni e riflessioni in chi avverte la curiosità di leggerli.

Va detto anche che, oggi, la disponibilità degli stessi è legata solo ad una attività di ricerca e di analisi di fonti attendibili. Il lavoro di raccolta presuppone analisi necessarie per validarne i contenuti. In altri termini tutti gli utenti della rete, in linea di massima, potrebbero accedervi se guidati dalle competenze utili per individuare i data base che li contengono.

Il blog vuole svolgere un ruolo di facilitatore nella presentazione e di driver per l’accesso alle Fonti.

La premessa è fondamentale rispetto ai contenuti che seguono che presentano lo scenario dei dati della Borsa e della Finanza del nostro paese inseriti nella serie dei dati mondiali dei settori di pertinenza.

Chi scrive attinge prevalentemente gli spunti dalla stampa finanziaria delle testate note, quali Milano Finanza e al Sole 24 ore, letture sistematiche di anni di lavoro ma anche dalle testate on line numerose e di livello qualitativo indiscusso che sono li pronte per essere lette e studiate.

L’occasione dello scritto è maturata dalla lettura dei dati di fine mese di Gennaio 2019 delle borsa italiana e dai report di sintesi andamentali

Infatti i dati della prima parte sono stati espunti da quei giornali nazionali; quelli della seconda parte sono stati attinti invece da “www.verafinanza.com ”, testata che ogni anno pubblica on line un report interessante sui principali player del mondo delle borse e delle banche.

  • L’incipit come detto in precedenza si avvale dei dati di fine mese di Milano Finanza.

La borsa Italiana valeva alla data del 31 gennaio 609 miliardi e contava su 365 titoli. Fa parte della Borsa di Londra che è di circa 4500 miliardi di $ come emerge dal report successivo che riporta anche la BORSA LSE di Londra.

Nella ultima settimana di gennaio, data di redazione del pezzo, 165 di questi sono andati al rialzo, 110 sono stati colpiti dal ribasso, 68 non hanno subito variazioni.

Un raffronto con i settori del Down Jones Italia, dell’Area euro e del Down Jones Usa rafforza la comprensione delle tendenze generali del periodo a livello Europeo e mondiale.

Nell’anno 2019, a fine mese di gennaio, tutti i settori di mercato sia Italia che Euro e Usa hanno fatto registrare apprezzamenti. In particolare in Italia emergeva il dato del settore degli autoveicoli e componenti per un +13,95% ,  dei %materiali di base  e delle  costruzioni  per un più 5,54% .Insomma per tutto il primo mese all’anno 2019 c’è stato un sostanziale ottimismo che si è tradotto in un buon apprezzamento.Ugualmente è accaduto ai settori dell’area euro relativamente ai materiali di base, autoveicoli e componentistica Unico settore che piange alla data è stato quello delle telecomunicazioni. In Italia ha fatto registrare un -6,; nell’area euro un -1,4%.E ciò contrariamente a quanto è dato rilevare negli Usa dove si è consolidato un +5, 60% .In effetti le telecomunicazioni sono un settore che va bene nel mondo ( vedi mercati asiatici e Cina ) ma che in Europa viene influenzato dalla nota vicenda Vivendi Telecom Italia.E’ la guerra di comando europea ad influire negativamente sull’apprezzamento dei titoli di Telecom e Vivendi.

I migliori titoli in Italia quelli Stmicroelettronics, Gefran , Fiera di Milano.Tra i peggiori Telecom Italia , Gabetti , Tod’s  Stefanel  e qualche altro. I più trattati come sempre Intesa San Paolo, Telecom Italia, Enel , Unicredit, Sai , Snam   Eni.  Uno sguardo agli indici: Il Mib  ha fatto registrare  un +8,11%, l’euro Stock  +5 9 il  Down Jones  +7, 28% ,lo Sdac30 + 8,74% il Nikkey solo + 3, 79 , il Cac francese +5,40 %

Insomma il mese di gennaio è sembrato potesse aprire positivamente un anno che invece tende ad una decrescita generale del Pil per le note questioni in atto sulle politiche di restrizione delle libertà di mercato che Cina e Stati Uniti ormai da più di un anno vanno agitando a difesa delle produzioni locali.

Le informazioni servono a capire il ruolo dell’Italia nello scenario Europeo e mondiale.

E per capire cosa significhi di fatto l’Italia occorre dare uno sguardo ai big Europei, big che impressionano nel raffronto , che danno l’dea di cosa rappresenti il mercato azionario domestico rispetto alle aziende tutte quotate nell’Euronext di Parigi, Amsterdam e Bruxelles e della Borsa Lse di Londra , London Stock Exchange, in cui è inserito anche il nostro portafoglio azionario nazionale ed il mercato dell’MTA dei titoli di stato.

Negli alimentari: la sola Nestlè  vale 228mila mliardi , cioè un terzo della intera borsa italiana.Tra le assicurazioni svetta la tedesca Alliance con 78.000 miliardi . Tra le Banche commerciali svetta Bshc Holding  Per 147630. Nel settore dei consumi l’Oreal vale 131.000. Nei servizi, Airbus vale  74.900 miliardi . Il settore farmaceutico è fatto da giganti. Infatti, la più piccola azienda ,  l’Astrazeneca vale 78.587, la Novartis 193 mila miliardi. Non parliamo dei petroliferi dove la nostra Eni pur con un capitale borsistico di 52.957 è largamente doppiata dalle doppie BP, da Shell e da Total.

Nota conclusiva.

In sintesi la nostra economia è affetta da un nanismo secolare, conseguenza in parte della struttura delle nostre imprese, da sempre medio piccole; struttura che talvolta aiuta altre volte è di ostacolo allo sviluppo perchè non consente di affrontare la competizione internazionale che è portata avanti da player che certamente non sono  per lo più caratterizzati da nanismo finanziario.

Piccolo è bello ? Non sempre

  • Banche e Finanza

Lo stesso discorso si ripropone anche per le nostre banche e la finanza dei fondi : in genere sono rispetto a grandi player Europei ed ancor di più rispetto a quelli mondiali rappresentate da piccoli competitor se si pensa che Intesa Sanpaolo capitalizza la metà del Santander spagnolo e un quinto della inglese HBSC.

Le altre, dopo l’Unicredit, sono solo piccole casse al confronto con il sistema inglese e con il sistema della raccolta dei grandi fondi.

Con questi protagonisti del mercato e con la loro forza dobbiamo competere; isolarsi e dividersi non è certo la strada migliore. La competizione è dura ed è anche funzione di regolamentazioni mondiali che non ci favoriscono, frutto di accordi che ci vedono  quasi sempre perdenti.

Per capire, si sono raccolti i dati  relativi al sistema delle banche in Europa e nel mondo , quasi tutti presi da Verafinanza.com on line.

Siamo nei fatti un sistema modesto per forza e per struttura.

  • Le Borse più importanti al mondo per il 2018 rilevati da Finanza vera
 

 

Rank

 

 

Nome Borsa

 

 

Market Cap.

 

 

Nr. Società quotate

1 NYSE 22.755,5 2.291
2 Nasdaq – US 10.823,3 2.957
3 Japan Exchange Group Inc. 6.520,0 3.603
4 Shanghai Stock Exchange 5.568,9 1.403
5 Hong Kong Exchanges and Clearing 4.756,2 2.145
6 Euronext 4.693,7 1.252
7 LSE Group 4.626,7 2.490 ( siano qui )
8 Shenzhen Stock Exchange 3.720,6 2.097
9 BSE India Limited 2.404,8 5.479
10 Deutsche Boerse AG 2.398,3 498
11 TMX Group 2.388,8 3.344
12 National Stock Exchange of India Limited 2.379,9 1.878
13 Korea Exchange 1.869,6 2.138
14 SIX Swiss Exchange 1.739,1 264
15 Nasdaq Nordic Exchanges 1.614,9 982
16 Australian Securities Exchange 1.561,3 2.152
17 Johannesburg Stock Exchange 1.278,6 365
18 Taiwan Stock Exchange 1.141,6 927
19 BM&FBOVESPA S.A. 1.095,6 102
20 BME Spanish Exchanges 955,4 3.108
21 Singapore Exchange 819,6 749
22 Moscow Exchange 695,7 233
23 The Stock Exchange of Thailand 594,8 688
24 Indonesia Stock Exchange 549,0 567
25 Bursa Malaysia 488,8 904
26 Saudi Stock Exchange (Tadawul) 478,6 190
27 Bolsa Mexicana de Valores 452,5 10
28 Bolsa de Comercio de Santiago 314,1 69
29 Oslo Bors 308,2 227
30 Philippine Stock Exchange 290,3 267
31 Tel-Aviv Stock Exchange 242,6 457
32 Borsa Istanbul 241,5 377
33 Warsaw Stock Exchange 217,2 886
34 Wiener Borse 163,5 534
35 Irish Stock Exchange 153,6 52
36 Belarusian Currency and Stock Exchange 151,5 0
37 Qatar Stock Exchange 138,6 45
38 Bolsa de Valores de Colombia 133,3 232
39 Hochiminh Stock Exchange 132,9 351
40 Abu Dhabi Securities Exchange 129,4 69
41 Taipei Exchange 117,7 749
42 Bolsa de Comercio de Buenos Aires 112,6 295
43 Dubai Financial Market 110,1 61
44 Tehran Stock Exchange 103,9 324
45 Bolsa de Valores de Lima 103,4 31
46 NZX Limited 98,7 176
47 Luxembourg Stock Exchange 74,4 166
48 Bourse de Casablanca 72,6 74
49 Athens Stock Exchange (ATHEX) 57,6 200
50 Kazakhstan Stock Exchange 51,0 107
51 The Egyptian Exchange 48,7 254
52 Dhaka Stock Exchange 43,5 302
53 Nigerian Stock Exchange 43,3 167
54 Chittagong Stock Exchange 41,7 271
55 Budapest Stock Exchange 33,6 41
56 Bucharest Stock Exchange 26,3 87
57 Amman Stock Exchange 24,5 194
58 Zagreb Stock Exchange 23,9 155
59 Bahrain Bourse 22,0 43
60 Muscat Securities Market 21,0 112
61 Colombo Stock Exchange 19,3 298
62 Iran Fara Bourse Securities Exchange 18,0 104
63 Bolsa de Valores de Panama 15,4 148
64 BRVM 12,1 45
65 Beirut Stock Exchange 11,8 10
66 Stock Exchange of Mauritius 10,4 76
67 Hanoi Stock Exchange 10,4 385
68 Tunis Stock Exchange 9,5 81
69 Ljubljana Stock Exchange 6,8 35
70 Malta Stock Exchange 5,4 24
71 Ukrainian Exchange 4,7 96
72 Palestine Exchange 3,9 48
73 Barbados Stock Exchange 3,5 19
74 Namibian Stock Exchange 3,0 43
75 Bolsa Nacional de Valores 3,0 NA
76 Cyprus Stock Exchange 2,9 74
77 Bermuda Stock Exchange 2,7 342
78 Trop-X 0,3 24
79 Sydney Stock Exchange 0,1 4

21 MARZO 2018    FINANZA E MERCATI  Fonte  FINANZA vera ON LINE

“Come è noto, la borsa valori non è nient’altro che un mercato regolamentato dove vengono scambiati strumenti finanziari quali ad esempio azioni, obbligazioni, futures, options, covered warrants, certificates e molti altri. È di fatto un mercato secondario, ossia un mercato dove vengono negoziati strumenti finanziari già emessi in precedenza nel mercato primario. Le borse nel mondo non sono uguali tra di loro e si differenziano sulla base di diversi criteri come ad esempio il market cap, il numero delle società quotate nazionali ed estere, la tipologia di strumenti finanziari negoziati, la regolamentazione e molto altro”

La classifica delle 79 borse più grandi al mondo è stata redatta sulla base della capitalizzazione di mercato totale di tutte le società quotate e sulla base del numero totale delle società quotate. I dati sono relativi al mese di marzo 2018 e nel caso della capitalizzazione di borsa sono espressi in miliardi di USD”.

  • Note sulla classifica delle Borse nel mondo per il 2018

“Secondo la classifica delle borse più importanti al mondo per capitalizzazione di mercato il primo posto continua ad essere occupato, da NYSE con un market cap di quasi 22,7 mila miliardi di USD. Al secondo posto si trova il Nasdaq – US con una capitalizzazione di mercato pari a 10,8 mila miliardi di USD, seguito da Japan Exchange Group Inc. con 6,5 mila miliardi di USD”

“Se, invece, la classifica delle borse più grandi al mondo, venisse effettuata sulla base del numero delle società quotate, la situazione cambierebbe.

Al primo posto avremmo la BSE India Limited con 5.479 società quotate. Il secondo posto verrebbe occupato da Japan Exchange Group Inc. con 3.603 società quotate, invece, il terzo posto da TMX Group con 3.344 società quotate”.

“Nel penultimo posto della classifica delle borse più grandi, in termini di capitalizzazione di mercato, al mondo si trova la Trop-X (Seychelles Securities Exchange) con una capitalizzazione pari a 0,3 miliardi di USD e con 24 società quotate”.

“L’ultimo posto della classifica, in termini di capitalizzazione di mercato, è occupato da Sydney Stock Exchange con un market capo di 0,1 miliardi di USD e con 4 società quotate”

  • UNO SGUARDO ALLE PRIME 62  BANCHE DI EUROPA più grandi per attivi totali

18 APRILE 2018 FINANZA E MERCATI   FONTE Finanza vera on line

La classifica delle banche europee è stata fatta sulla base degli attivi totali, che è un indicatore utilizzato come proxy per confrontare le banche tra di loro. Se per le altre tipologie di aziende il confronto avviene spesso in base al fatturato, il confronto tra le banche avviene sulla base di questo indicatore.”

“Nella classifica delle prime 62 banche europee più grandi attivi totali nel 2018 ci sono undici banche tedesche, sei banche britanniche, sei banche francesi, sei banche italiane, cinque banche spagnole, cinque banche olandese, quattro svizzere, quattro banche svedesi, tre banche belghe, due banche austriache, due banche danesi, due banche irlandesi, due banche russe, una banca finlandese, una banca norvegese, una banca lussemburghese, una banca portoghese.”

 

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 HSBC Holdings GB 2.522
2 BNP Paribas Francia 2.348
3 Credit Agricole Group Francia 2.112
4 Deutsche Bank Germania 1.767
5 Banco Santander Spagna 1.730
6 Barclays PLC GB 1.529
7 Societe Generale Francia 1.527
8 Groupe BPCE Francia 1.509
9 Lloyds Banking Group GB 1.096
10 ING Group Paesi Bassi 1.014
11 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
12 Royal Bank of Scotland GB 996
13 Intesa Sanpaolo Italia 955
14 Credit Mutuel Francia 951
15 UBS Group Svizzera 938
16 BBVA Spagna 827
17 Credit Suisse Group Svizzera 816
18 Rabobank Group Paesi Bassi 722
19 Nordea Bank Svezia 696
20 European Investment Bank Lussemburgo 687
21 Standard Chartered Plc GB 664
22 DZ Bank Group Germania 606
23 Danske Bank Denmark 569
24 KfW Group Germania 565
25 Commerzbank AG Germania 541
26 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
27 ABN AMRO Group Paesi Bassi 471
28 Sberbank Russia 470
29 CaixaBank Spagna 459
30 KBC Group NV Belgio 350
31 Svenska Handelsbanken Svezia 337
32 DNB Group Norvegia 328
33 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
34 Nationwide Building Society GB 307
35 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
36 La Banque Postale Francia 277
37 Swedbank Svezia 269
38 Banco Sabadell Spagna 266
39 Bayerische Landesbank Germania 265
40 Erste Group Bank AG Austria 264
41 Bankia Spagna 256
42 Dexia Group Belgio 239
43 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
44 Nykredit Denmark 229
45 VTB Russia 226
46 Belfius Bank Belgio 201
47 Norddeutsche Landesbank Germania 198
48 Landesbank Hessen-Thuringen Germania 195
49 Banco Bpm SpA Italia 193
50 BNG Bank Paesi Bassi 175
51 NRW.Bank Germania 170
52 Zurich Cantonal Bank Svizzera 168
53 Banca Monte dei Paschi di Siena Italia 167
54 OP Financial Group Finland 164
55 Raiffeisen Bank International Austria 162
56 UBI Banca Italia 153
57 Bank of Ireland Irlanda 147
58 Deka Group Germania 115
59 Caixa Geral de Depositos Portogalo 112
60 Landwirtschaftliche Rentenbank Germania 109
61 Allied Irish Banks Irlanda 108
62 NWB Bank Paesi Bassi 104

 

Al primo posto si trova una banca britannica, HSBC Holdings con 2.522 miliardi di USD in assets e con un aumento di 30 miliardi rispetto all’anno precedente. Il secondo posto viene occupato da una banca francese, BNP Paribas con 2.348 miliardi di dollari e con una riduzione di 100 miliardi rispetto ad un anno prima Anche il terzo posto viene occupato da una banca francese, la Credit Agricole Group con 2.112 miliardi di USD e con un aumento di 123 miliardi rispetto all’anno precedente..”

“Il quarto posto è occupato da una banca tedesca la Deutsche Bank con 1.767 miliardi di USD in assets, invece, il quinto posto da una banca spagnola, il Banco Santander con 1.730 miliardi di dollari.”

Per quanto riguarda le banche italiane, all’undicesimo posto troviamo Unicredit Spa che guadagna una posizione ed ha una capitalizzazione di 57 miliardi di USD. Intesa Sanpaolo si trova al tredicesimo posto: guadagna due posizioni con 55 miliardi di $ n capitalizzazione. Cassa Deposito e Presiti occupa la stessa posizione dell’anno prima; invece, Banco BPM Spa perde una posizione rispetto all’anno scorso..

I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017. Non ci sono state grosse variazioni nel 2018.

  • Le 120 Banche più grandi nel mondo per attivi totali

2 MAGGIO 2018FINANZA E MERCATI

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 Industrial & Commercial Bank of China Cina 4.006
2 China Construction Bank Corp Cina 3.397
3 Agricultural Bank of China Cina 3.233
4 Bank of China Cina 2.989
5 Mitsubishi UFJ Financial Group Giappone 2.774
6 JPMorgan Chase & Co USA 2.534
7 HSBC Holdings GB 2.522
8 BNP Paribas Francia 2.348
9 Bank of America USA 2.281
10 China Development Bank Cina 2.202
11 Credit Agricole Group Francia 2.112
12 Wells Fargo USA 1.952
13 Japan Post Bank Giappone 1.874
14 Mizuho Financial Group Giappone 1.850
15 Sumitomo Mitsui Financial Group Giappone 1.847
16 Citigroup Inc USA 1.843
17 Deutsche Bank Germania 1.767
18 Banco Santander Spagna 1.730
19 Barclays PLC GB 1.529
20 Societe Generale Francia 1.527
21 Groupe BPCE Francia 1.509
22 Bank of Communications Cina 1.388
23 Postal Savings Bank of China Cina 1.384
24 Lloyds Banking Group GB 1.096
25 Royal Bank of Canada Canada 1.029
26 ING Groep NV Paesi Bassi 1.014
27 Toronto-Dominion Bank Canada 1.007
28 Norinchukin Bank Giappone 1.007
29 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
30 Royal Bank of Scotland Group GB 996
31 Industrial Bank Co. Ltd Cina 986
32 China Merchants Bank Cina 966
33 Intesa Sanpaolo Italia 955
34 Credit Mutuel Francia 951
35 UBS Group AG Svizzera 938
36 Shanghai Pudong Development Bank Cina 943
37 Goldman Sachs Group USA 917
38 Agricultural Development Bank of China Cina 873
39 China Minsheng Banking Corp Cina 859
40 Morgan Stanley USA 852
41 China CITIC Bank Corp Cina 833
42 BBVA Spagna 827
43 Credit Suisse Group Svizzera 816
44 Bank of Nova Scotia Canada 755
45 Commonwealth Bank of Australia Australia 751
46 Rabobank Group Paesi Bassi 722
47 Australia & New Zealand Banking Group Australia 700
48 Nordea Svezia 696
49 European Investment Bank Lussemburgo 687
50 Westpac Banking Corp Australia 665
51 Standard Chartered Plc GB 664
52 National Australia Bank Australia 616
53 China Everbright Bank Cina 628
54 DZ Bank AG Germania 606
55 Bank of Montreal Canada 579
56 Sumitomo Mitsui Trust Holdings Giappone 570
57 Danske Bank Danimarca 569
58 KfW Group Germania 565
59 Commerzbank Germania 541
60 State Bank of India India 535
61 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
62 The Export-Import Bank of China Cina 492
63 Canadian Imperial Bank of Commerce Canada 484
64 Ping An Bank Cina 482
65 ABN AMRO Group NV Paesi Bassi 471
66 Sberbank of Russia Russia 470
67 U.S. Bancorp USA 462
68 CaixaBank Spagna 459
69 Itau Unibanco Holding SA Brasile 437
70 Resona Holdings Giappone 435
71 Banco do Brasil SA Brasile 413
72 KB Financial Group Corea del Sud 409
73 Shinhan Financial Group Corea del Sud 399
74 Nomura Holdings Giappone 395
75 DBS Group Holdings Singapore 387
76 Caixa Economica Federal Brasile 383
77 PNC Financial Services Group USA 381
78 Hua Xia Bank Cina 376
79 Bank of New York Mellon Corp USA 372
80 Shinkin Central Bank (SCB) Giappone 371
81 Capital One Financial Corporation USA 366
82 Banco Bradesco SA Brasile 365
83 KBC Group NV Belgio 350
84 Bank of Beijing Cina 349
85 Oversea-Chinese Banking Corp (OCBC) Singapore 340
86 Hana Financial Group Corea del Sud 337
87 Svenska Handelsbanken Svezia 337
88 NongHyup Financial Group Corea del Sud 333
89 Woori Bank Corea del Sud 333
90 DnB ASA Norvegia 328
91 China Guangfa Bank (CGB) Cina 314
92 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
93 Nationwide Building Society GB 307
94 Cathay Financial Holding Taiwan 294
95 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
96 La Banque Postale Francia 277
97 Bank of Shanghai Cina 270
98 Swedbank Svezia 269
99 United Overseas Bank (UOB) Singapore 268
100 Bank of Jiangsu Cina 267
101 Banco Sabadell Spagna 265
102 Bayerische Landesbank Germania 265
103 Erste Group Bank AG Austria 264
104 Brazilian Development Bank (BNDES) Brasile 262
105 Industrial Bank of Korea Corea del Sud 257
106 Bankia Spagna 256
107 Charles Schwab Corp USA 243
108 Dexia Belgio 239
109 State Street Corp USA 238
110 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
111 Nykredit Group Danimarca 229
112 Fubon Financial Holding Taiwan 226
113 VTB Bank Russia 226
114 China ZheShang Bank (CZBank) Cina 223
115 BB&T Corporation USA 222
116 Qatar National Bank Qatar 221
117 National Bank of Canada Canada 208
118 Suntrust Banks USA 206
119 Korea Development Bank Corea del Sud 205
120 Belfius Belgio 202

 

 

“La classifica delle banche può essere effettuata utilizzando parametri diversi come ad esempio il numero dei clienti, il numero dei dipendenti, l’ammontare dei depositi, l’ammontare dei prestiti, la capitalizzazione di borsa, il totale degli attivi e molti altri ancora. Oltre alla classifica delle banche nel mondo per market cap, è stata realizzato la classifica delle banche nel mondo sulla base degli attivi totali”

“Nella classifica delle 120 banche più grandi nel mondo per attivi totali 2018 si trovano ventidue banche cinesi, quattordici banche statunitense, nove banche giapponesi, sette banche coreane, sei banche britanniche, sei banche tedesche, sei banche francesi, sei banche canadesi, cinque banche spagnole, cinque banche brasiliane, quattro banche svedesi, quattro banche australiane, tre banche italiane, tre banche olandesi, tre banche svizzere, tre banche singaporiane, tre banche belghe, due banche russe, due banche danesi, due banche taiwanesi, una banca indiana, una banca austriaca, una banca norvegese, una banca di Qatar e una banca lussemburghese.”

Quello che si nota subito in questa classifica è che il numero delle banche cinesi supera il numero delle banche statunitense. Inoltre, quattro dei primi posti vengono occupati, anche quest’anno, da banche cinesi.

“Al primo posto della classifica delle banche più grandi nel mondo per assets si trova per il sesto anno consecutivo la Industrial & Commercial Bank of China con 4.006 miliardi di USD e con un aumento di 531 miliardi rispetto ad un anno fa. Si tratta della banca più grande al mondo, anche per quanto riguarda l’ammontare dei depositi, dei prestiti, il numero dei clienti e il numero dei dipendenti.”

Il secondo posto è occupato da China Construction Bank Corp con attivi pari a 3.397 miliardi di dollari, con un aumento di 379 miliardi rispetti all’anno scorso. Nel terzo posto si ritrova, anche l’ Agricultural Bank of China con attivi pari a 3.233, con un aumento di 415 miliardi di USD. Bank of China occupa il quarto posto con 2.989 miliardi e con un aumento di 376 miliardi rispetto all’anno scorso.

Nel quinto si trova una banca giapponese, la Mitsubishi UFJ Financial Group con attivi totali pari a 2.774, con un aumento di 176 miliardi di USD rispetto all’anno scorso.”

Per quanto riguarda le banche italiane, nella classifica si trovano solo 3 banche: Unicredit Spa al ventinovesimo posto, Intesa Sanpaolo al trentatreesimo posto e Cassa Depositi e Prestiti al sessantunesimo posto.

“I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017.

 

  • Conclusioni

Ma tutto questa massa di numeri potrebbe non dire nulla ai pazienti lettori se non il fatto che dal punto di vista finanziario ed industriale ( per le aziende degli altri paesi quotate nell’Euronext e nell’Lse ) non rappresentiamo molto e non abbiamo un fisico idoneo per una competizione che è divenuta mondiale. Ma per un quadro più esaustivo il tutto va arricchito, per le strette relazioni che ne derivano, con altre due informazioni fondamentali : quelle del Pil, che è il risultato di tutta la produzione nazionale comprensiva di quella della finanza, e del debito pubblico.

Borsa e banche sono in uno agli assets delle aziende manifatturiere strumenti che possono contribuire a promuovere ed a produrre il reddito delle società cui afferiscono, cioè il Pil e le risorse finanziarie pubbliche e private.

Nel caso di specie il Pil, cioè il prodotto interno lordo, costituisce il riferimento di tutti gli sforzi cui attende la politica e la intera società anche con il sostegno del sistema finanziario. 

Uno sguardo ai valori del nostro Pil e del debito pubblico, tema di cui in questo Blog più volte ci siamo occupati , serve a trarre alcune obbligate conclusioni.

Il PIL  dell’ITALIA , espresso in $, è un decimo di quello cinese, meno di un decimo di quello degli Usa, la metà di quello tedesco (che ha venti milioni di abitanti in più 80,7 milioni)  inferiore a quello della Francia che è di 2826 ( e cha ha circa cinque milioni di abitanti più del nostro paese 64,4 mil ) ed a quello della UK di 2880 che ha i dati anagrafici uguali a quelli della Francia 64,4 milioni )

Siamo ormai da qualche anno stabilmente sulla 12ma posizione a livello mondiale.

Tutti ricordano, però, che sino a qualche anno fa si diceva con entusiasmo di occupare il settimo posto delle potenze mondiali tanto che ci toccava  il ruolo d’onore nel famoso G7.

Siccome però solo dal 2008 abbiamo perso più di 10 punti di Pil pari a circa 300 milioni di $ è ragionevole presumere che andando avanti di questo passo si è sulla buona strada per immettersi in un una china estremamente pericolosa ( forse già ci siamo ) perché dinanzi ad un Pil che non cresce ma arretra abbiamo invece lo sgradito piacere di occupare stabilmente il terzo posto nel ranking mondiale del debito pubblico dopo gli Stati Uniti ed il Giappone.

E lo stesso dicasi se quel pil venisse calcolato sulle teste cioè in base al PIL procapite. Non cambierebbe molto.

I dati in rassegna, del sistema della finanza, borse e banche, non sempre vengono percepiti positivamente perché considerati parte e causa di quella finanziarizzazione spesso avversata per principio preso e per atteggiamento culturale che non riesce a vederne la utilità in una economia di mercato dalla quale non si torna indietro. La si può solo aggiustare in alcuni eccessi. Pertanto pur con tante criticità da eliminare e regolamentare, banche e finanza in genere, sono in ogni caso da considerare fattori strutturali fondamentali per alimentare la economia reale e sostenerla nelle congiunture come negli andamenti del pieno sviluppo.

Questi dati ci dicono pure, però, che nel sistema planetario non possiamo considerarci un paese con le spalle forti perché  posizionati in un alveo di debolezza non solo in Europa ma anche e soprattutto nel mondo.

E ci dicono qualcosa in più, infatti, se poi  li accostiamo agli altri due indicatori PIL e debito pubblico che di certo non ne favoriscono la tenuta, ma che peraltro esercitano un effetto di indebolimento progressivo.

In altra occasione si dirà e si caratterizzeranno i dati del sistema delle imprese che per fortuna, nonostante tutto, ancora sembrano reggere agli insulti che vengono dai citati due indicatori.

La fragilità della nostra Borsa e il dato strutturale del sistema delle banche indicano in ogni caso quale è la potenziale nostra forza propulsiva per l’economia. Il Pil che ne è in parte il prodotto è trainato al momento solo dal sistema manufatturiero e delle aziende private, sistema che rischia di essere trascinato al ribasso dal debito pubblico nazionale che è la zavorra che appesantisce il sistema.

I dati su cui riflettere sono proprio tanti :  aiutano a trarre qualche  conclusione.

Non possiamo stare da soli, non possiamo scegliere i partners politici ed economici sulla base di nuove affinità elettive , del sentimento e delle simpatie.Siamo una nave con una zavorra enorme data dal debito pubblico, cui non può essere contrapposto, a bilanciarne la pesante negatività, il dato della ricchezza finanziaria dei privati che in una economia liberale è invece una risorsa da valorizzare e da incentivare.

Non possiamo pertanto non irrobustire l’unica area nella quale abbiamo da sempre lavorato e con i partners che sin qui ci hanno accompagnato in oltre mezzo secolo di internazionalizzazione.

Una diversa strada al di fuori dell’Europa e delle solidarietà che ci hanno accomunato ed un diverso percorso potrebbe creare seri problemi irreversibili al paese.

Apri i link per leggere le tabelle del Pil  e del debito Pubblico

I

classifica pil

Classifica debito pubblico

I valori sono espressi in $

 

Considerazioni sul tema della buona giustizia

Pezzo inserito nella pagina di Dino.

 

Caro Dino, hai la capacità di attivare momenti di riflessione a cui l’imbarbarimento della popolcrazia (la democrazia del popolo come si legge in un bel testo che ho sottomano) ci sta disabituando.

Tutti quelli che sono stati e sono facili alla reprimenda dei politici e della politica non sanno, sarà per incultura ed ignoranza, talvolta è malafede, che, per chi sceglie la strada dell’arte aristotelica più difficile e più nobile (la politica) e della cura della pubblica amministrazione ed ha la disavventura di incorrere in criticità particolari va fatta una sostanziale distinzione.

Il profilo penale della questione, dal quale Bassolino, e non è il solo, esce alla grande, non va confuso con il profilo amministrativo degli atti e non ha nessun parentado con quello politico frutto di scelte orientate dai valori che si coltivano.

Su quest’ultimo, quello politico, si può anche non essere d’accordo.ma non sino al punto da far ricadere l’effetto opinione sugli altri due momenti che hanno una ratio giuridica completamente distinta che è quella che sta alla base delle comuni riflessioni.

Hai fatto bene a riprendere e richiamare il caso di un nostro concittadino che tanto ha dato alla città, al territorio, alla politica nazionale e che le lunghe vicende giudiziarie hanno fortemente provato e mi chiedo anche come abbia potuto resistere. L’intervista di ieri su Repubblica la dice tutta.

Nel nostro caso ciò di cui si deve parlare è, non l’honestà di cui si son fatti araldi i nuovi reggenti della cosa pubblica, ma l’honestà dell’uomo/ persona sottoposto ad un esercizio di giustizia a cui, sembra, non sia possibile riconoscere il valore sotteso del termine, perchè evoca tutto fuorchè il diritto ad un processo giusto soverchiato da anni di gogna mediatica e di isolamento civile e sociale e da una durata inverosimile.

Può un cittadino, pur se incorso in errori peraltro fatti in buona fede, come si evince ormai per tabulas dai 18 processi subiti, sentirsi sottoposto ad un processo mediatico per anni, sentire l’offesa alla sua onestà di uomo e di politico, sentire calpestata la dignità, solo perchè l’anno 92 principiò attraverso il triunvirato, che tu hai opportunamente richiamato, un sistema di giustizia che ha mirato ad appropriarsi del processo come strumento per affermare una supremazia di potere e per aprire una pagina discutibile oggi non ancora chiusa?

La gogna come sentenza anzi tempo e come rifiuto al valore civile del dibattimento, quale sede naturale per garantire alle due parti il giusto processo e la ricerca della verità, non ha solo reso i tuoi brillanti studi un esercizio accademico vano ma ha anche prodotto uno squilibrio sociale le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, impossibili da ricucire per le tante incapacità della stessa politica, oltre che le per tante resistenze verso la vera ed unica riforma necessaria.  L’uomo ed il cittadino ne escono distrutti e calpestati  Il sistema è stato oggetto senza essercene accorti di una violenza destruens che ha indebolito tutti. Si potrebbero fare analisi e studi molto appropriati per capire le reali conseguenze della società bloccata.

A nulla sono valse le tante sentenze sui casi (Vedi Contrada ed altri) della Corte di Giustizia Europea ed anche le severe opinioni dei paesi a noi vicini.

Non sono capace di seguire le evoluzioni ed i ragionamenti tuoi e dell’amico Vitaliano e dei tanti che si sono egregiamente inseriti in questo interessante confronto, ragionamenti che scendono nel profondo della materia; un dato di concretezza può contribuire a dare senso alla utilità del confronto e sono i numeri e le casistiche giudiziarie che da anni vengono raccolte da cultori della materia con scrupolosa meticolosità.

Dati che qualcosa dicono per la questione di fondo e che servono anche a riconoscere alla giustizia giudicante i meriti di una grande onestà intellettuale e professionale oltre a che a ben sperare sull’esito finale dei processi in senso ottimistico. Ma può bastare? No

Le assoluzioni ed i proscioglimenti infatti, nel periodo successivo all’anno fatidico sono stati e sono, infatti, di gran lunga prevalenti in termini numerici e qualitativi rispetto alle poche condanne e sentenze esemplari dirette alla riparazione e tutela dell’offesa subita dallo Stato e del pubblico interesse leso con le azioni dei rei.

Tutto ciò non può indurre a contrariis a trarre il convincimento che la giustizia funziona perché poi, alla fine, trionfa nelle sedi ordinarie sia pure attraverso un processo tra i più articolati tra quelli che i paesi evoluti coltivano come modello per rendere giustizia; processo che ha lungaggini inaudite e che i nuovi propositi legislativi sulla prescrizione mirano a rendere ancor più intollerabili alla faccia della giustizia.

Abbiamo da anni credo, messo sotto i piedi lo Stato di diritto a cui la nostra cultura giuridica ci aveva formato ed informato.

Non è il caso di ricordare situazioni particolari (tante a noi ben note e vicine mentre quelle più eclatanti sono poi sotto gli occhi di chi vuol vedere) ma a quanti vogliono tirare il conto delle questioni e delle amare vicende segnalo che, anche attraverso ricerche in rete, si può acquisire una ricca documentazione che è li a riprova di un cattivo funzionamento di un settore fondamentale della società.

Ad esso non si è posto rimedio anche con la separazione delle carriere di cui si è detto nell’interessante confronto, separazione la cui mancanza, ad onta di tutto, distingue e continua a distinguere il nostro ordinamento da quello delle più evolute società con le quali siamo in una competizione perdente.

Ma quel che più offende in tutta questa enorme vicenda socio politica, il caso di Bassolino è li in maniera emblematica a ricordarci che queste storie non sono prive di enormi risvolti e conseguenze anche sul piano economico, è il fatto che in nome della “HO-nestà” derisa e vilipesa verso la nostra politica nazionale si sono alzati i vessilli della nuova honestà “ quella vera”. La prima è stata chiamata a pagare il conto per tutto il nostro paese.

La nuova invece mira a cancellare valori irrinunziabili di cui il popolo democratico non si accorge e non può accorgersi, né si rende conto salvo casi come questi in cui al confronto rispondono in tanti accesi dalla fiammella della intelligente provocazione.

E in ciò sta anche l’amarezza più profonda di chi invece crede che il bene comune sta nella giustizia, nei valori della Carta Costituzionale, come nelle regole dell’ordinamento che non è solo quello delimitato dal locus fisico ma dal locus giuridico sovranazionale che ingloba principi condivisi ed accettati per una società “giusta”, nella quale il rispetto della dignità e della libertà sono a presidio di una civiltà non solo giuridica.

 

Segue lettera di Cagliari alla famiglia come testimonianza dura di cosa può succedere all’uomo dinanzi ad ingiustizia perpetrata dalla Giustizia

Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti: sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna.

La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto.
Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile.
Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.

Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, né le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare né di decidere, né ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carta d’identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare.
Per di più ho sessantasette anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravità e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degradanti.
Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare.

L’obbiettivo di questi magistrati, quelli della Procura di Milano in modo particolare, è quello di costringere ciascuno di noi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente, con quello che loro chiamano il nostro “ambiente”. Ciascuno di noi, già compromesso nella propria dignità agli occhi della opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essere stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di “collaborazione” che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile: che diventi cioè quello che loro stessi chiamano un “infame”. Secondo questi magistrati, a ognuno di noi deve dunque essere precluso ogni futuro, quindi la vita, anche in quello che loro chiamano il nostro “ambiente”.
La vita, dicevo, perché il suo ambiente, per ognuno, è la vita: la famiglia, gli amici, i colleghi, le conoscenze locali e internazionali, gli interessi sui quali loro e loro complici intendono mettere le mani.
Già molti sostengono, infatti, che agli inquisiti come me dovrà essere interdetta ogni possibilità di lavoro non solo nell’Amministrazione pubblica o parapubblica, ma anche nelle Amministrazioni delle aziende private, come si fa a volte per i falliti.

Si vuole insomma creare una massa di morti civili, disperati e perseguitati, proprio come sta facendo l’altro complice infame della magistratura che è il sistema carcerario.
La convinzione che mi sono fatto è che i magistrati considerano il carcere nient’altro che uno strumento di lavoro, di tortura psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione, o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente.
Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima.
Qui dentro ciascuno è abbandonato a stesso, nell’ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell’inattività nell’ignavia; la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita.

Come dicevo, siamo cani in un canile dal quale ogni procuratore può prelevarci per fare la propria esercitazione e dimostrare che è più bravo o più severo di quello che aveva fatto un’analoga esercitazione alcuni giorni prima o alcune ore prima.
Anche tra loro c’è la stessa competizione o sopraffazione che vige nel mercato, con differenza che, in questo caso, il gioco è fatto sulla pelle della gente. Non è dunque possibile accettare il loro giudizio, qualunque esso sia.
Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario, al loro regime della totale asocialità. Io non ci voglio essere.

Hanno distrutto la dignità dell’intera categoria degli avvocati penalisti ormai incapaci di dibattere o di reagire alle continue violazioni del nostro fondamentale diritto di essere inquisiti, e giudicati poi, in accordo con le leggi della Repubblica.
Non sono soltanto gli avvocati, i sacerdoti laici della società, a perdere la guerra; ma è l’intera nazione che ne soffrirà le conseguenze per molto tempo a venire. Già oggi i processi, e non solo a Milano, sono farse tragiche, allucinanti, con pene smisurate comminate da giudici che a malapena conoscono il caso, sonnecchiano o addirittura dormono durante le udienze per poi decidere in cinque minuti di Camera di consiglio.
Non parliamo poi dei tribunali della libertà, asserviti anche loro ai pubblici ministeri, né dei tribunali di sorveglianza che infieriscono sui detenuti condannati con il cinismo dei peggiori burocrati e ne calpestano continuamente i diritti.
L’accelerazione dei processi, invocata e favorita dal ministro Conso, non è altro che la sostanziale istituzionalizzazione dei tribunali speciali del regime di polizia prossimo venturo. Quei pochi di noi caduti nelle mani di questa “giustizia” rischiano di essere i capri espiatori della tragedia nazionale generata da questa rivoluzione.

Io sono convinto di dover rifiutare questo ruolo. E’ una decisione che prendo in tutta lucidità e coscienza, con la certezza di fare una cosa giusta.
La responsabilità per colpe che posso avere commesso sono esclusivamente mie e mie sono le conseguenze. Esiste certamente il pericolo che altri possano attribuirmi colpe non mie quando non potrò più difendermi. Affidatevi alla mia coscienza di questo momento di verità totale per difendere e conservare al mio nome la dignità che gli spetta.
Sento di essere stato prima di tutto un marito e un padre di famiglia, poi un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di portare un po’ più avanti il nostro nome e che, per la sua piccolissima parte, ha contribuito a portare più in alto questo paese nella considerazione del mondo.

Non lasciamo sporcare questa immagine da nessuna “mano pulita”. Questo vi chiedo, nel chiedere il vostro perdono per questo addio con il quale lascio per sempre.
Non ho molto altro da dirvi poiché questi lunghissimi mesi di lontananza siamo parlati con tante lettere, ci siamo tenuti vicini. Salvo che a Bruna, alla quale devo tutto. Vorrei parlarti Bruna, all’infinito, per tutte le ore e i giorni che ho taciuto, preso da questi problemi inesistenti che alla fine mi hanno fatto arrivare qui.

Ma in questo tragico momento cosa ti posso dire, Bruna, anima dell’anima mia, unico grandissimo amore, che lascio con un impagabile debito di assiduità, di incontri sempre rimandati, fino a questi ultimi giorni che avevamo pattuito essere migliaia da passare sempre insieme, io te, in ogni posto, e che invece qui sto riducendo a un solo sospiro?
Concludo una vita vissuta di corsa, in affanno, rimandando continuamente le cose veramente importanti, la vita vera, per farne altre, lontane come miraggi e, alla fine, inutili. Anche su questo, soprattutto su questo, ho riflettuto a lungo, concludendo che solo così avremo finalmente pace. Ho la certezza che la tua grande forza d’animo, i nostri figli, il nostro nipotino, ti aiuteranno a vivere con serenità e a ricordarmi, perdonato da voi per questo brusco addio.

Non riesco a dirti altro: il pensiero di non vederti più, il rimorso di avere distrutto i nostri anni più sereni, come dovevano essere i nostri futuri, mi chiude la gola.
Penso ai nostri ragazzi, la nostra parte più bella, e penso con serenità al loro futuro.
Mi sembra che abbiano una strada tracciata davanti a sé. Sarà una strada difficile, in salita, come sono tutte le cose di questo mondo: dure e piene di ostacoli. Sono certo che ciascuno l’affronterà con impegno e con grande serenità come ha già fatto Stefano e come sta facendo Silvano.
Si dovranno aiutare l’un l’altro come spero che già stiano facendo, secondo quanto abbiamo discusso più volte in questi ultimi mesi, scrivendoci lettere affettuose.

Stefano resta con un peso più grave sul cuore per essere improvvisamente rimasto privato della nostra carissima Mariarosa.
Al dolcissimo Francesco, piccolino senza mamma, daremo tutto il calore del nostro affetto e voi gli darete anche il mio, quella parte serena che vi lascio per lui.
Le mie sorelle, una più brava dell’altra, in una sequenza senza fine, con le loro bravissime figliole, con Giulio e Claudio, sono le altre persone care che lascio con tanta tristezza. Carissime Giuliana e Lella, a questo punto cruciale della mia vita non ho saputo fare altro, non ho trovato altra soluzione.
Ricordo Sergio e la sua famiglia con tanto affetto, ricordo i miei cugini di Guastalla, i Cavazzani e i loro figli. Da tutti ho avuto qualcosa di valore, qualcosa di importante, come l’affetto, la simpatia, l’amicizia.

A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non è così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità, chiarezza e determinazione.
Non ho alternative. Desidero essere cremato e che Bruna, la mia compagna di ogni momento triste o felice, conservi le ceneri fino alla morte. Dopo di che siano sparse in qualunque mare. Addio mia dolcissima sposa e compagna, Bruna, addio per sempre.
Addio Stefano, Silvano, Francesco; addio Ghiti, Lella, Giuliana, addio.
Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l’ultima volta.
Il vostro sposo, papà, nonno, fratello
Gabriele

Segue una lista delle vicende del 2016 riportate dal foglio

http://www.ilfoglio.it/cronache/2017/01/02/news/giustizia-flop-giudiziari-2016-113296/

 

 

 

Roma. Si è concluso un anno costellato da innumerevoli flop giudiziari. Ecco un breve riepilogo dei principali casi emersi nel corso del 2016.

 

Gennaio

A essere protagonista del primo flop dell’anno è Luigi de Magistris, ex pubblico ministero di Catanzaro, oggi sindaco di Napoli. Il 13 gennaio, infatti, vengono assolti tutti i politici imputati nel processo per associazione a delinquere scaturito dalla maxi inchiesta “Why not”, sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria. Passano alcuni giorni e la quinta sezione penale del tribunale di Napoli annulla, dopo otto anni, il rinvio a giudizio nei confronti dell’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, anche qui per presunta associazione a delinquere. L’inchiesta portò alla caduta del governo Prodi, ma per i giudici è viziata addirittura da “indeterminatezza della descrizione del fatto”. Dopo cinque anni di calvario, infine, il gup di Catania archivia l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex senatore Nino Strano (Pdl).

 

Febbraio

Il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, viene assolto in appello dall’accusa di abuso d’ufficio nel processo relativo alla costruzione di un termovalorizzatore (assoluzione che verrà confermata dalla Cassazione in settembre). La condanna in primo grado aveva determinato la sua sospensione da governatore per effetto della legge Severino. Sempre a febbraio, il senatore Salvatore Margiotta (Pd) viene assolto in Cassazione dall’accusa di corruzione e turbativa d’asta per degli appalti relativi alla costruzione del centro petrolifero Tempa Rossa in Basilicata. Dopo la sentenza di secondo grado si era autosospeso dal partito e si era dimesso da vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai.

 

Marzo

La Cassazione smentisce le accuse contro l’imprenditore Andrea Bulgarella, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze colpevole di aver commesso reati finanziari con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Ercole Incalza, ex dirigente del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, viene prosciolto in un’inchiesta per corruzione relativa alla Tav di Firenze. Per lui è la quindicesima assoluzione in quindici processi. Paolo Cocchi, ex sindaco di Barberino ed ex assessore regionale toscano alla Cultura, Turismo e Commercio, viene assolto dalla Cassazione dall’accusa di corruzione dopo sei anni di accanimento giudiziario. Nel frattempo ha abbandonato la carriera politica e ha cominciato a fare il pasticcere.

 

Aprile

Vengono tutti assolti in primo grado – nel silenzio quasi unanime degli organi di informazione – i dirigenti e i funzionari del ministero dell’Agricoltura accusati tre anni e mezzo prima di aver costituito una “cricca” per la spartizione dei fondi pubblici. Tra gli imputati c’è chi, come Ludovico Gay, ha trascorso 120 giorni in carcere in stato di semi isolamento. A Salerno vengono tutti assolti i sei imputati accusati di aver ordito un complotto per far sì che le inchieste “Why not” e “Poseidone” fossero sottratte a Luigi de Magistris quando questi era pm di Catanzaro.

 

Maggio

La Corte d’appello di Palermo conferma l’assoluzione nei confronti dell’ex generale dei carabinieri Mario Mori e del colonnello dei carabinieri Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. La Corte di Cassazione scrive la parola fine sul processo per l’urbanizzazione dell’area di Castello a Firenze, durato otto anni, annullando la condanna a carico dell’ex patron di Fondiaria Sai, Salvatore Ligresti, e gli altri imputati, tra cui gli ex assessori comunali Gianni Biagi e Graziano Cioni. Dopo quattro anni di indagini e processi, Antonio Conte viene assolto dall’accusa di frode sportiva per una presunta combine.

 

Giugno

La Corte d’appello di Bologna assolve l’ex presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, dall’accusa di falso ideologico nel processo d’appello bis per il caso “Terremerse”. La travagliata vicenda giudiziaria, durata sei anni, nell’estate del 2014 aveva portato Errani alle dimissioni da governatore.

 

Luglio

Ilaria Capua, ricercatrice di fama internazionale e deputata di Scelta civica, viene prosciolta dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, abuso di ufficio e traffico illecito di virus. Per due anni è stata dipinta da alcuni giornali, in particolare L’Espresso, come una pericolosa “trafficante di virus”. Due mesi dopo, la Camera dei deputati accetterà la sua richiesta di dimissioni da deputata. Sempre a luglio, viene assolto, in uno dei filoni del processo Mafia Capitale, Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

 

Agosto

Scoppia la polemica per una foto pubblicata dal Giornale che ritrae Simona Merra, pm della procura di Trani e componente del pool che cura l’inchiesta sull’incidente ferroviario avvenuto tra Andria e Corato un mese prima, in compagnia dell’avvocato del capostazione indagato, intento a baciare scherzosamente i piedi del magistrato. All’annuncio dell’apertura di una pratica da parte del Consiglio superiore della magistratura, il magistrato decide di lasciare l’inchiesta.

 

Settembre

E’ il mese del “concorso esterno”. Vengono infatti scagionati dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, in procedimenti separati, il deputato Luigi Cesaro (Fi), il senatore Antonio D’Alì (sempre Fi), dopo un rito “abbreviato” durato sei anni, e il consigliere regionale Stefano Graziano, che a causa dell’inchiesta si era dimesso da presidente del Pd campano. E mentre Vincenzo De Luca incassa una nuova assoluzione, stavolta nel processo “Sea Park” per le accuse di associazione per delinquere, falso e abuso d’ufficio (che gli erano costatate l’attributo di “impresentabile” alle elezioni amministrative), nel processo Mafia Capitale viene chiesta l’archiviazione della posizione dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per il reato di associazione di stampo mafioso.

 

Ottobre

L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, viene assolto dalle accuse di truffa e peculato nell’inchiesta che aveva contribuito alla sua caduta dalla poltrona più alta del Campidoglio nell’ottobre 2015. Roberto Cota, ex governatore del Piemonte, viene assolto insieme ad altre quindici persone dall’accusa di truffa per le cosiddette “spese pazze” in regione (le famose mutande verdi). Continua a crollare il castello accusatorio del processo Mafia Capitale, con la richiesta, da parte della stessa procura romana, dell’archiviazione per 116 indagati. Ercole Incalza viene scagionato per la sedicesima volta, stavolta per associazione a delinquere e svariate altre accuse nell’inchiesta “Grandi opere”. La Corte d’appello di Perugia assolve, nel processo di revisione, il somalo Hasci Omar Hassan dall’accusa di avere partecipato all’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin nel 1994. Omar Hassan, che si è sempre proclamato innocente, ha scontato in carcere sedici dei ventisei anni che gli erano stati inflitti nel 2002. Vengono depositate, dopo un anno, le motivazioni della sentenza con cui Calogero Mannino è stato assolto nel processo con rito abbreviato sulla presunta trattativa stato-mafia: prove “inadeguate” ed “enorme suggestione mediatica”.

 

Novembre

Sandro Frisullo, ex vicepresidente della giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola, viene assolto dopo sei anni dall’accusa di turbativa d’asta per presunti appalti truccati nel settore sanitario. Per questa vicenda aveva trascorso cinque mesi in carcere e agli arresti domiciliari.

 

Dicembre

La Cassazione annulla con rinvio la condanna nei confronti dell’ex governatore dell’Abruzzo, Ottaviano Del Turco, per associazione per delinquere nell’inchiesta sulla sanità abruzzese. La procura di Pavia apre una nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, per il quale è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, dopo le rivelazioni sull’individuazione di campioni di Dna appartenenti a un’altra persona sul corpo della vittima.

 

Il dato del giorno: lo spread nel confronto con quello degli altri paesi del mondo

Inserisco nell’allegato qualche informazione in più che dovrebbe far capire  qual’e, con lo spread di oggi, la percezione nostra da parte del mondo che ci guarda nel confronto con tutti gli paesi del sistema finanziario mondiale. Purtroppo non è materia facilmente leggibile e facilmente digeribile. Ho scritto alcuni commenti sulla pagina facebook dell’amico Giovanni Coraggio che riprendo qui sul blog anche per chiarire la ragione della nota:

Primo commento

Questo amico tuo caro Giovanni,ha qualche lacuna conoscitiva legata all’economia , per la quale non si può dire che negli ultimissimi 10 anni si sia fatto tantissimo ( dimenticando da dove si è partiti , cioè dal quasi default del 2011 ) ma per la quale si era costruita una moneta di tipo diverso nei confronti del mercato, ” la fiducia”, per il solo fatto per che, pur con qualche criticità, si era messo, come si dice, il carro in discesa e sulla strada giusta.

Qualcuno se ne ha la competenza può ,andando anche a ritroso in corrispondenza dalle date canoniche e delle scadenze politiche, esaminare gli indicatori mondiali per confrontarli con i nostri; avrà modo di rendersi conto di quale apprezzamento, per serietà e convinzione  degli altri , abbiamo goduto tempo per tempo, godiamo e godremo.

Ed infine non occorre dimenticare che i guai del Sud, quelli a valle del 2002, hanno una paternità e continuano ad averla: la lega. Ma !!!!!! si dimenticavo non era il partito di Salvini ma di un suo onesto progenitore, che insieme ad altra area politica ha affossato il Sud. Non è una boutade. Caro Giovanni fagli tu, che hai una buona memoria e dati, un pò la storia economica dei guai che, ovviamente e naturalmente, non potranno essere  sanati con il reddito di cittadinanza e/o con le altre provvidenze sociali assicurate dalla carta moneta,  dal debito e non dal lavoro.

 

 Secondo commento

Abbiate un po’ di pazienza ed esaminate il report di oggi, messo in calce alla  pagina, relativo all’andamento dello spread nel confronto con l’analogo spread di tutti i paesi del mondo.

Siamo in buona compagnia. E sia ben chiaro lo spread non dipende dall’UE, nè dalla Commissione nè dai paesi amici o nemici.

Chi volesse approfondire la materia non ha che da andare sulla piattaforma relativa e  avendone la visione capire  come esso si forma in ragione dei movimenti finanziari per l’acquisto o la vendita dei titoli dei paesi presenti sulla piattaforma tra cui l’Italia. Purtroppo volenti o nolenti non dipendiamo  solo dall’Ue che pure qualcosa ha il diritto di dire visto che ormai da anni vivacchiamo sotto il suo ombrello che è l’ombrello di tutti ( l’Euro ) ma dipendiamo molto di più dal nostro debito monstre ereditato, per il quale una analisi attenta farebbe emergere tante belle cose della nostra italianità.

un po di grafici sulle cose di casa nostra

manovra

 

 

Considerazioni aggiuntive al pezzo del Corriere del 29 sera sulla Manovra ed il Def .

Il pezzo è riportato in calce.

E’ ben noto che una gran parte del debito pubblico è nelle mani dei non residenti. Oltre 730 miliardi.
Si può pensare senza fare peccato che questi detentori  , banche, fondi, finanziarie ,soggetti privati non di casa nostra abbiano un legittimo motivo per non rinnovare la fiducia all’Italia? Possono spendere sui mercati dove l’affidabilità e la solidità è più alta nonostante le turbolenze che li riguardano? E che debbano chiedere un premio per il rischio con una maggiorazione di rendimenti? La risposta è si.
Per la prima soluzione non debbono andare lontano; basta guardare alla Francia, alla Inghilterra ed alla stessa Spagna che sta uscendo dopo anni di restrizioni dalla crisi. Per la seconda possono anche continuare a pensare all’Italia a certe condizioni; e cioè farsi pagare un premio per il rischio, quello che emerge dalla lettura dello spread.
Cosa significhi tutto ciò è presto detto. Tassi che saliranno e difficoltà nostra nel classare il debito.

Gli italiani dovrebbero ben sapere che la periodicità sistematica delle entrate tributarie e la cassa generata dal collocamento dei titoli di Stato consentono di pagare in primis gli stipendi e le pensioni , poi le altre voci di spesa ed il rinnovo dei titoli in scadenza che nel 2019 saranno circa 200 miliardi di € oltre ai BOT.

In quel fatidico novembre del 2011 che rivoluzionò gli assetti politici, con le dimissioni di Berlusconi e l’ascesa di Monti, la cassa si era ridotta al lumicino. Rischiavamo il default e di non pagare gli stipendi. O meglio c’è stato un momento in cui non eravamo in condizione di far fronte al pagamento degli interessi sul debito e Berlusconi dovette fare le valigie.
Sarebbe molto educativo far vedere agli Italiani le condizioni predisposte su un tableaux  dall’Europa  per aiutare finanziariamente il nostro paese, report rappresentato da un elegante prospetto colorato con tante fincature, simile a quello di Spagna ,Irlanda, Portogallo, Grecia. ( provo a cercarlo ed a postarlo tra gli allegati al pezzo).
Volete gli aiuti ? queste sono le nostre condizioni. Questo il significato sotteso dello stesso.

Questo è la prima considerazione di carattere generale.

Poi c’è quella più strutturale: i rincari del denaro a carico delle casse pubbliche saranno pagati dagli italiani in maniera mediata e poco trasparente attraverso maggiori oneri nei servizi pubblici,  sanità, scuola  welfare, in tutti i settori che non saranno lasciati indenni dalle forbici che devono  pur tagliare da qualche parte per dare ai presunti poveri ed ai fannulloni, come scrive Feltri, un aiuto sociale che non si sa quanto meritato e quanto invece immeritato.

Ed il tutto si rifletterà sulle tasche della collettività nella quale c’è naturalmente anche la fascia degli stessi destinatari delle nuove provvidenze. La provvidenza sarà nota perché decisa per legge e negli importi, le sopravvenienze negative da rincari e minori servizi saranno meno noti e non trasparenti ma peseranno e se peseranno.
Quindi da una mano si dà dall’altra in modalità non chiaramente percepibile si toglie in ragione della partecipazione dei cittadini alla fruizione dei servizi pubblici; e sarà inevitabile.
Chi non ha necessità della sanità pubblica può non accorgersi, chi vi necessita se ne accorgerà e come. D’altro canto alcuni tagli annunziati come le mancate detrazione per i mutui e le spese sanitarie dove andranno a parare? Chi colpiranno ? Categorie ben note.

E poi c’è il dato più serio che speriamo non diventi grave o gravissimo.
Chi legge i nostri bilanci pubblici sa bene che da anni questa iattura del debito pubblico si è trasferita anche sul sistema bancario, finanziario, sul sistema bancario regolamentato che ne ha in pancia un montante significativo diventato sempre più consistente mano a mano che i non residenti e i privati risparmiatori se ne allontanavano.  Draghi nei giorni scorsi  ci ha poi ricordato che esiste anche un altro ordine di sistema definito “nero” , nero perché la regolamentazione ancora non è entrata ad analizzarne tutte le criticità ed a prevedere gli effetti di eventuali contraccolpi sistemici. La disciplina della relativa governance è ancora carente. La visibilità di questo enorme settore non è elevata.

” dopo le pesanti strette normative sulle banche adesso il principale rischio per il sistema finanziario arriva dalla shadow banking” che in Europa vale 42300 miliardi. Ecco i pericoli. Milano Finanza del ….. Una parte dello shadow bankink è stabilmente presente anche nel nostro paese ed è costituito da Società di gestione, da finanziarie che si occupano di non performing loan , raccolta fondi, finanziamenti ed altro.

Vediamo cosa significa il debito pubblico nel sistema non shadow, quello per cosi dire ” bianco” e poi in quello shadow.

Una grossa fetta di debito pubblico, circa 1270 miliardi di €, è nelle mani di Banche, Assicurazioni, Fondi ( quelli di casa nostra). Cosa succederà con l’aumento dello spread? Si determineranno perdite in conto capitale nel nominale del portafogli che secondo le regole, anche se i titoli non vengono liquidati e vengono portati a scadenza, andranno trimestre per trimestre in conto economico: si rifletteranno sul patrimonio e capitale di vigilanza del sistema che avrà bisogno di ricostruire gli assets.

E vale soprattutto per banche ed assicurazioni.

Il tutto , dopo anni di sistemazione e gestione delle criticità delle banche, innesterà una rincorsa al riordino che non potrà non pesare indirettamente sulle imprese quando vanno a chiedere prestiti, sulle famiglie quando vi accedono per la domanda di mutui e  farà diminuire quelle condizioni di tranquillità che si stavano faticosamente rimettendo in piedi dopo i disastri degli ultimi anni a partire dal 2008.

Si capisce, quindi, perché perché l’UE non è ancora riuscita a chiudere la regolamentazione dei rischi del settore e non intenda farlo in maniera flessibile, tollerante e non vuole cedere, arretrare di un passo sulla strada della regolamentazione bancaria.

Questo è uno dei capitoli sui quali, cosi stando le cose, poco si può fare perché su di esso incide la volontà di quasi tutti i paesi dell’Ue , preoccupati dei disastri , ed incidono gli orientamenti della tecnocrazia che ha ben chiara l’esigenza del controllo dei rischi.  L’obiettivo di mettere in sicurezza il perno della economia intorno al quale essa ruota è uno dei pilastri sui quali si lavora con maggiore determinazione soprattutto dopo gli anni dei crash sistemici, cioè dal 2008 in avanti.
Borsa e Banche, volenti e nolenti, e sino a quando non si ovvierà alla attuale modalità di finanziamento del capitale strutturale, patrimonio, e quello corrente di esercizio sono quel perno;  sono le precondizioni per far nascere imprese, sovvenirle e tenerle in piedi.
Le imprese generano lavoro ed occupazione. Generano dati reali.

I salari di carta, al contrario, danno un miraggio transeunte e passeggero ma sono destinati a far crollare il sistema. Abbiamo esempi recenti sotto gli occhi con risvolti drammatici.

A squilibrarlo, ad impedire il funzionamento di quelle semplici modalità date dalle principali regole economiche che si leggevano (speriamo si leggano ancora) sui testi universitari dei primi anni nelle facoltà di legge ed economia e commercio, basta poco: quel poco è dato dalla creazione della moneta di carta e da quella del debito.

La sensibilità politica attuale ( non è insensibilità e neppure incompetenza ma ben altro ) non sembra molto attenta pur di conquistare un consenso elettorale immediato che potrebbe non durare molto.

La verifica sarà data dalle condizioni generali del sistema economico nazionale destinate a peggiorare e a non consentire nel tempo la conservazione degli equilibri ,che, anche se  non del tutto soddisfacenti, sembravano aver assicurato una certa tranquillità ed una faticosa tendenza versa la  crescita del pil in uno al rallentamento degli indicatori negativi.

Il sistema  dello shadow banking, quello non regolamentato dalla legislazione bancaria stretta, potrebbe dare origine ad una minaccia ben più seria di quella  emergente dalle criticità del sistema bancario madre.

Una minaccia che sarà data, ad esempio, dal fatto che tutte le aziende che si sono fatte carico degli npl  ( non performing loan) , scaricandole dalle banche, non riusciranno a fare da supporto al sistema da cui originano e che hanno puntellato.
Su chi si rifletteranno le conseguenze? sul sistema paese, in primis sulle aziende e quindi conseguenzialmente sui livelli occupazionali.

Mi limito solo a questo esempio che è indicativo.

Come si legge dal pezzo di Fubini sul Corriere, ma come si può leggere su tutta la stampa, dovremo tenere nervi ben saldi perché la governance delle instabilità non riguarderà solo i portafogli ed i mercati , i titoli, le azioni che rappresentano la ricchezza degli italiani ( naturalmente alle grosse ricchezze queste situazioni fanno un baffo, alle famiglie ed ai medi risparmiatori fanno un danno enorme ) ma tutto l’insieme delle componenti sociali che costituiscono la rete del welfare al quale siamo abituati, la rete delle solidarietà sistemiche , la rete delle relazioni di imprese che gradualmente verranno riportate, stando cosi le cose, verso lo scenario del 2011 o forse anche verso quello del 2008.

Ancor di più se per disgrazia i capitali, sia quelli di casa nostra che quelli di altre parte, dovessero ritenere che il paese Italia è un rischio anche perché cosi lo ha valutato la famiglia delle società di rating internazionali.

Allego  una nota del sole 24 ore di qualche giorno fa che da il segnale delle avvisaglie già percepite dal sistema delle imprese.
Il processo di svuotamento della ricchezza nazionale sarà articolato e complesso non  sarà percepito nell’immediato ma sarà graduale e gravido nel tempo di conseguenze negative.

Di questo sono ormai consapevoli economisti, opinionisti, studiosi ed anche la stampa che negli ultimi tempi ,dopo la fase dell’innamoramento verso le nuove formazioni politiche, sta facendo in parte il mea culpa.

Ma a chi ha fatto le scelte sulla manovra tutte queste  considerazioni non interessano.

Perchè l’ obiettivo politico non è quello di stare in Europa e stare in pace , non è l’Euro, non è quello di mantenere lo stato sociale che ha consentito uno sviluppo ordinato anche se contrastato; è invece quello di arrivare ad una graduale e succedanea uscita mascherata dall’Europa simil Brexit e utilizzando il grimaldello della presunta lotta alla povertà che è una ragione di altrettanto presunta giustizia sociale che risolve l’immediato ma non pensa al futuro.

La  lotta alla povertà mobilita il consenso dei più, per i numeri che raggiunge con la distribuzione di sussidi, ma introduce  strumenti di politica sociale che sono il contrario della volontà e dello stimolo a lavorare e produrre specie in un momento in cui occorre elevare la produttività, la efficienza del sistema e la competizione con gli altri paesi. 

Non ci resta che monitorare la situazione sociale periodo per periodo attraverso i dati, i confronti macroeconomici, con l’ausilio delle fonti disponibili, tantissime che richiederanno una assiduità ed un’ opera costante ma necessaria. Per fare cosa? per educare.

 

articoli del Correre

cadono le emissioni societarie sole 24 ore

 

 

 

Articolo

Manovra: che cosa succede ora ai nostri risparmi, agli investimenti e al debito pubblico?

Tra bilancio statale e salvadanai dei cittadini, gli effetti delle nuove misure promesse dal governo. In tre anni di deficit al 2,4%, come da programma di governo, ci saranno 100 miliardi di debito pubblico in più sulle spalle degli italiani
di Federico Fubini e Giuditta Marvelli sul Corriere della sera del 29 settembre
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Dalle azioni ai depositi, opportunità e pericoli
Non ci piace rischiare, eppure il rischio viene a cercarci. Accanto al nostro debito pubblico da record, c’è una ricchezza finanziaria privata importante (più di 4 mila miliardi di euro) accompagnata storicamente da poca voglia di osare quando si tratta di investirla. Questo, però, non basta ad evitare le tempeste, che possono venire da lontano. O nascere in casa, come accade ora. I risparmi degli italiani, pari a più del doppio del Pil della nazione, sono finiti di nuovo sulle montagne russe. I padri e le madri di famiglia con qualche soldo da parte in questi giorni si domandano quanto dureranno i su e giù e quali effetti possono lasciare. Che ne sarà dei fondi? I soldi sul conto corrente sono sicuri? I Btp ci tradiranno? E le azioni?

Cominciamo dai conti correnti e dai conti di deposito vincolati dove si trova circa un terzo (1500 miliardi) del «tesoro» nazionale. In una giornata come quella di ieri i soldi parcheggiati lì, a rendimenti zero o comunque molto bassi, non hanno subito nessun danno. E i correntisti sanno bene che, anche ipotizzando lo scenario più fosco di una crisi di sistema — che non è certo in vista al momento — fino a 100 mila euro, ogni titolare è garantito dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.
L’effetto sugli investimenti di Borsa
Un capitolo diverso riguarda le perdite subite dai piccoli azionisti: diventano reali solo nel momento in cui si vende. Lo scossone di ieri e la tempesta che potrebbe durare un po’ possono passare (e magari non fare danni) se chi ha puntato una parte dei suoi soldi in Borsa può lasciarli stare e aspettare che riguadagnino il valore perduto. O, si spera, anche di più. Nel caso, meno frequente, di chi fa trading online dal salotto di casa, un venerdì di passione può invece essere fonte di guadagni extra: si vende e si compra freneticamente, lucrando su sbalzi e differenze. Inutile dire che bisogna conoscere e padroneggiare i rischi dell’esercizio.
Negli ultimi anni la «sparizione» dei rendimenti ha dirottato una bella fetta dei risparmi su fondi di investimento e strumenti gestiti da professionisti. Una scelta che dovrebbe comportare un impegno di medio-lungo termine e che espone ad un meccanismo simile a quello dei titoli azionari, anche se il prodotto viene etichettato come obbligazionario. Il capitale non è garantito e, spesso, c’è un obiettivo di rendimento che il money manager si impegna a raggiungere. Se la pianificazione è stata fatta bene, un singolo crollo non deve spaventare. Una crisi più lunga, invece, va affrontata insieme a chi vi ha venduto (si spera bene) i fondi.
I prestiti allo Stato italiano
E infine i Btp. Oggi meno del 5% del debito pubblico italiano è posseduto direttamente da privati. Anche se poi ogni famiglia ne ha (indirettamente) se risulta acquirente di una polizza, di un fondo o di uno strumento di previdenza integrativa. Negli ultimi due giorni il prezzo del Btp decennale è sceso del 2%, dal 5 marzo ha perso il 7%. Chi tiene un’obbligazione fino a scadenza riavrà comunque il suo capitale, oltre alle cedole.
Gli ottimisti che comprassero adesso, con le quotazioni ben sotto la pari, potrebbero guadagnare con il ritorno alla normalità in cui, evidentemente, credono. I Btp-people che acquistarono nel mezzo della tempesta del 2011, portando a scadenza le emissioni o tenendole per un certo tempo hanno guadagnato anche il 30-40%. Accadrà qualcosa di simile anche stavolta? Il bello e il brutto dei mercati è che nessuno lo sa. Con buona pace di chi cerca sempre un complotto da sventare.
Un azzardo che costa 100 miliardi in più
Non ci impiccheremo ai decimali», ha detto nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Se per far stare meglio la nostra gente dovrò ignorare uno zero virgola imposto da Bruxelles, per me quello zero virgola vale meno di zero», aveva annunciato il vicepremier Matteo Salvini della Lega ancora prima di Conte. Né l’uno né l’altro ha mai precisato esattamente a quanto ammontino queste differenze così di dettaglio, per le quali non vale la pena perdere tempo in minuzie. Non l’ha detto neanche l’altro vicepremier Luigi Di Maio, dei 5 Stelle, quando continuava a parlare di «manovra del popolo».
A un rapido calcolo, tuttavia, gli «zero virgola» valgono poco più di cento miliardi di euro: tutto debito pubblico in più da accumulare nei prossimi tre anni a carico dei contribuenti attuali e dei loro figli. Naturalmente ciò avverrebbe solo nello scenario a questo punto più favorevole e forse meno verosimile: quello in cui gli impegni del governo sulle pensioni di vecchiaia da anticipare o sui redditi di cittadinanza non procurino ulteriori sfondamenti dei conti; quello, anche, nel quale il governo riesca in qualche modo a disinnescare gli aumenti dell’Iva da venti miliardi di euro già previsti per il primo gennaio 2020, dopo aver trasformato in deficit quelli da oltre dodici miliardi già fissati sul 2019.
Questo scenario dei cento miliardi di debito pubblico in più in tre anni, relativamente favorevole date le premesse del momento, ha fra le conseguenze il superamento di una soglia da primato. Per la prima volta a ogni lavoratore in Italia corrisponderà una quota di debito dello Stato superiore ai centomila euro: come se a ciascun occupato nel Paese facesse capo un mutuo-casa da pagare ogni mese, senza però che questi abbia la casa.
I calcoli sul maggior debito: 100 miliardi in più in tre anni
Tali dunque sono gli «zero virgola» ai quale Conte non si impiccherà e che per Salvini valgono «zero». Ma come si arriva a queste stime? Il Documento di economia e finanza (Def) presentato dal governo precedente ad aprile scorso prevedeva un deficit che avrebbe teso allo 0,8% del prodotto interno lordo (Pil) l’anno prossimo, per poi scendere verso quota zero nel 2020 e restare poco sopra quel livello l’anno seguente. In tutto i saldi in rosso da finanziare sarebbero stati di circa diciassette miliardi, stimati in euro correnti.
Il governo attuale invece mette in conto che il deficit debba rimanere stabile al 2,4% del Pil l’anno prossimo e restare a quel livello fino al 2021. Si tratta nel complesso di circa 105 miliardi di euro di fabbisogno da finanziare a debito in più rispetto a quello che sarebbe stato prodotto se si fossero rispettati i piani del Def presentato in aprile scorso dal governo di Paolo Gentiloni. Va detto che quest’ultimo, così come quello precedente di Matteo Renzi, ha lasciato un bel po’ polvere nascosta sotto il tappeto di conti pubblici in apparenza in ordine: la convergenza del deficit verso lo zero era prevista solo grazie, appunto, aumenti dell’Iva da dodici miliardi l’anno prossimo e da venti fra due anni.

Ma anche così l’aumento di debito da fare per realizzare i piani dell’attuale governo è notevole. A maggior ragione, perché oggi il deficit del 2019 (senza lo scatto dell’Iva) tende verso il 2% e in teoria resterebbero al più sette miliardi per arrivare al 2,4% e finanziare la controriforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza e tutto il resto. La prima può costare almeno otto miliardi il primo anno, senza tener conto nei minori incassi da contributi e gettito Irpef; il sussidio ai poveri almeno altrettanto. Il rischio di sfondamento delle nuove soglie già più elevate è molto evidente.
Finisce così che ognuno dei 23 milioni di occupati che vivono, producono e pagano le tasse in Italia si ritroveranno con più di centomila euro di debito pubblico per ciascuno. Già oggi sono a quota 98 mila, sul totale di uno stock di oltre 2.300 miliardi in titoli di Stato e altri prestiti alla pubblica amministrazione. Ma presto supereranno anche quella soglia: pochi lavoratori attivi sul totale della popolazione, per sostenere un enorme ghiacciaio sospeso sopra le loro teste.

Una storia piccola piccola , ma densa di significato

In occasione della  visita al nostro Club Rotary Castel dell’Ovo del direttore del Museo di Paestum, l’archeologo Zuchtriegel  presente nella conviviale serale per il  premio attribuitogli del “Magna Grecia Fellowship  Rotarian”, mi sono permesso di ricordargli ,accostandomi al suo tavolo, la storia della fiaccola portata da un gruppo di giovani nel corso della manifestazione delle Olimpiadi del 1960 fin sotto il tempio più importante del sito del Parco Archeologico di Paestum: il tempio di Poseidone.

Evento passato nel ricordo, dimenticato, e non noto ai giovani, ma ripreso qualche anno dal giornalista e storico della nostra cittadina Agropoli , Ernesto Apicella, perchè venisse rimesso nel circuito delle informazioni  anche per quanti oggi continuano a praticare lo sport della corsa.

L’editore  Apicella con le immagini, con oltre 50 pubblicazioni al suo attivo, sta ricostruendo la vera storia e la crescita del borgo Cilentano dai primi del 900, borgo al quale mio cognato dedicò la poesia omonima, testo struggente presente nelle pagine di questo blog.

Non è, quindi, un caso che ad Agropoli si svolga una delle più importanti manifestazioni nazionali di maratona alla quale partecipano più di mille atleti ogni anno.

E siccome in maniera un pò autocelebrativa ho ricordato la mia presenza nel cimento del 1960, in quella corsa che mi consenti di consegnare la FIACCOLA al terzultimo tedoforo, Gerardo di Pasquale, che la porse al mio compagno di scuola GAETANO DI NARDO, divenuto poi il professore di educazione fisica di quel nostro splendido Liceo,  ho raccolto dalla rete, nei siti che ne parlano, alcune immagini selezionate per lo scopo a riprova del mio dire.

Quanto avevo detto coram populo nella sala gremita della Conviviale Rotariana del 9 luglio, le cui immagini sono sul sito che curo da circa 10 anni e di cui allego qui di seguito anche il link, poteva aver generato curiosità ed incredulità. Il 1960 è un anno lontano non familiare alle nuove generazioni anche a quelle rotariane.

Su questo Blog ho postato anche il libro annuario della ricorrenza del cinquantenario della istituzione 1944/1994 del Liceo, libro non a caso curata proprio dal mio amico Gaetano Di Nardo il penultimo tedoforo della corsa, finita all’incirca

Una piccola storia di cui vado fiero ed orgoglioso perchè nei miei ricordi c’è l’emozione della fiamma che ardeva, la grande Kermesse serale nei templi e la piccola grande avventura sportiva del Liceo “a nome Dante Alighieri”  che ora non esiste più.

Il liceo è divenuto, infatti, solo una risicata sezione del Liceo Scientifico di nome “Gatto”, contro cui non ho nulla, cioè contro Gatto; la circostanza mi amareggia non poco e  mi fa pubblicamente dichiarare il rincrescimento per quanti hanno consentito lo svilimento di un centro di cultura e di storia della città.

Se andate sul libro Annuario troverete nomi di tanti valenti professionisti che hanno legato il loro nome al paese, ed al territorio, onorandolo, mentre di Gatto e del scientifico forse in futuro potrebbe non essere ricordato alcunchè ( apro una dolorosa parentesi: in occasione di un contatto con il preside del momento per riportare alla luce il libro del mio liceo quel manager scolastico non sapeva di cosa parlassi e forse non sapeva tante altre cose. Mi fermo qui.)

Un oltraggio alla Cultura ed ai valori umanistici, a quei valori ripresi in grande sintesi nel bel libro di Nuccio Ordine ” l’Utilità dell’inutile “, che rappresentano la sconfitta del momento nel contesto di una società che sembra voglia prescinderne e che poi finisce per scoprire durante una storia recente , quella del più importante e capace uomo di azienda e di impresa che sia passato in Italia cioè di Marchionne , che il patrimonio di conoscenza che lo aveva formato affondava negli studi di filosofia.

Non sarà un caso che valori umanistici, sport ( olimpiadi ), musica , letteratura, siano il patrimonio genetico dei popoli che contano e o di quelli che hanno insegnato qualcosa.

In quel libro del mio liceo , ventiquattro anni prima dell’avvento della rete,  e cioè nel 1994, ricordavo a tutti i giovani che le conoscenze tecniche e quelle dell’economia non possono fare a meno dei contenuti dell’uomo sapiens: seguono e non precedono i valori che purtroppo una grande massa di cittadini incolpevolmente e buona parte della intellighentia industriale, colpevolmente, considerano inutili.

link alla visita del direttore Zuchtriegel , musicista , archeologo e tante altre cose insieme buone per il rilancio della cultura, del nostro grande sito di  Paestum

https://www.rotarynapolicasteldellovo.it/media-gallery/?album=179&gallery=188

 

 

Il link alle immagini della FIACCOLA e della storia piccola piccola

 

la fiaccola

Sempre in tema di tasse e di pensioni

Ho ripreso un pezzo scritto nel 2014 quando in una altra fase temporale  ( anno 2014) si accese il dibattito sul tema del retributivo e contributivo, tema sul quale poco sanno tutti gli italiani e che potrebbero, volendo, approfondire vista la imponente e storica documentazione che si può studiare sul sito sotto segnato ; e, vista la imponente massa di dati messa a disposizione dall’Osservatorio curato da un tal Brambilla, non uno qualunque, ma uno studioso della materia già a capo di un gruppo che per il passato esercitava il controllo per conto del Ministero competente, sino a quando è stata in piedi la funzione poi chiusa non si sa perché, non sarebbe male che anche gli opinionisti e la stampa seria ne facessero un uso serio per separare loglio dal grano. Cioè le tentazioni populistiche in materia dal rispetto di diritti di civiltà basati sulla certezze che devono accompagnare quanti nella vita hanno lavorato con impegno e responsabilità ed osservanza dei doveri civici consapevoli del ruolo ma anche del futuro che li avrebbe accompagnati nell’età della quiescenza.

Brambilla per non essere uno qualunque oggi, guarda caso,  ha anche la fortuna di essere un membro del Parlamento assiso nella maggioranza di governo;  continua ad essere Presidente del citato Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali le cui pubblicazioni di anno in anno ho saccheggiato per i miei approfondimenti, perché in un momento della vita lavorativa mi sono imbattuto sulle tematiche previdenziali sia quale responsabile di Bilanci tosti in aziende, in aziende complesse con il problema dei fondi di previdenza e con le esigenze di riequilibrio , ed anche quale capo funzionale di tutta la disciplina operativa del trattamento retributivo e previdenziale dei dipendenti in servizio ed in quiescenza della mia azienda. Quella gestionale e di governance era in capo al servizio personale.

Qualcosa come 18mila teste tra dipendenti in servizio e in quiescenza.

E non in una azienda, ma in ben tre aziende che gli amici faranno presto ad individuare.

Non ho quindi solo annusato l’argomento, ma per ragioni di ruolo l’ho dovuto sceverare e ne ho dovuto guardare tutti gli aspetti persino quelli di confronto e parallelismo tra il sistema retributivo e quello contributivo.

In uno degli studi del Brambilla c’è una seria discussione sul parallelismo ai fini dell’equilibrio dei rendimenti basati nell’uno sulla aliquota del 2% in ragione dei quarantanni di lavoro e nell’altro sull’indice di rivalutazione dei contributi versati che sono soggetti come è noto alle variabili dei tassi di rendimento rapportati alla dinamica della inflazione.

E siccome negli ultimi anni, diciamo negli ultimi 15 anni, ci sono stati fenomeni imponderabili ed incontrollabili, sotto tutti i punti di vista, ne è derivato in conseguenza uno squilibrio difficilmente governabile soprattutto perché come è noto, pantalone, e cioè lo Stato e cioè l’Inps, è l’unico pilastro in un paese strano.

Paese che ha una ricchezza privata additata da tutti i paesi d’Europa e non europei non come una risorsa ordinaria frutto di un sistema altamente produttivo ed efficiente ma  in gran parte figlia di anomalie di sistema ( evasioni, corruzioni ,rendite etc etc ) , e di converso ha un sistema pensionistico ad una sola gamba che si regge su principi generali di Welfare, quelli dello stato, perché quella privata, l’altra faccia del problema, è miserevolmente tra le ultime in termini di risorse su cui contare.

Si c’è tanta ricchezza privata ma solo un piccolo pezzo di quegli 8500 miliardi che riguardano gli asset della stessa,  e cioè circa 120/130 miliardi, costituisce la seconda gamba finalizzata alla previdenza.

All’incirca 120/130 miliardi dei fondi privati che non riescono a decollare.

In altro momento metterò a disposizione dei lettori su questo Blog tutti i dati dei paesi dell’OCSE e dei diversi sistemi.

Ritornando allo scritto  del 2014, qui allegato in pdf , l’ho in parte rivisto per attualizzarlo; continuo a condividerne, nonostante tutto l’impianto basato su due principi fondativi: un riequilibrio delle esigenze finanziarie dello Stato non può non passare per la strada da anni indicata da FMI, OCSE, Banca di Italia e cioè da una tassazione aggiuntiva, anche straordinaria, sui patrimoni allineata a quella degli altri paesi Europei che immetta risorse per tentare di incidere sul debito pubblico in maniera seria e determinata.

E non può soprattutto non passare poi per l’unica via maestra, cioè per  quella della lotta alla evasione.

Le altre soluzioni, tra cui quelle della strada delle pensioni pure da riordinare pro futuro, vanno a sollevare problematiche che scavano su un terreno minato fatto dalle tante anomalie che si sono stratificate in un passato in cui la governance pubblica ha fatto sconquassi che il pezzo prova a segnalare in maniera semplicistica ma che possono essere approfondite con la lettura di tutti i documenti disponibili sul sito richiamato.

Mi rendo conto di essermi dilungato ma forse vale la pena di leggere il pezzo qui allegato scritto nel 2014, nel mese di ottobre quando si discettava sul terzo intervento relativo al contributo di solidarietà.

 

http://www.itinerariprevidenziali.it/site/home/centro-studi.html

il tema delle pensioni d’oro.docx versione data 29 giugno 2018

I sondaggi e le considerazioni sui fatti e sui dati.

 

I sondaggi e le considerazioni sui fatti e sui dati.

A margine di un sondaggio sull’Euro apparso sul sole 24 ore del………….. ho scritto in nota più o meno così.

“Purtroppo molti sondaggi sono fatti sull’acqua calda; sono il frutto delle suggestioni e dei racconti nazionalpopolari che tendono ad esportare le colpe.Tempo fa il vostro giornale (il sole 24 ore) ha ospitato un servizio (ora è diventato addirittura un dossier) e raccolto opinioni sulla base degli stimoli venuti da un “sapiente professore universitario” che stimavo ma di cui ora ho una considerazione non tanto elevata.

A valle di quell’inchiesta giornalistica sul giornale è, ora, a disposizione di tutti un ricco dossier (Vedi link http://www.ilsole24ore.com/dossier/commenti-e-idee/2017/alla-luce-del-sole/index.shtml?refresh_ce=1 ) fatto dagli interventi di tanti opinionisti e di tanti economisti che hanno sostanzialmente contraddetto l’idea originaria ed originale del “sapiente professore universitario” sulla discutibile ineluttabilità dell’Euro.

Nella nota di commento all’interno del giornale scrivevo:

“Mi chiedo perchè un giornale come il vostro non riesce a riprendere le conclusioni dell’inchiesta/servizio condotta dal sapiente professore ed a trasferirle alla massa non dei soli lettori ma di buona parte degli italiani per far capire loro che i nostri mali non dipendono dall’Euro ma dalle buone abitudini dei cittadini: una per tutte la arcinota e bella consuetudine, da anni radicata, di non pagare le tasse dovute”.E’ questa uno dei sette vizi capitali, incompatibile con l’Euro, del libro di Cotarelli, il primo in ordine di importanza ad alto valore simbolico indiscusso, naturalmente al ribasso, di natura economico / sociale.

Nella ipotesi di contratto che il governo attuale vuole realizzare il recupero delle tasse sembra debba dipendere solo dalla condizione di far pagare meno a tutti Anche per quelli che ora pagano molto meno del dovuto.

L’economista Leonardo Bocchetti vicino all’area del governo (più vicino a quella delle 5 stelle), in una intervista rilasciata al quotidiano napoletano “il Mattino”, dice: io non sono contrario a priori alla flat tax ma temo sarà una occasione persa perchè accanto al sacrosanto principio di pagare meno per far pagare a tutti non si guarda ad un piano per annientare l’evasione fiscale.” Si può senz’altro aggiungere, non c’è n’è traccia.

Chi  per tutta la vita ha “dovuto” pagare tutto e per tutti, anche per tutti quelli che il giornalista in un famoso libro sul tema definì ” ladri “, non di tasse, ma di tutte le risorse per i servizi che lo Stato mette a disposizione di quei cittadini, ha di che lamentarsi per la ingiustizia subita ; c’è chi per una intera vita non solo non ha versato le tasse dovute ma conseguenzialmente non ha versato neppure un’euro di contributi  per le pensioni, anche per quelle minime su cui oggi conta.

Insomma buona parte degli italiani non ha mai contribuito allo Stato sociale, al Welfare, di cui, però, ha goduto e gode a piene mani: scuola, sanità, welfare, servizi etc etc, naturalmente pagato dagli altri.

Naturalmente i governi di turno si guardano bene dall’affrontare il vero problema ed in questo non danno proprio la sensazione di essere doscontinui, condizione che è la discriminante rispetto a quelli del passato.

Questa è una delle verità: una delle sette verità, la prima, che Cottarelli ha elencato nel suo libro dal titolo: “i sette peccati capitali dell’economia italiana”, che gli italiani naturalmente non leggeranno e che preferiscono non approfondire.

Gli altri sei sono: a) corruzione b) eccesso di burocrazia c) lentezza della giustizia d) crollo demografico d) divario tra Nord e Sud e) difficoltà a convivere con l’Euro.

Mi auguro tanto che la nuova compagine governativa anche se non lo ha detto e programmato possa invece lavorare bene perchè ci deve provare; i driver del buon governo sono altri e sono ben noti, non sono proprio a portata di mano perché daranno fastidio a tanti.

Per segnare una sostanziale differenza con il passato i nuovi politici devono, pertanto, cominciare dal recupero delle tasse che rappresentano il buco profondissimo del bilancio dello Stato mai colmato;  la vera preoccupazione per chi non lo ha fatto e ci ha provato poco era data dalla trasversalità della criticità che riguarda tante categorie diverse da quelle dei percettori di reddito fisso: cioè dipendenti e pensionati. Avrebbe inciso pesantemente sul consenso elettorale.

Le indicazioni di Cottarelli sono, poi, anche quelle di provenienza OCSE e FMI che hanno pubblicato fior di documenti e analisi sullo stato dell’economia nazionale ed in particolare delle tasse.

E una montagna alta da scalare ma che è anche l’unica condizione che fa pendant con il debito pubblico,  come dice un amico del nuovo Governo, il Prof Paolo Savona.

Molto risparmio privato, difatti, è l’altra faccia del debito pubblico; se veramente quel risparmio privato sottratto con l’evasione avesse una destinazione concreta potrebbe anche compensare in parte il mal “torto”. Cioè la ingiustizia.

Ma forse non è cosi.

Ma le parole sono come vento che soffia e che non si ferma; forse è meglio parlare con i numeri anche se la logica ferrea dei numeri non è comprensibile per platee larghe, quelle che in definitiva danno i voti e finiscono per orientare la politica.

Quante tasse si pagano In Italia ? Nel 2016, degli 807 miliardi entrati nelle casse dello stato ,731 miliardi sono da tasse e contributi, pari al 42,3% del Pil. Dei 731 miliardi 226 sono da contributi, 190 da reddito Irpef e 105 da Iva. Con questi ricavi globali si fa il bilancio dello stato.

Naturalmente tutti i percettori di reddito fisso, dipendenti e pensionati, non possono sfuggire né alle tasse né agli oneri contributivi.

Poi c’è una Ires, reddito di imprese che vale 30 miliardi, e una IRAP, mentre i restanti 150 miliardi derivano da una miriade larga di accise che può essere letta trimestralmente sulla pubblicazione edita dal Ministero delle finanze e Agenzia delle entrate sulle tendenze mensile delle riscossioni, quelle che danno la cassa e finanziano mensilmente le spese.

Quale è la percentuale di imposizione fiscale? mediamente è intorno al 42% tutto compreso, cioè comprensiva anche delle tasse indirette. Media Ocse 35%, Regno unito al 34%,Spagna al 37%, Germania al 40,5% etc ( pagina 14 del libro di Cotarelli ).

Una misura che è di certo pesante, inferiore a quella di sei, sette, stati dell’Unione compreso la Francia che è invece al 48%, ma che è da rapportare agli oneri che lo Stato deve poter sostenere per erogare ai cittadini una pacchetto di obblighi che va sotto il nome di Welfare.

Quanto si evade in Italia? Tantissimo. Il Ministero delle Finanze da qualche anno produce una relazione che viene presentata alle Camere con la quale e attraverso la quale tutti sanno, cosi come tutti sanno che sinora le iniziative di contrasto sono state ad efficacia ridotta, dell’esistenza della voragine che ha una natura trasversale ed è a largo impatto sul consenso popolare. ( vedi allegato sul tax Gap conetnuto in un volume di analisi di ben 213 pagine qui pure allegato per i lettori volenterosi)

Agenzia dell’entrate, Istat e Banca di Italia hanno tirato fuori un dato, molto cautelativo, di 111 miliardi. Ci sono nel documento le percentuali riferite ad ogni famiglia tipologica di contribuenti. Se tutte le tasse venissero pagate avremmo di anno in anno un surplus del 5% sul Pil.

E se l’evasione fosse stata, dal 1980 , inferiore di solo un punto percentuale di Pil  il nostro debito pubblico, a parità di spese, oggi sarebbe pari al 70/75 del Pil. E naturalmente avremmo un risparmio privato più contenuto ( vedi allegat sul risparmio privato fonte Banca d’Italia anno 2015 )

E  se poi tutte le tasse fossero state correttamente pagate anche il carico fiscale si sarebbe potuto ridimensionare dinanzi ad una insistente doglianza dei contribuenti più tartassati.

Ma negli altri paesi non si evade? Si, ma non quanto in Italia. Uno studio di consulenza Internazionale Murphy ha stimato l’evasione intorno ai 180 miliardi. E come si evade ? in tutte le Regioni non allo stesso modo e con maggiore o minore incidenza nelle voci fiscali per Iva e Irpef. Ma questo è un altro capitolo da esplorare in seguito.

E poi c’è anche dell’altro. C’è anche una economia sommersa che fa capo alle attività criminali e mafiose che non si traducono in imprese che fanno parte del sistema economico , ma di un sistema economico sommerso i cui dati non solo non appaiono ma che danno luogo a transazioni in nero favorite dal passaggio di denaro contante non tracciato nè tracciabile.

Naturalmente tutte queste criticità del bel paese sono ben note al FMI, all’OCSE, alla BCE, a tutti gli organismi economici internazionali alla Commissione Europea e certamente non favoriscono una lettura della Italia benevola.

Di certo questi fenomeni non solo italiani, appartengono anche agli altri paesi; quel che ci differenzia è il peso e la misura che sono ben lontani dai grading  degli altri nelle rispettive graduatorie note a tutti perchè pubbliche.

E non aver provato a fare molto da’ la conferma di un paese che preferisce soluzioni indolori a spese degli altri.

la ricchezza delle famiglie italiane al 2015 fonte Banca d’Italia

Relazione-evasione-fiscale-e-contributiva       TABELLA 1 tax gap

Per una lettura approfondita sul come, sul chi, sul quando e sul quanto segnalo il libro del 2014 editore Bompiani di Stefano Liviadotti ” LADRI, gli evasori ed i politici che li proteggono”

 

 

 

perchè riprendere a scrivere

Ho deciso che non si può abbandonare un percorso avviato, una idea che mi arrovella da sempre.

Come fare per trasferire agli altri le sensazioni, le riflessioni, le argomentazioni, le conclusioni alle quali di giorno in giorno arrivi attraverso tutte le antenne della vista, dell’udito, dell’intelletto, della ragione antenne con le quali sei alla ricerca di strade di buon senso che vorresti appartenessero alla società nella quale vivi, di cui sei parte. Società che vorresti migliorare,  ma di cui cerchi di apprezzare il buono che vedi e le tante pregevoli iniziative di cui sei quotidiamente testimone.

E se doveva essere questa la giornata per riprendere , perchè costretto dalla scadenza del dominio per il quale ho ricevuto l’avviso per il rinnovo, dico si è stata quella giusta. Ed è stata quella giusta perchè è coincisa con l’acquisto dell’ennesimo libro: un libricino sull’Europa che mi ha fatto riflettere e che mi ha indotto a pensare sul fatto che non posso disperdere un patrimonio di informazioni intorno al quale ho lavorato da anni sempre con l’idea di poterne fare un uso più che normale. Cioè metterlo a disposizione degli altri. Ma non lo fanno già i media , i giornali, le televisioni. Non è proprio cosi. Perchè chi non appartiene al mondo strumentale della comunicazione e lo fa per diletto e per studio e o per passione può riuscire a rendere spontanea la comprensione dei dati e degli eventi.

Ed è cosi che si può riusciere a contribuire ad aiutare la società.

Da domani penso di ripopolare il Blog e di non farlo cadere nel dimenticatoio

Napoli li 17 giugno 2018

 

Il debito pubblico nel mondo e quello italiano.

Qualche nota sul Debito Pubblico di tutti ma soprattutto sul nostro.

I numeri dell’allegato ( esame del debito nel mondo ) sono il risultato dell’indagine  sul debito nel Mondo, in Europa e in Italia,  dell’Istituto for International Finance,  letti e ripresi da Milano Finanza. C’è un approfondimento sul debito pubblico nostro che, come è noto,  dopo quello americano e cinese è  il terzo debito del Mondo, con una particolarità: il cinese è solo per il 6,3% nelle mani di terzi, mentre quello americano è per il 23% nelle mani terze ma soprattutto nelle mani della Cina. Il nostro, invece, è nelle mani dei fondi di terze parti per il 32% circa. Il resto, quasi il 70%, è nelle mani interne; poco nelle mani dei risparmiatori privati  , molto nelle mani di banche,assicurazioni e dei fondi di previdenza privati. Questo gli italiani lo sanno?  Cosa significherà  in termini di bilancio in caso di aumento dei tassi ? è  meglio non dirlo e non farlo sapere in giro.

A giugno è di 2281. Ha prodotto oneri per interessi pari al 41,9% del pil nei 10 anni -dal 2007 al 2017 -( 660 miliardi con una media di 66 miliardi all’anno ) più del doppio della Germania che è al 20,7% , della Francia al 21,9%, della GranBretagna che è al 23,2%. Sono state destinate agli interessi  risorse pari al 14,1%  del saldo primario, contro il 12% della Germania, Francia, Usasa e Regno Unito che in ogni caso hanno avuto un saldo primario negativo. 

Nel 2018 occorrerà collocare 236 miliardi ( nell’anno 2017 sono stati 163 miliardi ). Nei prossimi cinque anni mille miliardi.

Un rialzo dei tassi si ripercuoterebbe come una bomba, innescata da una miccia esplosiva, sui nostri interessi che hanno avuto la dinamica di cui sopra di 66 miliardi di media all’anno. [1]

Riprendo il passo dal giornale finanziario: “Andreotti diceva che a furia di voltar pagina il libro finisce “.

Infatti prima o poi tutto finisce, la pazienza degli investitori stranieri che hanno in mani loro 717 miliardi circa di titoli di stato ed il QE , anch’esso destinato a finire. D’altro canto che in Europa ci sia una preoccupazione infinita per il nostro debito pubblico è indubitato e che ci sia una azione concentrica degli Eurocrati lo è altrettanto. Per l’instabilità politica e l’incertezza  delle elezioni 2018 è altrettanto indubbio cbe essa sia ancora più forte.

I segnali ? La Vigilanza della BCE  sulle banche diventa sempre più stringente, il programma di valorizzazione dei titoli di Stato nei bilanci delle istituzioni finanziarie tutte, che è il nostro caso, è sempre dietro l’angolo, il progetto sulla gestione degli NPL della francese Nouy capo del supervisory bord della Bce che per il momento è solo slittato, gli interventi continui del Vice presidente della Commissione Europea sul nostro bilancio  che turbano i pensieri di Padoan e poi il non più tanto nascosto indirizzo ed assedio di Eurotower con il previo bail- in sui depositi delle banche da bloccare in fase cautelativa danno l’idea della manovra che interessa per lo più su tutte le tematiche il nostro paese.

Qualcuno dirà ? ma solo di questo si devono preoccupare in Europa e non di altro ? cioè non della virata a destra degli orientamenti politici che minaccia proprio l’Europa? Certo anche di questo: ma solo nel tempo.

Ora la scadenza più vicina è data dalle elezioni del 2018.

Ma di tutto questo gli Italiani, quelli del più 35/40% che non vanno a votare, non si debbono preoccupare?

Dell’Italia non si preoccupano e sembra che la nave non sia loro.

Prendo a prestito un passo di Piero Calamandrei,  che penso tutti conoscano, del libro lo “Stato Siamo Noi “.“ La politica è una brutta cosa” si dice “ che me ne importa della politica” : quando sento fare questo discorso, egli scrive , mi viene in mente quella vecchia storiella che qualcuno conoscerà di quei due emigranti , due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una burrasca con delle onde altissime Il piroscafo oscillava. Ed allora il contadino impaurito domanda al marinaio:ma siamo in pericolo? E questo dice: se continua questo mare il bastimento fra mezz’ora affonda. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice : Beppe, Beppe, Beppe se continua questo mare il bastimento affonda. L’altro gli risponde: che me ne importa tanto il bastimento non è mio. Questa è l’indifferenza alla politica.

 Se affonda, affonda non solo per i proprietari, ma anche per tutti i trasportati.

 

 

[1] C’è  un altro pezzo sul blog dedicato alla formazione del debito pubblico, il primo scritto in occasione dell’avvio del blog.

 esame del debito nel mondo